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Recensioni da giugno 2022

 Recensioni da giugno 2022

 

 

 

Libro d’herbe ® DALL'ALTO, DA DENTRO ® Tre pisane in trincea ® Memorie di una famiglia ® Creativi si nasce o si diventa? ® Socrate a cavallo di un bastone ® Il mare in cui nuotiamo ® L'attrito della vita ® Il breve viaggio ® Contengo moltitudini ® Viaggi a fior di pelle. Memorie familiari del Comprensorio del cuoio che si apre al mondo ® La Geometria del dolore ® Giorgio Parisi Intervento al Parlamento ® Musicofilia ® Per una Costituzione della Terra ® La sola colpa di essere nati ® Tienilo acceso ® I limiti della crescita ®  Notizie dal tempo profondo ® Occupare il futuro ® La giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità ® Corpi estranei

 

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Libro delle erbe

Il ‘Libro d’herbe’ di Gherardo Cibo tra arte, natura e scienza

di Lucia Tongiorgi Tomasi, 40 pagg, 11x16 cm, 2022 · ISBN: 9788846762573

 

Vissuto nella seconda metà del XVI secolo, Gherardo Cibo, affascinante e poliedrica figura di artista e naturalista, è l’autore del Libro d’herbe, un raffinato piccolo manoscritto che si conserva presso la Biblioteca Marucelliana di Firenze.

 

Lucia Tongiorgi Tomasi, storica dell’arte e accademica dell’Accademia Nazionale dei Lincei, si occupa della produzione artistica dei secoli XVI-XVIII, con particolare riguardo ai rapporti tra arte e scienza, alla grafica, alla natura morta e alla storia dei giardini.

 

 

 


 

 

 

dall'alto, da dentro

DALL'ALTO, DA DENTRO
Parole e immagini per una Piazza dei Miracoli mai vista

A cura di: Stefano Bruni, 72 pagg, cm.16,5x21, 2022, ISBN: 978884676455

Testi di Gabriele D'Annunzio, Enzo Carli, Rudolf Borchardt, Emilio Tolaini

Fotografie di Nicola Gronchi ed Enrico Mangano

 

Un inedito - se si considera il carattere di novità delle inquadrature proposte - viaggio in uno dei paesaggi più fotografati del mondo secondo un'inusuale prospettiva che guarda alla Cattedrale, al Campanile, al Battistero, al Camposanto e alla Piazza nel suo insieme con il medesimo sguardo delle innumerevoli statue che popolano il fastigio dei vari monumenti e che svela caratteri e particolari finora solo immaginati. In questo volume la fotografia dialoga con quattro grandi e illustri interpreti e osservatori della Piazza dei Miracoli - Gabriele D'Annunzio, Enzo Carli, Rudolf Borchardt, Emilio Tolaini - componendo un gioco di specchi nel quale immagini e parole si alternano e si contrappuntano a vicenda.


Nicola Gronchi, laureato in Storia dell’Arte con una tesi in fotografia, è fotografo professionista dal 1984 ed è responsabile dello Studio Gronchi FotoArte di Pisa. Dal 2016 è titolare della Cattedra di Fotografia presso la Alma Artis Academy. Si occupa principalmente di fotografia fine art per i beni culturali realizzando immagini d’architettura, pittura e scultura per cataloghi, musei e mostre d’arte.
Sue immagini sono presenti in svariate monografie di artisti contemporanei. Fa parte dei fotografi selezionati NPS Nikon, è stato inserito nell’albo degli Autori ed Artisti Fotografi italiani ed europei, ed è membro della Royal Photographic Society, una delle organizzazioni fotografiche tra le più antiche del mondo.


Enrico Mangano, dopo aver sperimentato la fotografia nel corso delle campagne sui diritti civili degli anni Settanta, diventa fotografo professionista aprendo uno studio a Pisa in lungarno Mediceo. Negli anni Novanta si iscrive, come pubblicista, all’Ordine dei Giornalisti e comincia a collaborare con il gruppo Finegil e con varie agenzie di stampa nazionali. Presidente del Sindacato Artigiani Fotografi della CNA, negli ultimi anni con la Gronchi FotoArte utilizza le nuove tecnologie digitali per riprese fotografiche aeree.

  


  

Tre pisane in trincea

Tre pisane in trincea
Quattro anni di battaglie per il Centro Oncologico Pisano
Autore/i: Anna Di Milia Tongiorgi , Paola Pisani Paganelli , Isabella Salvini Calamai 82 pagine,14x21 cm, 2020 ISBN: 9788846759955

 

Tre storie di donne, Anna, Isabella e Paola che negli anni ’80 si scontrano con il cancro, malattia che a quei tempi veniva nascosta con pudore. Costrette ad un pendolarismo per cure che nella loro città non erano disponibili, le protagoniste raccontano con commozione e ironia i tortuosi percorsi per ottenere una diagnosi e i viaggi della speranza a Milano e a Parigi. Tali sofferenze sfociano in un impegno sociale che si concretizza l’8 marzo 1987 con un’azione provocatoria. In quella epica giornata, Anna, Isabella e Paola raccolgono centinaia di firme per chiedere l’istituzione a Pisa di un Centro per la cura dei tumori. Il libro narra di quattro anni di lotte che portarono alla creazione del Centro Oncologico di Pisa, in un’epoca di trasformazione della sanità nazionale. Nella post-fazione, Pierfranco Conte, primo direttore dell’Oncologia Medica pisana, sottolinea l’attualità del tema della sanità territoriale, oggi al tempo del COVID, come nel periodo di questa storia.

 

 


 

Memorie di una famiglia

Memorie di una famiglia, I quattro secoli dei Batini di San Giovanni alla Vena

A cura di Cesira Batini, Edizioni Il Campano, Pisa 2021 pagg 342 EAN: 9788865285213 ISBN: 8865285214

  • La memoria mitiga in parte il dolore della perdita, che è per tutti uno dei motivi di più acuta sofferenza. Non vorremmo perdere istanti importanti della nostra vita e per questo ci affidiamo spesso alle fotografie e ai diari. Ma per quanto tempo queste foto e queste pagine potranno parlare? A chi parleranno ancora trascorsi molti anni o decenni?

Se apriamo un cassetto, dove erano stati conservati documenti di chi aveva vissuto prima di noi nella stessa casa, spesso nella nostra mente si affollano interrogativi e dubbi. Non siamo sicuri di riconoscere alcuni volti, di decifrare scritture. Se vogliamo recuperare il passato, sanare almeno in parte una perdita, dobbiamo utilizzare gli strumenti degli storici: raccogliere i documenti, analizzarli, selezionarli, stabilire un rapporto tra loro e con il contesto temporale in cui si collocano. E’ quanto ha fatto Cesira Batini in Memorie di una famiglia. Il sottotitolo ci annuncia l’ampiezza temporale del suo lavoro da storica, “quattro secoli”, e il contesto: San Giovanni alla Vena, un borgo toscano tra i monti pisani e l’Arno, che dal seicento al diciannovesimo secolo ha goduto della politica illuminata dei Granduchi, in particolare di Leopoldo II. In seguito, dopo l’Unità d’Italia, nel XX secolo ha visto le trasformazioni economico-sociali nel corso di due guerre mondiali.

Memorie di una famiglia è un’autentica opera storica per la decifrazione e la contestualizzazione dei documenti privati, inoltre essa si è avvalsa anche di documenti di archivio e delle informazioni fornite da amici e abitanti del luogo. Sappiamo ormai da tempo che la grande Storia non soltanto si arricchisce attraverso le opere di microstoria, ma diventa in tal modo più comprensibile e umana. Album e scritti di famiglia sono materiale prezioso per uno storico, per indagare più profondamente l’intreccio delle vicende, per circoscrivere nella vastità di un panorama un perimetro piccolo da illuminare e far emergere in modo significativo. Nel caso di Cesira Batini l’attenzione della storica si avvale da una parte delle sue attitudini e competenze di scienziata, della sua esperienza di osservatrice sperimentale che per anni ha lavorato nei laboratori parigini dell’Université de Paris Jussieu, ma anche del fatto di essere lei stessa una componente della famiglia che conosce profondamente dall’interno, almeno per il ventesimo secolo, il più recente, sia per l’esperienza diretta della sua lunga vita (Cesira si avvicina ai novant’anni quando scrive), sia per i racconti ascoltati in famiglia da genitori, zii e altri membri anziani. Per questo può tentare di ricostruire la personalità degli antenati e a volte può soffermarsi su alcuni caratteri individuali. Nonostante i tanti anni trascorsi a Parigi, Cesira ha conservato un profondo legame con San Giovanni alla Vena, con la casa di famiglia e con il poco che ormai rimane di un patrimonio fondiario che, a partire dal Seicento aveva raggiunto il massimo incremento nel corso del XIX secolo, grazie all’amministrazione avveduta di un antenato definito “apogeo della famiglia”, Pietro I, il nonno. Pietro I, che con la sua vita ha attraversato tutto il XIX secolo, è una figura simbolica, un esempio di operosità e intelligenza. Non sappiamo nulla di suoi studi giovanili ma i documenti lo mostrano aperto a interessi sociali, sensibile ai diritti dei dipendenti, attento alla buona amministrazione e all’accrescimento del patrimonio e – al tempo stesso – ai molteplici aspetti della vita di famiglia e del paese. Tre figli di Pietro I, che dimostra di essere anche consapevole dell’importanza degli studi, si laureano all’Università di Pisa. Anche se due di loro continueranno a occuparsi solo della proprietà, si intravede già quella che sarà la trasformazione della società italiana nel secolo successivo. Attraverso alcune vicende significative dei numerosi nipoti della famiglia di Pietro Batini, assistiamo alla fine di una economia patriarcale sostituita dal mondo delle attività professionali.

