raccolte cd
timberland euro, timberland uomo 6 inch stivali, timberland uomo barca stivali, timberland uomo earthkeepers, timberland uomo euro hiker stivali, timberland uomo nellie chukka, timberland uomo rotolo top stivali, timberland uomo scarpe da spiaggia, timberland donna 6 inch stivali
Recensioni da giugno 2022

 Recensioni da giugno 2022

 

Giorgio Parisi Intervento al Parlamento ® Musicofilia ® Per una Costituzione della Terra ® La sola colpa di essere nati ® Tienilo acceso ® I limiti della crescita ®  Notizie dal tempo profondo ® Occupare il futuro ® La giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità ® Corpi estranei

 

Recensioni da giugno 2022 - Recensioni da settembre 2021 - Recensioni 2021 da aprile ad agosto - Recensioni 2021 da gennaio a marzo - Recensioni 2020 - Recensioni 2019 - Recensioni 2018 -A- - Recensioni 2018 -B- Recensioni 2016

 

Tienilo acceso  

Vera Gheno, Bruno Mastroianni Tienilo acceso. Posta, commenta, condividi senza spegnere il cervello Longanesi 2018

 

Una sociolinguista e un filosofo della comunicazione, esperti naviganti della rete, ci indicano una delle strade da percorrere per vivere in modo finalmente libero le ricchezze che il web e i social ci offrono.

Questo libro parla di noi, persone connesse tramite i social network con le parole, forse lo strumento più immediato e potente che abbiamo a disposizione in quanto esseri umani. Eppure, spesso le usiamo in maniera frettolosa e superficiale, senza valutarne le conseguenze. Poiché le possibilità di fraintendimenti, ostilità e interpretazioni distorte dei fatti sono massime laddove non possiamo guardarci in faccia, in rete e in particolare sui social network le parole che scegliamo hanno un peso maggiore, su di noi e su chi ci sta attorno. Infatti oggi la comunicazione sul web appare avvelenata dal bullismo, dalle notizie false e dai continui conflitti. Ci sentiamo intrappolati dall’odio, dalla paura e dalla diffidenza. La verità è che siamo diventati iperconnessi, viviamo contemporaneamente offline e online ed è una condizione complessa, che occorre imparare a gestire. Non esistono formule magiche ma, nel suo piccolo, ciascuno di noi può fare la differenza, curando con più attenzione il modo in cui vive – e quindi parla – in rete: di sé, di ciò che accade, degli altri e con gli altri. La nostra vita interconnessa non dipende, in ultima istanza, dagli strumenti e dagli algoritmi, e nemmeno dai proprietari delle piattaforme: sta a noi scegliere chi siamo e cosa vogliamo in rete.
Una sociolinguista e un filosofo della comunicazione, esperti naviganti della rete, ci indicano una delle strade da percorrere per vivere in modo finalmente libero le ricchezze che il web e i social ci offrono: imparando a padroneggiarli senza lasciarcene schiacciare, a decifrarne i messaggi senza farci manipolare, a capire e farci capire attraverso una scelta accorta e consapevole delle parole.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

La sola colpa di essere nati  

Gherardo Colombo, Liliana Segre, La sola colpa di essere nati Garzanti 2022

 

Liliana Segre ha compiuto da poco otto anni quando, nel 1938, con l'emanazione delle leggi razziali, le viene impedito di tornare in classe: alunni e insegnanti di «razza ebraica» sono espulsi dalle scuole statali, e di lì a poco gli ebrei vengono licenziati dalle amministrazioni pubbliche e dalle banche, non possono sposare «ariani», possedere aziende, scrivere sui giornali e subiscono molte altre odiose limitazioni. È l'inizio della più terribile delle tragedie che culminerà nei campi di sterminio e nelle camere a gas. In questo dialogo, Liliana Segre e Gherardo Colombo ripercorrono quei drammatici momenti personali e collettivi, si interrogano sulla profonda differenza che intercorre fra giustizia e legalità e sottolineano la necessità di non voltare mai lo sguardo davanti alle discriminazioni, per fare in modo che le pagine più oscure della nostra storia non si ripetano mai più. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


  

   
Per una costituzione della terra  

 

Luigi Ferraioli Per una Costituzione della Terra. L'umanità al bivio, Feltrinelli, 2022

