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Giuseppe Longo Breve riflessione sul mondo digitale

 

 

 

 

 


 

https://www.youtube.com/watch?v=iLXB2EtHz4U

 

 

 Breve riflessione sul mondo digitale

 

Giuseppe Longo

 

Un prezioso intervento sul mondo digitale regalatoci da Giuseppe Longo, professore emerito alla Scuola Normale Superiore di Parigi, già Ordinario di Informatica all'Università di Pisa.

Vorrei aggiungere una precisazione, a seguito di una domanda fattami da un piombinese. Di certo, i cinesi, gli indiani e gli arabi scrivevano già algoritmi per fare operazioni aritmetiche od algebriche (Al-Khwarizmi, matematico arabo-persiano del IX sec., ne suggerirà il nome), ma quel che alcuni matematici degli anni 1930 propongono è la “nozione generale di algoritmo”. E per far questo hanno inventato dei linguaggi logico-formali per scrivere (implementare) algoritmi, fra cui il lambda-calcolo, A. Church 1932, e la “Logic Computing Machine”, A. Turing, 1935. Il primo sistema servirà a dare il fondamento teorico ai linguaggi di programmazione “funzionali” (e “dichiarativi”), grazie in particolare al lavoro di un italiano, Corrado Bhöm (1951), l’altro ai linguaggi “imperativi” (nonché a proporre l’idea di “sistema operativo”). Altri stili di programmazione si sono aggiunti, ma l’invenzione, in ambito logico-matematico, ovvero in un dibattito sui fondamenti della matematica (e per dimostrare che “ci sono funzioni non calcolabili" (!)), rimane ancor oggi alla base dei sistemi di “scrittura e riscrittura” automatici, i moderni computer che “scrivono” (codificano) e “ri-scrivono" anche le immagini come sequenze di 0 ed 1 (o lettere dell’alfabeto: il sistema di Church codifica i numeri con sequenze di lettere, è equivalente). Grazie per avermi chiesto di precisare, Giuseppe Longo https://www.di.ens.fr/users/longo/

 


 

 

Il male della banalità

 

 

Giuseppe Longo, Centre Cavaillès,

République des Savoirs CNRS e

Ecole Normale Supérieure, Parigi,

www.di.ens.fr/users/longo

 

Cronaca di un viaggio, nello spazio, nei metodi

 

In giro negli USA, in aprile, sono stato sopraffatto dalla presenza di banalità su ogni schermo. Le parole, i gesti e le espressioni dominanti ricordano un noto testo di Hannah Arendt (Eichmann in Jerusalem: Report on the Banality of Evil, 1963), ma in modo "rovesciato". Con grande maestria, Arendt ci ha mostrato come un personaggio banale, che si comporta da buon impiegato, senza pensiero proprio e senza un progetto politico, possa realizzare e organizzare con rigore e precisione il male che gli viene chiesto di produrre. Alcune persone, invece, hanno lo straordinario talento di estrarre tutto il male possibile dalla banalità stessa: un virus? Basta iniettare candeggina nelle sue vene. Tutti i buoni cittadini dovrebbero avere la possibilità di difendersi con le armi dai cattivi. Tutte le tasse dovrebbero essere piatte (flat tax). Una volta eletti a maggioranza, possiamo fare quello che vogliamo. Energia? « Drill, baby, drill »... È semplice, è banale. Dalle banalità, alcuni grandi leader politici sanno estrarre e proporre il male e trasformarlo in politica, fino alla guerra, sempre facile da iniziare. Cercheremo di contrapporre questo metodo di costruzione della conoscenza e dell'azione a ciò che significa "pensare", utilizzando esempi "estremi" tratti dalla matematica e dalla storia dell'arte. Penseremo a Alexander Grothendieck2 e Daniel Arasse3 : qualsiasi questione matematica, qualsiasi quadro concettuale per il primo; qualsiasi dipinto, qualsiasi pittore o momento della pittura per il secondo – entrambi li guardano in modo diverso, e ne traggono una prospettiva, quadri di pensiero profondi, radicalmente originali, spesso plurali. E belli: scientificamente, eticamente... esteticamente - un vero piacere. Il piacere dell'originalità, del pensiero umano che si rinnova continuamente, costruendo nuovi significati. (continua)