raccolte cd
timberland euro, timberland uomo 6 inch stivali, timberland uomo barca stivali, timberland uomo earthkeepers, timberland uomo euro hiker stivali, timberland uomo nellie chukka, timberland uomo rotolo top stivali, timberland uomo scarpe da spiaggia, timberland donna 6 inch stivali
2021 recensioni da settembre

 

2021 recensioni da settembre

 

Recensioni 2021 da aprile ad agosto - Recensioni 2021 da gennaio a marzo - Recensioni 2020 - Recensioni 2019 - Recensioni 2018 -A- - Recensioni 2018 -B- Recensioni 2016

 

La pianta del mondo   Perché? Ambiente  Letture. Un viaggio tra i libri della collana Scienza e Idee  COME COSTRUIRE UN ALIENO  La direzione del pensiero  Il professore e la cantante  Nuvole zero, felicità ventitré Diario segreto di Bartolomeo Allattati   Oltre la china  •  La via di Laura Conti • Etica dei vaccini

 


 

 

Perché ambiente

 Maurizio Maria Fossati, Perché? Ambiente. Oltre 100 quiz per salvare il pianeta, Morellini Editore, 2021, 124 pagine euro 9,90

  Adriana Giannini

 

Giornalista scientifico di lunga esperienza soprattutto nei settori della salute dell'uomo e dell'ambiente, Maurizio Fossati ha scelto un modo insolito ed efficace per affrontare l'attualissimo e preoccupante tema deigravi rischi che l'ecosistema terrestre sta correndo per colpa soprattutto dell'attività umana. Consapevole che viviamo in un mondo in cui ciascuno di noi è sottoposto a una valanga di notizie tra le quali è difficile distinguere il vero dal falso, l'autore ha voluto fare chiarezza sui temi ambientali più sentiti e dibattuti mettendosii nei panni di chi, ragazzo curioso o adulto consapevole, quando si pone delle domande vorrebbe ricevere risposte sintetiche, chiare e documentate. E qui interviene l'aspetto giocoso di questo agile libretto già sperimentato con successo dallo stesso autore in un precedente volume dedicato alle curiosità scientifiche.  Ogni domanda nei diversi campi coinvolti nelle scienze ambientali, dalla salute al clima, dalla meteorologia alla biologia, viene posta sotto forma di quiz per il quale le possibili risposte sono tre. Una sola è quella giusta e la si scopre, insieme alla sua rigorosa, ma facilmente comprensibile spiegazione scientifica, capovolgendo la pagina. In questo modo ciò che potrebbe essere una  lezione un po' noiosa di un insegnante o un doveroso approfondimento di temi  di scottante attualità diventa un gioco stimolante, una sfida tra compagni di scuola, tra genitori e figli, tra amici o semplicemente con se stessi. E il bello è che da questa sfida si esce ogni volta con una "pillola" di conoscenza in più, una pillola che può contribuire a curare questo nostro stressato pianeta che abbiamo sfruttato per secoli senza renderci conto  di quanto fosse fragile e prezioso.

 

 

 

 

 


 

La pianta del mondo  

Stefano Mancuso “La pianta del mondo” Laterza Edizione: 2020, VI rist. 2021

Pagine: 192, con ill., ISBN carta: 9788858140680, digitale: 9788858142950

 

Da “Il libraio” Gloria Ghioni

All’inizio di ogni storia c’è una pianta.

Dalla vita su questo pianeta alla voce di un violino, dal futuro delle città alla risoluzione di crimini efferati, all’inizio di ogni storia c’è sempre una pianta. Della maggior parte di esse si è persa memoria. Altre storie, invece, hanno avuto un destino diverso perché legate a persone o avvenimenti che hanno colpito l’immaginazione umana. Questo libro ne racconta alcune. Lo scienziato Stefano Mancuso torna in libreria con “La pianta del mondo”, una raccolta di storie che riguardano il legame tra le piante e la storia dell’uomo sulla Terra. Tra saggio e narrazione autobiografica, alla piacevolezza e alla curiosità delle vicende si aggiunge la scelta di una divulgazione semplice ma precisa.

Pervasive, resistenti, longeve, fonte di vita, di ossigeno, di alimentazione ma anche di preziose informazioni: le piante, che spesso degniamo appena di uno sguardo distratto, meriterebbero più attenzione, gratitudine e rispetto. Dopo il successo di “L’incredibile viaggio delle piante” (2018) e “La Nazione delle Piante” (2019), ne La pianta del mondo, edito da Laterza come i precedenti volumi, lo scienziato di fama internazionale Stefano Mancuso torna a interessarci con “storie di piante che intrecciandosi agli avvenimenti umani si legano le une agli altri nella narrazione della vita sulla Terra” (p. 13).

Quel che colpisce già dall’impostazione dell’indice è la centralità del mondo vegetale: “La pianta della musica”, “La pianta della libertà” o “La pianta della città” sono solo alcuni dei titoli che contraddistinguono gli otto capitoli di La pianta del mondo. I capitoli, intervallati da illustrazioni dell’autore, tanto magnetiche quanto realistiche, mostrano come la nostra vita e le attività più comuni siano legate – anche inconsapevolmente – alle piante. D’altra parte, se vogliamo provare a rappresentare la presenza delle piante sulla Terra, in proporzione alla presenza degli altri organismi, potremmo ottenere questa efficace e sconvolgente proiezione; “Immaginando una camera di 500 parlamentari – numero che non dovrebbe discostarsi molto dal numero di rappresentanti medio di un paese europeo –, l’85% delle piante avrebbe una rappresentanza di 425 deputati, mentre lo 0,3 degli animali ne avrebbe 1,5. Il resto sarebbe in mano a funghi e microrganismi vari. Quindi avremmo 1,5 (arrotondiamo pure a 2) rappresentanti che decidono per tutti. Ora, quando questo accade nei nostri parlamenti gridiamo alla dittatura. […] E non pensiate che sia roba di poco conto: finché non capiremo con esattezza qual è la nostra posizione fra i viventi, la stessa sopravvivenza della nostra specie poggerà su basi insicure” (p. 83).

Ci sono esemplari che hanno segnato la storia, e non solo perché dai cerchi concentrici del ceppo possiamo trarre utili informazioni sulle epoche passate (tema pur sempre trattato nel libro): colpisce la storia delle querce che, etichettate come “The Liberty Tree”, sono state simbolo della Rivoluzione Francese. Dopo una loro diffusione capillare anche al di fuori della Francia, molte di loro hanno subito il crudele destino dell’abbattimento, come estrema damnatio memoriae nel periodo della Restaurazione. La loro storia, tuttavia, è destinata a durare, anche grazie a insoliti libriccini che un appassionato bibliofilo come Mancuso ha potuto ripescare dall’oblio in un mercatino dell’usato.

 

Stefano Mancuso, scienziato di fama internazionale, dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV) dell’Università degli Studi di Firenze. È membro fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior e accademico ordinario dell’Accademia dei Georgofili. Autore di numerosi libri, tradotti in oltre venti lingue.

 


 

 

libri che possono cambiare la vita

Letture. Un viaggio tra i libri della collana Scienza e Idee

 

 

Lucia Torricelli

 

 

Un buon libro è una risorsa insostituibile per arricchirsi e confrontarsi, nel dialogo sotterraneo e silenzioso tra lettore e autore. È il luogo della sosta e della riflessione, il luogo da cui partire per visitare mondi e allargare gli orizzonti.

