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Insetti: i dominatori del Pianeta Terra

 

coleottero bombardiere

Insetti: i dominatori del Pianeta Terra

  

Coleoptera Adephaga, uno dei coleotteri noti come come bombardieri. Il nome comune si deve al loro particolare meccanismo di difesa: infatti se disturbati espellono in modo esplosivo un miscuglio di sostanze irritanti, prodotte da speciali ghiandole addominali. Una delle circa 350.000 specie di coleotteri studiati attualmente presenti.  I coleotteri son uno degli ordini presenti raccolti nella classe degli insetti Gli insetti o entomi (dal greco "animale diviso in segmenti") sono una classe appartenente al grande phylum degli Arthropoda. La classe degli insetti è il più grande tra i raggruppamenti di animali che popolano la Terra, con oltre un milione di specie, pari ai cinque sesti dell'intero regno animale. La foto dà un'idea della sconfinata versatilità di questi animali.

 


 

L’architettura delle vespe ¤ Collembola ¤ Le geometrie dei Coleotteri Attelabidi ¤ La migrazione della Vanessa cardui ¤ Lucciole ¤ Insetti col paracadute ¤ Insetti e calore ¤ Guerra ultrasonica ¤ Zanzare e zampironi ¤ Strani abitatori dei mari ¤ Il mimetismo chimico-acustico della Maculinea alcon ¤  Darwin e il Brachinus crepitans ¤ Prima del Viagra ¤ Il cardinale scomunicato ¤ Locuste ¤ La formica nera e il suo bestiame


 

Eumenes  coarctatus

L’architettura delle vespe

Piero Sagnibene

La storia della carta ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo nel corso dei secoli permettendo la diffusione e la trasmissione di memorie storiche, nuove conoscenze scientifiche e filosofiche, diffusione dell’istruzione, fino alla conquista di una coscienza politica e storica che ha dato il via alla nascita degli Stati moderni. Pare che la sua invenzione si ebbe nel II secolo a.C., ma la prima descrizione della tecnologia per fabbricarla si deve a Ts’ai Lun, un eunuco, dignitario della corte imperiale cinese Han, che, nel 105 d.C., iniziò a produrre dei fogli di carta utilizzando la corteccia dell’albero Brussoneta papyrifera, il “gelso da carta” (Moraceae), brandelli macerati di stoffa usata e di reti da pesca.

 

 


 

 

Tullbergia mediantartica 

Collembola

Piero Sagnibene

 

 

 

Sessantotto milioni di anni fa il continente Antartico era coperto da rigogliose foreste, popolate da dinosauri e mammiferi. Era ancora unito al Sud America nell’ultima porzione del super-continente Gondwana, dal quale si erano già separate Africa ed Australia. Solo dopo essersi separata dal Sud America, circa 35 milioni di anni fa, l’Antartide sprofondò nel gelo intenso che sterminò quasi tutti gli esseri viventi. Eppure, nella zona più aspra e desolata dell’Antartide, un minuscolo animaletto a sei zampe, il collembolo Tullbergia mediantartica, più piccolo di un seme di mela, è riuscito a resistere, bloccato nel ghiaccio, ad almeno trenta ere glaciali, senza mai spostarsi per più di qualche chilometro e senza incrociarsi con altre popolazioni. Abbiamo soltanto ipotesi per tentare di spiegare come due collemboli, la Tullbergia e l’Antarctophorus subpolaris siano potuti sopravvivere in quel clima, ma il fatto in sé ci mostra la grande vitalità di questi minuscoli organismi che popolano tutta la terra e la superficie delle acque dolci e salmastre. 


 

Costruzione geometrica del "sigaro"

Le geometrie dei Coleotteri Attelabidi

 Piero Sagnibene

 

La geometria descrittiva ci permette di rappresentare su un piano gli oggetti dello spazio tridimensionale. Una delle sue rappresentazioni è l’evolvente del cerchio che  noi utilizziamo per costruire il profilo dei fianchi dei denti di una ruota dentata.

La costruzione geometrica dell’evolvente inizia da un punto che una circonferenza che ha in comune con una retta tangente (generatrice) che rotola senza strisciare sulla circonferenza deferente.

In forma parametrica le sue coordinate sono  x = a (cos t + t sen t)  ed  y = a ( sen t – cos t). La semplicità della isometria di questa figura cela le difficoltà che essa sottende, e che a volte sono notevoli nelle sue applicazioni teoriche e pratiche. Ma se queste difficoltà, poniamo, riguardano uno studente normalmente dotato di un cervello con 100 miliardi di neuroni, allora, viene da chiedersi, come fa un piccolo insetto, con meno di un milione di neuroni, a realizzare praticamente il risultato di questa complicata costruzione, cioè di una evolvente su una foglia di Betulla?