«Una Costituzione della Terra è diversa da tutte le altre carte costituzionali, perché deve rispondere a problemi globali sconosciuti in altre epoche, e tutelare nuovi diritti e nuovi beni vitali contro nuove aggressioni, in passato impensabili. Non è un'utopia. È l'unica strada per salvare il pianeta, per affrontare la crescita delle disuguaglianze e la morte di milioni di persone nel mondo per fame e mancanza di farmaci, per occuparsi del dramma delle migrazioni forzate, per difendersi dai poteri selvaggi che minacciano la sicurezza di intere popolazioni con i loro armamenti nucleari.»
Esistono problemi globali che non fanno parte dell'agenda politica dei governi nazionali, anche se dalla loro soluzione dipende la sopravvivenza dell'umanità. Il riscaldamento climatico, il pericolo di conflitti nucleari, le disuguaglianze, la morte di milioni di persone ogni anno per mancanza di alimentazione di base e di farmaci salvavita e le centinaia di migliaia di migranti in fuga segnano il nostro orizzonte presente e futuro. In gran parte dipendono dall'assenza di limiti ai poteri selvaggi degli Stati sovrani e dei mercati globali. Tuttavia, secondo Luigi Ferrajoli, un'alternativa istituzionale e politica è possibile e la sua stella polare è una Costituzione della Terra. Non si tratta di un'ipotesi utopistica. Al contrario, è la sola risposta razionale e realistica allo stesso dilemma che Thomas Hobbes affrontò quattro secoli fa: la generale insicurezza determinata dalla libertà selvaggia dei più forti, oppure il patto di convivenza pacifica basato sul divieto della guerra e sulla garanzia dell'abitabilità del pianeta e perciò della vita di tutti. La vera utopia, l'ipotesi più inverosimile, è l'idea che la realtà possa rimanere così come è: l'illusione cioè che potremo continuare a fondare le nostre democrazie e i nostri tenori di vita sulla fame e la miseria del resto del mondo, sulla forza delle armi e sullo sviluppo ecologicamente insostenibile delle nostre economie. Solo una Costituzione della Terra, che introduca un demanio planetario a tutela dei beni vitali della natura, bandisca le armi a cominciare da quelle nucleari e introduca un fisco e idonee istituzioni globali di garanzia in difesa dei diritti di libertà e in attuazione dei diritti sociali di tutti può realizzare l'universalismo dei diritti umani, assicurare la pace e, prima ancora, la vivibilità del pianeta e la sopravvivenza dell'umanità.

 

 

 

 

 

 


 

 

Musicofilia  

Oliver Sacks Musicofilia Adelphi 2010


Un giorno, a New York, Oliver Sacks partecipa all'incontro organizzato da un batterista con una trentina di persone affette dalla sindrome di Tourette: "Tutti, in quella stanza, sembravano in balia dei loro tic: tic ciascuno con il suo tempo. Vedevo i tic erompere e diffondersi per contagio". Poi il batterista inizia a suonare, e tutti in cerchio lo seguono con i loro tamburi: come per incanto i tic scompaiono, e il gruppo si fonde in una perfetta sincronia ritmica. Questo stupefacente esempio, spiega Sacks, è solo una particolare variante del prodigio di "neurogamia", che si verifica ogniqualvolta il nostro sistema nervoso "si sposa" a quello di chi ci sta accanto attraverso il medium della musica. Presentando questo e molti altri casi con la consueta capacità di immedesimazione, Sacks esplora la "straordinaria forza neurale" della musica e i suoi nessi con le funzioni e disfunzioni del cervello.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 
prof. Giorgio Parisi Intervento al Parlamento del 2021 in occasione del premio Nobel per la Fisica
 
 
"L'umanita? deve fare delle scelte essenziali, deve contrastare con forza il cambiamento climatico. Sono decenni che la scienza ci ha avvertiti che i comportamenti umani stanno mettendo le basi per un aumento vertiginoso della temperatura del nostro pianeta. Sfortunatamente, le azioni intraprese dai governi non sono state all'altezza di questa sfida e i risultati finora sono stati assolutamente modesti. Negli ultimi anni gli effetti del cambiamento climatico sono sotto gli occhi di tutti: le inondazioni, gli uragani, le ondate di calore e gli incendi devastanti, di cui siamo stati spettatori attoniti, sono un timidissimo assaggio di quello che avverrà nel futuro su una scala enormemente piu? grande. Adesso, comincia a esserci una reazione forse piu? risoluta ma abbiamo bisogno di misure decisamente più incisive.

