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Nicola Messina in giro per il Mondo
Nicola Messina  

Le cose stanno diversamente

 

Riflessioni lunghe e molto inquietanti meritano una lettura attenta perché con il poco di cui ci si occupa di riscaldamento globale si riesce ad oscurare ancora di più quel che è sempre avvenuto con scempio e determinazioni immutabili.

 

Nicola Messina 

 

Oggi chiudo con i post ambientali ma vorrei dire un'ultima cosa perché mi riguarda da vicino ed è giusto per fare comprendere come, sebbene possa apprezzare gli sforzi di tutti noi nella difesa dell'ambiente, le azioni da intraprendere sono da cercare altrove che non nella propaganda di una ragazza giovane, bianca e straricca. Gli attivisti che hanno cercato di proteggere l'ambiente sono quasi tutti morti. Chi è rimasto vivo ha dovuto desistere. Io stesso a Sulawesi centrale, a Poso, zona molto pericolosa per un occidentale, fui preso dalla polizia, interrogato e scortato via. Mi fu ritirato il passaporto, fotografato ma, fortunatamente, mi fu riconsegnato un paio d'ore dopo. All'inizio la polizia parve cordiale, poi si incupì. Confido che ebbi paura, forse più del rapimento subito a Kathmandu nel 2008, da cui uscii illeso grazie alla fuga dalla villetta in cui mi tennero segregato per una notte. Comunque, la polizia mi fece visionare teste mozzate per impaurirmi e compresi il perché. Ci sono ingenti miniere d'oro che fanno gola a tanti, tantissimi, soprattutto agli emarginati, a quelli che non fanno la nostra vita, a quelli che non vivono nella candida e ora angelica Svezia, Paese tra i maggiori distruttori di tropici. Chi vede nelle nostre forme di protesta tanto entusiasmo è chi del mondo ha visto poco e spesso al tg, magari su Rete4. Anche a me riempie il cuore vedere fare cartelloni e disegni con tanti colori. Oggi beviamo tutti dalla fontana e mangiamo la verdura dell'orto, sì, per due giorni perché ho da fare. Ma le cose stanno diversamente. Ieri, per esempio, ho appreso che l'etnoscuola che abbiamo aperto in onore di Lorenzo ad Halmahera, è stata danneggiata da una forte tempesta tropicale. Io, che sono pessimista, non ci credo. Ma ottenere risposte sincere non è facile. Il fatto è che ci sono tante tante miniere d'oro, rame, nikel che fanno gola alle ditte australiane e giapponesi che bramano per fare tabula rasa. Poco tempo fa due membri della comunità che proteggiamo sono stati arrestati per omicidio di alcuni lavoratori. Una scusa per cacciarli e dare le terre dei nomadi alle ditte che stanno decimando le foreste. Ora dovremo aspettare di spostare la scuola il 19 luglio prossimo. Questo per dire che, di fronte agli speculatori, siano disarmati. E noi parliamo dei cartelloni e di merendine fatte in casa. Ai cartelloni devono seguire azioni serie ma sono gli Stati che devono agire, chi governa, noi siamo minuscole pedine che curano con l'omeopatia il cancro della Terra: noi umani. Dovremmo scioperare contro noi stessi. Critichiamo l'omeopatia e poi la applichiamo alla Terra. Credo, infine, che gli omicidi in Nuova Zelanda avranno pesanti ripercussioni in altre aree. La zona in cui abbiamo aperto la scuola ha conosciuto un periodo cupo non molti anni fa con migliaia di morti e temo che nuove destabilizzazioni possano avvenire nuovamente dopo questa efferata strage. I danni che produrrà l'estrazione mineraria e di gas sulla "mia" isola saranno imprevedibili dal momento che tutta la zona ha caratteri di sismicità elevatissimi. Le conseguenze sono inimmaginabili. Anche per noi. Ai posteri l'ardua sentenza. Con questo chiudo coi post che sembrano apocalittici e vado a bere dalla mia bottiglietta di plastica. Non me ne vogliano gli amici/nemici di facebook, vi voglio bene lo stesso anche se abbiamo una visione del mondo diversa. Prima o poi troveremo un punto di unione. Comunque, continuiamo con le nostre buone azioni, servono senz'altro a limitare il danno ma impegniamoci di più a fare rete con tutti gli altri popoli per veicolare meglio il messaggio. Forse davvero una grande rete umana di giovani di tutti i Paesi del mondo connessi insieme, potrà fare moltissimo.

Sfruttiamo bene la rete tutti insieme, uniamoci affinché il nostro scopo diventi emotivo, un unico fronte fatto di persone diverse ma animate dall' unico ideale della sopravvivenza. Forse qualche "ricetta" potrò col tempo tirarla fuori.

                                                  Buona Terra a tutti!