 

 


 

 

Vanessa cardui

La migrazione della Vanessa cardui

Piero Sagnibene

 

Nello studiare le migrazioni degli insetti giungo alla strana idea che essi sanno usare il pianeta e le sue risorse con più saggezza e conoscenza degli uomini. L’idea viene dalla straordinaria migrazione annuale della “vanessa del carciofo”, la Vanessa cardui (L. 1758), una bellissima farfalla ninfalide dei nostri areali, oggi rinominata Cynthia (VanessaPyrameiscardui.

Vanessa è un Genere di farfalle che comprende le più belle ed eleganti dei nostri climi. Il nome fu dato loro da Johan Christian Fabricius, che istituì un primo sistema di classificazione degli insetti basato sulla conformazione dei loro apparati boccali. Il nome Vanessa è quello della protagonista del romanzo Cadenus and Vanessa di Jonathan Swift, che lo aveva inventato anagrammando parzialmente il nome della sua amante, Ester Vankorigh, così come anche il nome dell’altro personaggio era l’anagramma dei suo titolo di Decanus della cattedrale di San Patrizio a Dublino.

 

 


 

  

Lucciole

Lucciole
Piero Sagnibene

 

Ricordando lo spettacolo visto in Thailandia, Hugh M. Smith scrisse: “Immaginate un albero alto 10-12 metri, rivestito di fitto fogliame ed immerso completamente nella oscurità e con piccole foglie ovate, con una lucciola su ogni foglia e con tutte le lucciole che lampeggiano perfettamente all’unisono, al ritmo di circa tre volte ogni due secondi. Immaginate una riva del fiume, per la lunghezza di 160 metri, coperta da una fila ininterrotta di alberi (mangrovie) con lucciole su ogni foglia che lampeggiano in sincronia; cioè con gli insetti posati sugli alberi alle estremità della fila che emettono lampi di luce col medesimo ritmo e nel medesimo istante rispetto agli insetti posti nel mezzo. Se la vostra immaginazione è abbastanza vivida, allora potete avere un’idea di questo spettacolo stupefacente.”

  

 


 

Insetti col paracadute Insetti col paracadute

 Piero Sagnibene

 

 Durante la Seconda Guerra Mondiale, la propaganda nazista sostenne che un insetto fosse stato lanciato in volo dagli aerei americani per   sabotare i raccolti della Europa orientale. L’insetto in questione, una vera e propria “bomba biologica”, era un parassita estremamente pericoloso per quel tipo di coltivazioni, la Dorifora della patata, Leptinotarsa decemlineata (SAY 1824). Questa “voce di guerra” (un falso della propaganda) diffuso in un clima al limite della paranoia, fu usata anche dai filmati di propaganda inglesi, per ritorcere l’accusa contro il nemico tedesco. È pur vero, però, che il 1944 fu l’anno di massima invasione dell’Europa da parte della Dorifora della patata. La storia dei lanci di insetti sull’Europa orientale, infatti, cade nel periodo in cui dal cielo – sul serio – sull’Europa orientale arrivavano “cose” provenienti dall’Ovest.

 

 


 

Stemma del 360° Squadrione Antiradar della Royal Air Force Britannica  

Guerra ultrasonica

Piero Sagnibene

 

Sullo stemma del 360° Squadrione Antiradar della Royal Air Force Britannica è rappresentata una farfalletta, la falena Melese laodamia DRUCE 1884 (Erebidae). Il 360° Squadrone si occupa del “Eletronic Attack” (EA)  della cosiddetta “guerra elettronica” (Electronic Warfare, EW)cioè di attività militari rivolte ad Impedire all’avversario l’utilizzo dello spettro elettromagnetico tramite azioni di disturbo ettromagnetico (jamming). Lo stemma, infatti, porta in calce la parola “confundemus”. Questa strategia si pensa sia stata “inventata”, per così dire, verso la fine del Cretaceo, da un gruppo di falene, le Erebidae, a cui appartiene anche la Mlaodamia, nel corso di una guerra silenziosa e notturna che dura almeno da 53 milioni di anni. Le falene sono farfalle notturne e sono le prede preferite dai pipistrelli; questi cacciano servendosi di ultrasuoni per eco-localizzare le prede, e le falene Erebidi sono in grado di ascoltare le chiamate di attacco del pipistrello e di emettere, a loro volta, ultrasuoni che confondono lo scandaglio dei pipistrelli e, quindi, di sottrarsi alla cattura. 

 


  

zanzara tigre

Zanzare e zampironi

Piero Sagnibene

 

Puntualmente ogni estate si ripresenta l’inevitabile tormento delle zanzare. Mio nonno, che credeva nel fissismo biblico, si domandava ogni volta: “Ma Dio non poteva farne a meno di inventarsi le zanzare? Oppure lo ha fatto per dispetto?”.

Anni dopo riuscii a capire perché i cosiddetti “zampironi”, che lui utilizzava contro le zanzare, non funzionavano. Questi “zampironi” sono delle spirali che bruciano lentamente emettendo un fumo che dovrebbe abbattere le zanzare; sono fatti di segatura impastata con colla nella quale vengono immesse piretrine, jasmoline, cineroloni.

 

 


  

Maculinea alcon su Gentiana pneumonante

Il mimetismo chimico-acustico della Maculinea alcon

Piero Sagnibene

 

Maculinea su genziana Maculinea con le ali aperte
Vorrei parlarvi di una modestissima farfallina dei campi, un piccolo lepidottero con una apertura alare di pochi centimetri, che ci mostra adattamenti evolutivi che superano la nostra stessa immaginazione. Quando si parla di mimetismo, solitamente si pensa ad animali capaci di imitare forma, colori e comportamenti di altri insetti, o anche di piante e di substrati. Naturalmente comprendiamo che si tratta di “tecniche di sopravvivenza” ma, poco per volta, ci stiamo accorgendo che queste forme di mimetismo non sono l’aspetto saliente del grande capitolo della storia naturale del mimetismo. Molti di questi mimetismi sono rivolti all’occultamento e/o all’inganno dei gradi predatori di insetti, gli uccelli, ma questi mimetismi sono del tutto inefficaci ed inutili nella competizione con altri insetti.


  

Brachinus crepitans

 Darwin e il Brachinus crepitans

 Piero Sagnibene 

 

 C’è un divertente aneddoto che riguarda Charles Darwin. Mentre era studente a Cambridge, partecipò ad una gara nazionale di raccolta di Coleotteri. L’anno era il1828 e Darwin, nel corso della ricerca, rimosse un pezzo di corteccia da un albero morto. Vi trovò una specie rara di coleottero e ne prese due esemplari. Ne teneva uno in ciascuna mano quando vide un terzo coleottero che apparteneva ad una nuova specie. Abituato alla tecnica di raccoglitore di uova di uccelli, mise il coleottero della sua mano destra in bocca ed afferrò il terzo coleottero con la mano liberata. Ma il coleottero che aveva in bocca forse era un brachino e, racconta Darwin, “emise un fluido intensamente acre che mi bruciò la lingua”, obbligandolo a sputarlo, per cui lo perse e perse anche il terzo.

Non sappiamo esattamente di quale specie di Coleottero si trattasse, ma siccome il Brachinus crepitans è stato spesso ritrovato nell’Inghilterra meridionale, specialmente nelle zone costiere, rimane il maggior indiziato.

 

 

 


 

  

Prima del Viagra

Piero Sagnibene

 

In Francia, durante il 1800, le cronache mondane registravano autentiche stragi nel corso di frivoli droga-party organizzati dalla nuova borghesia. Il responsabile delle morti era un insetto, o meglio, la polvere che da esso si ricavava e che veniva ingerita per scopi afrodisiaci con effetti letali: la cantaridina. La cantaridina fu assunta dai nuovi borghesi come afrodisiaco ed euforizzante, ma, evidentemente, la foia dovette consigliare male nell’uso. 

La cantaridina viene ricavata da un coleottero, la Lytta vesicatoria, detto anche Cantaride, oggi classificato tra i Meloidi. L’insetto veniva ucciso con vapori di aceto, essiccato e poi macinato ottenendo una polvere che veniva ingerita dagli improvvidi ricercatori di piaceri (l’ingestione di 100 milligrammi di cantaridina risulta essere mortale). Una intossicazione per over-dose di cantaridina fu descritta da Nicandro, il medico di Nerone: nausea, vomito, lesioni renali e priapismo (si tratta di una erezione del pene dolorosa e persistente, non legata allo stimolo sessuale - il nome deriva dal dio greco degli orti e della fecondità, Priapo, che viene raffigurato in erezione). Tre secoli prima, un altro Nicandro, di Colofone, sacerdote del tempio di Apollo (medico), nel suo Alexipharmaca afferma che non vi è alcun avvelenamento peggiore di quello da cantaride.

