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Recensioni 2019

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Il fauno scomparso «» Clicco quindi educo «» La vita di Erasmus Darwin «» ITALIA coast to coast «» Atlante ornitologico di Pisa «» Dalla forma al simbolo «» L’ordine del tempo



 

 

fauno scomparso 

Cristiana Vettori, Il fauno scomparso, Edizioni Helicon, Arezzo 2018, pp. 198. Euro 14,00

 

 

 

Un romanzo giallo e rosa shocking

 

  

 

Se dovessimo identificare “cromaticamente” questo romanzo di Cristiana Vettori diremmo tra il giallo - inteso come romanzo d’indagine - e il rosa shocking, perché vicenda raccontata con gli occhi di una giovane donna. Quelli di Emma, giovane scrittrice di guide turistiche, casentinese di nascita e pisana d’adozione, che nel corso di una permanenza a Poppi, sua  terra d’origine, - per una, come si suol dire, pausa di riflessione da un compagno che è insieme “troppo” e “troppo poco” - si imbatte nel mistero del Fauno: ovvero, la scultura di un  giovanissimo Michelangelo, svanita nel nulla nella tragica estate del ‘44, durante la ritirata dei tedeschi dalla Toscana, incalzati dalle truppe Alleate.

 

A distogliere Emma dal suo lavoro di competente compilatrice e dai pensieri di una storia d’amore problematica per non dire traballante, interviene una strana presenza: un uomo affascinante, di mezza età e dall’accento tedesco, che da qualche settimana, sistematicamente e in grande solitudine, batte il paese dei conti Guidi, frequentandone la biblioteca, il castello, le chiese, i palazzi... È Peter, nipote di un ufficiale della Wehrmacht di stanza nel Casentino durante gli anni della guerra innamoratosi di una bella casentinese figlia di un partigiano, poi ritrovata fortunosamente e sposata negli anni immediatamente successivi al conflitto. Ma sono solo le memorie familiari a riportare Peter in quell’area della Toscana interna e in quel borgo unanimemente reputato tra i più belli d’Italia? O ci sono altre ragioni, recondite e meno confessabili? Certo è che in quel terribile agosto di 75 anni prima, numerosissime opere d’arte di eccezionale valore - Botticelli, Raffaello, Tiziano, Michelangelo, Beato Angelico... -  provenienti dai musei fiorentini e incassate per sottrarle alle violenze della guerra furono sistemate nel castello che aveva ospitato Dante, nelle ville e nei monasteri dei dintorni per poi prendere la via della Germania nazista. Tutti tornati poi in Italia quei capolavori, tranne la maschera di Fauno, opera di un Michelangelo ancora adolescente, di cui sembra non essere rimasta  nessuna traccia. E Peter è un volgare avventuriero o un uomo sinceramente preoccupato delle ferite lasciate ancora aperte dalla guerra e impegnato in una lodevole opera di risarcimento?

 

Tra le perplessità dei compaesani e qualche chiacchiera - si sa il paese è piccolo e la gente mormora -, la protagonista e il suo nuovo accompagnatore tentano di mettere insieme lacerti di informazioni, ricordi di chi c’era, memorie di memorie e molti “sentito dire”... Per poi ripiegare, malinconicamente, sulla constatazione della impossibilità di ritrovare, almeno al momento, il Fauno michelangiolesco. Condividono, però, i due un impegno: fare il possibile per impedire che si rinnovi il clima di odii e di inimicizie che appena ieri aveva sfigurato il volto del Novecento. Mai più guerre tra i popoli d’Europa, mai più violenze, frutti velenosi di ideologie intolleranti e totalitarie. E, come avviene nei migliori romanzi di formazione, la protagonista, l’Emma che ritorna a Pisa, non è più la stessa che ne era partita. È una donna cresciuta: più consapevole del suo ruolo nel mondo, meno vincolata da obblighi sentimentali, più capace di scegliere, volta per volta, le tappe e i modi della propria esistenza. Più forte e più libera.