Fin dai primi documenti risalenti al XVII secolo, Memorie di una famiglia testimonia l’intreccio così particolare, nella regione toscana, tra attività agricola e tradizione culturale, ancora visibile nelle composizioni poetiche popolari, in particolare nei “maggi”. La sicurezza dell’oralità in Toscana si lega probabilmente alla cura della lingua scritta, all’attenzione per una documentazione che rinsalda l’integrazione del gruppo nell’ambito familiare e locale. In seguito nel corso del XX secolo con il decadere della proprietà fondiaria, si moltiplicano gli interessi delle nuove generazioni Batini, si allenta la coesione familiare e si indebolisce per alcuni anche il legame con il paese, San Giovanni. Due case, in via Cavallotti e in via Roma continuano ad essere il luogo familiare per gli anziani, accogliente per i giovani che, anche se per brevi periodi, tornano qui ad incontrarsi. Sono queste case l’archivio delle memorie visibili negli arredi e depositate nei manoscritti così accuratamente studiati e trascritti.

Il libro non è un arido elenco di documenti, la trascrizione di testi, che nel contenuto variano dalla composizione poetica, ai decreti granducali, dalle lettere ai conti agricoli e ai contratti. È invece un testo scritto con uno stile leggero, che non cade mai nella retorica del ricordo, ma accompagna avvenimenti e personaggi con uno sguardo a volte complice, a volte ironicamente sorridente.

Memorie di una famiglia è costruito con una interessante struttura, in quanto – pur iniziando da scritti del XVII secolo per giungere alla seconda metà del XX – i suoi capitoli non seguono l’ordine cronologico, ma procedono privilegiando gli argomenti o i personaggi. Questo crea movimento e permette quella libertà di lettura preannunciata nel Prologo. Il libro si può leggere, anzi rileggere scegliendo il tema che interessa di più, dai lavori agricoli a quelli pubblici, dall’attenzione a un personaggio o alle varie vicende di vita. Cardine della storia familiare è senz’altro il nonno Pietro I, simbolo di una unità che a poco a poco si dirama in tanti rivoli. In tempi più recenti è Cesira Dal Canto Batini (Cesira I) la figura emblematica che segna un passaggio storico fondamentale, non solo l’avvento del matriarcato nella famiglia Batini, ma anche la fine dell’azienda agricola come titola il cap. 15 del libro. Motto della famiglia e di una nuova realtà sociale sono proprio le parole della nonna Cesira: “l’unico patrimonio inalienabile è l’educazione”. Principio che diviene ugualmente valido per le femmine come per i maschi – e questo è particolarmente significativo per il periodo storico in cui si svolge la vita di Cesira I, tra metà Ottocento e primi decenni del Novecento.

L’accurato annuario, con date e nomi, così come le tavole genealogiche, ci guidano quando il nostro interesse è rivolto soprattutto ai personaggi. Il capitolo conclusivo, infine, con documenti aggiunti su vicende e personaggi di San Giovanni, e – tra questi – il diario di un anonimo sui tragici avvenimenti del luglio-agosto 1944, insieme a un glossario, contribuiscono ulteriormente ad arricchire e ad accrescere l’interesse per questo libro, la cui importanza va oltre la storia locale e contribuisce a delineare aspetti delle trasformazioni nella società italiana degli ultimi secoli.

 

Anna Maria Di Pascale

Pisa, Agosto 2022


 

Creativi si nasce o si diventa?

 Piero Bianucci, Creativi si nasce o si diventa? Edizioni Dedalo, Bari, pagg 98, 2022, EAN: 9788822016164

“La creatività non è assegnabile a funzioni specifiche del cervello, benché alcune prevalgano in certe fasi del processo creativo. È il pensiero fluido – laterale e divergente – quello che riconfigura il problema, capovolge il punto di vista e scatena il gioioso istante Eureka! Il solito Einstein lo espresse così: La creatività è un cervello che si diverte”.

Cos’è la creatività? Una dote innata o qualcosa da stimolare?

Tra storia, neuroscienze, arte e umorismo, Piero Bianucci esplora uno degli aspetti più affascinanti e misteriosi della nostra mente. L’autore, scrittore e giornalista scientifico, collabora con La Stampa, la Rai e la radio svizzera, con questo testo breve e vivace esplora il tema in modo chiaro, divulgativo quanto basta per tenere l’attenzione, senza rinunciare alle spiegazioni necessarie, partendo dalla memoria e dall’intelligenza, soffermandosi brevemente sull’anatomia e sulle funzioni del cervello per giungere alle caratteristiche delle persone e degli ambienti creativi.

 

Dall’arte alla scienza, la creatività nelle sue molteplici espressioni sembra essere il vero tratto distintivo della specie umana. Mentre la cultura è importante ma non indispensabile alla riuscita artistica personale, il carattere sommatorio della scienza fa sì che conoscere bene l’esistente sia essenziale perchè la grande intuizione individuale è rara, mentre la regola è una stretta collaborazione. La capacità di meravigliarsi, la curiosità e uno sguardo insolito sulle cose sono essenziali, accompagnati però dal lavoro di ricerca costante e da un uso fecondo dell’errore.

La memoria gioca un ruolo importante, dato che “soluzioni creative richiedono al cervello di integrare inconsciamente le informazioni, permettendo così di vedere il problema sotto una nuova luce”, come scrive Kandel. A proposito dell’intelligenza, della quale occorrerebbe discutere sia l’articolata definizione che la problematica misurazione, mentre “ è verosimile che chi esprime una vivace creatività scientifica abbia un quoziente intellettivo elevato”, sarebbe interessante una ricerca che appurasse quanto sono creative le persone con un quoziente intellettivo alto.

Nell’esplorazione del cervello si sono fatti enormi progressi. La parola chiave è connettoma, la rete che congiunge i neuroni. Ereditiamo genoma e connettoma dai genitori, ma mentre il primo è stabile, il secondo conserva la sua flessibilità per tutta la vita, riconfigurandosi attraverso le esperienze che fanno di noi le persone che siamo.

Genitori e scuola hanno dunque un’enorme responsabilità nel preservare e incoraggiare i bambini, che sono naturalmente dotati di pensiero divergente connotato da gratuità, atteggiamento giocoso, allegria e irriverenza. La scuola spesso rema contro, quando presenta i problemi già confezionati e chiede soluzioni cristallizzate, che nascondono i percorsi di ricerca e di scoperta, costruendo così un abito mentale da indossare automaticamente in ogni situazione.

Sembra proprio che creativi un po’ si nasce e un po’ si diventa. E allora la scuola dovrebbe insegnare la creatività e non soffocarla, rivalutando mani e piedi che sono prolungamenti del cervello. Decine di studi provano infatti che l’attività fisica stimola nel cervello le aree della creatività e dunque occorrono laboratori di fisica e chimica, spazi e tempi per la musica e la ginnastica.

Tuttavia, poiché la plasticità del cervello sembra essere simile a quella dell’argilla, gli stili di vita sono fondamentali e non è mai troppo tardi per sviluppare la creatività e la “riserva cognitiva” a cui attinge. La lettura di questo breve saggio interessante e scorrevole è consigliata per tutti e non solo per genitori ed insegnanti che si occupano direttamente di educazione ed istruzione di bambini e ragazzi.

 

Maria Castelli


  

Alfonso Maurizio Iacono Socrate a cavallo di un bastone 120 pagine 15,20 euro Manifestolibri, 2022

I bambini, il gioco, i mondi intermedi e la messa in scena come pratica della verità

Giocare comporta l'uso della finzione come pratica della verità. Giocare significa entrare e uscire da mondi possibili e da universi differenti di regole. Ma proprio questo è ciò che fa la filosofia, quando cerca di pensare oltre il mondo dato; ed è a ben guardare un meccanismo che innerva tutta la vita sociale. Essa è un abitare universi di senso, i mondi intermedi, che costruiamo insieme agli altri in modo cooperativo e sociale, con una pratica che abbiamo appreso in quel mondo diverso che è l'infanzia e di cui il gioco è un elemento essenziale. Il rapporto tra infanzia, gioco e filosofia è al centro di questo libro di Alfonso Maurizio Iacono, che tra i filosofi italiani è stato uno di quelli che più ha operato per portare le domande della filosofia anche nella scuola primaria.

 

Alfonso Maurizio Iacono (1949) è un filosofo italiano. Ordinario di Storia della filosofia all’Università di Pisa, nell’anno accademico 2002-2003 è stato Visiting Professor all’Université de Paris 1 (Sorbonne-Panthéon). Fino al 2012 ha ricoperto la carica di preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa. Con Feltrinelli ha pubblicato "Autonomia, potere, minorità" (2000).

 


 

 

Il mare in cui nuotiamo

Frank Rose IL MARE IN CUI NUOTIAMO 21 aprile 2022 euro: 25,00 Pagine: 294 ISBN: 979125450003

Dopo Immersi nelle storie, il libro che ha descritto il nuovo modo di raccontare nell’era digitale (interattivo, coinvolgente e immersivo), in Il mare in cui nuotiamo Frank Rose scende ancora più a fondo, nel nucleo stesso dei meccanismi narrativi. Le neuroscienze infatti hanno dimostrato che i processi neurali che governano il pensiero creano di fatto strutture narrative, e che queste sono parte integrante del nostro essere. In altre parole, le storie sono indispensabili per leggere e interpretare la realtà. Hitchcock, The Walking Dead e alcune start-up di successo, ma anche le narrazioni tossiche e cospirazioniste della presidenza Trump e dei due anni segnati dalla pandemia, ci hanno inoltre insegnato che le storie possono essere più persuasive e potenti di qualsiasi argomentazione razionale e basata sui dati, e anche molto pericolose. Allora, sostiene Rose, per controllare le storie e non esserne controllati, conoscere gli strumenti dei narratori è fondamentale per chiunque.