Dall'esperienza del COVID sappiamo che non è facile prendere misure efficaci in tempo. Spesso le misure di contenimento della pandemia sono state prese in ritardo, solo in un momento in cui non erano più rimandabili. Sappiamo tutti che "il medico pietoso fece la piaga purulenta". Voi avete il dovere di non essere medici pietosi. Il vostro compito storico è di aiutare l'umanità a passare per una strada piena di pericoli. E' come guidare di notte. Le scienze sono i fari, ma poi la responsabilita? di non andare fuori strada è del guidatore, che deve anche tenere conto che i fari hanno una portata limitata. Anche gli scienziati non sanno tutto, è un lavoro faticoso durante il quale le conoscenze si accumulano una dopo l'altra e le sacche di incertezza vengono pian piano eliminate. La scienza fa delle previsioni oneste sulle quali si forma pian piano gradualmente un consenso scientifico.

Quando l'IPCC1 prevede che in uno scenario intermedio di riduzione delle emissioni di gas serra la temperatura potrebbe salire tra i 2 e i 3,5 gradi, questo intervallo è quello che possiamo stimare al meglio delle conoscenze attuali. Tuttavia deve essere chiaro a tutti che la correttezza dei modelli del clima e? stata verificata confrontando le previsioni di questi modelli con il passato. Se la temperatura aumenta più di 2 gradi entriamo in una terra incognita in cui ci possono essere anche altri fenomeni che non abbiamo previsto, che possono peggiorare enormemente la situazione. Per esempio, incendi di foreste colossali come l'Amazzonia emetterebbero quantità catastrofiche di gas serra. Ma quando potrebbe accadere? L'aumento della temperatura non è controllato solo dalle emissioni dirette, ma e? mitigato dai tantissimi meccanismi che potrebbero cessare di funzionare con l'aumento della temperatura. Mentre il limite inferiore dei 2 gradi è qualcosa sul quale possiamo essere abbastanza sicuri, è molto più difficile capire quale sia lo scenario più pessimistico. Potrebbe essere anche molto peggiore di quello che noi ci immaginiamo.

Abbiamo di fronte un enorme problema che ha bisogno di interventi decisi - non solo per bloccare le emissioni di gas serra - ma anche di investimenti scientifici. Dobbiamo essere in grado di sviluppare nuove tecnologie per conservare l'energia, trasformandola anche in carburanti, tecnologie non inquinanti che si basano su risorse rinnovabili. Non solo dobbiamo salvarci dall'effetto serra, ma dobbiamo evitare di cadere nella trappola terribile dell'esaurimento delle risorse naturali. Il risparmio energetico è anche un capitolo da affrontare con decisione. Per esempio, finche? la temperatura interna delle nostre case rimarrà quasi costante tra estate e inverno, sara? difficile fermare le emissioni.

Bloccare il cambiamento climatico con successo richiede uno sforzo mostruoso da parte di tutti. E' un'operazione con un costo colossale non solo finanziario, ma anche sociale, con cambiamenti che incideranno sulle nostre esistenze. La politica deve far sì che questi costi siano accettati da tutti. Chi ha piu? usato le risorse deve contribuire di più, in maniera da incidere il meno possibile sul grosso della popolazione. I costi devono essere distribuiti in maniera equa e solidale tra tutti i paesi."

____________________________________

Puoi rispondere punto per punto oppure costruire un unico discorso che comprenda le risposte a tutte le domande proposte.

___________________________________________________________________________________________________

1. Riassumi il brano proposto nei suoi snodi tematici essenziali.
2. Spiega il significato della similitudine presente nel testo: che cosa rappresentano i fari e cosa il guidatore? E l'automobile?
3. Quali interventi fondamentali, a giudizio di Parisi, è necessario intraprendere per fornire possibili soluzioni ai problemi descritti nel discorso?
4. Nel suo discorso Parisi affronta anche il tema dei limiti delle previsioni scientifiche: quali sono questi limiti?

Parisi delinea possibili drammatici scenari legati ai temi del cambiamento climatico e dell'esaurimento delle risorse energetiche prospettando la necessità di urgenti interventi politici; condividi le considerazioni contenute nel brano? Esprimi le tue opinioni al riguardo, sulla base di quanto appreso nel tuo percorso di studi e delle tue conoscenze personali, elaborando un testo in cui tesi e argomenti siano organizzati in un discorso coerente e coeso.

 



 

Club di Roma-MIT: "I limiti della crescita" compie 50 anni
Stefano Nespor

 

Nel 1972, contemporaneamente alla prima Conferenza mondiale dell'ambiente, viene dato alle stampe "The limits of growth", commissionato dal Club di Roma, guidato fra gli altri da Aurelio Peccei, a cinque giovani studiosi del MIT: da sinistra, Jorgen Randers, Jay Forrester, Donella Hager-Meadows, Dennis L. Meadows and William W. Behrens III. L'opera applica un modello per dare sostanza scientifica a un messaggio storico: le risorse non sono infinite e con questo modello di crescita - economica e demografica - il sistema Terra andrà ben presto incontro alla più grave crisi della sua storia. Nasce così l'ambientalismo scientifico, anche se gli scenari del MIT si riveleranno poi eccessivamente pessimisti e in molti casi sbagliati. Con alcune modifiche pubblichiamo un estratto dal libro di Stefano Nespor (La scoperta dell’ambiente. Una rivoluzione culturale, edito da Laterza nel 2020) che ricostruisce quella stagione.

Il volume vende in poco tempo due milioni di copie ed è tradotto in decine di lingue.

Possiedo una copia della prima edizione del libro, pubblicato a Londra e contemporaneamente a New York. Fu acquistato da Claudia Winkler, la mia compagna all’epoca. Claudia non si occupava di ambiente e l’acquisto dimostra l’interesse che il libro aveva suscitato nell’opinione pubblica. Il libro è rimasto con me fino a ora; sono poco più di 200 pagine, a stento ancora trattenute insieme dalla colla rinsecchita della rilegatura. È pieno di annotazioni e di sottolineature apposte prima da Claudia e poi da me: nel 1973 avevo cominciato a occuparmi di diritto dell’ambiente, forse sospinto proprio da quel libro, una materia ancora inesistente in Italia e, salvo qualche eccezione, in Europa. L’ambiente era a quel tempo già oggetto di tutela nell’Unione europea, ma in modo contorto e indiretto: non perché la meritasse in quanto tale, ma perché gli Stati che permettevano alle imprese nazionali di deteriorarlo senza adottare precauzioni producevano beni e merci con costi inferiori a quelli di altri paesi in cui l’ambiente cominciava a essere oggetto di tutela (Germania e Olanda soprattutto) e così violavano il principio della concorrenza del mercato comune. Paradossalmente, la protezione dell’ambiente dipendeva solo dalle norme che tutelavano il mercato.

Mettendo a raffronto The Limits to Growth con Silent Spring è facile comprendere che in dieci anni molto era cambiato. Non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa e, con taglio e preoccupazioni assai diverse, nei paesi poveri, la stampa e i grandi mezzi di comunicazione (Internet e la posta elettronica non c’erano ancora) avevano cominciato a occuparsi di problemi ambientali, facendo sorgere una diffusa voglia di conoscenze e di cultura scientifica: molti studiosi e specialisti cominciano a divulgare la conoscenza dei pericoli associati agli inquinamenti industriali, alla radioattività e ai rapporti fra la produzione e il consumo delle merci e il deterioramento della natura.

Questo spiega le differenze dei due libri. Mentre Silent Spring è un’opera di letteratura naturalistica, seppur rigorosamente documentata dal punto di vista scientifico, The Limits to Growth si propone come un rapporto scientifico, presentato in modo leggibile per il vasto pubblico. (…)

Nei dieci anni che separano i due libri ha fatto irruzione sulla scena mondiale, trascinato dall’emergere dei problemi ambientali, ma già anticipato, come si è visto, da Rachel Carson, il tema dei limiti, visti nella loro globalità e in tutte le possibili varianti: limiti nello sfruttamento delle risorse naturali, limiti nell’aumento della popolazione, e, appunto, limiti della crescita economica. È un tema che da questo momento in poi costituirà una delle componenti fondamentali del pensiero ambientalista. (…)

Ma vediamo come è nata quest’opera. Nel 1968, mentre Paul Ehrlich formula le sue apocalittiche previsioni sulla “bomba demografica”, Aurelio Peccei, insieme con Alexander King, un chimico e imprenditore scozzese (sarà anche direttore scientifico dell’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che fin dall’inizio ha condiviso l’iniziativa di Peccei, invita un gruppo di trenta persone provenienti da dieci diversi paesi a Roma, all’Accademia dei Lincei. Ci sono tra loro scienziati, economisti, filosofi, industriali e uomini d’affari: tra di essi lo studioso dei futuribili de Juvenel, Hugo Thiemann, direttore del Battelle Institute di Ginevra, Saburo Okita, direttore del Centro di ricerche economiche giapponese, Carroll Wilson del MIT, il biologo Conrad H. Waddington, il fisico premio Nobel  Dennis Gabor e il banchiere Guido Carli. È il primo passo verso la costituzione del Club di Roma, un’organizzazione non finanziata con fondi pubblici che in breve tempo conta quasi 80 membri di venticinque diversi paesi. Si aggiungeranno Pierre Trudeau, il primo ministro del Canada, Dzhermen Gvishiani, vice presidente del Comitato per la scienza e la tecnologia dell’Unione sovietica e poi anche la regina Beatrice d’Olanda e il principe El Hassan bin Talal di Giordania.

Peccei e King fanno parte del Comitato esecutivo. L’obiettivo è di promuovere la comprensione delle sfide globali che si prospettano per il futuro dell’umanità e di proporre soluzioni attraverso l’analisi scientifica dei problemi. Il presupposto è che le sfide siano così interconnesse che le istituzioni pubbliche tradizionali non sono più in grado di comprenderne appieno i contenuti e gli effetti e sia necessario quindi individuare idonee modalità per affrontarle. Sulla base di queste premesse è avviato un progetto che si propone di studiare il futuro del pianeta e soprattutto i limiti invalicabili di cui bisogna tenere conto.

In poco tempo è predisposto un documento preparatorio, chiamato Project 1969, che intende porre i lineamenti di una nuova scienza per programmare il futuro, basata sul presupposto che l’uomo e la natura costituiscono un macrosistema integrato. Nella successiva riunione del giugno 1970 a Berna Jay Forrester, un ricercatore del MIT, propone di costruire una simulazione delle interazioni tra i principali fattori che contribuiscono a determinare i problemi dell’umanità. La simulazione avrebbe dovuto essere realizzata utilizzando i computer dei quali in quegli anni si stavano scoprendo le immense potenzialità (risale a pochi anni prima l’immissione sul mercato dei primi esemplari del PDP-8, un computer piccolo e per l'epoca leggero che ben presto si diffonde nei laboratori, nei centri di ricerca e nelle università).

Un primo modello, World 1, sviluppato da un gruppo di giovani ricercatori del MIT diretto da Dennis Meadows, prende in considerazione i più importanti temi allora oggetto di discussione e di contrasti tra paesi poveri e paesi ricchi. Dalla simulazione emerge che la continua crescita di inquinamento e popolazione con il ritmo attuale avrebbe condotto prima o poi al collasso. I successivi modelli World 2 e World 3, elaborati sulla base di simulazioni più precise, forniscono la base dei dati inseriti in The Limits to Growth. (…)

Nello stesso anno 1968 in cui Peccei e King avviano la costituzione del Club di Roma, l’Assemblea delle Nazioni Unite approva la proposta della Svezia di indire per il 1972 una Conferenza sull’ambiente umano. La sede è a Stoccolma, nel paese promotore dell’iniziativa.

Nel 1971, quando cominciano i preparativi per la Conferenza, il conflitto tra Nord e Sud del mondo esplode. La maggior parte degli stati ricchi sostiene che i problemi ambientali sono fondamentalmente gli stessi ovunque e che i paesi poveri possono procedere sulla strada dello sviluppo solo se adottano rigorose misure per limitare le nascite: la sovrappopolazione resta infatti la causa principale di distruzione dell’ambiente.

Diametralmente opposta la posizione assunta dai paesi poveri: il degrado ambientale è causato dall’industrializzazione e dallo sfruttamento delle risorse naturali per soddisfare le incolmabili esigenze di consumo dei paesi ricchi, sicché grava su questi ultimi il compito di risolverlo e di sopportarne i costi. (…)

La Conferenza sull’ambiente umano (United Nations Conference on the Human Environment, nota anche con l’acronimo UNCHE) si svolge così a Stoccolma tra il 5 e il 16 giugno del 1972. Vi partecipano 112 Stati, la gran parte dei membri a quel tempo delle Nazioni Unite, oltre a molte organizzazioni internazionali e, per la prima volta, le organizzazioni non governative del settore ambientale.  Nel corso della Conferenza i paesi poveri riescono a porre al centro della discussione la mancanza di sviluppo come causa primaria dei loro problemi ambientali. L’obiettivo è quindi promuovere lo sviluppo, tenendo presente la necessità di migliorare le condizioni ambientali e di ridurre il divario esistente con i paesi ricchi. Questi ultimi, d’altro canto, ottengono di porre in evidenza il pericolo per l’ambiente provocato dalla crescita demografica e la necessità di adottare politiche adeguate per contenerla.  La Conferenza si conclude con l’approvazione di una dichiarazione contenente 26 principi in materia di ambiente e sviluppo. Il primo principio stabilisce che «L’uomo ha il diritto fondamentale alla libertà, all’uguaglianza e a adeguate condizioni di vita in un ambiente che permetta di condurre una vita con dignità e con benessere»: compare per la prima volta in un testo internazionale il diritto di vivere in un ambiente sano. 

Pochi mesi prima dell’avvio della Conferenza l’obiettivo del Club di Roma si materializza: The limits to Growth, un rapporto curato dal gruppo di ricercatori del MIT che avevano predisposto i due modelli di riferimento, è ufficialmente presentato il 12 marzo 1972 con una conferenza organizzata presso lo Smithsonian Institute a Washington.

Il momento è accuratamente programmato in modo da offrire ai partecipanti alla ormai prossima Conferenza di Stoccolma e a tutti coloro che ne seguivano lo svolgimento materiale e spunti per assumere decisioni in merito a temi che, in vario modo, sono tra gli oggetti del libro. Sono, del resto, i temi che già contrapponevano paesi ricchi e paesi poveri, oggetto di studio e di dibattiti negli ultimi anni.

Ma mentre l’aumento della popolazione mondiale con il conseguente pericolo di insufficienza della produzione alimentare è un tema già oggetto di dibattito, di ben maggiore effetto, soprattutto per l’opinione pubblica dei paesi ricchi, è il tema del prossimo esaurimento delle risorse naturali a seguito del progredire e dell’estendersi dell’industrializzazione. 

La pubblicazione del rapporto e l’annuncio della possibilità di un collasso economico e ambientale in un futuro non lontano, sorretto da calcoli, grafici e simulazioni operate con i computer del MIT, fanno l’effetto di un fulmine a ciel sereno anche perché il rapporto non è dedicato solo agli addetti ai lavori: esso, pur trattando aspetti scientifici per lo più ignoti al pubblico, è di agevole comprensione per chiunque sia dotato di una normale istruzione.

La comprensibilità del testo è una delle ragioni del suo successo: nei due anni seguenti fu tradotto in quindici lingue e vendette in poco tempo più di due milioni di copie. Oggi, prendendo in considerazione anche le revisioni e gli aggiornamenti pubblicati negli anni successivi, sono state vendute oltre 30 milioni di copie: è il libro più venduto nella storia della letteratura ambientalista. E anche quello più criticato.

Il rapporto dei ricercatori del MIT offre una previsione sullo stato del mondo in un futuro prossimo avvalendosi di un modello matematico che simula al computer l’andamento e la reciproca interazione di cinque fattori a livello globale: la crescita dell’industrializzazione, l’aumento della popolazione, l’insufficienza del cibo e dell’acqua necessari per far fronte all’aumento, il progressivo consumo di risorse naturali non rinnovabili e il deterioramento dell’ambiente per l’inquinamento. Sono soltanto alcune delle possibili variabili, quelle che sono considerate importanti per descrivere l’evoluzione del sistema economico globale o, come molti critici hanno rilevato, quelle che confermano le ipotesi di partenza degli autori. È una simulazione come molte se ne faranno negli anni seguenti soprattutto per prevedere gli effetti del cambiamento climatico o del declino della biodiversità; ma molti non se ne rendono conto e trattano le previsioni come certezze. 
Le cinque variabili prescelte hanno, secondo gli autori, un ritmo di crescita esponenziale: i grafici inseriti nel libro, ponendo sull'asse orizzontale i tempi e su quello verticale le quantità, mostrano così una curva che si innalza quasi verticalmente con il passare del tempo. Per converso, gli strumenti a disposizione per attenuare gli effetti della crescita hanno un ritmo di crescita lineare e quindi inferiore: nello stesso grafico, sono rappresentati da una linea equidistante tra i due assi. Pertanto, se il ritmo di crescita rimane invariato, l’aumento dell’industrializzazione e della popolazione determineranno un esaurimento delle risorse entro pochi anni: la terra raggiungerà, entro i prossimi cento anni, il limite delle possibilità di crescita e si avvierà a quel punto un irreversibile declino della produzione industriale e della popolazione.

Il libro offre molti esempi assumendo come punto di partenza il ritmo del consumo di talune risorse nel 1972. Con riferimento alle risorse naturali non rinnovabili, per esempio, la curva della crescita del consumo dell’alluminio mostra che esso è destinato a esaurirsi entro 31 anni, il cromo entro 95 anni, il rame entro 21, l’oro entro 9 anni.

Il rapporto esclude che il progresso scientifico e le innovazioni tecnologiche possano contenere il ritmo di crescita di questi cinque fattori in modo da garantire condizioni di stabilità economica e ecologica sostenibili nel futuro, anche se ammette che possono ritardare il raggiungimento del limite. L’unica soluzione possibile, purché si agisca subito, è fermare l’attuale modello di sviluppo: la crescita deve finire entro breve tempo oppure essa, insieme all’aumento della popolazione, esaurirà le risorse naturali: «se la crescita si mantiene con i presenti livelli i limiti saranno raggiunti entro i prossimi cento anni».

Dei dodici scenari ipotizzati nel rapporto sette conducono a esiti più o meno disastrosi.

In sostanza, il rapporto può essere sintetizzato in quattro punti:

  • Ci sono limiti fisici alla crescita economica che, al ritmo del 1972, saranno probabilmente raggiunti nel corso della prossima generazione o comunque entro i seguenti cento anni;
  • Questi limiti saranno superati con disastrose conseguenze se si continueranno a operare scelte a breve termine e in un’ottica localistica, senza adottare una visione globale delle sorti del pianeta; 
  • L’unica alternativa è un riequilibrio dell’incremento demografico e della produzione materiale che tenga conto dei vincoli posti dall’ambiente e dal progressivo esaurimento delle risorse non rinnovabili;
  • Ogni ritardo nel perseguimento di questi obiettivi rende una transizione ordinata verso una situazione di equilibrio sempre più difficile.

(continua)


 

Notizie dal tempo profondo  

Helen Gordon Notizie dal tempo profondo Codice, Torino, 2022, pp. 320 (euro 26,00)

  

La cultura mediterranea da cui discendiamo è talmen­ te antropocentrica che per millenni abbiamo fatto fatica a immaginare un mondo senza di noi: le Sacre Scritture contano solo cinque giorni prima di Adamo ed Eva. Solo nella seconda metà del Settecento si è iniziato gradualmente a ragionare su una storia molto più ampia, su un «tempo profondo» che va al di là di ogni possibile me­ moria umana e che dobbiamo indagare: non solo guar­ dando sotto i nostri piedi - scavando attraverso strati geologici - ma anche alzando lo sguardo sui materiali con cui sono costruiti gli edifici.
In questo bel libro, là scrittrice Helen Gordon esplora lo spazio e il tempo in modo poco convenzionale, con la scienza che si intreccia all'arte e alla vita quotidiana. C'è anche l'Italia con le sue città, storicamente costruite con materiali locali e quindi con sfumature di colore tipiche: Roma è bianca e rossa (travertino e mattoni); Firenze è bianca per il marmo, grigia per la pietra serena e verde per l'uso di serpentinite; Napoli ha il giallo chiaro del tufo originato dal vulcano dei Campi Flegrei e il grigi del «piperno», una roccia che si t rova solo in Campa­ nia, originata dalla compressione delle ceneri vulcani­ che con incastonati pezzi più scuri di lava.
Discutere sull'uso dei materiali locali diventa quindi l'oc­ casione per discutere la geologia e l'impatto della nostra specie. La comunità dei geologi ha infatti evidenziato come l'attività umana stia lasciando «una firma strati­ grafica evidente nei sedimenti e nel ghiaccio». È quella che secondo la Commissione internazionale di stratigra­ fia potrebbe essere una nuova epoca chiamata «An­ tropocene»: sarebbe la prima volta che tali segni sono lasciati da una forza consapevole delle proprie azioni. Secondo alcuni geologi, però, anche creare la categoria dell'Antropocene sarebbe frutto dello stesso antropocentrismo. Se comunque prendessimo coscienza della dimensione temporale su cui stiamo giocando, avrem­ mo più chiare le conseguenze dei nostri comportamenti sul lungo termine, senza lasciare i problemi da noi crea­ ti alle prossime generazioni.
Mauro Capocci

 

 

 

 

 


Occupare il futuro  

 Roberto Paura Occupare il futuro Codice edizione, Torino, 2022

 

Predere, anticipare e trasformare il mondo di domani

È possibile una scienza in grado di conoscere gli eventi del futuro allo stesso modo in cui, attraverso le scienze storiche, proviamo a conoscere i fatti del passato? Questo sogno, fin dalla psicostoria di Isaac Asimov, ha influenzato economisti, politologi, strateghi e cibernetici, ma deve fare i conti non solo con i limiti della nostra capacità di previsione e con la complessità dei sistemi sociali, ma anche con la consapevolezza che il futuro non è un destino in attesa di realizzarsi.
Roberto Paura racconta l’evoluzione degli studi di previsione e gli scenari indagati dai futurologi sui rischi globali, ma il suo libro fa anche un passo ulteriore: propone un approccio in cui questi strumenti vengono usati per immaginare nuovi futuri possibili.
Un manifesto che ci invita a “occupare il futuro”, per recuperare così una capacità di aspirare a un domani radicalmente diverso dal presente, mettendo i nuovi strumenti dell’anticipazione al servizio di modi nuovi di pensare i futuri possibili, in cui speranze, sogni e utopie dell’umanità possano tradursi in realtà.
Ci troviamo nella condizione di dover provare a riaprire il futuro per poterlo rendere nuovamente pensabile, agibile, trasformabile occuparsi del futuro come oggetto di studio ì, o preoccuparsi del futuro per le sue implicazioni, non basta più. Si tratta piuttosto di cambiarlo, compito che richiede uno sforzo notevole : quello di immaginare nuovi futuri preferibili che siano diversi da quelli promossi dall’ordine egemonico del presente. Il futuro diventa pertanto un campo di battaglia dove idee, immagini e versioni diverse sono destinare a contrapporsi e scontrarsi. Ai “futurese studies” è richiesto un compito nuovo: occupare il futuro.

 

 

 

 

 

 


 

17 Giugno - Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione

La giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite e si celebra ogni 17 giugno. Il suo scopo è quello di far conoscere nuovi modi per prevenire la desertificazione, promuovere e sensibilizzare l’opinione pubblica sul degrado del suolo, l’approvvigionamento di cibo e acqua, la tutela della  biodiversità e la sicurezza delle popolazioni minacciate dalla desertificazione.
Lo slogan che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha lanciato per la campagna 2018 è “La terra ha un valore reale, investi su di lei”.
A tale proposito il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea) e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale hanno previsto l’inserimento di tale celebrazione all’interno del XXI Convegno Nazionale di Agrometeorologia che si terrà a Roma dal 19 al 21 giugno.
 
 Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, che arriva dopo un mese di maggio che è stato, globalmente, il quinto più caldo mai registrato. E che ci ricorda che il deserto non è un luogo lontano, esotico e misterioso, ma un processo sempre più vicino che minaccia la biodiversità e l’agricoltura. «Una parte piuttosto consistente del nostro Sud Italia si avvia a essere classificato come terre aride. Ragione in più per lavorare su piante robuste che non necessitano troppi input», scrivono Elisabetta Tola e Marco Boscolo in Semi ritrovati. Mentre Antonello Pasini, ne L’equazione dei disastri, ci ricorda che la «galoppante antropizzazione» e lo sfruttamento del suolo accentuano la vulnerabilità del territorio agli eventi meteo-climatici estremi.
  
 

  

Corpi estranei

Cinzia Pozzi

Corpi estranei

Cartaceo, euro 16,00 E-book, euro 10,99 Pagine: 208

 

Monica si ricarica prima di uscire di casa per non restare paralizzata dal dolore. Antonio tiene a bada i sintomi motori del Parkinson con un telecomando. Zack e Dylan, in classe, si connettono via bluetooth alle voci dei compagni. Quella di chi convive con pacemaker, defibrillatori cardiaci impiantabili, impianti cocleari e sistemi per la Deep Brain Stimulation è una quotidianità diversa, con cui sempre più persone devono fare i conti. Mentre media, aziende produttrici ed esperti parlano solo di innovazione, Cinzia Pozzi capovolge il punto di osservazione e racconta le storie delle persone che si affidano a questi dispositivi: come ci si adatta a un corpo fatto non solo di carne e ossa? Serve fare manutenzione? E come si viene percepiti dalla società dopo l’impianto? Attraverso le voci dei pazienti, tra evidenze scientifiche e progetti pilota, Corpi estranei delinea uno scenario fatto di sfide individuali e collettive, dilemmi etici e tanta disinformazione; ma invita anche a riflettere sui limiti dell’uso della tecnologia in medicina, sull’importanza della collaborazione attiva dei pazienti nel percorso di cura e su quanto siamo disposti a fidarci del progresso nella speranza di stare meglio.

«Allora non si sentì una cavia, bensì una pioniera, ma all’eccitazione di essere tra i primi pazienti a beneficiare di un microchip così nuovo si era anche affiancata, da un certo momento in poi, l’incertezza riguardo alla sicurezza dell’intervento di impianto e alle conseguenze a lungo termine della convivenza con il piccolo ospite. Dopotutto, non conosceva nessuno che avesse incorporato quel dispositivo prima di lei».