 


 I Devil's Gardens dell'Amazzonia © Le piante erranti dell'Amazzonia © Espletia pychophylla © Viaggio in Nicaragua

 

 

I Devil's Gardens dell'Amazzonia  

I Devil's Gardens dell'Amazzonia

 

Esplorazioni, viaggi nel mondo naturale

 

Nicola Messina

 

Un saluto qui dall'Ecuador, in particolare oggi mi trovo all'interno della selva amazzonica in cui il grado di diversità biologica è straordinariamente elevato. Ma se date un'occhiata al paesaggio qui attorno a me, noterete come questo in realtà sia molto poco bio-diverso, anzi, è un paesaggio piuttosto monotono, uniforme, tendenzialmente omogeneo con questo tappeto di sottobosco forestale. Questo perché in realtà ora mi trovo in una area peculiare della selva che prende il nome di Giardino del Diavolo, il quale altro non è che una radura, un appezzamento, diciamo di territorio, che può essere più o meno ampio, che è caratterizzato dalla presenza di pochissime specie vegetali dominanti. In particolare, nella fattispecie, qui ce ne sono due di piante dominanti per numero di individui, una che è questa che tocca Goianiense e l'altra è dove vedete il colore più chiaro che si estende più in là e che si chiama Cliternia Esterofilla. Le quali piante producono proprio delle vere e proprie monocolture piuttosto diffuse. Ora, sulla nascita di questi giardini peculiari sono state fatte naturalmente e costruite numerose leggende e ognuna chiaramente dipende dal paese di appartenenza. Ma come regola generale vale che questi appezzamenti, questi giardini, sono prodotti e custoditi da dei demoni malvagi, ma dal punto di vista scientifico questa situazione è ancora più inquietante, perché tutto ciò è dovuto ad una simbiosi che si instaura tra queste piante e alcune specie di formiche che vivono al loro interno: queste formiche, con una iniezione letale di acido formico, distruggono progressivamente tutta la vegetazione circostante, promuovendo quindi la crescita della loro piantina che le ospita. Ci si potrebbe porre una domanda come mai questi appezzamenti di territorio, queste monocolture, non abbiano ancora invaso la foresta circostante? Bene, questo dipende proprio dalla diversità biologica degli organismi viventi che sta qui attorno e che, attraverso complesse dinamiche di predazione, determinano un contenimento di questa situazione aberrante. Ma un'ulteriore domanda che potremmo semmai porci è se un giorno la deforestazione in queste aree avanzasse a passi sempre più spediti tanto da mettere a rischio repentaglio la biodiversità, qui attorno queste monocolture potrebbero avanzare e prendere il sopravvento della foresta attorno. Beh, è una domanda a cui è difficile trovare una risposta. Ma un fatto è certo è che la biodiversità, la diversità di tutti gli organismi viventi qui attorno, è un fattore cruciale per il corretto mantenimento e funzionamento degli ecosistemi amazzonici. Bene, se vi interessa approfondire queste tematiche interessanti relative al mondo complesso delle formiche con le loro interazione con gli altri organismi viventi, vi suggerisco di leggere “Il formicaio intelligente” di Donato Grasso che offre interessanti spunti su questa questione e molti altri aspetti del comportamento delle formiche.

 

A presto, al prossimo incontro con la Natura 


 

 

Le palme erranti dell'Amazzonia

Le piante erranti dell'Amazzonia

 