 

 

 


 

L'attrito della vita

Lorenza Foschini, "L'attrito della vita", Indagine su Renato Caccioppoli matematico napoletano, La nave di Teseo, 272 p., EAN: 9788834611234

Napoli, 8 maggio 1959. Renato Caccioppoli, genio della matematica, pianista prodigioso, affascinante affabulatore, coltissimo e poliglotta, ritenuto nipote del fondatore del movimento anarchico Michail Bakunin, si uccide sparandosi un colpo di pistola alla nuca nella sua casa di Palazzo Cellammare. Adorato da studenti e colleghi, modello di libertà e anticonformismo per un’intera generazione, Caccioppoli ha incantato con il suo carisma e la sua intelligenza non solo alcuni tra i più celebri intellettuali del secolo – André Gide, Pablo Neruda, Eduardo De Filippo, Benedetto Croce, Alberto Moravia, Elsa Morante – ma anche e soprattutto il popolo napoletano, che da sempre guarda a lui con stupita ammirazione. Perseguitato dal regime fascista, afflitto da quello che la scrittrice e amica Paola Masino definirà “l’attrito della vita”, la sua morte lo consegna definitivamente alla storia della città. Questa indagine meticolosa e documentata ci racconta chi fu realmente Caccioppoli e ci restituisce un’immagine non stereotipata, e per certi versi inedita, di una Napoli leggendaria.

"Indagine su Renato Caccioppoli matematico napoletano, La nave di Teseo, 272 p., EAN: 9788834611234

 

Napoli, 8 maggio 1959. Renato Caccioppoli, genio della matematica, pianista prodigioso, affascinante affabulatore, coltissimo e poliglotta, ritenuto nipote del fondatore del movimento anarchico Michail Bakunin, si uccide sparandosi un colpo di pistola alla nuca nella sua casa di Palazzo Cellammare. Adorato da studenti e colleghi, modello di libertà e anticonformismo per un’intera generazione, Caccioppoli ha incantato con il suo carisma e la sua intelligenza non solo alcuni tra i più celebri intellettuali del secolo – André Gide, Pablo Neruda, Eduardo De Filippo, Benedetto Croce, Alberto Moravia, Elsa Morante – ma anche e soprattutto il popolo napoletano, che da sempre guarda a lui con stupita ammirazione. Perseguitato dal regime fascista, afflitto da quello che la scrittrice e amica Paola Masino definirà “l’attrito della vita”, la sua morte lo consegna definitivamente alla storia della città. Questa indagine meticolosa e documentata ci racconta chi fu realmente Caccioppoli e ci restituisce un’immagine non stereotipata, e per certi versi inedita, di una Napoli leggendaria.


 

Un breve viaggio

Maura Bertelli, Il breve viaggio, collana Clepsydra, Felici Editore, Pisa 2021, pp. 188, euro 14,00

 

Il racconto di un uomo buono e della sua sconfitta

Finalmente un bel romanzo sul nostro Risorgimento

 

Bisogna ammetterlo: noi italiani, e in special modo le giovani generazioni, ignoriamo tutto o quasi del nostro Risorgimento nazionale. Acculturati ai miti di un immaginario collettivo estraneo, importato e imposto dall’esterno, conosciamo in maniera particolareggiata le vicende e gli “eroi” della conquista del West, ma, aldilà di uno studio scolastico-manualistico, sappiamo assai poco di una fase decisiva nella formazione del nostro Paese. Eppur, ci sarebbe, ancora quasi intatto e tutto da scoprire e riproporre, un patrimonio di fatti eroici e meno eroici, di personaggi, di esili, di fughe, di amori e tradimenti cui attingere a piene mani per recuperare, come già argomentava mezzo secolo fa un intellettuale moderno e raffinato come Luciano Bianciardi che di vicende risorgimentali ne sapeva assai, la parte migliore, la più generosa e vivace del nostro passato prossimo.

Muove in direzione contraria al senso comune corrente la scrittrice pisana Maura Bertelli che nel suo recente romanzo Il breve viaggio, Felici Editore, Pisa 2021, dà vita a verosimili scenari risorgimentali e a plausibili intrecci narrativi. Protagonista delle sue pagine, Jacopo, pistoiese, ricco borghese cinquantenne, di convinzioni liberali, fin dagli anni della giovinezza impegnato nelle trame per l’unità e la libertà della patria comune. Nel settembre del 1851, il Nostro, di ritorno da una breve visita a Livorno compiuta per incontrare lo scrittore Francesco Domenico Guerrazzi e restituirgli alcune lettere politicamente compromettenti, incappa in un incidente nei pressi di Gavinana: la sua carrozza si ribalta. Apparentemente non gravi le conseguenze: solo numerose ammaccatura e qualche linea di febbre. Ma, nel corso dei giorni e delle settimane successive, quel sinistro si rivelerà esiziale: l’ancor giovane Cavaliere toscano si aggraverà e morirà dopo una lunga e infausta convalescenza. Una condizione, la sua, negli ultimi mesi dell’esistenza, che gli permetterà di ripensare i punti salienti e i passaggi importanti della vita: le scelte politiche e le amicizie, gli amori e i dissidi, la passione per l’arte e i viaggi in Italia e all’estero... E per raccontare oltre trent’anni di storia privata intrecciata con quella pubblica, l’Autrice ricorre al flash back: ovvero evoca, non necessariamente in ordine cronologico, gli eventi importanti agli occhi del suo protagonista, anteriori al punto d’avvio della storia. Un consolidato meccanismo narrativo che permette alla Bertelli di governare, con mano sicura, sia la narrazione sia il sistema dei personaggi, ora d’invenzione, ora storici. Incontriamo così il sanguigno e radicale Francesco Domenico Guerrazzi, al quale, nonostante le diverse convinzioni politiche, Jacopo è legato da un sincero sentimento d’amicizia; il ginevrino d’origine e toscano d’adozione Gian Pietro Viesseux, editore della rivista mensile ”Antologia” che tanta parte ebbe nella formazione della classe dirigente toscana e nazionale; il pittore romantico Giuseppe Bezzuoli e tanti, tanti altri personaggi, piccoli e grandi, della storia italiana compresa tra i primi fervidi anni del post-Restaurazione e quelli, depressi, immediatamente successivi alle sconfitte del ’48. D’invenzione, comunque, il personaggio narrativamente più riuscito: Gemma, la donna amata da Jacopo, una cantante lirica di successo. Bella, raffinata, sensuale si accompagna al protagonista per circa quindici anni, condividendone le aspirazioni patriottiche e i gusti artistici, i viaggi e i sensi. Ed è amore con Jacopo: un sentimento intenso, profondo, vero, nutrito di devozione e affetto reciproci. Tutto bene, dunque? No, perché un’improvvisa, atroce, rivelazione separerà per sempre i due amanti. E la dipartita di Jacopo, in fondo, non sarà nient’altro che la sanzione di una morte già avvenuta: quella della fiducia, dei sentimenti, delle speranze…

Privo di lieto fine, il romanzo di Maura Bertelli rimane nella memoria e nel cuore con la forza delle storie che trattano dei fallimenti degli uomini buoni. Un tema, forse, risaputo, ma aggiungiamo noi, mai abbastanza: e di rado trattato con lo sguardo delicato, senza lacrime e pietoso insieme, della scrittrice pisana.

 

Luciano Luciani

 


 

Contengo moltitudini

Ed Yong, Contengo moltitudini - I microbi dentro di noi e una visione più grande della vita.  La Nave di Teseo, Milano, 2019

 