Una visita in libreria è l’occasione per iniziare un viaggio.
I saggi della collana Scienza e Idee, pubblicati da Raffaello Cortina, potrebbero essere una delle numerose tappe di questo viaggio.
Rivolta ad un pubblico attento non necessariamente specialista, questa collana propone saggi di grande interesse che sollecitano la curiosità del lettore per la pluralità degli argomenti, per il taglio intrigante con cui i diversi argomenti vengono presentati per la prima volta o rivisitati da una prospettiva nuova, per l’autorevolezza degli autori.

 

Dall’interazione di ambiti disciplinari diversi e dal dialogo tra scienza e filosofia emergono tematiche che comprendono e allargano lo specifico campo di questa o quella disciplina, come alcune audaci ipotesi sui misteri e il futuro dell’universo, sulle potenzialità  della mente umana, sulle sorprendenti risorse del cervello degli animali, sul destino e le contraddizioni dell’uomo contemporaneo, sulle riflessioni intorno alle frontiere della conoscenza…

 

 

 

Scienza e Idee fu fondata e diretta da Giulio Giorello, autorevole epistemologo e filosofo della scienza, mancato nel 2020.

 

Giorello ha trasfuso nell’impostazione della collana l’impronta della sua cultura e la sua filosofia di uomo libero dalle larghe vedute, come emerge dalla lettura delle poche pagine di un suo libro del 2005: Di nessuna chiesa. La libertà del laico.

 

Breve presentazione di alcuni saggi pubblicati tra il 1995 e il 2018

I grandi progressi scientifici nel campo della genetica quali interrogativi pongono? In prospettiva luci e ombre del progetto Genoma e delle biotecnologie orientate alla manipolazione del vivente.

-Alice nel paese dei quanti. Le avventure della fisica di Robert Gilmore, Cortina, 1996


Un viaggio con Alice che questa volta non attraversa uno specchio, ma uno schermo televisivo e visita il paese dei quanti muovendosi tra oggetti infinitamente piccoli e conversando con vari personaggi. È la metafora che l’autore utilizza per introdurre il lettore nel mondo dei quanti che ha rivoluzionato la fisica del novecento.

Lettura divertente per gli addetti ai lavori, utile per i non esperti.

 

-Il grande, il piccolo e la mente umana di Roger Penrose, Cortina, 1998

L’intreccio tra l’infinitamente piccolo della quantistica con l’infinitamente grande della cosmologia potrebbe chiarire i problemi aperti della biologia e della psicologia al di là della logica delle macchine, dell’intelligenza artificiale e dell’uomo concepito come macchina. Un dialogo tra fisici, matematici, filosofi “audace e spregiudicato, che va al di là di ogni chiusura specialistica, rimettendo in gioco tradizionali certezze circa la natura umana e il mondo”.

 

-I cinque di Cambridge di John L. Casti, Cortina, 1998


Una serata di buona cucina e buona cultura

Conversazioni stimolanti tra una portata e l’altra con ospiti di rilievo: Haldane, genetista, Schrodinger, fisico, Alan Turing, padre dell’intelligenza artificiale, Wittgenstein, filosofo del linguaggio.


L’invito a cena è di C. P. Snow, “l’uomo delle due culture”.

Un pretesto per conversare piacevolmente su un tema importante con molte implicazioni: una macchina può pensare? Il lettore, invisibile commensale, rimane coinvolto e partecipa.

 

-La serva padrona. Fascino e potere della matematica di Edoardo Boncinelli e Umberto Bottazzini, Cortina, 2000

Scienziati e filosofi dibattono sul ruolo primario della matematica (la serva) nella conoscenza del mondo (il padrone). Qual è il potere della matematica? È il tema del dialogo “di sapore galileiano” tra i due autori: un fisico biologo e un matematico che ama la storia.

 

-Il nemico invisibile. Storia naturale dei virus di Dorothy Crawford, Cortina, 2002

Uno spaccato accattivante della biologia dei virus e del loro straordinario potere attraverso il racconto di storie di contagio. In prospettiva il futuro dell’interazione uomo-virus e la perenne lotta per la sopravvivenza come “motore stesso della vita”.

  

-Guida alla fine del mondo. Tutto quello che non avreste mai voluto sapere di Bill McGuire, Cortina, 2003

 

Una visione del futuro non idilliaca, se l’uomo non modifica il suo comportamento in una Terra a rischio e non impara a rispettare la natura. L’Autore presenta i possibili scenari del futuro. Un libro che fa riflettere e impone una nuova coscienza della realtà in cui viviamo.

 

-L’unicità della biologia. Sull’autonomia di una disciplina scientifica di Ernst Mayr, Cortina, Milano, 2005

 

Il grande biologo, rivedendo la nozione di specie e l’impianto della concezione evoluzionistica della vita, sostiene l’autonomia della biologia contro chi vorrebbe subordinarla alla fisica. “…l’unicità della biologia, cioè dell’approccio rigorosamente scientifico al mondo del vivente. Il volume è a un tempo una lucida introduzione ai temi della ricerca biologica e l’audace proposta di una vera e propria filosofia della biologia”.

-So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio di Giacomo Rizzolatti e Corrado Sinigaglia, Cortina, 2006 

-La sfida della conoscenza. Il progetto genoma e le sue implicazioni di Tom Wilkie, Cortina, 1995

Scoperta e funzione dei neuroni specchio, una categoria di cellule nervose che entrano in

 

 

Gioco sia quando compiamo un’azione sia quando osserviamo altri compiere la stessa azione. Una prospettiva interessante per le molteplici implicazioni sull’attività della mente.

 

-Finito o infinito? Limiti ed enigmi dell’universo Di Jean-Pierre Luminet, Marc Lachieze-Rey, Cortina, Milano, 2006

 

 

 

“Ciò che è direttamente conoscibile è finito. Eppure, appena ci mettiamo a pensare fa la sua comparsa l’idea dell’infinito.” Il nostro universo è finito o infinito? Un tema che ci affascina e che ha sempre sollecitato il pensiero umano. “Da Aristotele a Einstein, la biografia dell’infinito mette in scena Lucrezio, Giordano Bruno, Newton, Bolzano, Cantor e moltissimi altri visionari dell’infinito”.

 

 

 

-Nuove immagini dell’universo. Dialoghi con fisici e cosmologi di Dalai Lama, Arthur Zajone (a cura), Cortina, 2006

 

Stimolanti e dotte conversazioni tra il Dalai Lama e un gruppo di scienziati. Si discute di fisica, biologia, cosmologia, psicologia, del mistero della coscienza. Il Dalai Lama invita a una visione del mondo che permetta di cogliere con mente sgombra la ricchezza e la complessità della multiforme realtà. Un testo di grande interesse.

 

 

 

-L’invenzione della verità di Bruno de Finetti, Cortina, prima edizione 2006

 

Queste pagine inedite scritte nel 1934 da Bruno de Finetti (1906-1985), matematico e filosofo, hanno visto la luce grazie all’impegno della figlia Fulvia. Nella presentazione Fulvia racconta di aver ritenuto la collana Scienza e Idee la più adatta per la pubblicazione di questo libro.

 

L’Autore affronta il problema della verità e della conoscenza del mondo e invita il lettore a leggere la realtà senza l’illusione di possedere la verità. Argomenta sull’indissolubile rapporto scienza-filosofia e sul vero senso della filosofia, severo strumento critico che accompagna il cammino di una scienza che dispone solo di verità provvisorie e parziali; a nulla servirebbe se si cristallizzasse in verità definitive. Pone l’accento sui pericoli del dogmatismo e sulle fonti che alimentano il dogmatismo.

 

Le conquiste della fisica del ’900 con la nuova concezione dello spazio-tempo, le conoscenze nei vari campi del sapere dai confini sempre più sfumati pongono in termini probabilistici e non di certezze assolute l’interpretazione degli eventi, quindi alla base di qualunque evento la teoria della probabilità “Le nostre sensazioni, i nostri concetti fondamentali, a cominciare da quelli di tempo e spazio,  non saranno mai i protagonisti di una commedia finita ove ciascuno ha la sua parte e il suo ruolo, saranno sempre i sei personaggi in cerca d’autore”.

 

 

 

L’istinto matematico. Perché sei anche tu un genio dei numeri di Keith Devlin, Cortina, 2007

 

I circuiti della matematica naturale che gli animali utilizzano per sfruttare al meglio le possibilità di sopravvivenza nel gioco dell’evoluzione. Dalle api alle formiche, ai pesci, ai pipistrelli, ai primati un caleidoscopio di capacità insospettabili. Come migliorare l’apprendimento della matematica a scuola sfruttando le potenzialità della matematica naturale che partendo dal concreto vuole cercare un senso nel simbolismo astratto? Lettura interessante e agevole.

 

 

 

-Seconda natura. Scienza del cervello e conoscenza umana di G. Edelman, Cortina 2007

 

Come definire la coscienza al crocevia tra esperienza individuale e materia di indagine scientifica? Edelman ritiene che si possano conciliare i due aspetti: la coscienza non come sostanza ma come processo, un “qualcosa che può diventare oggetto di studi verificabili senza cancellare tutta la ricchezza dell’esperienza  individuale”.

 

 

 

-Mind time. Il fattore temporale nella coscienza di Benjamin Libet, Cortina, 2007

 

Qual è la discriminante tra conscio e inconscio se vi è uno scarto temporale tra l’attivazione inconscia di un’azione e la successiva consapevolezza di quell’azione?

 

Rapporto mente e cervello, coscienza, libero arbitrio sono gli ingredienti di questo libro.

 

Siamo davvero soggetti responsabili, capaci di scegliere? O siamo solo sofisticati automi prodotti dall’evoluzione naturale?” Un tema arduo che va affrontato, secondo l’autore, con gli strumenti  della ricerca sperimentale.

 

 

 

-Un solo mondo o infiniti? Alla ricerca di altri universi di Alex Vilenkin, Raffaello Cortina, 2007

 

Da dove veniamo? Qual è l’origine e l’evoluzione dell’universo? Un solo universo o più universi? La fisica del novecento fa da sfondo. L’ipotesi di un multiverso in cui il fattore tempo, le multidimensioni, il dinamismo di materia ed energia aprono a ipotesi audaci e non verificabili. Affiora l’intreccio tra l’inesauribile curiosità della mente umana esploratrice e l’inaccessibilità del mistero che percepiamo e che non riusciamo a penetrare fino in fondo. Un libro che sfida il senso comune e la capacità d’intuizione. Si parla di un’infinità di universi in cui tutto potrebbe succedere. Una teoria cosmologica, audace e suggestiva insieme.“…una nuova concezione del mondo, delle sue origini e delle sue affascinanti, bizzarre e al tempo stesso sconvolgenti implicazioni”. Lettura interessante e impegnativa.

 

 

 

-Molte  nature. Saggio sull’evoluzione culturale di Enrico Bellone, Cortina, 2008

 

Discipline e linguaggi diversificati nell’evoluzione della cultura, demolizione del mito del mentalismo che pone la natura umana al di sopra di tutte le specie viventi, unica capace di accedere alla cultura. Intorno a queste due idee dottamente argomentate, si snoda il saggio di Bellone.

 

Ricco di riferimenti alle opere di scienziati e filosofi che si incontrano scorrendo il testo. Lettura a tratti impegnativa, ma stimolante.

 

 

 

-Una vita senza fine? Invecchiamento, morte, immortalità di Guy Brown, Cortina, 2009

 

Un panorama variegato, a volte sconcertante: quale potrebbe essere il futuro della nostra vita che si allunga sempre di più al confine tra natura e tecnologia? Una prospettiva che potrebbe diventare inquietante per chi non accetti di mescolare con i congegni elettronici l’ineffabile mistero della propria identità biologica. Vivere per sempre trasformando le difficoltà fisiche dell’invecchiamento: come? E poi?

 

Aspetti biologici dell’invecchiamento cellulare, scenari futuri più o meno probabili, mito e altro in questo libro che “insegna [… ] ad affrontare  la fine della vita nell’unico modo degno: costruendo un sogno e lasciando qualcosa di valido dietro di sé”.

 

 

 

-La vita inaspettata. Il fascino di un’evoluzione che non ci aveva previsto di Telmo Pievani, Cortina, 2011

 

Una storia intrigante della vita sulla Terra che si è snodata senza un fine e senza una direzione, ma come frutto della contingenza storica e di una infinità di eventi non previsti che si intrecciano e orientano di volta in volta il percorso della vita È il fascino di una evoluzione che non ci aveva previsto, di una evoluzione non necessaria, ma possibile. Nella meraviglia di questo esistere non pianificato si aprono le opportunità di decidere del proprio futuro”.

 

La visione laica di Pievani ci accomuna a tutti i viventi “senza nessuna concessione a fondamentalismi e superstizioni”.Prosa brillante e coinvolgente.

 

 

 

-Lettere a un giovane scienziato di Edward O.Wilson, 2013

 

Passione e determinazione, ingredienti fondamentali per dedicarsi alla ricerca scientifica. L’Autore intreccia aneddoti e ricordi autobiografici per spiegare le motivazioni che l’hanno spinto a intraprendere lo studio della biologia. Suggerimenti, consigli, incoraggiamenti ai futuri scienziati. Una lettura per giovani orientati verso studi scientifici, utile incitamento  in un’epoca che ha bisogno di una cultura scientifica diffusa.

 

 

 

-L’illusione della conoscenza. Perché non pensiamo mai da soli di Steven Sloman e Philip Fernbach, 2018

 

La realtà è complessa e nessuno può illudersi di conoscere tutto. Questa illusione ci limita e ci fa commettere errori nelle scelte e nelle decisioni. Se si fa riferimento a una mente collettiva, si evitano le trappole della presunzione, del fanatismo ideologico, dell’inganno. “Questo libro ha tre argomenti centrali: l’ignoranza, l’illusione della conoscenza e la comunità della conoscenza”.

 

 

 


 

 

Come costruire un alieno

Marco Ferrari Come costruire un alieno Codice edizione, Cartaceo euro 17,00 E-book euro 10,99, Pagine: 256
Biodiversità, chimica, evoluzionismo, fisica

 

 

Ci sono pochi dubbi che le leggi della fisica e della chimica siano valide sulla Terra come su altri pianeti, che un corpo cada con una certa accelerazione di gravità e che due elementi chimici possano unirsi con legami particolari anche su corpi celesti che orbitano intorno a una stella aliena. Ma non abbiamo le stesse certezze per la biologia. Anche se con declinazioni diverse, avremo sempre prede e predatori? Le loro dinamiche saranno le stesse che osserviamo sulla Terra? E la cellula, la base della vita, è proprio così indispensabile per creare corpi di dimensioni sempre maggiori? Alla ricerca di leggi universali o locali, Marco Ferrari ci conduce così su pianeti solitari in cui vive una sola specie molto semplice, e su altri ancora più ricchi della Terra, dove milioni di viventi formano un tutto simbiotico e olistico. Esploreremo corpi celesti in cui la vita si è "fermata" a un certo punto di complessità, e altri in cui la biochimica ha portato a soluzioni del tutto differenti da quelle che potremmo trovare anche nei luoghi più remoti e oscuri del nostro pianeta. Per scoprire che, molto probabilmente, le differenze di strutture, di scheletri, di organi, di sensi e di altro sottendono sempre e solo un processo universale: l'evoluzione.

 

 


 

 

La direzione del pensiero

Marco Malvaldi La direzione del pensieroCollana Scienza e idee, 326, Raffaello Cortina Editore, Pagine 206, 2020, ISBN 9788832852189
sottotitolo Matematica e filosofia per distinguere cause e conseguenze

La domanda perché? – quella preferita dai bambini – è lo strumento più spontaneo per capire il mondo: l’essere umano cerca in continuazione di separare il corso degli eventi in cause e conseguenze, e di capire se le cause sono a loro volta conseguenze di qualcos’altro. Il che è meno semplice di quanto potrebbe sembrare.
Poniamo che, in un grafico, l’andamento nei secoli della concentrazione di CO2 nell’atmosfera e quello della temperatura terrestre mostrino una notevole correlazione. Questo prova che la CO2 è la causa del riscaldamento globale? In realtà, lo stesso grafico può mostrare pure che l’aumentare della temperatura causa l’aumento della concentrazione di CO2 – e la cosa è chimicamente plausibile: la solubilità dei gas in acqua salata diminuisce con l’alzarsi della temperatura.
Alla luce di questo, siamo in grado di decidere quale sia la causa e quale l’effetto? La risposta è: non sempre. Se siete curiosi di sapere come, proveremo a capirlo insieme.

Marco Malvaldi, chimico e scrittore, ha esordito nella narrativa nel 2007 con il giallo La briscola in cinque, il primo della fortunata serie del BarLume, da cui, a partire dal 2013, è stata tratta una serie televisiva dal titolo I delitti del BarLume. Nelle nostre edizioni ha pubblicato L’architetto dell’invisibile ovvero come pensa un chimico (2017) e La direzione del pensiero

 

 

 


 

 

Il professore e la cantante

Paolo Mazzarello Il professore e la cantante Bompiani, 2020

 

Una scintilla dirompente: Volta e la cantante 

 

di Marco Piccolino

 

 

L’età non spegne le passioni, anzi, il trascorrere del tempo serba talvolta il potere eversivo di esasperarle. Da questa regola non sono immuni neppure quelle persone che nell’immaginario popolare sono considerate più sotto il freddo dominio della ragione, e – tra queste – uomini (e donne) di scienza. A fine Settecento ne fece una devastante esperienza Alessandro Volta, l’inventore della batteria elettrica, il primo generatore di corrente continua della storia, la pile voltaïque e dunque strumento eponimo, secondo la terminologia francese dell’Ottocento.

 

Volta è indubbiamente tra i più grandi scienziati di tutti i tempi, e alla sua epoca la sua fama fu tale che, nel 1849, Auguste Comte lo incluse tra i santi del suo Calendrier positiviste (con culto nella prima settimana dell’ultimo mese dell’anno positivista). La straordinarietà dell’invenzione di Volta apparve chiara molto presto, al punto che nell’Éloge historique dello scienziato italiano, pronunciato nel 1831 (e cioè quattro anni dopo la sua morte) da François Arago all’Accademia delle Scienze di Parigi, troviamo espressioni come queste : “Ebbene, io non esito a dirlo – dice Arago – questa massa in apparenza inerte, questo insieme bizzarro, questa pila di tante coppie di metalli dissomiglianti separati da un po’ di liquido è, per la singolarità degli effetti, il più meraviglioso strumento che gli uomini abbiano inventato, senza neppure eccettuarne il telescopio e la macchina a vapore”.

 

Senza voler spingere troppo i confronti con le “invenzioni” di Galileo e di Watt, bisogna riconoscere che la pila di Volta è stato uno strumento davvero rivoluzionario, sia dal punto di vista dell’evoluzione della scienza che per le ripercussioni tecnologiche che i suoi sviluppi hanno avuto nella storia dell’umanità. Per quanto riguarda il primo aspetto bisogna tenere conto che dallo studio del meccanismo con cui la pila genera elettricità (attraverso il contatto tra “tante coppie di metalli dissomiglianti separati da un po’ di liquido”) è emersa per la prima volta l’intima associazione dell’elettricità con la materia. E di qui si sono sviluppate alcune fondamentali branche della chimica e della fisica (sia detto per inciso è grazie alla pila che sono stati isolati molti elementi come il sodio, il potassio, il magnesio). Senza la pila, non solo non sarebbe nata l’elettrochimica e l’elettrofisica, ma non si sarebbe neppure sviluppata la fisica atomica e dunque tutta la fisica moderna.

 

Gli studi sugli effetti magnetici della corrente generata dalla pila hanno portato alla nascita dell’elettromagnetismo e di qui, oltre a nuove linee di comprensione della realtà fisica del mondo, anche a straordinari sviluppi tecnologici. Su effetti elettromagnetici sono basati i meccanismi di produzione dell’elettricità nella centrali idroelettriche e termoelettriche, e dunque la generazione dell’elettricità a scopi “sociali”. Dallo sviluppo dell’elettromagnetismo è poi nato il mondo delle moderne comunicazioni, delle reti telematiche, di internet, dei computer. Tutto questo era in nuce in quello che Arago indicava come “insieme bizzarro”, la pila di Volta.

 

Forse, dinanzi ai drammi della modernità e all’invasione devastante dei “socials” nella vita privata e pubblica dei nostri giorni, qualcuno sarebbe tentato di rimpiangere un mondo senza televisione, internet e Facebook o Youtube, ma chi lo fa dovrebbe anche pensare che senza la pila di Volta non avremmo neppure l’elettrocardiogramma, le radiografie nelle forme tradizionali o nelle straordinarie evoluzioni dell’imaging moderno, i respiratori automatici; non potremmo produrre in grandi quantità farmaci e vaccini e molte delle cose che aiutano le società a vivere o a sopravvivere.

 

Gli storici non amano generalmente i discorsi basati su quello che sarebbe o non sarebbe potuto avvenire, e dunque è forse ozioso dire cosa sarebbe accaduto senza che Volta avesse compiuto, verso la fine del 1799, quel “gran passo” che lo portò a inventare (o scoprire) la batteria elettrica.

 

Conviene però concedersi la licenza di utilizzare il ricorso ai “se” per ripercorrere insieme a Paolo Mazzarello, noto storico della scienza e apprezzato scrittore, avvenimenti della vita di Volta che hanno preceduto l’invenzione della pila, e che forse avrebbero potuto – ahimè – impedirne la realizzazione.  

 

 La storia è raccontata nel saggio narrativo Il professore e la cantante. La grande storia d’amore di Alessandro Volta (Bompiani, 2020) che si muove come un romanzo tra vicende sentimentali, scienza e lo spirito di un’epoca percorsa dai venti della rivoluzione francese e dalle sirene dell’Illuminismo. Volta era professore di fisica nell’Università di Pavia e scienziato noto per i suoi studi nel campo dell’elettricità e di altri settori della scienza dell’epoca.  Nel 1789 mentre la Bastiglia prendeva fuoco e la Francia precipitava nella rivoluzione, la vita aristocratica della società lombarda si cullava nelle illusioni della tradizione, fra salotti nobiliari, teatri, cicisbei galanti, belle dame con le vesti strette a vita alta, lunghe fino ai piedi, ma in compenso scollatissime. Alessandro era un principe dei salotti nei quali si muoveva come nel suo elemento naturale perché era un uomo bello, alto, spiritoso, ricercato nelle colte “e sollazzevoli” brigate fra Pavia, Milano e Como, la sua città natale. Aveva anche fama di tombeur de femmes, le donne (e tra queste persino qualche dama dell’aristocrazia francese) erano attratte dalla sua intelligenza e dal suo buon umore.

 

Nonostante i suoi quarantaquattro anni, non era mai riuscito a superare la diffidenza nel contrarre un legame stabile che lo portasse al matrimonio temendo, come scrisse in una lettera, la natura “instabile” del suo carattere e “l’indole mia in molte cose mutabile, e facile ad annoiarsi d’ogni oggetto”. Un atteggiamento che esasperava la sua famiglia appartenente alla piccola nobiltà lombarda, costituita soprattutto da religiosi, che su lui contava per assicurare una discendenza al casato a rischio di estinzione. Naturalmente la speranza era che Alessandro, con il prestigio accademico e la fama delle sue scoperte, potesse contrarre un buon matrimonio, con una delle tante giovani della nobiltà lombarda.

 

Tuttavia gli eventi della vita possono serbare sorprese beffarde destinate a sovvertire i migliori progetti. L’evento destinato a sconvolgere la vita di Volta si scatenò con la forza di una scossa elettrica (è proprio il caso di dirlo) nella Quaresima del 1789. Nel teatro di Pavia venne rappresentata l’opera buffa di Giovanni Paisiello Il barbiere di Siviglia interpretata da una giovane cantante viterbese, Marianna Paris. L’incontro con Alessandro fu dirompente, la giovane catturò subito, con il suo grande fascino, la sensibilità del maturo professore. I due si videro di nascosto, viaggiarono in incognito fra Pavia e Como, facendo propositi di matrimonio. Ma la passione era difficilmente regolarizzabile. La professione era considerata sconveniente, una cantante nella considerazione pubblica, era poco più di una cortigiana, anche per la vita errabonda che conduceva. Non si poteva permettere a un professore di un ateneo così prestigioso di fornire un esempio tanto negativo agli studenti. Contro Volta si schierò la sua famiglia, il governatore della Lombardia e persino l’imperatore d’Austria Leopoldo II. Alessandro lottò in ogni modo per vedere realizzato il suo sogno, cercando invano anche di farsi trasferire come professore nelle scuole di Brera, con la speranza che in una grande città, come Milano, meno provinciale di Pavia, la sua scelta finisse per passare inosservata. Proprio quando, nel marzo 1792, aveva raggiunto la punta massima della disperazione, a salvarlo giunsero le rane di Galvani che parevano dimostrare l’esistenza di una elettricità tipica negli animali. Da quel momento lo scienziato si concentrò nel nuovo settore di ricerca, che finì a un certo punto per attrarlo forse non meno delle grazie di Marianna, al punto che dalla mattina alla sera si impegnò in esperimenti volti a dimostrare che l’elettricità in gioco non proveniva dai tessuti animali, ma era di tipo puramente fisico e “generata dal contatto tra metalli dissimili”.

 

Questa nuova passione prevalse infine sulla fiamma amorosa, o forse servì ad attenuare il vuoto che la lontananza dalla bella Marianna, imposta allo scienziato dalla dalle convenzioni dell’Ancien regime, aveva prodotto nel suo cuore.

 

Forse un eros si sublimava in un altro ancor più potente.

Una delle morali che potremmo trarre da questo appassionante storia, messa in luce  per la prima volta da Paolo Mazzarello – e da lui sapientemente ricostruita ne  Il professore e la cantante – è che forse Volta inventò la pila non “a dispetto” della passione per la cantante, ma in forza, chissà, di un impulso d’amore che si trasformava in una passione ancora più travolgente: quella che accompagna i misteriosi e affascinanti percorsi di conoscenza che portano alla scoperta degli enigmi dell’universo


 

 

Nuvole zero, felicità ventitré

Stefano Tofani, Nuvole zero, felicità ventitré, Illustrazioni di Chiara Fedele, Rizzoli, 2021, pp. 280, Euro 17,00

 

Stefano Tofani, laureato in Conservazione dei Beni Culturali all’Università di Pisa, lavora per il Comune di Lucca. Nel 2013, con l’editore romano Perrone, ha pubblicato il suo primo romanzo, L’ombelico di Adamo, vincitore del Premio Villa Torlonia. Nel 2018 la casa editrice Nutrimenti ha dato alle stampe il suo Fiori a rovescio. Con Sette abbracci e tieni il resto, Rizzoli, 2019, lo scrittore toscano ha creato un protagonista bambino, Ernesto, le cui buffe avventure hanno saputo conquistare l’attenzione e la simpatia di lettori ragazzi e adulti.

 

 

 


 

 

Diario segreto di Bartolomeo Allattati

Piero Panattoni, Diario segreto di Bartolomeo Allattati (1919–1920), Edizioni Helicon, Poppi (Ar), 2021, pp. 260, Euro 14,00

 

Un “giovane favoloso” infelice e volante

Diario segreto di Bartolomeo Allattati (1919 – 1920) di Piero Panattoni

 

Di Luciano Luciani

 

Anch’egli “giovane favoloso”, un po’ Contino di Recanati e un po’ Cosimo Piovasco di Rondò, il protagonista del calviniano Barone rampante, Bartolomeo Allattati è figlio di una nobile famiglia, padrona di terre, casali e fittavoli tra Pisa e Lucca. D’infelice e fragile costituzione fisica, conduce un’esistenza appartata e dimessa, cercando di convivere con un “dono” davvero fuori dal comune, che insieme lo spaventa e lo eccita. Bartolomeo, infatti, sa volare - “se come uomo, fisicamente parlando, valgo poco, come uccellino sarei quasi perfetto” - e giustamente teme che questa sua straordinaria facoltà possa non essere compresa nell’ambiente retrogrado e reazionario che lo circonda: una madre, donna Clotilde Antichi, “avara, bigotta, dispotica e forcaiola”, due fratelli “anonimi idioti adulti”, due zie nubili “sempre indaffarate a pregare per le anime del Purgatorio”. Migliori il padre, Gastone junior, mite e ironico e apparentemente distante, e la sorella Concettina, sposata con un giornalista di origini borghesi e di convinzioni radicali. L’unico partecipe dell’eccezionale dote dell’aristocratico rampollo è Marco Lepri, figlio di contadini al servizio degli Allattati, con cui Bartolomeo condivide non poche esperienze e adolescenziali apprendistati alla vita: non ultimo, godere, entrambi e senza gelosie, dei favori amorosi della aristocratica cuginetta Ekaterina, figlia di lontani parenti russi approdati fortunosamente in Toscana a seguito degli eventi della rivoluzione d’ottobre.

Di questa complessa condizione umana apprendiamo dalle pagine di un diario segreto che il giovane conte pisano tiene dal 21 settembre 1919 al mese di maggio dell’anno successivo: due anni fondamentali nella crescita personale e umana di un ventenne di un secolo fa. Vicenda privatissima e fantastica, la sua, dove non mancano le torsioni a cui le storie individuali sono costrette dalla Grande Storia: gli echi tragici della Grande Guerra, i moti che agitano in quegli anni gli assetti fondiari delle campagne e proprietari in genere, il fascismo aurorale con il suo portato di grossolanità e violenze, i disastri del contagio della incombente pandemia di Spagnola… E particolarmente intense, ricche di pathos e di pietas, risultano le pagine del libro che l’Autore riserva agli effetti del terribile morbo epidemico che un secolo or sono colpì tutti, giovani e vecchi, ricchi e poveri, ma che si rivelò particolarmente accanito e feroce quando colpiva e scompaginava le reti familiari e sociali delle povere comunità rurali di quest’ultimo segmento della valle del Serchio.

Vessato dalla sorte, ma intimamente libero, capace più e meglio dei suoi coetanei e contemporanei di cogliere le bellezze piccole grandi della Natura e il buono della storia, per esempio l’amicizia e la solidarietà tra gli uomini pur nella palese ingiustizia dei rapporti proprietari, il Contino di Regoli e Papiana, procede a larghi passi verso il suo destino di morte: nella torrida estate del 1920 la Spagnola, di cui insieme ad altri generosi Bartolomeo aveva cercato di limitare i danni, avrà ragione anche di lui: “Da qualche ora o da qualche giorno non soffro più il caldo, sarà segno che sono sulla via della guarigione o su quella del cimitero? Non so, ma se sto per morire devo immaginarmi la mia fine: credo che, poco prima dell’appuntamento, il cuore impazzirà e dei colpi, persi nel vuoto come un’eco, squasseranno la ragnatela di un corpo senza ossa né carne… ”

Particolarissimo e originale romanzo di formazione, il Diario segreto di Bartolomeo Allattati si avvale di un linguaggio adeguato alla condizione sociale e culturale del suo estensore-protagonista: un italiano desueto, ancora ottocentesco fitto di termini ora preziosi ora popolari e di asprezze di una sintassi in gran parte dimenticata, distribuito lungo un periodo che privilegia la metafora e l’iperbole, l’analogia e gli effetti musicali; una lingua carica di poesia e di rintocchi emotivi, che non esclude, però, il realismo proprio della polemica sociale nelle descrizioni delle misere condizioni di vita delle classi subalterne toscane. Una bella e importante prova di scrittura romanzesca che onora l’Autore e l’Editore.

 

Piero Panattoni, insegnante di liceo, trovarobe, attore di teatro e collezionista di giocattoli antichi, ha pubblicato con le Edizioni ETS di Pisa due romanzi brevi: Chicago 1958 e Due donne, usciti rispettivamente nel 2013 e 2015. Nel 2018 le Edizioni Helicon hanno editato una sua raccolta di racconti, Storie della valle del Serchio. Durante la clausura imposta dalla recente pandemia ha ritrovato i tremori, le esitazioni, ma anche la misura e l’ironia che, fin dagli slanci giovanili hanno caratterizzato il suo sguardo sul mondo.

 

Oltre la china

Doriano Solinas, Oltre la china, prefazione di Gino&Michele, Edizioni Il Pennino, Torino 2021, pp.134, euro 20,00

 

Mute, comunicano di più

Le storie in una sola illustrazione di Doriano Solinas

Di Luciano Luciani

 

Si può comunicare senza parole? Certo. I vocaboli rappresentano solo una minima parte della comunicazione e, in fondo, stati d’animo e idee si possono partecipare anche in tanti altri modi: con i gesti, per esempio, con lo sguardo, con la stessa postura del corpo… Oppure, attraverso il disegno. Capace di riassumere in sé, con brevità assoluta, la sintesi perfetta di un concetto, un sentimento, una passione, una rabbia. Una storia… Questa la vocazione professata per quasi mezzo secolo di vita artistica da Doriano Solinas, illustratore di razza, da collocarsi indiscutibilmente tra i grandi del genere. Presente, fin dalla seconda metà del secolo scorso, su tutte le migliori testate satiriche e non - da “Tango” a “Cuore” a “Smemoranda”, senza dimenticare importanti quotidiani come “Il Tirreno”, “La Repubblica”, “Il Manifesto”, “La Stampa” e, da qualche anno a questa parte, il “Corriere della sera”… - dal 2010 l’artista toscano ha lasciato le tavole più strettamente legate alla immediata contingenza politica per un disegno umoristico tout court e di costume: illustrazioni prive di parole, che, non perdendo niente del proprio sguardo ironico sul mondo, risultano meglio capaci di entrare in relazione con un pubblico più vasto e, nella coscienza e nella memoria del Lettore, durare un po’ di più dell’espace d’un matin. Sì, perché un lieve afflato di poesia percorre sempre le storie di Solinas e più e meglio dello sberleffo e della provocazione caustica, ma un po’ fine a se stessa, contribuisce a ingentilire comportamenti e abitudini di questi nostri anni malmostosi e irrimediabilmente incarogniti e ingaglioffiti. E proprio in questo consiste il suo essere abrasivo: ovvero il procedere tenacemente in direzione ostinata e contraria nella leggerezza con cui sorride e fa sorridere senza ricorrere all’irrisione facile di questo o quel personaggio pubblico, magari facilmente identificabile per l’esasperata iperbole di un particolare fisico o di un dettaglio anatomico. No, Solinas ha occhi più larghi, più comprensivi. Con grande sensibilità umana le sue storie in una sola tavola sanno catturare un tratto nascosto ai più, una caratteristica singolare del perenne, faticoso mestiere di vivere e ne evidenziano al tempo stesso le lacerazioni visibili e meno visibili, le incongruenze, le ingiustizie… E anche la possibilità che un gesto, un punto di vista finalmente diverso possa riscattarne la presunta inevitabilità: sembra appartenergli la massima “abbiate l’intelligenza di praticare atti di gentilezza a casaccio e di bellezza senza senso”. Dalle sue chine, di solito, non escono bene le Autorità (rigorosamente con la maiuscola!); gli uomini in divisa, qualsiasi divisa; le Burocrazie di ogni tipo; lo strapotere dei media… Alla grande ne sortiscono, invece, i perplessi, gli incerti, i fragili, i piccoli, gli animali. E gli angeli… Qualcosa vorrà dire?

Ancora fresca di stampa, Oltre la china, un’antologia delle sue tavole sine verbis, prefata niente meno che da Gino&Michele (sì, proprio loro, quelli di Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano), permette al Lettore intelligente e curioso di godere della sua penetrante perspicacia e sensata sagacia in forma di segno.

 

 


 

 

La via di Laura Conti 

Valeria Fieramonte La via di Laura Conti. Ecologia, politica e cultura a servizio della democrazia
Pagine: 336 con immagini in b/n Prezzo di copertina: 19 euro ISBN: 9788899270377 Enciclopedia delle Donne, 2021

 

 

Recensione di Mario Agostinelli

 

”La via di Laura Conti”  edita da Enciclopediadelledonne e scritta con una accuratezza piena di affetto da Valeria Fieramonte, viene a far parte della riscoperta di quella “primavera ecologica” che era fiorita verso la fine del secolo scorso ed aveva portato i suoi frutti anche fino ai grandi movimenti che da Genova a Firenze ed a Perugia avevano sostenuto le speranze affidate anche in forma visiva alle bandiere multicolori della pace e dell’ambiente, che sventolavano da molti balconi ed in ogni luogo nel primo decennio del nuovo millennio. Non si tratta solo di un omaggio, ma della necessaria riscoperta di una originalità dell’ecologismo italiano, che aveva trovato in Laura, in Paccino, Nebbia, Tomatis e Maccacaro assieme ad altri, la sponda politica e scientifica per contrastare una crescita dissipativa e in netta disarmonia con la natura.

Ora, quando i conti con la mancanza di tempo per affrontare la crisi climatica cominciano a farsi pesanti, uno sguardo ai contributi di una generazione di scienziati interdisciplinari, dediti all’ecologia integrale e in forte sintonia con il movimento operaio e con una stagione di riforme poi rinnegate, torna certamente utile. Ma, soprattutto, serve a chiarire alle nuove generazioni le responsabilità di una politica e di una economia che hanno cancellato una possibile rappresentazione della natura e delle interconnessioni che ne regolano la riproducibilità senza doverla porre in contraddizione con la distruttiva presenza umana sul nostro Pianeta. La natura amica è concetto che già era presente in Marx, ma il legame indissolubile tra essa e i diritti del mondo del lavoro, anche quando questo procurava una eccessiva capacità trasformativa, insostenibile per l’Universo che ci ospita, è sempre apparsa sfumata e in secondordine.

Il libro della Fieramonte si inserisce a proposito nel filone di recupero culturale e politico aperto da Poggio e Ruzzenenti con “Primavera ecologica mon amour”, che consiglio di leggere ed elaborare insieme a questo testo, altrettanto prezioso.

Laura è comunista, partigiana, deportata in campo di concentramento, professionalmente medico, tendenzialmente fin dalla prima ora più propensa alla prevenzione che alla cura. La sua attività scientifica si esplica negli anni del miracolo economico, quando lo sviluppo sembra comprendere e circoscrivere in sé ogni ragione di destinazione dell’attività umana. Dal 1960 al 1970 è consigliera provinciale del PCI a Milano e, già allora, sceglie il destino di solitudine di qualunque donna voglia davvero correre libera nei territori del pensiero.

Come medico scolastico coglie quanto e come l’inquinamento dell’aria e una modernità che si dimentica della natura colpiscano in particolare fin dall’infanzia e scrive “chi dice che si muore solo di tumore o di fratture o di ferite? Si muore di nascita, di guarigione, si muore di vita ed è perciò che il medico deve alimentare e coltivare la pietà”. In quegli anni si occupa anche di educazione sessuale  e della colpevolizzazione e del ricatto che la verginità poneva alle donne anche nel milanese “progredito”. A denuncia – a suo giudizio - della contraddittorietà del comportamento degli adulti sulle dimensioni esistenziali dei loro figli, quasi sempre assimilati nel comportamento sessuale alla morale che il patriarcato ha tramandato con regole ferree al Nord come al Sud, anche se la società industriale porterà grandi cambiamenti a partire dai luoghi di lavoro. Partendo dalla sessualità, Laura rimette in fila le tappe dell’evoluzione e approda alla riproduzione ed alla distinzione essenziale che caratterizza la femmina umana, sempre ricettiva e disponibile e, quindi, definitivamente responsabile delle proprie scelte (come sosterrà, non senza qualche distinguo, nel sostegno al referendum sull’aborto).

Il ’68 e il movimento degli studenti, nonché la nascita di una nuova sinistra, vedono la Conti attenta ad ogni fermento, ma molto indipendente nelle sue appartenenze, mai distanti dalle masse e, direi, “adagiate” nel sentire popolare a cui rivolgeva un’attenzione da militante libera, ma militante.

Quando negli anni ‘70 si realizza una corsa caotica della scienza in una competizione anche politica tra il blocco occidentale e quello comunista, la sua preoccupazione è di fondo, in quanto teme già allora il potere di controllo sociale delle tecnocrazie e la problematicità dell’invasione della scienza nel campo della vita. Proprio in quegli anni rivolge la sua attenzione all’energia e scrive con Barry Commoner un testo sulle fonti alternative. La tesi di fondo è che la legge dei rendimenti decrescenti renderà i fossili antieconomici e che non sarà il prezzo del petrolio, ma la compatibilità con i tempi biologici e con i cicli vitali a favorire lo sviluppo del solare (1978!)

In quegli stessi anni conosco Laura da vicino, assieme a Enzo Tiezzi, entrambi fondatori di Legambiente, associazione che tiene un rapporto stretto con il sindacato lombardo, da cui nascerà l’associazione “Ambiente e lavoro”. La vicenda terribile di Seveso la vedrà protagonista di una lettura impietosa dell’ignoranza e delle complicità criminali con cui il mondo industriale cercherà di tenere al riparo dalla giustizia ambientale i suoi cicli inquinanti. La sua affermazione di allora risulta estremamente significativa proprio oggi: “L’ecologia è una critica delle scienze in quanto scienze particolari: quindi ha un posto speciale nella politica e nella cultura”. Già allora capiva che il dramma dell’Icmesa avrebbe messo in guardia gli italiani sulle centrali nucleari e lo faceva mettendo a confronto in termini di gradi di energia l’ancor maggiore  pericolosità dell’inquinamento radioattivo rispetto a quello chimico in atto.

Tralascio ora una parte rilevante del ricchissimo libro della Fieramonte, che riallinea per intero il contributo della studiosa, per ricordare una mia frequentazione personale dell’ecologista partigiana e comunista, che concepiva la cultura al servizio della democrazia. Si era costituito un gruppo di lavoro alla CGIL Lombardia che si riunì per anni e a cui parteciparono molto attivamente, oltre a Laura, fisici e ricercatori come Valota e Farina, chimici come Scatturin, ingegneri come Tronconi, giuristi come D’Albergo, biologi come Tamino. Il gruppo era aperto a sindacalisti di vari settori, a studenti e ad insegnanti e diede vita ad una discussione che si svolgeva periodicamente con delegati di fabbrica. Il risultato del confronto veniva registrato e sistematizzato con la  pubblicazione di una serie di volumi illustrati (tra cui “Nerosubianco” e “Pianeta in Prestito”) diffusi capillarmente nei luoghi di lavoro e diventati rilevanti per un orientamento anche in Lombardia a sostegno della chiusura del nucleare nel referendum dopo Chernobyl. A volte ci si riuniva anche tra i gatti che sbocciavano da ogni angolo dell’appartamento della nostra ospite e che segnalavano anche fisicamente la continuità dei suoi affetti verso il vivente in ogni fase delle sue manifestazioni. Sul libro (“Una lepre con la faccia da bambina”) che regalò a mia figlia, una dedica breve tracciava uno sguardo sul futuro pieno di comprensione per gli umani, ma anche di timore per il loro comportamento sconsiderato.  

 

 


 

 

Etica dei Vaccini

Marco Annoni (a cura di) Etica dei vaccini

 

Tra libertà e responsabilità

 

Contributi di: Evandro Agazzi, Marco Annoni, Enrico M. Bucci, Carlo Casonato, Lorenzo d’Avack, Alberto Giubilini, Manuela Monti, Telmo Pievani, Carlo Alberto Redi, Angela Santoni, Marta Tomasi 

 

Saggine, n. 350, 2021, pp. 200, Formato e-pub ISBN: 9788855222334 € 9,99

 

recensione di Lucia Torricelli  

  

In questa fase complessa della campagna vaccinale sono in gioco non solo aspetti sanitari ma anche principi morali, diritti fondamentali, problemi sociali, economici, organizzativi, interessi più o meno legittimi e molto altro.

Questo denso libretto curato da Marco Annoni -ricercatore in bioetica del CNR- raccoglie i contributi di autorevoli esponenti di aree disciplinari diverse. È una griglia di orientamento per ridurre il livello di confusione generato da notizie più o meno attendibili o contraddittorie che rimbalzano ogni giorno dai mezzi di comunicazione di massa.

 

Giuristi, filosofi, biologi, immunologi, esperti di bioetica argomentano sui numerosi problemi ancora aperti che la pandemia ha messo in luce e sulle molteplici implicazioni della difficile realtà che stiamo vivendo, al di là delle facili e frequenti semplificazioni.

La produzione, la distribuzione e la somministrazione dei vaccini, il dovere morale verso i paesi a basso reddito, la questione dei brevetti, i criteri giuridici dell’obbligo vaccinale, Il confine tra diritti e doveri, il rispetto della libertà individuale in armonia con l’etica della convivenza civile e della tutela della salute collettiva: sono alcuni temi caldi ampiamente trattati in questo volume.

Molti oggi per ragioni diverse rivendicano la libertà di non vaccinarsi, con il rischio di esporsi senza difese all’attacco del virus e di diffondere il contagio, in un articolo su Repubblica del 16 luglio 2021 Corrado Augias riferendosi al Saggio sulla Libertà di John Stuart Mill (1806-1873) scrive:

«La libertà dei singoli è “sacra e inviolabile” ma in un contesto che comprenda la libertà di tutti, quindi con inevitabili limitazioni. Nel quarto capitolo del saggio, Mill specifica che un individuo è libero di perseguire i propri interessi fino a quando non danneggi gli interessi altrui. Per esempio la salute. Il filosofo inglese respinge l’idea che libertà voglia dire indifferenza sulle conseguenze del proprio agire nella comunità di cui si è parte».

 

L’analisi sul piano etico e normativo si intreccia con le necessarie informazioni e sollecitazioni sul piano scientifico. Molte pagine sono dedicate alle cause remote delle epidemie e pandemie, alle dinamiche della diffusione virale, al principio teorico alla base dei vaccini, al futuro che ci attende, alle decisioni e ai comportamenti da assumere a livello individuale e collettivo per prevenire altre pandemie.

Una buona comunicazione da parte degli scienziati durante le frequenti apparizioni pubbliche avrebbe potuto migliorare il rapporto tra scienza e società e ridimensionare le posizioni distorte tra esaltazione acritica e demonizzazione della scienza, come abbiamo visto e ancora vediamo durante questa pandemia.

Capire il significato della rete di relazioni tra uomo, ambiente e tutti gli esseri viventi è fondamentale per acquisire la consapevolezza che siamo responsabili della diffusione di virus pandemici correlata alla selvaggia incursione dell’uomo negli ecosistemi e all’alterazione dei delicati meccanismi che ne regolano l’equilibrio dinamico.

I Virus convivono con animali “ serbatoio” con i quali nel tempo hanno consolidato un rapporto di convivenza pacifica e di tolleranza immunologica. Quando gli habitat vengono sconvolti gli agenti patogeni possono passare dagli animali all’uomo, facendo un salto di specie o spillover. Le zoonosi, malattie infettive dagli animali all’uomo, sono in forte aumento negli ultimi anni.

Questa catena di eventi è ben descritta in Spillover, il best seller di David Quammen che racconta le avventure di ricercatori cacciatori di virus mentre si spostano nelle foreste e nella giungla con l’obiettivo di ricostruire l’origine di pericolose zoonosi.

L’alto tasso di urbanizzazione, i continui e rapidi spostamenti nella società globalizzata permettono ai virus di viaggiare con l’uomo in tutte le zone del pianeta e di diffondere il contagio.

 

I danni causati dal nostro modello di sviluppo dimostrano l’urgenza di intervenire a livello globale per non aggravare una crisi sistemica che ormai è sotto gli occhi di tutti e che ci sta sfuggendo di mano, a cominciare dalla crisi climatica, vicina al punto di non ritorno.

Se le nostre economie dipendono dalla natura e non sono esterne alla natura, se si analizzano i costi della distruzione degli ecosistemi e i modi per conciliare prosperità economica e biodiversità, è necessario cambiare modello di sviluppo e avviare una svolta verso nuovi obiettivi orientati alla solidarietà e alla condivisione delle risorse. La miopia sulle criticità del momento attuale potrebbe avere un costo incalcolabile e compromettere il futuro delle prossime generazioni.

«….ripensare i concetti di dignità personale, di diritti umani, di vulnerabilità, di giustizia, rimettendo all’ordine del giorno un confronto razionale circa i valori fondamentali e alcuni principi condivisi […] che possano orientare le nostre società e offrire soprattutto alle giovani generazioni […] dei progetti e delle speranze in base a cui dare senso alle loro esistenze».

Greta Thunberg, come si legge a pagina 34, si rivolge ai politici riuniti a Davos nel 2020 con parole coraggiose:

«non voglio che voi speriate. Vi voglio in preda al panico. Voglio che sentiate la paura che io sento ogni giorno. E poi voglio che agiate, voglio che agiate come se foste in una crisi. Voglio che agiate come se la casa fosse in fiamme. Perché lo è».

 

Questi due passaggi citati nel volume fanno riflettere sulla gravità della crisi:

«Attualmente la biomassa dei bovini allevati equivale alla biomassa degli umani […]; ad oggi circa il 70% della superficie agricola terrestre è impiegata per la produzione di mangimi […]; la sola industria della carne ha causato la perdita di più del 30% del mantello vegetale della più grande foresta e riserva di acqua potabile del nostro pianeta, l’Amazzonia. A livello internazionale l’allevamento degli animali è il maggior fattore di disturbo ambientale, producendo ben il 15% dei gas effetto-serra, ben più di quelli emessi dall’intero settore dei trasporti […]; la produzione di 1 kg di carne rossa costa quindici-ventimila litri di acqua. Sono quasi 10 milioni le tonnellate di plastica che annualmente finiscono negli oceani (per l’anno 2020 si stima la presenza di circa 150 milioni di tonnellate di plastica), un intero camion della spazzatura ogni minuto».

 

Viene citato un passaggio dal rapporto Economia della biodiversità del prof.Partha Dasgupta,St. John’s College, Cambridge (un lavoro di 606 pagine elaborato da esperti di discipline diverse):

«Le nostre economie, mezzi di sostentamento e benessere dipendono dal patrimonio più prezioso, di cui siamo dotati, la natura. Questa assicura acqua, ossigeno, cibo e smaltisce rifiuti, assorbe la CO2. Di conseguenza la natura è un patrimonio come lo sono il capitale prodotto (le strade, gli edifici) e il capitale umano (la salute, la conoscenza, le competenze) […] le attuali richieste di risorse e beni, superano di gran lunga la capacità del pianeta di fornirli. Tra il 1992 e il 2014 il valore del capitale prodotto (ad esempio macchine ed edifici) si è duplicato, mentre è diminuito del 13% quello del capitale umano (lavoratori e loro capacità) e del 40% quello delle risorse naturali […] molti ecosistemi ( foreste tropicali, barriere coralline) sono ormai persi, mentre altri sono sul punto di scomparire; intervenire ora per preservarli ha un costo ben minore rispetto alle perdite di quei patrimoni naturali. Degli 867 differenti ecosistemi categorizzati solo 42 sono ben protetti e gestiti».

A queste perdite dobbiamo aggiungere gli alti costi della pandemia in corso che potrebbe non essere l’ultima. Le epidemie non sono scomparse; sono sempre dietro l’angolo per le continue interazioni dell’uomo con i microrganismi.

La spagnola nel 1918 provocò 50 milioni di morti; devastanti sono state altre epidemie del secolo scorso: poliomielite, Aids, Ebola; Sars nel 2002, Mers nel 2012, