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Prima del Viagra
Lytta vesicatoria      

Prima del Viagra

 

Piero Sagnibene

 

In Francia, durante il 1800, le cronache mondane registravano autentiche stragi nel corso di frivoli droga-party organizzati dalla nuova borghesia. Il responsabile delle morti era un insetto, o meglio, la polvere che da esso si ricavava e che veniva ingerita per scopi afrodisiaci con effetti letali: la cantaridina. La cantaridina fu assunta dai  nuovi borghesi come afrodisiaco ed euforizzante, ma, evidentemente, la foia dovette consigliare male nell’uso. 

La cantaridina viene ricavata da un coleottero, la Lytta vesicatoria, detto anche Cantaride, oggi classificato tra i Meloidi. L’insetto veniva ucciso con vapori di aceto, essiccato e poi macinato ottenendo una polvere che veniva ingerita dagli improvvidi ricercatori di piaceri (l’ingestione di 100 milligrammi di cantaridina risulta essere mortale). Una intossicazione per over-dose di cantaridina fu descritta da Nicandro, il medico di Nerone: nausea, vomito, lesioni renali e priapismo (si tratta di una erezione del pene dolorosa e persistente, non legata allo stimolo sessuale - il nome deriva dal dio greco degli orti e della fecondità, Priapo, che viene raffigurato in erezione). Tre secoli prima, un altro Nicandro, di Colofone, sacerdote del tempio di Apollo (medico), nel suo Alexipharmaca afferma che non vi è alcun avvelenamento peggiore di quello da cantaride.

«Prima che l’arte di guarire avesse tratto vantaggio dall’azione delle Cantaridi sull’apparecchio generatore, la dissolutezza, anche criminosamente, aveva saputo adoperarla per risvegliare, a spesa forse della vita, i sensi snervati dall’abuso dei piaceri. Tali eccitazioni contro Natura hanno però sempre prodotto sensazioni più dolorose che voluttuose. Troppo gran numero di fatti terribili comprovarono l’uso delle Cantaridi nel vergognoso scopo sopra accennato». (Dizionario pittoresco della storia naturale e delle manifatture ad uso della gioventù, Milano,1840).

Il coleottero, va da sè, è del tutto innocente dell’uso dissennato fatto della sostanza che è stata estratta dalla sua polvere; il tossico è un mezzo di difesa che si completa con la sua colorazione aposematica, verde-blu metallico e brillante e con l’emissione di fetide goccioline… La Lytta non è un animale simpatico sia per il disgustoso odore che emana (altro mezzo di difesa), sia per il fatto che le sue larve sono parassite di apidi.

La cantaridina ha un uso terapeutico. Le preparazioni farmaceutiche che la contengono sono utilizzate per la loro azione risolvente in casi di nevralgie, forme reumatiche, pleuriti, ecc. però presentano alcuni pericoli potendo determinare nécrosi. È particolarmente raccomandata nel trattamento del Molluscum contagiosum, un'infezione virale che causa lesioni papulose della pelle. In passato veniva applicata come ulcerativo contro la scabbia, come revulsivo locale e, per via orale, come afrodisiaco e abortivo, per la sua azione congestionante a carico degli organi pelvici.

 

La cataridina è il principio attivo che provoca l’effetto fisiologico e che conferisce alla sostanza il potere vescicatorio; è l’anidride dell’acido cantarico che, combinandosi con gli acidi, dà sali solubili. Si trova nella proporzione da 0.3-0.5% in parte libera ed in parte combinata agli alcali allo stato salino. Si presenta come cristalli incolori, splendenti, solubili negli olii. La cantaridina può provocare gravi avvelenamenti per la facilità del suo assorbimento cutaneo, già a bassa dose (0,5-1 grammi)

 

 

La tintura di cantaridi è stata ampiamente utilizzata in lozioni anticalvizie alla  concentrazione dello 0.2-0.5%, spesso associata ad altri principi attivi tra i quali il Minoxidil. L’efficacia terapeutica della cantaridina in lozioni contro la caduta dei capelli è stata rivalutata nel corso degli anni, seppur quest’ultima sembri risultare abbastanza efficace dal momento che favorisce l’assorbimento di altri principi attivi contenuti nella formulazione.