 

 

 

L’Autrice, Cristiana Vettori, docente, psicologa, curatrice di antologie di poesie e narrativa, racconta bene e ci partecipa con utile leggerezza una storia di stringente attualità, collocata tra un passato recente e la contemporaneità, densa di moniti per un futuro che tutti noi percepiamo procedere in direzione di un abisso, le cui forme non riusciamo neppure a immaginare.

 

 

 

Luciano Luciani

 

 

 

 

 


 

 

Clicco quindi educo

Stefania Garassini CLICCO QUINDI EDUCO ETS Pisa

Genitori e figli nell’era dei social network


70 pg; cm.14x21 2018 ISBN: 9788846754356

 

Recuperare la fiducia nella propria capacità di educare, anche in uno scenario in cui la diffusione delle tecnologie digitali sembra renderlo sempre più difficile. È il messaggio – rivolto a genitori ed educatori – che lega tutti i contributi di questo volume, nato per raccogliere gli interventi della giornata di studio realizzata da Aiart Milano in collaborazione con l’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi. Studiosi, insegnanti, giornalisti esperti del settore e genitori analizzano opportunità e problemi posti dall’uso degli strumenti fornendo conoscenze e spunti d’azione. Nella convinzione che i “nativi digitali” non siano realmente esperti come si dice e si crede, e che, piuttosto, adulti e ragazzi abbiamo di fronte le stesse sfide. Da affrontare insieme, con spirito aperto.

 

Stefania Garassini, presidente della sezione milanese di AIART. Giornalista, è docente di Editoria Multimediale e Digital Journalism all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nel 1993 ha fondato «Virtual», prima rivista in Italia dedicata agli aspetti culturali della diffusione delle tecnologie digitali. È autrice di Dizionario dei new media (Cortina, 1999), coautrice di Digital Kids (Cortina, 2001) e di I nuovi strumenti del comunicare (Bompiani 2001). Collabora con «Domus» e «Avvenire».

 

 


 

 

 

Erasmus Darwin secondo suo nipote

Charles Darwin, La vita di Erasmus Darwin (a cura di Leonardo Ursillo), Mimesis Edizioni, Milano-Udine 2018, collana Epistemologia, pp. 240, € 20

 

Nel 1879 Charles Darwin scrive una biografia del nonno Erasmus, per completare un breve scritto di Ernst Krause apparso sulla rivista tedesca Kosmos valendosi di scritti e lettere in suo possesso e per riscattarne la memoria rispetto alle “grossolane accuse” di ateismo che ricevette “non appena la tomba gli si chiuse sopra, come è destino di molti uomini celebri dotati di forte e marcata personalità”.

Charles non conobbe il nonno Erasmus, ma se ne sente erede nel senso biologico del termine: “fin dai miei primi anni ho nutrito il più forte interesse nel collezionare oggetti di storia naturale, e questa inclinazione fu certamente innata o spontanea, probabilmente ereditata da mio nonno”. E nell’Autobiografia scrive che l’opera di suo nonno aveva preparato “il terreno favorevole a quella dottrina che più tardi, in forma diversa, ho pubblicato nell’Origine delle specie”.

Mimesis propone ora, nella collana Epistemologia, questo curioso scritto di Charles Darwin, finora inedito in Italia, con una bella introduzione di Leonardo Ursillo, traduttore e curatore dell’opera, che ha il pregio di contestualizzare il pensiero di Erasmus Darwin nella cultura del XVIII secolo, mostrandone il ruolo nel dibattito sul trasformismo.

 

Erasmus Darwin era un medico stimato e uno studioso appassionato – un “naturalista”, come si diceva all’epoca. Interessato innanzitutto alla botanica, fondò la Lichfield Botanical Society e si dedicò alla traduzione inglese di alcune opere di Linneo. Le sue osservazioni, raccolte nel poemetto Gli amori delle piante (1789), sono a volte notevoli: ad esempio, quelle relative ai “rudimenti”, parti o organi incompleti e non funzionali, che rappresentano una preziosa testimonianza del modificarsi nel tempo degli organismi viventi. “Vi sono, negli animali e nelle piante – si legge in una nota del poemetto – alcune appendici apparentemente inutili o incomplete, le quali sembrano mostrare che hanno subito dei cambiamenti graduali del loro stato originario”. Il nipote Charles darà grande importanza all’argomento, cui dedicherà un paragrafo dell’Origine.