Buongiorno a tutti e ben ritrovati sono sempre qui, nella selva amazzonica. In particolare, quest'oggi sono in compagnia di una pianta davvero singolare che si chiama Socrate Azzurrina e che in realtà ho già incontrato svariate volte durante la mia permanenza qui in Amazzonia. Si tratta di una palma. Ora le palme, dal punto di vista tecnico botanico, mancano di quello che si chiama accrescimento secondario, ovverosia quel processo che conduce a l'irrobustimento di fusto, radici e rami. Non dovendo quindi la pianta spendere energia nella formazione di questo tessuto di accrescimento, ecco che può dedicarsi alla sua ascesa verso la sorgente di luce quanto più rapidamente possibile. Quindi è da questo punto di vista una pianta estremamente competitiva. Ma se osservate il fusto, questo è piuttosto esile. E allora è uno svantaggio, un difetto che deve essere corretto e controbilanciato da un sistema di ancoraggio adeguato come questo è antico, adeguato, perché i terreni in questo ambiente sono piuttosto diciamo sdrucciolevoli, soggetti a forte erosione, a dilavamento, a inondazioni repentine e a tempeste tropicali. E quindi ecco che la pianta si deve dotare di questo sistema che si chiama Stills rose, cioè radici a trampoli. Non solo, ma anche questa struttura, come dire quasi a raggiera, come delle dita che cercano qualche cosa sulla superficie, è importante perché la pianta, estendendosi maggiormente in ampiezza, capta quanto più materiale organico possibile e quindi più cibo. Ma forse la cosa più sorprendente e che l'ha resa popolare negli ultimi anni è stata il fatto che si ritiene che queste piante possano migrare e quindi compiere delle vere e proprie migrazioni, degli spostamenti, tant'è che vengono chiamate palme erranti. E qui in Ecuador questa pianta è conosciuta come palma camminatore. Ma quand'è che questa palma diciamo si sposterebbe? Beh, lo farebbe sostanzialmente in due casi. Nel primo caso suppone che, per esempio, che una tempesta tropicale molto forte si abbatta sulla pianta, oppure che un qualche albero della foresta venga divelto e finisse contro questa palma. Una volta a terra, questa palma è in grado di riprendersi attraverso l'emissione di nuove radici aeree che fanno in modo che la pianta possa tornare in piedi in una nuova posizione chiaramente di equilibrio, che non è più quella di origine. In questo caso, appunto, la pianta farebbe un piccolo spostamento. Ma esiste un altro caso ed è quello forse più dibattuto. Che la pianta produrrebbe proprie radici aeree che crescono in direzione della sorgente luminosa, mentre nel versante in ombra le radici finirebbero per morire. In questo caso, quindi, la pianta farebbe un vero e proprio movimento migratorio che la porterebbe naturalmente in una nuova posizione verso la luce. Ora la scienza non è in realtà concorde nel ritenere che questo sia un fatto che naturalmente accada. Ma naturalmente l'osservazione in campo ci dice questo ed è comunque bello anche poter immaginare che le piante possano in qualche maniera camminare e quindi possano essere molto più simili all'uomo di quanto non si ritenesse in passato. Bene. Siccome questa pianta ha questa dote caratteristica, cioè quella di risollevarsi da terra da situazioni quasi al limite di quasi morte, io vorrei dedicare come augurio di Natale questa pianta a tutte quelle persone che stanno soffrendo in questo momento e che stanno in ospedale e magari lottando tra la vita e la morte a tutte le persone che, per esempio, hanno perso un proprio caro, un figlio, a tutte quelle persone che sono state relegate ai margini della società da un sistema iniquo. Che questa pianta possa essere un simbolo ed un esempio per tornare a rialzarsi più forti di prima.

 

Per adesso tutto io vi mando un grande saluto e un abbraccio a presto.

 

Ciao!

 

 

Al confine fra Ecuador e Colombia, a 4000 metri di altitudine, perché qui e solo qui vive questa straordinaria pianta che si chiama Ezpeleta pico villa

Espletia Pychophylla

 

Buongiorno a tutti. Ancora un saluto veloce qui, dall'Ecuador, in particolare per oggi. Vi parlo da un ecosistema totalmente differente da quello che avete visto nel precedente video, infatti ho percorso molti chilometri per passare dalle umilissime pianure amazzoniche a questo ecosistema di alta quota sulla Cordigliera delle Ande. Mi trovo esattamente sul confine fra Ecuador e Colombia, a 4000 metri di altitudine, perché qui e solo qui vive questa straordinaria pianta che si chiama Ezpeleta pycophilla, la quale è una pianta iconica di questo luogo ed è interessante perché è estremamente adattata all'ambiente in cui vive. Un ambiente che è caratterizzato da forte ventosità, da basse temperature, ma soprattutto dalla presenza di nebbie persistenti che avvolgono l'area. Ma è proprio la presenza di queste nebbie a garantire la sopravvivenza di questo organismo. Infatti, come vedete, la struttura della pianta è diciamo costituita da un fusto con delle foglie a rosetta apicali e sono estremamente spugnose al tatto. Questo serve a far sì che l'umidità atmosferica possa essere assorbita nel migliore dei modi ed essere convogliata nel fusto da qui all'apparato radicale e dalle radici, poi distribuita a tutto il sottosuolo, andando ad alimentare dei depositi di acqua sotterranea enormi che non solo mantengono il funzionamento corretto di questo ecosistema che si chiama Paramo, ma vanno anche ad alimentare i corsi d'acqua che si trovano più a valle. Volevo farvi notare anche la struttura del tipo C, dove la pianta è costituita per oltre il 76% di necro, massa fogliare, cioè di massa di foglie morte che non cadono, vedete al suolo, ma restano proprio come una sorta di involucro di cappuccio a cingere la struttura del fusto. E questo perché questo serve a proteggere la pianta dal freddo, ma anche a far sì che l'acqua che fluisce attraverso il fusto non vada incontro a congelamento. Quindi un adattamento davvero straordinario. Io continuo a girovagare per questo ecosistema così suggestivo e vi mando come di consueto un saluto alla prossima ciao.