Data l’alta tossicità derivante dall’assunzione della cantaridina per via orale, oramai si utilizza solo ed esclusivamente per uso topico, applicandola localmente nella sede su cui essa dovrà agire. In tal modo viene assorbita dalla pelle, determinando il rilascio di specifici mediatori che determinano l’acantolisi, cioé la rottura dei ponti cellulari che mantengono unite le cellule della cute tra di loro; in questo modo, gli strati cutanei infettati dal virus, vengono man mano distaccati da quelli sani sottostanti, senza portare alla formazione di cicatrici profonde o lacerazioni cutanee. In circa 12/24 ore dall’applicazione un distacco dermoepidermico completo con formazione di una bolla, la quale si distacca nel giro di 7/10 giorni, favorendo una guarigione completa.

In passato la cantaridina veniva utilizzata  in preparazioni galeniche, assunte sia per via orale come agente “antitumorale”, sia localmente nel trattamento di foruncoli, cheratosi attiniche, verruche vulgaris, alopecia e come agente rubefacente, ma soprattutto, come consiglia Ippocrate, contro l’impotenza sessuale.

 

Il nome dell’insetto, Cantaride, deriva dal greco kantharís diminuitivo di kántaros (scarabeo). Il suo nome scientifico, Lytta vesicatoria L.1758, deriva anch’esso dal greco lýssa, in attico lýtta che significa furore, frenesia, pazzia provocata da un dio. Secondo Plinio, il termine indica anche un verme sulla lingua del cane ritenuto causa di rabbia. Vesicatoria ha il significato di fortemente rubefacente, revulsivo.

  

«Prima che l’arte di guarire avesse tratto vantaggio dall’azione delle Cantaridi sull’apparecchio generatore, la dissolutezza, anche criminosamente, aveva saputo adoperarla per risvegliare, a spesa forse della vita, i sensi snervati dall’abuso dei piaceri. Tali eccitazioni contro Natura hanno però sempre prodotto sensazioni più dolorose che voluttuose. Troppo gran numero di fatti terribili comprovarono l’uso delle Cantaridi nel vergognoso scopo sopra accennato». (Dizionario pittoresco della storia naturale e delle manifatture ad uso della gioventù, Milano,1840).

 

Il coleottero, va da sè, è del tutto innocente dell’uso dissennato fatto della sostanza che è stata estratta dalla sua polvere; il tossico è un mezzo di difesa che si completa con la sua colorazione aposematica, verde-blu metallico e brillante e con l’emissione di fetide goccioline… La Lytta non è un animale simpatico sia per il disgustoso odore che emana (altro mezzo di difesa), sia per il fatto che le sue larve sono parassite di apidi.

La cantaridina ha un uso terapeutico. Le preparazioni farmaceutiche che la contengono sono utilizzate per la loro azione risolvente in casi di nevralgie, forme reumatiche, pleuriti, ecc. però presentano alcuni pericoli potendo determinare nécrosi. È particolarmente raccomandata nel trattamento del Molluscum contagiosum, un'infezione virale che causa lesioni papulose della pelle. In passato veniva applicata come ulcerativo contro la scabbia, come revulsivo locale e, per via orale, come afrodisiaco e abortivo, per la sua azione congestionante a carico degli organi pelvici.

 

Cataridina  

La cataridina è il principio attivo che provoca l’effetto fisiologico e che conferisce alla sostanza il potere vescicatorio; è l’anidride dell’acido cantarico che, combinandosi con gli acidi, dà sali solubili. Si trova nella proporzione da 0.3-0.5% in parte libera ed in parte combinata agli alcali allo stato salino. Si presenta come cristalli incolori, splendenti, solubili negli olii.