di Lucia Torricelli


Iniziamo il nostro viaggio con una visita allo zoo di San Diego dove i visitatori non immaginano che milioni e milioni di ospiti invisibili pascolano sul muso, sulle zampe, sul corpo degli animali dello zoo e che popolazioni di milioni di batteri, virus, funghi abitano anche dentro di noi e intorno a noi. Se approfondiamo la conoscenza di questo variegato mondo invisibile in cui siamo immersi ci accorgiamo che i microrganismi influenzano la vita sulla terra ad ogni livello, intrecciano tutti i sistemi viventi tra di loro e con l’ambiente in un’ unica grande rete di interdipendenze, in un unico grande ecosistema di cui facciamo parte. La vita, come la conosciamo, è sostenuta dal riciclaggio continuo della materia da parte dei microbi, veri professionisti dell’ economia circolare, una strategia virtuosa da imitare in questi tempi difficili. Grande varietà di specializzazioni e di schemi metabolici, sofisticate strategie di adattamento anche in ambienti estremi, dove nessun essere vivente sarebbe in grado di sopravvivere: sono le carte vincenti delle comunità microbiche che abitano sulla terra da milioni e milioni di anni.
Conserviamo nelle nostre cellule le tracce di un lontano passato dominato dai microrganismi. Secondo la teoria dell’endosimbiosi, formulata nel1967 dalla biologa statunitense Lynn Margulis, i mitocondri e i cloroplasti presenti nelle cellule eucariotiche deriverebbero da una simbiosi mutualistica tra antichi batteri aerobi e cellule primitive che li avrebbero inglobati; da qui l’origine e l’evoluzione della cellula eucariotica, l’evento fondamentale che ha segnato il passaggio alla vita complessa fino ad Homo sapiens. Un agile libretto ( Lynn Margulis La scoperta dell’evoluzione come cooperazione ) disegna il profilo umano e scientifico di questa pioniera della teoria dell’endosimbiosi. Negli ultimi tempi sono state formulate nuove ipotesi sull’origine della cellula eucariotica: in una pubblicazione di le Scienze del 28 ottobre 2014, Buzz Baum (University College di Londra) e David Baum ( Università del Wiisconsin) argomentano sugli eventi che avrebbero determinato la formazione della cellula eucariotica; si sarebbero verificati al di fuori dei “confini” della cellula primitiva e non all’interno, come ipotizzano i sostenitori dell’endosimbiosi.
L’idea che la vita sia basata su una rete di interdipendenze tra organismi diversi è il nucleo narrativo di questo corposo volume. Una lettura accessibile, che scorre tra dati scientifici, storie di incontri stravaganti, curiosità, avventure di viaggio, quadretti di vita quotidiana. Sorprendente ilracconto delle numerose tipologie di rapporti che possiamo osservare in natura. Sono descritte in dettaglio le modalità con cui si stabiliscono ed evolvono questi rapporti, influenzati da molteplici variabili: le caratteristiche dei microrganismi coinvolti, le modalità di relazione, il contesto ambientale e le complesse dinamiche che governano gli ecosistemi, le conseguenze della crisi ecologica di origine antropica sugli equilibri tra le specie nei diversi habitat. Un esempio paradigmatico è la distruzione delle barriere coralline, frutto di una simbiosi tra alghe microscopiche e piccoli polipi e la perdita di biodiversità in un ambiente così ricco di vita.
Mai avremmo immaginato nella nostra visione antropocentrica e distorta la versatilità della natura nelle relazioni tra microrganismi, animali, piante. Incontriamo in queste pagine il batterio Wolbachia, un diffuso parassita degli artropodi che danneggia la vita sessuale di alcuni ospiti, ma offre vantaggi di vario tipo a vermi nematodi, mosche, zanzare, vespe; incontriamo i licheni, organismi derivati da una simbiosi mutualistica tra alga e fungo; funghi che uccidono gli anfibi con l’interferenza di batteri; microbi che proteggono gli animali dal veleno delle piante; afidi che si nutrono della linfa delle piante e integrano la loro dieta con la collaborazione di batteri nutrizionali; vermi degli abissi oceanici che utilizzano il cibo prodotto dai loro simbionti; termiti, grandi divoratrici di piante, che ospitano organismi unicellulari demolitori della cellulosa; lotta tra piante e parassiti invasori che usano virus simbiotici come armi biologiche.
Molte pagine sono dedicate alla relazione tra lo il nostro stato di salute e l’attività dei microrganismi che ospitiamo nei vari distretti del corpo, con uno sguardo più ravvicinato al microbiota intestinale, una comunità di batteri, virus, miceti in dialogo costante con il cervello e con il sistema immunitario. Molte ricerche ne evidenziano il ruolo in diverse funzioni dell’organismo, tra cui l’assorbimento dei cibi, la protezione contro i batteri patogeni, la produzione di metaboliti utili. Microbi innocui potrebbero diventare aggressivi se si spostano dalla loro sede e cambiano ambiente.
Helicobacter pylori, osserva l’autore, può assumere comportamenti ambivalenti: ulcere e cancro allo stomaco, protezione dal cancro all’esofago. Esi potrebbe continuare con molti altri esempi che suggeriscono una reinterpretazione più flessibile dei termini mutualista-commensale- patogeno- parassita e un confine meno rigido tra microrganismi buoni e microrganismi cattivi.
Protagonisti dello scenario composito descritto in questo volume, i microbi « per buona parte dell’esistenza umana, sono rimasti nascosti alla vista, visibili solo attraverso le malattie da loro provocate […] Solo di recente hanno abbandonato le frange neglette della biologia e ne hanno raggiunto il centro. Solo di recente abbiamo imparato abbastanza sul mondo microbico da poter cominciare a manipolarlo […] Abbiamo finalmente iniziato a sfruttare per il miglioramento della nostra vita tutto ciò che abbiamo imparato da quando a Leeuwenhoek venne in mente di studiare l’acqua di uno stagno ».
Antony van Leeuwenhoek, un dilettante curioso e abile costruttore di lenti, cominciò a scrivere le prime pagine della microbiologia 350 anni fa, quando, osservando una goccia d’acqua torbida attraverso una delle sue lenti, scoprì un mondo brulicante di forme viventi mai visto prima. Una scoperta casuale che avrebbe aperto ampi orizzonti nel futuro della ricerca microbiologica, sempre più attiva negli ultimi tempi, segnati dai grandi progressi delle biotecnologie. La metagenomica, uno dei filoni più promettenti, si basa sul sequenziamento e isolamento del DNA di comunità microbiche e sull’analisi computazionale dei dati raccolti. Questi studi permettono di esplorare nuovi ambienti a caccia di microbi sconosciuti, con tutte le implicazioni di queste ricerche nell’utilizzo dei microrganismi in ambito ambientale, farmacologico, produttivo, senza dimenticare l’indagine sulla specificità del microbioma intestinale nella pratica clinica. Nicola Segata (CIBIO, Trento) spiega che lo studio del microbioma in pazienti affetti da una certa patologia, permette di individuare le caratteristiche dei microrganismi responsabili della malattia e di intraprendere interventi terapeutici mirati.
Nell’ultimo capitolo- il mondo di domani –il lettore entra nella casa di Jack Gilbert, un ricercatore che raccoglie microbi dappertutto: sulle persone, sugli oggetti di casa, sulle superfici, nelle case dei vicini, nel delfinario, nelle corsie degli ospedali e in altri luoghi, in un itinerario di esplorazione continuo per capire sempre meglio il ruolo di questi invisibili compagni di viaggio. « Seminiamo continuamente il mondo con i nostri microbi. Ogni volta che tocchiamo un oggetto, lasciamo su esso un’impronta microbica. Camminando, parlando, grattandoci, strascicando i piedi o starnutendo, lanciamo nello spazio una nuvola di microbi personalizzata. Ciascuno di noi spruzza intorno a sé circa trentasette milioni di batteri ogni ora.[…] Nel giro di ventiquattro ore trasformiamo qualunque luogo in uno specchio microbico di noi stessi ».
Tutto questo suggerisce “una visione più grande della vita”, quell’ evento straordinario che si esprime nelle ”infinite forme bellissime” che insieme a noi abitano su questo pianeta; un percorso che avrebbe potuto svolgersi in molti modi diversi, come scrive Telmo Pievani in La vita inaspettata, un saggio illuminante sul gioco imprevedibile dell’evoluzione che ci ha portato fin qui. Ed Yong, giornalista scientifico inglese pluripremiato, laureato in Scienze naturali all’Università di Cambridge. Master in Filosofia e in Biochimica. Nel 2010 la National Academy of Sciences gli ha conferito il National Academies Communication Award e nel 2001 ha ricevuto il Best Science Award. Ha scritto articoli per diverse testate giornalistiche e anche per “Nature”,”New Scientist”, “Scientific American”.

 

 


  

viaggi a fior di pelle

Giovanna Baldini, Viaggi a fior di pelle. Memorie familiari del Comprensorio del cuoio che si apre al mondo, ETS, Pisa 2022, pp. 86, Euro 11,00

Storia filiale di una globalizzazione paesana

 

La dimora e il viaggio

 

I TEMPI: dagli anni “poveri ma belli” all’esaurirsi del secolo scorso. I LUOGHI: quel lembo della Toscana interna compresa tra le province di Pisa e Firenze. Territori di antica civiltà e forti tradizioni comunitarie e socialiste, oggi conosciuti dai più sotto la dizione di “Distretto” o anche “Comprensorio del cuoio”. I PROTAGONISTI: una generazione di giovani uomini con ancora addosso, nel corpo e nell’anima, le ferite dolorose di una guerra terribile appena terminata. Poco più che ragazzi, ventenni o giù di lì, affamati e intelligenti, tenaci e intraprendenti, seppero trasformare le abilità e le competenze di un artigianato locale, che aveva già un secolo e mezzo di storia, in un’offerta qualificata di beni capace di aprirsi ai mercati nazionali e internazionali. Versatili ed esperti anche nella difficile arte di amministrare la cosa pubblica furono poi anche all’altezza di governare i tumultuosi processi economici, sociali e culturali che ne derivarono. IL NARRATORE, o meglio LA NARRATRICE: Giovanna Baldini, della quale, un paio di anni fa, abbiamo letto le limpide pagine di Una volta qui era tutta campagna, piccolo gioiello di scrittura autobiografica ma capace di allargare lo sguardo da sé e dalla propria famiglia a un’intera comunità: quella di Ponte a Egola, frazione di San Miniato, “capitale” del Distretto conciario o Comprensorio del Cuoio. Un’area toscana dalla intensa vita industriale, commerciale, civile e dall’ elevato tenore di vita, fondato sulla lavorazione delle pelli e la commercializzazione dei prodotti finiti.