Nelle osservazioni di Erasmus prende forma anche l’idea della lotta per la sopravvivenza. La natura non è un mondo perfetto e armonioso, ma un “mondo in guerra” in cui ciascuna pianta e animale è dotato delle sue armi: caratteri non immutabili ma formati e modificati come risposta a uno stato di conflitto permanente. È in questo insieme di riflessioni che Erasmus Darwin matura la sua idea del trasformismo delle specie, giudicata dal nipote Charles una “previsione del progresso del pensiero moderno”.

 

L’opera più importante di Erasmus Darwin è tuttavia la Zoonomia (1794). Nell’ampia introduzione, Leonardo Ursillo sottolinea in primo luogo l’importanza dei capitoli dedicati ai rapporti tra percezione, sensazione e formazione delle idee: vengono spiegati “nei termini delle operazioni di un sistema di materia” in movimento, seguendo le indicazioni di Hume e Berkley. La conseguenza di questo approccio materialista è l’idea di uniformismo del vivente: i fenomeni della vita organica, anche i più complessi come il pensiero, obbediscono alle medesime leggi, per cui non è possibile stabilire cesure definitive tra piante, animali, uomini. I vegetali mostrano chiari segni di sensibilità, come quando chiudono “petali e calici nelle ore fredde del giorno”, un movimento che “deve attribuirsi alla sensazione sgradevole” e non semplicemente a un riflesso automatico. Gli animali sono in grado di apprendere e di agire in modo non stereotipato per far fronte a circostanze inconsuete, dando risposte “intelligenti”, per cui – come scriverà il nipote Charles nell’Origine dell’uomo – “la differenza tra l’uomo e gli animali superiori, per quanto grande, […] è certamente di grado e non di genere”.

Come scrive Ursillo, “per molti dei contemporanei [di Erasmus Darwin] la ragione veniva ancora vista come un’esclusiva prerogativa dell’essere umano ed elargirla anche al regno vegetale e animale, con le giuste gradazioni, era una scelta in parte già riscontrabile in alcune correnti del pensiero filosofico settecentesco, ma assai difficile da far accettare”. Buffon, ad esempio, sosteneva l’assoluta incommensurabilità tra uomo e animale: “l’uomo è un essere razionale, l’animale è senza ragione […] e poiché non vi sono esseri intermedi tra l’essere razionale e l’essere senza ragione, è evidente che l’uomo è di una natura completamente diversa da quella dell’animale”. E avvalorava tale posizione con l’uso, per lui esclusivamente umano, del linguaggio. Erasmus Darwin era invece persuaso dell’esistenza di un “linguaggio naturale” che permette anche agli animali di comunicare le emozioni, attraverso suoni, atteggiamenti, gesti. Anche questo è un punto ripreso dal nipote Charles nell’Origine dell’uomo: certo, “l’uso abituale del linguaggio articolato è […] peculiare dell’uomo”, ma anche l’uomo può usare, “in comune con gli animali inferiori, grida inarticolate per esprimere il suo sentimento, aiutato da gesti e movimenti dei muscoli del volto”. L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali del 1872, del resto, rappresenta la sintesi matura di questa idea uniformista: “sebbene a livello rozzo e primordiale, gli animali possiedono le nostre medesime capacità”.

 

Scrive Ursillo a conclusione della sua introduzione: “In epoca vittoriana e nel tardo Settecento, qualcuno certamente rise di simili teorie ridicolizzando Erasmus e relegando le sue riflessioni a intenti assolutamente fantasiosi, ma lui, come scrisse Dickens, li ‘lasciò ridere e non ci fece caso, perché era abbastanza saggio da sapere che nulla di buono succede su questa terra, senza che qualcuno, sulle prime, si prenda il gusto di riderne’”.