La cantaridina può provocare gravi avvelenamenti per la facilità del suo assorbimento cutaneo, già a bassa dose (0,5-1 grammi)

 

Appartiene all’Ordine dei Coleoptera (IV Divisione-Heteromera, Famiglia Meloidae, sub-famiglia Lyttininae). Lungo 2-3 centimetri, largo 6-8 millimetri, antenne nere e filiformi; l’addome e le elitre sono d’un verde dorato brillantissimo con riflessi azzurri. Il maschio è più piccolo e di un colore verde più puro della femmina, la quale ha un colore giallo verde ed in vicinanza dell’ano un’appendice di due articoli. Il peso della Lytta è 0,08-0,1 grammi.

 

Riproduzione La sua biologia, come quella di numerosi Meloidi, è assai singolare dato che si accompagna a strane modifiche di forma (metamorfosi soprannumerarie) e di abitudini. Compie una sola generazione l’anno, gli adulti compaiono in maggio-giugno. Ha un ciclo ipermetabolico. Nei Meloidi, le uova sono deposte sul terreno e da esse nascono larvette.
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lunghe, agili, vivacissime, dette triungulini; queste si arrampicano sui fiori dei prati dove attendono qualche Apide scavatore, al quale si attaccano per farsi trasportare nei suoi nidi. Raggiunti in questo modo i favi, penetrano in una celletta, si trasformano in larve apode e divorano l’uovo ed il miele dei loro ospiti. Diventano adulte dopo altre complicate trasformazioni; prima della metamorfosi la larva attraversa una fase di quiescenza (ipnoteca). In tale stato si rifugia in una fossetta del terreno. Da questa larva si differenzia un’altra, quella che subisce la metamorfosi. La pupa si ha in primavera.

Le cantaridi si trovano principalmente su frassini, aceri e pioppi, di cui rodono, ma possono nutrirsi anche di foglie di olivo e, in al caso arrecano danni soprattutto alle giovani piante di cui danneggiano, irrimediabilmente, i germogli compromettendo lo sviluppo delle piante stesse.

La droga, come detto, è ricavata dal corpo disseccato e polverizzato dell’insetto adulto. Nell’insetto vivo è contenuta nell’emolinfa e nelle parti molli che ne sono bagnate. Si sono avuti casi in cui la carne dei polli, che sono indifferenti alla droga, ma che per lungo tempo avevano mangiato cantaridi, è risultata poi velenosa.

 

Alla polvere di cantaride è legata la storia di una famosa fattucchiera, Giulia Tofana, giustiziata a Campo dei Fiori, Roma, nel 1659, come serial-killer sui generis. Aveva inventato un veleno famosissimo, l’Acqua Tofana, inodore ed insapore, che vendeva a scopi omicidi. L’esatta composizione non è nota, fondamentalmente l’acqua tofana conteneva arsenico, piombo, tintura di belladonna, tutto miscelato in una quantità cospicua di tintura di cantaridi.  La diffusione e la notorietà di questo veleno fu tale che Alexandre Dumas padre, nel suo romanzo “Il Conte di Montecristo” citò l’acqua tofana come misterioso veleno. Si narra che, pochi mesi prima di morire, Wolfgang A. Mozart confidò a sua moglie il sospetto d’essere stato avvelenato con l’acqua tofana.

Ma, a quanto possiamo apprendere, la storia ha portato un po’ di giustizia alla Cantaride. Sulle maggiori riviste mediche di dermatologia vi sono molte centinaia di articoli che riguardano il suo impiego. Alcuni studi mostrano potenziali nuove applicazioni della cantaridina per il trattamento della dermatosi perforata acquisita, herpes zoster acuta e leishmaniosi.

Alla luce delle più moderne tecniche di bioingegneria, le prospettive offerte dalla cantaridina sono estremamente interessanti per un possibile impiego contro un’ampia gamma di tumori, tra i quali: polmoni, vescica, fegato, pancreas, melanomi e leucemie.

I meccanismi di azione anticancro della cantaridina ipotizzati dagli studiosi consisterebbero nell’arresto del ciclo cellulare nella fase G2/M, apoptosi, danno al  DNA da stress ossidativo. Ma l’interesse dei ricercatori non è limitato alle sole proprietà antitumorali, poiché la cantraridina viene sperimentata contro il Plasmodium falciparum e la Leishmania major.