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Insetti: i dominatori del Pianeta Terra

 

coleottero bombardiere

Insetti: i dominatori del Pianeta Terra

 

 

Coleoptera Adephaga, uno dei coleotteri noti come come bombardieri. Il nome comune si deve al loro particolare meccanismo di difesa: infatti se disturbati espellono in modo esplosivo un miscuglio di sostanze irritanti, prodotte da speciali ghiandole addominali. Una delle circa 350.000 specie di coleotteri studiati attualmente presenti.  I coleotteri son uno degli ordini presenti raccolti nella classe degli insetti Gli insetti o entomi (dal greco "animale diviso in segmenti") sono una classe appartenente al grande phylum degli Arthropoda. La classe degli insetti è il più grande tra i raggruppamenti di animali che popolano la Terra, con oltre un milione di specie, pari ai cinque sesti dell'intero regno animale. La foto dà un'idea della sconfinata versatilità di questi animali.

 

 


 Darwin e il Brachinus crepitans ¤ Prima del Viagra ¤ Il cardinale scomunicato ¤ Locuste ¤ La formica nera e il suo bestiame

  

  


  

 

Brachinus crepitans

 Darwin e il Brachinus crepitans

 Piero Sagnibene 

 

C’è un divertente aneddoto che riguarda Charles Darwin. Mentre era studente a Cambridge, partecipò ad una gara nazionale di raccolta di Coleotteri. L’anno era il1828 e Darwin, nel corso della ricerca, rimosse un pezzo di corteccia da un albero morto. Vi trovò una specie rara di coleottero e ne prese due esemplari. Ne teneva uno in ciascuna mano quando vide un terzo coleottero che apparteneva ad una nuova specie. Abituato alla tecnica di raccoglitore di uova di uccelli, mise il coleottero della sua mano destra in bocca ed afferrò il terzo coleottero con la mano liberata. Ma il coleottero che aveva in bocca forse era un brachino e, racconta Darwin, “emise un fluido intensamente acre che mi bruciò la lingua”, obbligandolo a sputarlo, per cui lo perse e perse anche il terzo.

Non sappiamo esattamente di quale specie di Coleottero si trattasse, ma siccome il Brachinus crepitans è stato spesso ritrovato nell’Inghilterra meridionale, specialmente nelle zone costiere, rimane il maggior indiziato.

 

 

 


 

  

Prima del Viagra

Piero Sagnibene

 

In Francia, durante il 1800, le cronache mondane registravano autentiche stragi nel corso di frivoli droga-party organizzati dalla nuova borghesia. Il responsabile delle morti era un insetto, o meglio, la polvere che da esso si ricavava e che veniva ingerita per scopi afrodisiaci con effetti letali: la cantaridina. La cantaridina fu assunta dai  nuovi borghesi come afrodisiaco ed euforizzante, ma, evidentemente, la foia dovette consigliare male nell’uso. 

La cantaridina viene ricavata da un coleottero, la Lytta vesicatoria, detto anche Cantaride, oggi classificato tra i Meloidi. L’insetto veniva ucciso con vapori di aceto, essiccato e poi macinato ottenendo una polvere che veniva ingerita dagli improvvidi ricercatori di piaceri (l’ingestione di 100 milligrammi di cantaridina risulta essere mortale). Una intossicazione per over-dose di cantaridina fu descritta da Nicandro, il medico di Nerone: nausea, vomito, lesioni renali e priapismo (si tratta di una erezione del pene dolorosa e persistente, non legata allo stimolo sessuale - il nome deriva dal dio greco degli orti e della fecondità, Priapo, che viene raffigurato in erezione). Tre secoli prima, un altro Nicandro, di Colofone, sacerdote del tempio di Apollo (medico), nel suo Alexipharmaca afferma che non vi è alcun avvelenamento peggiore di quello da cantaride.

 

 


  

Il criminale scomunicato

Il criminale scomunicato

Piero Sagnibene

 

C’è una storia che voglio raccontarvi, una storia che risale ai tempi bui quando in Europa imperversava l’Inquisizione e l’apparire di una tonaca domenicana era motivo di paura per chiunque.Le testimonianze vengono dagli archivi vescovili di varie importanti città europee, e del criminale, che è oggetto di questo racconto, le autorità politico-ecclesiastiche cominciarono ad interessarsene verso l’anno 600. Ad adoperarsi contro di lui fu un Santo, grande teologo, venerato come Dottore della Chiesa e che nel 2002, il Papa Giovanni Paolo II designò come protettore di Internet: San Isidoro di Siviglia ( 560-636).

 


 

Locuste

Locuste

Piero Sagnibene

 

In Sardegna è allarme locuste. Milioni di cavallette giganti stanno devastando raccolti e infestando le case dei cittadini. Colpiti soprattutto alcuni comuni situati nell’entroterra della regione, nei pressi della Valle del Tirso. Gli esperti parlano di “una vera e propria emergenza per le imprese agricole”. Il rischio potrebbe non rimanere circoscritto alle zone di campagna, ma dilagare in continente, colpendo anche i centri cittadini. Il cambiamento climatico sta portando un’altra catastrofe che ha già raggiunto una ventina di paesi e sta già minacciando la sopravvivenza di almeno 25 milioni di persone: le cavallette.


 

 

 Aphris citricola

La formica nera e il suo bestiame
Piero Sagnibene

 

Aphris citricola
Questa è la storia di una piccola guerra, parte di una immensa guerra che gli uomini combattono contro gli insetti per il possesso del pianeta. Li stavo osservando. Da quando il sole aveva sciolto la brina notturna e l’aria era diventata tiepida, stavano su un tenero rametto del mio povero alberello di limoni, per predarlo, mungerlo, suc-chiargli la linfa vitale. Li conoscevo bene: Lasius niger, la formica nera, ed il suo bestiame, l’Aphis citricola di van der Goot, l’afide verde degli agrumi. Avevano scelto con accuratezza il germoglio più tenero, in cima all’albero, dove la pianta faceva arrivare linfa fresca per farlo crescere. La Lasius, come un abile pastore, sorvegliava, ed intanto mungeva l’afide. Non potevo odiarli, in fondo facevano il loro lavoro, quello per il quale l’evoluzione, in un centinaio di milioni di anni, aveva modellato e trasformato i loro organismi ed i loro istinti. Non potevo odiare la Lasius; in fondo noi, gli umani, eravamo fra gli ultimi arrivati su questo pianeta, da qualche centinaio di migliaia di anni; loro, le formiche, erano qui da almeno 100 milioni di anni. Eppure mi indispettiva che una pianta, venuta qui dall’India, ed un afide del Centro America, entrambi portati qui dall’uomo (diffusione antropocora), si fossero incontrati nel mio giardino.