 

Maria Turchetto


 


 

 

Italia coast to coast

ITALIA coast to coast  

 

Simone Frignani - Terre di mezzo Editore 3° edizione aggiornata

 

Il bagno all’alba nella baia verde di Portonovo, per poi ritrovare l’abbraccio delle onde al tramonto nel fascino di Orbetello: in mezzo diciotto giorni a piedi (o nove in bici), attraversando l’Italia centrale dal Conero alla laguna che collega la Maremma all’Argentario, da mare a mare. La sintesi dell’Italia coast to coast è in questa semplice e geniale ispirazione. L’idea di questo nuovo cammino è di Simone Frignani, tra i maggiori esperti del settore, ideatore del Cammino di S. Benedetto sulle orme del padre del Monachesimo occidentale da Norcia a Montecassino. “Sono di Maranello” precisa con la sua schietta simpatia ed evidenziando già il suo andare controcorrente proprio nel paese della Ferrari. La sua passione non è la F1, perché al contrario ama muoversi lentamente: camminare o pedalare lungo sentieri e sterrate di tutta Italia. Immerso nella natura, lasciando che lo spirito si liberi da ogni preoccupazione. Insomma, è ambasciatore del passo lento, quello naturale che fa conoscere i territori, incontrare le persone, ritrovare se stessi. Sorprese di un’Italia che sa ancora recuperare bellezza e nuove proposte. Non si tratta di promuovere una pratica sportiva, il cammino è prima di tutto un’esperienza da vivere con i propri passi, i propri ritmi e i propri limiti. I frutti sono soprattutto sul piano emozionale e relazionale: pace, accoglienza, amicizia e generosità. Si raccolgono cammin facendo, incrociando sguardi e storie di altri “coaster” o dei locali che osservano il lento incedere dei nuovi pellegrini.

Difficile misurare il successo di questo nuovo cammino, di cui la guida cartacea – uscita nel febbraio 2014 – è già alla terza edizione. Il cammino Italia coast to coast va percorso da est verso occidente, perché questa è la direzione del Sole e degli uomini che si spostano, come confermano le storie bibliche di Abramo dalla Mesopotamia alla terra dei Cananei e dei Magi venuti dall’Oriente o epopee recenti come la corsa all’oro nel Far West. Con quale tracciato unire le due sponde italiche è scelta che l’autore così riassume: “In Italia i possibili percorsi da costa a costa, o, per utilizzare l’espressione più diffusa, i potenziali coast to coast, sono pressoché infiniti. Tra tutti, ne ho elaborato uno che ritengo particolarmente interessante sotto il profilo culturale, storico, religioso e naturalistico. Un percorso tra due monti protesi nel mare: l’uno, il Conero, sentinella a oriente, a scrutare, oltre il blu dell’Adriatico, i lidi d’Illiria che a lungo furono luogo d’incontro, non sempre pacifico, tra molti popoli; l’altro, l’Argentario, vedetta a occidente, a vigilare su quel Tirreno che vide fiorire le grandi civiltà degli Etruschi e dei Romani.”

Un “tuffo” nella storia soprattutto di quell’Italia delle origini, dove accanto alla crescente potenza di Roma troviamo tracce e memoria delle numerose popolazioni italiche, come Piceni, Galli, Umbri ed Etruschi. Scrigni di un’Italia trascurata dai flussi turistici di massa e considerata “minore”, in cui proprio il piacere della (ri)scoperta riesce a donare sensazioni uniche. Un cammino fortunato, che è nato bene. Nonostante l’assenza di una segnaletica specifica, nessun camminatore si è perso. Al tracciato originario, elaborato sovrapponendo e collegando percorsi già presenti, non sono servite modifiche, anche se qualche aggiustamento è in programma per migliorarne la fruibilità, appropriandosi della pista papalina per risalire da Portonovo, per evitare la strada asfaltata, o puntando a una partenza dalla città di Ancona, per sfruttare meglio i collegamenti ferroviari. Dovrebbero essere Comuni e Regioni a farsi carico della segnaletica e dell’organizzazione dei posti tappa per l’accoglienza dei pellegrini e per la promozione del cammino: la Toscana si è impegnata, le Marche sembrano interessate. Intanto il Parco del Conero ha già inserito il tracciato tra i percorsi di pubblico interesse nella propria carta di accessibilità per garantirne a tutti la libera fruizione. E se, ammirando il paesaggio o le fioriture sopra Portonovo, incrociate camminatori diretti a Orbetello, adesso sapete che il sogno è diventato realtà. Al richiamo di un bagno dall’Adriatico al Tirreno non è facile resistere.

 

Recensione di Gilberto Stacchiotti, già direttore del Parco del Conero

 

 



 

 

Atlante ornitologico di Pisa

Atlante ornitologico di Pisa

Grazie a questa iniziativa sono oggi disponibili le mappe aggiornate della distribuzione delle specieed i trend delle popolazioni faunistiche, con l’obiettivo, tra gli altri, di delineare i piani di conservazione di quelle rare. Un lavoro che non illustra solo l’evoluzione dell’avifauna cittadina negli anni, ma che assume anche un valore più ampio proponendosi come modello per la comprensione delle dinamiche degli ecosistemi urbani.

L’atlante costituisce una base scientifica per gestire le problematiche causate dai piccioni e dai gabbiani reali e rappresenta un’occasione speciale per far conoscere la natura ai pisani, agli studenti ed ai turisti, guardando ai “servizi ecosistemici” delle aree verdi che, come noto, svolgono importanti funzioni per migliorare la vivibilità urbana.
L’avifauna funziona da “indicatore ambientale” e quindi è utile per orientare le scelte urbanistiche, permettendo ai cittadini di trarre beneficio dalla biodiversità ed agli insegnanti di svolgere iniziative di educazione ambientale.

La ricerca è stata pubblicata in un volume di oltre 200 pagine, come monografia della rivista Ecologia Urbana – www.ecologia-urbana.com.

Interverranno:

Marco Dinetti, Responsabile Ecologia urbana Lipu - Leonardo Cocchi, COT – Centro Ornitologico Toscano - Alessandro Moretti, Ornitologo - Paola Ascani, Redazione Ecologia urbana e Volontaria Lipu

 

Incontro a ingresso libero. Vi aspettiamo!

 

Per informazioni:

Museo di Storia Naturale  Tel. 050.2212970/80 www.lipu.it www.ecologia-urbana.com 




 

 

 

 

 


 

Dalla forma al simbolo

Dalla forma al simbolo
Per la prima volta in Italia il trattato di Jacob Klein sulle origini dell’algebra moderna Edizioni ETS Pisa

 

«Non c’è uno studio di storia della filosofia, della scienza o di “storia delle idee” che vi si avvicini neanche lontanamente per valore intrinseco. Se non una prova, segno ne è il fatto che sembra averlo letto sì e no mezza dozzina di persone». Così Leo Strauss descrive il libro dell’amico Jacob Klein, pubblicato fra il 1934 e 1936 con il titolo Die griechische Logistik und die Entstehung der Algebra, qui per la prima volta tradotto in italiano. Con un’analisi estremamente raffinata, Klein mostra come la matematica moderna esautori la concezione greca del sapere e del nostro rapporto con l’esperienza, sostituendo a una visione di forme date una tecnica articolata simbolicamente.

Jacob Klein (1899–1978), nato in Russia da famiglia ebraica, studia e si forma in Germania dove è allievo di E. Husserl, N. Hartmann e M. Heidegger, nonché amico di figure come H.-G. Gadamer, H. Jonas, A. Koyrè, G. Krüger e, soprattutto, L. Strauss. Trasferitosi nel 1938 negli Stati Uniti, dal 1940 sino alla morte insegna al St. John’s College di Annapolis. Oltre che di questo libro, è autore di A Commentary on Plato’s Meno (1965) e Plato’s Trilogy: “Theaetetus”, “The Sophist” and “The Statesman” (1977). Alcuni dei suoi saggi più significativi sono stati raccolti nel volume Lectures and Essays (1985).

Dalla post-fazione di Paolo Zellini
Il trattato di Jacob Klein sulle origini dell’algebra moderna, Die griechische Logistik   und die Entstehung der Algebra (1934-1936), apparso in inglese nel 1968 col titolo Greek mathematical Thought and the Origin of Algebra, è giustamente celebre e prezioso per chiunque voglia comprendere la genesi e lo sviluppo delle idee che hanno ispirato i matematici sia antichi sia moderni. Come ha ricordato in tempi più recenti   Reviel Netz, quel trattato rimane ancora il migliore strumento per analizzare la differenza tra matematica antica e moderna. Una differenza certo evidentissima, che balza subito agli occhi di chi getti un solo sguardo a un testo di Euclide o di  Archimede, da   una parte, e a una pagina di calcoli algebrici di François Viète o di Isaac Newton   dall’altra. 