Ma non è stato sempre così e l’Autrice ne ricostruisce le fasi aurorali da un originale punto di vista: quello della figlia che segue con occhi pieni di stupore le attività del padre che, da amministratore locale - è stato sindaco di San Miniato dal 1958 al 1960  - si trasforma in un operoso mediatore commerciale e imprenditore capace di pensare le tradizionali attività locali in una dimensione più ampia, addirittura internazionale. È la sua una narrazione sentimentale costruita sulle memorie personali dei racconti paterni di quelle vere e proprie spedizioni ai quattro angoli del mondo, sempre faticose e stranianti, talora anche pericolose, e sui pochi documenti rimasti di quelle imprese: vecchi passaporti, ricevute di alberghi, biglietti aerei, piccoli regali esotici per la moglie e le figlie… Non trascura, l’Autrice, la descrizione umana e caratteriale dei collaboratori e soci in affari del padre, ognuno destinato in un breve volgere di tempo a trasformarsi in un amico a tutto tondo, la cui eco di umanità perdura ancora adesso, e aneddoti buffi circa lo spaesamento di quegli apprendisti uomini d’affari all’estero, che più estero non si può: i cibi immangiabili, gli abiti inadatti ai climi diversi, le lingue sconosciute…

Al tema della dimora, i cari luoghi natii della fanciullezza e dell’adolescenza, propri di una Toscana pre-boom economico e ancora per tanti versi rurale, l’Autrice sostituisce, a poco a poco, quello del viaggio: uno, il primo, compiuto personalmente, a Lourdes, il luogo per eccellenza del pellegrinaggio cattolico, riguardato con uno sguardo incuriosito e già laico; gli altri, ai quattro angoli del mondo, Africa, Asia, Australia, America Latina, seguendo il filo delle narrazioni di Bènito, il padre, novello Marco Polo. Viaggiatore non più ormai sulla via della seta, ma alla ricerca delle pelli di migliore qualità e resa da acquistare a condizioni economiche più vantaggiose per alimentare un’industria locale sempre più proiettata in una dimensione internazionale.

E non manca, l’Autrice di recuperare alla memoria anche un agosto senza padre: quello di oltre sessant’anni or sono quando il capofamiglia è chiamato a far parte della delegazione italiana al Festival della Gioventù di Mosca, capitale del comunismo mondiale: alla ricerca di un mondo diverso, di una società migliore e organizzata in maniera più giusta, di una più fraterna e solidale umanità… Le cose, com’è noto si sono poi sviluppate in tutt’altra direzione, ma Bènito, l’eroe di queste pagine, ha continuato a crederci, magari ridimensionando un po’ gli orizzonti del possibile e le aspirazioni forse troppo segnate dall’ideologia: per esempio, mantenendo nella testa e nel cuore un’idea di benessere familiare e la possibilità di offrire occasioni di lavoro e crescita sociale ed economica per la propria gente e il proprio territorio. Senza perdere mai di vista gli interessi dei popoli lontani che, da queste nuove relazioni industriali e commerciali, hanno potuto ricavare e ricevere non poche opportunità di conoscenza e di sviluppo.

Racconta bene, Giovanna Baldini e, in maniera come suo solito cordiale e fruibile, ci partecipa questa piccola epopea della storia recente, meritevole di essere riproposta alla memoria dei più giovani, ripensata e riguardata con l’ammirazione dovuta a chi “fece l’impresa” e il rispetto, grato e imprescindibile, per i “padri fondatori”.

 

Luciano Luciani

 

 

 


 

 

La geometria del dolore

Michael Frame La Geometria del dolore Matematica, 22 giugno 2022 Euro: 21,00 Pagine: 224 ISBN: 9791254500095

 

Cosa lega l’irreversibilità della morte all’irreversibilità di una scoperta illuminante? Come può la geometria frattale aiutarci a superare il dolore di una perdita? Un oggetto viene definito frattale quando ripete se stesso su scale diverse, in un’iterazione che produce forme complesse e affascinanti. Allo stesso modo, Michael Frame propone una visione del tutto nuova dell’esperienza del dolore, costruendo un modello secondo cui all’interno di grandi perdite si annidano perdite minori, tutte legate dalla sofferenza per un cambiamento irrevocabile delle circostanze. Tra illustrazioni originali, riferimenti alla geometria ed esperienze in prima persona con la malattia, La geometria del dolore è un invito ad alzare il velo che copre un aspetto trascendentale del mondo.

«Questo libro è un canto d’amore per i miei defunti genitori, per gli amici che abbiamo perso e per i gatti che abbiamo perso. Ed è un canto d’amore per la geometria, il punto più luminoso nella mia mente. […] Le idee della geometria che vi presento qui non sono semplici ricette per aiutarvi a superare il dolore, bensì l’abbozzo di un punto di vista che mi è stato d’aiuto. Forse vi indicheranno il modo in cui adattare questo approccio per smorzare le vostre sofferenze personali, e forse vi aiuteranno a scorgere la geometria in parti della vita dove prima non la vedevate».

Michael Frame

 

 

 

 

  


 

Tienilo acceso  

Vera Gheno, Bruno Mastroianni Tienilo acceso. Posta, commenta, condividi senza spegnere il cervello Longanesi 2018

 

Una sociolinguista e un filosofo della comunicazione, esperti naviganti della rete, ci indicano una delle strade da percorrere per vivere in modo finalmente libero le ricchezze che il web e i social ci offrono.

Questo libro parla di noi, persone connesse tramite i social network con le parole, forse lo strumento più immediato e potente che abbiamo a disposizione in quanto esseri umani. Eppure, spesso le usiamo in maniera frettolosa e superficiale, senza valutarne le conseguenze. Poiché le possibilità di fraintendimenti, ostilità e interpretazioni distorte dei fatti sono massime laddove non possiamo guardarci in faccia, in rete e in particolare sui social network le parole che scegliamo hanno un peso maggiore, su di noi e su chi ci sta attorno. Infatti oggi la comunicazione sul web appare avvelenata dal bullismo, dalle notizie false e dai continui conflitti. Ci sentiamo intrappolati dall’odio, dalla paura e dalla diffidenza. La verità è che siamo diventati iperconnessi, viviamo contemporaneamente offline e online ed è una condizione complessa, che occorre imparare a gestire. Non esistono formule magiche ma, nel suo piccolo, ciascuno di noi può fare la differenza, curando con più attenzione il modo in cui vive – e quindi parla – in rete: di sé, di ciò che accade, degli altri e con gli altri. La nostra vita interconnessa non dipende, in ultima istanza, dagli strumenti e dagli algoritmi, e nemmeno dai proprietari delle piattaforme: sta a noi scegliere chi siamo e cosa vogliamo in rete.
Una sociolinguista e un filosofo della comunicazione, esperti naviganti della rete, ci indicano una delle strade da percorrere per vivere in modo finalmente libero le ricchezze che il web e i social ci offrono: imparando a padroneggiarli senza lasciarcene schiacciare, a decifrarne i messaggi senza farci manipolare, a capire e farci capire attraverso una scelta accorta e consapevole delle parole.

 

  


 

La sola colpa di essere nati  

Gherardo Colombo, Liliana Segre, La sola colpa di essere nati Garzanti 2022

 

Liliana Segre ha compiuto da poco otto anni quando, nel 1938, con l'emanazione delle leggi razziali, le viene impedito di tornare in classe: alunni e insegnanti di «razza ebraica» sono espulsi dalle scuole statali, e di lì a poco gli ebrei vengono licenziati dalle amministrazioni pubbliche e dalle banche, non possono sposare «ariani», possedere aziende, scrivere sui giornali e subiscono molte altre odiose limitazioni. È l'inizio della più terribile delle tragedie che culminerà nei campi di sterminio e nelle camere a gas. In questo dialogo, Liliana Segre e Gherardo Colombo ripercorrono quei drammatici momenti personali e collettivi, si interrogano sulla profonda differenza che intercorre fra giustizia e legalità e sottolineano la necessità di non voltare mai lo sguardo davanti alle discriminazioni, per fare in modo che le pagine più oscure della nostra storia non si ripetano mai più. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  


  

   
Per una costituzione della terra  

 

Luigi Ferraioli Per una Costituzione della Terra. L'umanità al bivio, Feltrinelli, 2022

«Una Costituzione della Terra è diversa da tutte le altre carte costituzionali, perché deve rispondere a problemi globali sconosciuti in altre epoche, e tutelare nuovi diritti e nuovi beni vitali contro nuove aggressioni, in passato impensabili. Non è un'utopia. È l'unica strada per salvare il pianeta, per affrontare la crescita delle disuguaglianze e la morte di milioni di persone nel mondo per fame e mancanza di farmaci, per occuparsi del dramma delle migrazioni forzate, per difendersi dai poteri selvaggi che minacciano la sicurezza di intere popolazioni con i loro armamenti nucleari.»
Esistono problemi globali che non fanno parte dell'agenda politica dei governi nazionali, anche se dalla loro soluzione dipende la sopravvivenza dell'umanità. Il riscaldamento climatico, il pericolo di conflitti nucleari, le disuguaglianze, la morte di milioni di persone ogni anno per mancanza di alimentazione di base e di farmaci salvavita e le centinaia di migliaia di migranti in fuga segnano il nostro orizzonte presente e futuro. In gran parte dipendono dall'assenza di limiti ai poteri selvaggi degli Stati sovrani e dei mercati globali. Tuttavia, secondo Luigi Ferrajoli, un'alternativa istituzionale e politica è possibile e la sua stella polare è una Costituzione della Terra. Non si tratta di un'ipotesi utopistica. Al contrario, è la sola risposta razionale e realistica allo stesso dilemma che Thomas Hobbes affrontò quattro secoli fa: la generale insicurezza determinata dalla libertà selvaggia dei più forti, oppure il patto di convivenza pacifica basato sul divieto della guerra e sulla garanzia dell'abitabilità del pianeta e perciò della vita di tutti. La vera utopia, l'ipotesi più inverosimile, è l'idea che la realtà possa rimanere così come è: l'illusione cioè che potremo continuare a fondare le nostre democrazie e i nostri tenori di vita sulla fame e la miseria del resto del mondo, sulla forza delle armi e sullo sviluppo ecologicamente insostenibile delle nostre economie. Solo una Costituzione della Terra, che introduca un demanio planetario a tutela dei beni vitali della natura, bandisca le armi a cominciare da quelle nucleari e introduca un fisco e idonee istituzioni globali di garanzia in difesa dei diritti di libertà e in attuazione dei diritti sociali di tutti può realizzare l'universalismo dei diritti umani, assicurare la pace e, prima ancora, la vivibilità del pianeta e la sopravvivenza dell'umanità.