 

 


  

Il criminale scomunicato

Il criminale scomunicato

Piero Sagnibene

 

C’è una storia che voglio raccontarvi, una storia che risale ai tempi bui quando in Europa imperversava l’Inquisizione e l’apparire di una tonaca domenicana era motivo di paura per chiunque.Le testimonianze vengono dagli archivi vescovili di varie importanti città europee, e del criminale, che è oggetto di questo racconto, le autorità politico-ecclesiastiche cominciarono ad interessarsene verso l’anno 600. Ad adoperarsi contro di lui fu un Santo, grande teologo, venerato come Dottore della Chiesa e che nel 2002, il Papa Giovanni Paolo II designò come protettore di Internet: San Isidoro di Siviglia ( 560-636).

 


 

Locuste

Locuste

Piero Sagnibene

 

In Sardegna è allarme locuste. Milioni di cavallette giganti stanno devastando raccolti e infestando le case dei cittadini. Colpiti soprattutto alcuni comuni situati nell’entroterra della regione, nei pressi della Valle del Tirso. Gli esperti parlano di “una vera e propria emergenza per le imprese agricole”. Il rischio potrebbe non rimanere circoscritto alle zone di campagna, ma dilagare in continente, colpendo anche i centri cittadini. Il cambiamento climatico sta portando un’altra catastrofe che ha già raggiunto una ventina di paesi e sta già minacciando la sopravvivenza di almeno 25 milioni di persone: le cavallette.


  

 Aphris citricola

La formica nera e il suo bestiame
Piero Sagnibene

 

Aphris citricola
Questa è la storia di una piccola guerra, parte di una immensa guerra che gli uomini combattono contro gli insetti per il possesso del pianeta. Li stavo osservando. Da quando il sole aveva sciolto la brina notturna e l’aria era diventata tiepida, stavano su un tenero rametto del mio povero alberello di limoni, per predarlo, mungerlo, suc-chiargli la linfa vitale. Li conoscevo bene: Lasius niger, la formica nera, ed il suo bestiame, l’Aphis citricola di van der Goot, l’afide verde degli agrumi. Avevano scelto con accuratezza il germoglio più tenero, in cima all’albero, dove la pianta faceva arrivare linfa fresca per farlo crescere. La Lasius, come un abile pastore, sorvegliava, ed intanto mungeva l’afide. Non potevo odiarli, in fondo facevano il loro lavoro, quello per il quale l’evoluzione, in un centinaio di milioni di anni, aveva modellato e trasformato i loro organismi ed i loro istinti. Non potevo odiare la Lasius; in fondo noi, gli umani, eravamo fra gli ultimi arrivati su questo pianeta, da qualche centinaio di migliaia di anni; loro, le formiche, erano qui da almeno 100 milioni di anni. Eppure mi indispettiva che una pianta, venuta qui dall’India, ed un afide del Centro America, entrambi portati qui dall’uomo (diffusione antropocora), si fossero incontrati nel mio giardino.

 

 


  

Pycnogonidi

Strani abitatori dei mari

Pycnogonida LATREILLE 1810 (anche Pantopodi o Podosomi)

Piero Sagnibene

 

Un tempo venivano chiamati “ragni senza corpo” o “ragni di mare”, per la loro somiglianza agli Araneidi, ma appartengono ad un sub-phylum a sé degli Artropodi. La loro paradossale morfologia e la loro anatomia sembrano la descrizione di un alieno fatta da un romanziere di fantascienza. L’aspetto è da porre in relazione alla enorme sproporzione che esiste tra le dimensioni del corpo e quelle delle zampe; al esempio nella specie Colossendeis robusta il corpo misura 30 mm di lunghezza e le zampe 213 mm. Altrettante specie sembrano costituite da un groviglio confuso di appendici giallo-brune.

  


  

Emissioni globali di CO2

Insetti e calore

Piero Sagnibene

 

Il riscaldamento globale mostra i suoi effetti deleteri anche  nei gangli più delicati della organizzazione della vita sul pianeta. Questo aspetto sembra meno avvertito e non figura quasi mai nelle informazioni somministrate dai mass-media al grande pubblico. Stiamo perdendo il fitoplancton, e con esso ogni forma di vita marina, a causa dell’assorbimento di anidride carbonica che acidifica gli oceani. Col fitoplancton perdiamo una immensa ed indispensabile risorsa alimentare e perdiamo il 50% dell’ossigeno che respiriamo e che il fitoplancton immette nell’atmosfera. La deforestazione ed la distruzione degli ecosistemi naturali sommano i loro effetti a questa perdita e tutto ciò prospetta un pianeta anossico. 

 

 

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