Dalla forma al simbolo. La logistica greca e la nascita dell’algebra di Jacob Klein, a cura e traduzione di Iacopo Chiaravalli.
Collana: Dialectica. Figure del pensiero filosofico (5) diretta da Alfredo Ferrarin

 

 




 


  

L'ordine del tempo

Carlo Rovelli L’ordine del tempo, Adelphi, Milano, 2017

 

Recensione di Lucia Torricelli

 

 

Un denso volumetto rimasto a lungo ai primi posti nella classifica dei libri più venduti, nonostante la complessità dell’argomento. Si parla del mistero del tempo che “…ci inquieta da sempre, muove emozioni profonde. Così profonde da nutrire filosofie e religioni”. Nella prima parte del libro è smontata l’idea di tempo a noi familiare. Si arriva a un mondo senza tempo. Da questo mondo senza tempo, in un percorso a ritroso, ritroviamo la dimensione del tempo così come noi la percepiamo nella quotidianità.

Un viaggio avventuroso, pieno di sorprese, non privo di ostacoli. Rovelli riesce a conquistare la curiosità del lettore non specialista per la non comune capacità di raccontare con entusiasmo contagioso i misteri della natura e di coniugare il rigore scientifico con immagini e metafore che possano agevolare la comprensione di concetti impegnativi e controintuitivi. Le riflessioni sulla natura umana e i frequenti riferimenti alla filosofia, alla poesia, alla letteratura, all’arte, alla scienza, rendono ancora più suggestiva la narrazione della fisica del tempo.

Dalla lettura delle prime pagine scopriamo che la realtà profonda del mondo è diversa da quella che percepiamo quotidianamente alla nostra scala. Nella fisica moderna il tempo non è la corrente uniforme e rettilinea di eventi che sperimentiamo con gli orologi e i calendari; scorre più lentamente in pianura e più velocemente in montagna, come aveva già intuito Enstein e come si potrebbe verificare con orologi da laboratorio sensibilissimi. Non c’è un orologio cosmico che batte lo stesso tempo in tutto l’Universo. Ogni evento ha il suo tempo e i diversi tempi interagiscono tra loro. La differenza tra passato e futuro non è quella che noi sperimentiamo; la percezione del fluire del tempo dal passato al futuro è solo un’approssimazione che dipende dalla nostra incapacità di mettere a fuoco gli infiniti dettagli della realtà microscopica del mondo. Il presente ha senso solo vicino a noi, come fosse confinato in una bolla. Quello che per noi è il presente potrebbe essere passato in un’altra parte dell’universo.

Il tempo non scorre, si sfalda, si frantuma in una miriade di tempi diversi; nei buchi neri non esiste più; s’intreccia con lo spazio nello spazio-tempo. Una rete flessibile e dinamica di eventi che s’influenzano a vicenda forma la trama di una realtà cosmica su cui ci affacciamo dal nostro piccolo angolo di mondo.

Ancora più lontana dalla nostra percezione è la natura del tempo descritta dalle strane leggi della meccanica quantistica che governano il mondo a scala microscopica: un tempo granulare, fatto di quanti, come sono fatte tutte le cose del mondo. “A piccola scala la teoria descrive uno spazio-tempo quantistico, fluttuante, probabilistico e discreto. A questa scala c’è solo il pullulare furibondo dei quanti che appaiono e scompaiono”. Uno scenario che disorienta e affascina, aperto a continui percorsi di ricerca.