  


 

 

Musicofilia  

Oliver Sacks Musicofilia Adelphi 2010


Un giorno, a New York, Oliver Sacks partecipa all'incontro organizzato da un batterista con una trentina di persone affette dalla sindrome di Tourette: "Tutti, in quella stanza, sembravano in balia dei loro tic: tic ciascuno con il suo tempo. Vedevo i tic erompere e diffondersi per contagio". Poi il batterista inizia a suonare, e tutti in cerchio lo seguono con i loro tamburi: come per incanto i tic scompaiono, e il gruppo si fonde in una perfetta sincronia ritmica. Questo stupefacente esempio, spiega Sacks, è solo una particolare variante del prodigio di "neurogamia", che si verifica ogniqualvolta il nostro sistema nervoso "si sposa" a quello di chi ci sta accanto attraverso il medium della musica. Presentando questo e molti altri casi con la consueta capacità di immedesimazione, Sacks esplora la "straordinaria forza neurale" della musica e i suoi nessi con le funzioni e disfunzioni del cervello.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 
prof. Giorgio Parisi Intervento al Parlamento del 2021 in occasione del premio Nobel per la Fisica
 
 
"L'umanita? deve fare delle scelte essenziali, deve contrastare con forza il cambiamento climatico. Sono decenni che la scienza ci ha avvertiti che i comportamenti umani stanno mettendo le basi per un aumento vertiginoso della temperatura del nostro pianeta. Sfortunatamente, le azioni intraprese dai governi non sono state all'altezza di questa sfida e i risultati finora sono stati assolutamente modesti. Negli ultimi anni gli effetti del cambiamento climatico sono sotto gli occhi di tutti: le inondazioni, gli uragani, le ondate di calore e gli incendi devastanti, di cui siamo stati spettatori attoniti, sono un timidissimo assaggio di quello che avverrà nel futuro su una scala enormemente piu? grande. Adesso, comincia a esserci una reazione forse piu? risoluta ma abbiamo bisogno di misure decisamente più incisive.

Dall'esperienza del COVID sappiamo che non è facile prendere misure efficaci in tempo. Spesso le misure di contenimento della pandemia sono state prese in ritardo, solo in un momento in cui non erano più rimandabili. Sappiamo tutti che "il medico pietoso fece la piaga purulenta". Voi avete il dovere di non essere medici pietosi. Il vostro compito storico è di aiutare l'umanità a passare per una strada piena di pericoli. E' come guidare di notte. Le scienze sono i fari, ma poi la responsabilita? di non andare fuori strada è del guidatore, che deve anche tenere conto che i fari hanno una portata limitata. Anche gli scienziati non sanno tutto, è un lavoro faticoso durante il quale le conoscenze si accumulano una dopo l'altra e le sacche di incertezza vengono pian piano eliminate. La scienza fa delle previsioni oneste sulle quali si forma pian piano gradualmente un consenso scientifico.

Quando l'IPCC1 prevede che in uno scenario intermedio di riduzione delle emissioni di gas serra la temperatura potrebbe salire tra i 2 e i 3,5 gradi, questo intervallo è quello che possiamo stimare al meglio delle conoscenze attuali. Tuttavia deve essere chiaro a tutti che la correttezza dei modelli del clima e? stata verificata confrontando le previsioni di questi modelli con il passato. Se la temperatura aumenta più di 2 gradi entriamo in una terra incognita in cui ci possono essere anche altri fenomeni che non abbiamo previsto, che possono peggiorare enormemente la situazione. Per esempio, incendi di foreste colossali come l'Amazzonia emetterebbero quantità catastrofiche di gas serra. Ma quando potrebbe accadere? L'aumento della temperatura non è controllato solo dalle emissioni dirette, ma e? mitigato dai tantissimi meccanismi che potrebbero cessare di funzionare con l'aumento della temperatura. Mentre il limite inferiore dei 2 gradi è qualcosa sul quale possiamo essere abbastanza sicuri, è molto più difficile capire quale sia lo scenario più pessimistico. Potrebbe essere anche molto peggiore di quello che noi ci immaginiamo.

Abbiamo di fronte un enorme problema che ha bisogno di interventi decisi - non solo per bloccare le emissioni di gas serra - ma anche di investimenti scientifici. Dobbiamo essere in grado di sviluppare nuove tecnologie per conservare l'energia, trasformandola anche in carburanti, tecnologie non inquinanti che si basano su risorse rinnovabili. Non solo dobbiamo salvarci dall'effetto serra, ma dobbiamo evitare di cadere nella trappola terribile dell'esaurimento delle risorse naturali. Il risparmio energetico è anche un capitolo da affrontare con decisione. Per esempio, finche? la temperatura interna delle nostre case rimarrà quasi costante tra estate e inverno, sara? difficile fermare le emissioni.

Bloccare il cambiamento climatico con successo richiede uno sforzo mostruoso da parte di tutti. E' un'operazione con un costo colossale non solo finanziario, ma anche sociale, con cambiamenti che incideranno sulle nostre esistenze. La politica deve far sì che questi costi siano accettati da tutti. Chi ha piu? usato le risorse deve contribuire di più, in maniera da incidere il meno possibile sul grosso della popolazione. I costi devono essere distribuiti in maniera equa e solidale tra tutti i paesi."

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Puoi rispondere punto per punto oppure costruire un unico discorso che comprenda le risposte a tutte le domande proposte.

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1. Riassumi il brano proposto nei suoi snodi tematici essenziali.
2. Spiega il significato della similitudine presente nel testo: che cosa rappresentano i fari e cosa il guidatore? E l'automobile?
3. Quali interventi fondamentali, a giudizio di Parisi, è necessario intraprendere per fornire possibili soluzioni ai problemi descritti nel discorso?
4. Nel suo discorso Parisi affronta anche il tema dei limiti delle previsioni scientifiche: quali sono questi limiti?

Parisi delinea possibili drammatici scenari legati ai temi del cambiamento climatico e dell'esaurimento delle risorse energetiche prospettando la necessità di urgenti interventi politici; condividi le considerazioni contenute nel brano? Esprimi le tue opinioni al riguardo, sulla base di quanto appreso nel tuo percorso di studi e delle tue conoscenze personali, elaborando un testo in cui tesi e argomenti siano organizzati in un discorso coerente e coeso.

 



 

Club di Roma-MIT: "I limiti della crescita" compie 50 anni
Stefano Nespor

 

Nel 1972, contemporaneamente alla prima Conferenza mondiale dell'ambiente, viene dato alle stampe "The limits of growth", commissionato dal Club di Roma, guidato fra gli altri da Aurelio Peccei, a cinque giovani studiosi del MIT: da sinistra, Jorgen Randers, Jay Forrester, Donella Hager-Meadows, Dennis L. Meadows and William W. Behrens III. L'opera applica un modello per dare sostanza scientifica a un messaggio storico: le risorse non sono infinite e con questo modello di crescita - economica e demografica - il sistema Terra andrà ben presto incontro alla più grave crisi della sua storia. Nasce così l'ambientalismo scientifico, anche se gli scenari del MIT si riveleranno poi eccessivamente pessimisti e in molti casi sbagliati. Con alcune modifiche pubblichiamo un estratto dal libro di Stefano Nespor (La scoperta dell’ambiente. Una rivoluzione culturale, edito da Laterza nel 2020) che ricostruisce quella stagione.

Il volume vende in poco tempo due milioni di copie ed è tradotto in decine di lingue.

Possiedo una copia della prima edizione del libro, pubblicato a Londra e contemporaneamente a New York. Fu acquistato da Claudia Winkler, la mia compagna all’epoca. Claudia non si occupava di ambiente e l’acquisto dimostra l’interesse che il libro aveva suscitato nell’opinione pubblica. Il libro è rimasto con me fino a ora; sono poco più di 200 pagine, a stento ancora trattenute insieme dalla colla rinsecchita della rilegatura. È pieno di annotazioni e di sottolineature apposte prima da Claudia e poi da me: nel 1973 avevo cominciato a occuparmi di diritto dell’ambiente, forse sospinto proprio da quel libro, una materia ancora inesistente in Italia e, salvo qualche eccezione, in Europa. L’ambiente era a quel tempo già oggetto di tutela nell’Unione europea, ma in modo contorto e indiretto: non perché la meritasse in quanto tale, ma perché gli Stati che permettevano alle imprese nazionali di deteriorarlo senza adottare precauzioni producevano beni e merci con costi inferiori a quelli di altri paesi in cui l’ambiente cominciava a essere oggetto di tutela (Germania e Olanda soprattutto) e così violavano il principio della concorrenza del mercato comune. Paradossalmente, la protezione dell’ambiente dipendeva solo dalle norme che tutelavano il mercato.

Mettendo a raffronto The Limits to Growth con Silent Spring è facile comprendere che in dieci anni molto era cambiato. Non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa e, con taglio e preoccupazioni assai diverse, nei paesi poveri, la stampa e i grandi mezzi di comunicazione (Internet e la posta elettronica non c’erano ancora) avevano cominciato a occuparsi di problemi ambientali, facendo sorgere una diffusa voglia di conoscenze e di cultura scientifica: molti studiosi e specialisti cominciano a divulgare la conoscenza dei pericoli associati agli inquinamenti industriali, alla radioattività e ai rapporti fra la produzione e il consumo delle merci e il deterioramento della natura.