 

Nella parte conclusiva di questo avvincente libretto ritroviamo il tempo che percepiamo nella nostra esperienza quotidiana e che definisce la nostra identità, tra eventi passati e aspettative future. Cominciamo a capire, attraverso le ricerche dei neuroscienziati, che il tempo è dentro di noi, nelle sinapsi del nostro cervello e nei circuiti neurali che l’evoluzione ha plasmato e che ci mettono in relazione con il mondo di cui siamo parte. In questo senso abbiamo la sensazione del fluire del tempo.  “…alla fine -forse- il mistero del tempo riguarda ciò che siamo noi, più di quanto riguardi il cosmo (…). E’ la memoria che salda i processi  sparpagliati nel tempo di cui siamo costituiti. In questo senso noi esistiamo nel tempo”.

  

 

Altri libri sullo stesso tema

 

Edoardo Boncinelli, Tempo delle cose, tempo della vita, tempo dell’anima, Editori Laterza, Roma-Bari, 2003

Tempi ciclici, tempo rettilineo e irreversibile, tempo finito o illimitato, tempi brevi e tempi lunghi della vita individuale e dell’evoluzione. Tempi che disegnano il futuro dell’Universo e della vita. Nulla è possibile prevedere. Il tempo condiziona e colloca nello spazio tutti gli eventi della realtà conosciuta e non conosciuta.

 

 

Benjamin Libet, Mind Time. Il fattore temporale della coscienza, Cortina, Milano, 2007

Un’indagine sui meccanismi consci e inconsci della mente in relazione al fattore tempo. Le ricerche sperimentali sull’attività mentale dimostrano che allo stato cosciente vi è consapevolezza di eventi già iniziati a livello inconscio. Lo scarto di tempo che intercorre tra la consapevolezza di un’azione e l’attivazione inconscia, già in atto, di quell’azione è un elemento cruciale per sconfinare nelle implicazioni filosofiche delle neuroscienze. E tutto si gioca su una minima frazione di tempo!

  

Étienne Klein, Il tempo non suona mai due volte, Cortina, Milano, 2008

Riflessioni interessanti sulla misteriosa natura del tempo nelle dispute tra scienziati e filosofi.

“ il nostro tempo quotidiano, quello che sentiamo scorrere, che lascia il segno sui nostri volti, è lo stesso di quell’entità matematica cui ricorrono gli scienziati?

 

Werner Kinnebrock (presentazione di Remo Bodei), Dove va il tempo che passa.Fisica, filosofia e vita quotidiana, il Mulino, Bologna, 2013

Che cosa succede al tempo che passa? Lo stesso Enstein lo domandò a Gödel durante una passeggiata a Princeton. Il tempo è continuo o finito? Può andare all’indietro? Ci sono un tempo soggettivo e un tempo oggettivo? Che dire della percezione del tempo nelle esperienze di risveglio dal coma?

  

Stefan Klein, Il Tempo. La sostanza di cui è fatta la vita, Bollati Boringhieri, Torino, 2015

Un viaggio “nell’esplorazione di una delle attività più raffinate della mente alla quale partecipano incredibilmente quasi tutte le funzioni del nostro cervello”.

 

Arnaldo Benini, Neurobiologia del tempo, Cortina, Milano, 2017

Il tempo è dentro di noi o è una realtà esterna? Mentre i fisici negano l’esistenza del tempo a livello di fenomeni estremi, neuroscienziati, filosofi, psicologi cognitivi mettono il tempo al centro del fenomeno della vita, una dimensione indispensabile per orientarci nella realtà, una dimensione che si è imposta per ragioni evolutive e che è regolata dai circuiti neurali. Nulla avrebbe senso se non fosse riferito al tempo. Vi sono conferme sperimentali che è il cervello la sede di questo ineffabile elemento da cui derivano tutte le attività mentali. C’ è un’alterazione del senso del tempo in soggetti che hanno subito danni cerebrali.  La neurobiologia del tempo è uno dei meccanismi fondamentali della coscienza.

 

Dean Buonomano, Il Tuo cervello è una macchina del tempo, Bollati Boringhieri, Torino, 2018

Un itinerario tra neuroscienze, fisica, filosofia, biologia evoluzionistica per dire ancora una volta che è nella sofisticata architettura del nostro cervello il segreto del tempo che percepiamo e che scorre tra passato, presente, futuro, il cervello umano non solo è in grado di percepire il tempo: lo inventa”.