Questo spiega le differenze dei due libri. Mentre Silent Spring è un’opera di letteratura naturalistica, seppur rigorosamente documentata dal punto di vista scientifico, The Limits to Growth si propone come un rapporto scientifico, presentato in modo leggibile per il vasto pubblico. (…)

Nei dieci anni che separano i due libri ha fatto irruzione sulla scena mondiale, trascinato dall’emergere dei problemi ambientali, ma già anticipato, come si è visto, da Rachel Carson, il tema dei limiti, visti nella loro globalità e in tutte le possibili varianti: limiti nello sfruttamento delle risorse naturali, limiti nell’aumento della popolazione, e, appunto, limiti della crescita economica. È un tema che da questo momento in poi costituirà una delle componenti fondamentali del pensiero ambientalista. (…)

Ma vediamo come è nata quest’opera. Nel 1968, mentre Paul Ehrlich formula le sue apocalittiche previsioni sulla “bomba demografica”, Aurelio Peccei, insieme con Alexander King, un chimico e imprenditore scozzese (sarà anche direttore scientifico dell’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che fin dall’inizio ha condiviso l’iniziativa di Peccei, invita un gruppo di trenta persone provenienti da dieci diversi paesi a Roma, all’Accademia dei Lincei. Ci sono tra loro scienziati, economisti, filosofi, industriali e uomini d’affari: tra di essi lo studioso dei futuribili de Juvenel, Hugo Thiemann, direttore del Battelle Institute di Ginevra, Saburo Okita, direttore del Centro di ricerche economiche giapponese, Carroll Wilson del MIT, il biologo Conrad H. Waddington, il fisico premio Nobel  Dennis Gabor e il banchiere Guido Carli. È il primo passo verso la costituzione del Club di Roma, un’organizzazione non finanziata con fondi pubblici che in breve tempo conta quasi 80 membri di venticinque diversi paesi. Si aggiungeranno Pierre Trudeau, il primo ministro del Canada, Dzhermen Gvishiani, vice presidente del Comitato per la scienza e la tecnologia dell’Unione sovietica e poi anche la regina Beatrice d’Olanda e il principe El Hassan bin Talal di Giordania.

Peccei e King fanno parte del Comitato esecutivo. L’obiettivo è di promuovere la comprensione delle sfide globali che si prospettano per il futuro dell’umanità e di proporre soluzioni attraverso l’analisi scientifica dei problemi. Il presupposto è che le sfide siano così interconnesse che le istituzioni pubbliche tradizionali non sono più in grado di comprenderne appieno i contenuti e gli effetti e sia necessario quindi individuare idonee modalità per affrontarle. Sulla base di queste premesse è avviato un progetto che si propone di studiare il futuro del pianeta e soprattutto i limiti invalicabili di cui bisogna tenere conto.

In poco tempo è predisposto un documento preparatorio, chiamato Project 1969, che intende porre i lineamenti di una nuova scienza per programmare il futuro, basata sul presupposto che l’uomo e la natura costituiscono un macrosistema integrato. Nella successiva riunione del giugno 1970 a Berna Jay Forrester, un ricercatore del MIT, propone di costruire una simulazione delle interazioni tra i principali fattori che contribuiscono a determinare i problemi dell’umanità. La simulazione avrebbe dovuto essere realizzata utilizzando i computer dei quali in quegli anni si stavano scoprendo le immense potenzialità (risale a pochi anni prima l’immissione sul mercato dei primi esemplari del PDP-8, un computer piccolo e per l'epoca leggero che ben presto si diffonde nei laboratori, nei centri di ricerca e nelle università).

Un primo modello, World 1, sviluppato da un gruppo di giovani ricercatori del MIT diretto da Dennis Meadows, prende in considerazione i più importanti temi allora oggetto di discussione e di contrasti tra paesi poveri e paesi ricchi. Dalla simulazione emerge che la continua crescita di inquinamento e popolazione con il ritmo attuale avrebbe condotto prima o poi al collasso. I successivi modelli World 2 e World 3, elaborati sulla base di simulazioni più precise, forniscono la base dei dati inseriti in The Limits to Growth. (…)

Nello stesso anno 1968 in cui Peccei e King avviano la costituzione del Club di Roma, l’Assemblea delle Nazioni Unite approva la proposta della Svezia di indire per il 1972 una Conferenza sull’ambiente umano. La sede è a Stoccolma, nel paese promotore dell’iniziativa.

Nel 1971, quando cominciano i preparativi per la Conferenza, il conflitto tra Nord e Sud del mondo esplode. La maggior parte degli stati ricchi sostiene che i problemi ambientali sono fondamentalmente gli stessi ovunque e che i paesi poveri possono procedere sulla strada dello sviluppo solo se adottano rigorose misure per limitare le nascite: la sovrappopolazione resta infatti la causa principale di distruzione dell’ambiente.

Diametralmente opposta la posizione assunta dai paesi poveri: il degrado ambientale è causato dall’industrializzazione e dallo sfruttamento delle risorse naturali per soddisfare le incolmabili esigenze di consumo dei paesi ricchi, sicché grava su questi ultimi il compito di risolverlo e di sopportarne i costi. (…)

La Conferenza sull’ambiente umano (United Nations Conference on the Human Environment, nota anche con l’acronimo UNCHE) si svolge così a Stoccolma tra il 5 e il 16 giugno del 1972. Vi partecipano 112 Stati, la gran parte dei membri a quel tempo delle Nazioni Unite, oltre a molte organizzazioni internazionali e, per la prima volta, le organizzazioni non governative del settore ambientale.  Nel corso della Conferenza i paesi poveri riescono a porre al centro della discussione la mancanza di sviluppo come causa primaria dei loro problemi ambientali. L’obiettivo è quindi promuovere lo sviluppo, tenendo presente la necessità di migliorare le condizioni ambientali e di ridurre il divario esistente con i paesi ricchi. Questi ultimi, d’altro canto, ottengono di porre in evidenza il pericolo per l’ambiente provocato dalla crescita demografica e la necessità di adottare politiche adeguate per contenerla.  La Conferenza si conclude con l’approvazione di una dichiarazione contenente 26 principi in materia di ambiente e sviluppo. Il primo principio stabilisce che «L’uomo ha il diritto fondamentale alla libertà, all’uguaglianza e a adeguate condizioni di vita in un ambiente che permetta di condurre una vita con dignità e con benessere»: compare per la prima volta in un testo internazionale il diritto di vivere in un ambiente sano. 

Pochi mesi prima dell’avvio della Conferenza l’obiettivo del Club di Roma si materializza: The limits to Growth, un rapporto curato dal gruppo di ricercatori del MIT che avevano predisposto i due modelli di riferimento, è ufficialmente presentato il 12 marzo 1972 con una conferenza organizzata presso lo Smithsonian Institute a Washington.

Il momento è accuratamente programmato in modo da offrire ai partecipanti alla ormai prossima Conferenza di Stoccolma e a tutti coloro che ne seguivano lo svolgimento materiale e spunti per assumere decisioni in merito a temi che, in vario modo, sono tra gli oggetti del libro. Sono, del resto, i temi che già contrapponevano paesi ricchi e paesi poveri, oggetto di studio e di dibattiti negli ultimi anni.

Ma mentre l’aumento della popolazione mondiale con il conseguente pericolo di insufficienza della produzione alimentare è un tema già oggetto di dibattito, di ben maggiore effetto, soprattutto per l’opinione pubblica dei paesi ricchi, è il tema del prossimo esaurimento delle risorse naturali a seguito del progredire e dell’estendersi dell’industrializzazione. 

La pubblicazione del rapporto e l’annuncio della possibilità di un collasso economico e ambientale in un futuro non lontano, sorretto da calcoli, grafici e simulazioni operate con i computer del MIT, fanno l’effetto di un fulmine a ciel sereno anche perché il rapporto non è dedicato solo agli addetti ai lavori: esso, pur trattando aspetti scientifici per lo più ignoti al pubblico, è di agevole comprensione per chiunque sia dotato di una normale istruzione.

La comprensibilità del testo è una delle ragioni del suo successo: nei due anni seguenti fu tradotto in quindici lingue e vendette in poco tempo più di due milioni di copie. Oggi, prendendo in considerazione anche le revisioni e gli aggiornamenti pubblicati negli anni successivi, sono state vendute oltre 30 milioni di copie: è il libro più venduto nella storia della letteratura ambientalista. E anche quello più criticato.

Il rapporto dei ricercatori del MIT offre una previsione sullo stato del mondo in un futuro prossimo avvalendosi di un modello matematico che simula al computer l’andamento e la reciproca interazione di cinque fattori a livello globale: la crescita dell’industrializzazione, l’aumento della popolazione, l’insufficienza del cibo e dell’acqua necessari per far fronte all’aumento, il progressivo consumo di risorse naturali non rinnovabili e il deterioramento dell’ambiente per l’inquinamento. Sono soltanto alcune delle possibili variabili, quelle che sono considerate importanti per descrivere l’evoluzione del sistema economico globale o, come molti critici hanno rilevato, quelle che confermano le ipotesi di partenza degli autori. È una simulazione come molte se ne faranno negli anni seguenti soprattutto per prevedere gli effetti del cambiamento climatico o del declino della biodiversità; ma molti non se ne rendono conto e trattano le previsioni come certezze. 
Le cinque variabili prescelte hanno, secondo gli autori, un ritmo di crescita esponenziale: i grafici inseriti nel libro, ponendo sull'asse orizzontale i tempi e su quello verticale le quantità, mostrano così una curva che si innalza quasi verticalmente con il passare del tempo. Per converso, gli strumenti a disposizione per attenuare gli effetti della crescita hanno un ritmo di crescita lineare e quindi inferiore: nello stesso grafico, sono rappresentati da una linea equidistante tra i due assi. Pertanto, se il ritmo di crescita rimane invariato, l’aumento dell’industrializzazione e della popolazione determineranno un esaurimento delle risorse entro pochi anni: la terra raggiungerà, entro i prossimi cento anni, il limite delle possibilità di crescita e si avvierà a quel punto un irreversibile declino della produzione industriale e della popolazione.

Il libro offre molti esempi assumendo come punto di partenza il ritmo del consumo di talune risorse nel 1972. Con riferimento alle risorse naturali non rinnovabili, per esempio, la curva della crescita del consumo dell’alluminio mostra che esso è destinato a esaurirsi entro 31 anni, il cromo entro 95 anni, il rame entro 21, l’oro entro 9 anni.

Il rapporto esclude che il progresso scientifico e le innovazioni tecnologiche possano contenere il ritmo di crescita di questi cinque fattori in modo da garantire condizioni di stabilità economica e ecologica sostenibili nel futuro, anche se ammette che possono ritardare il raggiungimento del limite. L’unica soluzione possibile, purché si agisca subito, è fermare l’attuale modello di sviluppo: la crescita deve finire entro breve tempo oppure essa, insieme all’aumento della popolazione, esaurirà le risorse naturali: «se la crescita si mantiene con i presenti livelli i limiti saranno raggiunti entro i prossimi cento anni».

Dei dodici scenari ipotizzati nel rapporto sette conducono a esiti più o meno disastrosi.

In sostanza, il rapporto può essere sintetizzato in quattro punti:

  • Ci sono limiti fisici alla crescita economica che, al ritmo del 1972, saranno probabilmente raggiunti nel corso della prossima generazione o comunque entro i seguenti cento anni;
  • Questi limiti saranno superati con disastrose conseguenze se si continueranno a operare scelte a breve termine e in un’ottica localistica, senza adottare una visione globale delle sorti del pianeta; 
  • L’unica alternativa è un riequilibrio dell’incremento demografico e della produzione materiale che tenga conto dei vincoli posti dall’ambiente e dal progressivo esaurimento delle risorse non rinnovabili;
  • Ogni ritardo nel perseguimento di questi obiettivi rende una transizione ordinata verso una situazione di equilibrio sempre più difficile.

(continua)


 

Notizie dal tempo profondo  

Helen Gordon Notizie dal tempo profondo Codice, Torino, 2022, pp. 320 (euro 26,00)

  

La cultura mediterranea da cui discendiamo è talmen­ te antropocentrica che per millenni abbiamo fatto fatica a immaginare un mondo senza di noi: le Sacre Scritture contano solo cinque giorni prima di Adamo ed Eva. Solo nella seconda metà del Settecento si è iniziato gradualmente a ragionare su una storia molto più ampia, su un «tempo profondo» che va al di là di ogni possibile me­ moria umana e che dobbiamo indagare: non solo guar­ dando sotto i nostri piedi - scavando attraverso strati geologici - ma anche alzando lo sguardo sui materiali con cui sono costruiti gli edifici.
In questo bel libro, là scrittrice Helen Gordon esplora lo spazio e il tempo in modo poco convenzionale, con la scienza che si intreccia all'arte e alla vita quotidiana. C'è anche l'Italia con le sue città, storicamente costruite con materiali locali e quindi con sfumature di colore tipiche: Roma è bianca e rossa (travertino e mattoni); Firenze è bianca per il marmo, grigia per la pietra serena e verde per l'uso di serpentinite; Napoli ha il giallo chiaro del tufo originato dal vulcano dei Campi Flegrei e il grigi del «piperno», una roccia che si t rova solo in Campa­ nia, originata dalla compressione delle ceneri vulcani­ che con incastonati pezzi più scuri di lava.
Discutere sull'uso dei materiali locali diventa quindi l'oc­ casione per discutere la geologia e l'impatto della nostra specie. La comunità dei geologi ha infatti evidenziato come l'attività umana stia lasciando «una firma strati­ grafica evidente nei sedimenti e nel ghiaccio». È quella che secondo la Commissione internazionale di stratigra­ fia potrebbe essere una nuova epoca chiamata «An­ tropocene»: sarebbe la prima volta che tali segni sono lasciati da una forza consapevole delle proprie azioni. Secondo alcuni geologi, però, anche creare la categoria dell'Antropocene sarebbe frutto dello stesso antropocentrismo. Se comunque prendessimo coscienza della dimensione temporale su cui stiamo giocando, avrem­ mo più chiare le conseguenze dei nostri comportamenti sul lungo termine, senza lasciare i problemi da noi crea­ ti alle prossime generazioni.
Mauro Capocci

  


Occupare il futuro  

 Roberto Paura Occupare il futuro Codice edizione, Torino, 2022

 

Predere, anticipare e trasformare il mondo di domani

È possibile una scienza in grado di conoscere gli eventi del futuro allo stesso modo in cui, attraverso le scienze storiche, proviamo a conoscere i fatti del passato? Questo sogno, fin dalla psicostoria di Isaac Asimov, ha influenzato economisti, politologi, strateghi e cibernetici, ma deve fare i conti non solo con i limiti della nostra capacità di previsione e con la complessità dei sistemi sociali, ma anche con la consapevolezza che il futuro non è un destino in attesa di realizzarsi.
Roberto Paura racconta l’evoluzione degli studi di previsione e gli scenari indagati dai futurologi sui rischi globali, ma il suo libro fa anche un passo ulteriore: propone un approccio in cui questi strumenti vengono usati per immaginare nuovi futuri possibili.
Un manifesto che ci invita a “occupare il futuro”, per recuperare così una capacità di aspirare a un domani radicalmente diverso dal presente, mettendo i nuovi strumenti dell’anticipazione al servizio di modi nuovi di pensare i futuri possibili, in cui speranze, sogni e utopie dell’umanità possano tradursi in realtà.
Ci troviamo nella condizione di dover provare a riaprire il futuro per poterlo rendere nuovamente pensabile, agibile, trasformabile occuparsi del futuro come oggetto di studio ì, o preoccuparsi del futuro per le sue implicazioni, non basta più. Si tratta piuttosto di cambiarlo, compito che richiede uno sforzo notevole : quello di immaginare nuovi futuri preferibili che siano diversi da quelli promossi dall’ordine egemonico del presente. Il futuro diventa pertanto un campo di battaglia dove idee, immagini e versioni diverse sono destinare a contrapporsi e scontrarsi. Ai “futurese studies” è richiesto un compito nuovo: occupare il futuro.

 

  


 

17 Giugno - Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione

La giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite e si celebra ogni 17 giugno. Il suo scopo è quello di far conoscere nuovi modi per prevenire la desertificazione, promuovere e sensibilizzare l’opinione pubblica sul degrado del suolo, l’approvvigionamento di cibo e acqua, la tutela della  biodiversità e la sicurezza delle popolazioni minacciate dalla desertificazione.
Lo slogan che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha lanciato per la campagna 2018 è “La terra ha un valore reale, investi su di lei”.
A tale proposito il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea) e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale hanno previsto l’inserimento di tale celebrazione all’interno del XXI Convegno Nazionale di Agrometeorologia che si terrà a Roma dal 19 al 21 giugno.
 
 Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, che arriva dopo un mese di maggio che è stato, globalmente, il quinto più caldo mai registrato. E che ci ricorda che il deserto non è un luogo lontano, esotico e misterioso, ma un processo sempre più vicino che minaccia la biodiversità e l’agricoltura. «Una parte piuttosto consistente del nostro Sud Italia si avvia a essere classificato come terre aride. Ragione in più per lavorare su piante robuste che non necessitano troppi input», scrivono Elisabetta Tola e Marco Boscolo in Semi ritrovati. Mentre Antonello Pasini, ne L’equazione dei disastri, ci ricorda che la «galoppante antropizzazione» e lo sfruttamento del suolo accentuano la vulnerabilità del territorio agli eventi meteo-climatici estremi.
  
 

  

Corpi estranei

Cinzia Pozzi

Corpi estranei

Cartaceo, euro 16,00 E-book, euro 10,99 Pagine: 208

 

Monica si ricarica prima di uscire di casa per non restare paralizzata dal dolore. Antonio tiene a bada i sintomi motori del Parkinson con un telecomando. Zack e Dylan, in classe, si connettono via bluetooth alle voci dei compagni. Quella di chi convive con pacemaker, defibrillatori cardiaci impiantabili, impianti cocleari e sistemi per la Deep Brain Stimulation è una quotidianità diversa, con cui sempre più persone devono fare i conti. Mentre media, aziende produttrici ed esperti parlano solo di innovazione, Cinzia Pozzi capovolge il punto di osservazione e racconta le storie delle persone che si affidano a questi dispositivi: come ci si adatta a un corpo fatto non solo di carne e ossa? Serve fare manutenzione? E come si viene percepiti dalla società dopo l’impianto? Attraverso le voci dei pazienti, tra evidenze scientifiche e progetti pilota, Corpi estranei delinea uno scenario fatto di sfide individuali e collettive, dilemmi etici e tanta disinformazione; ma invita anche a riflettere sui limiti dell’uso della tecnologia in medicina, sull’importanza della collaborazione attiva dei pazienti nel percorso di cura e su quanto siamo disposti a fidarci del progresso nella speranza di stare meglio.

«Allora non si sentì una cavia, bensì una pioniera, ma all’eccitazione di essere tra i primi pazienti a beneficiare di un microchip così nuovo si era anche affiancata, da un certo momento in poi, l’incertezza riguardo alla sicurezza dell’intervento di impianto e alle conseguenze a lungo termine della convivenza con il piccolo ospite. Dopotutto, non conosceva nessuno che avesse incorporato quel dispositivo prima di lei».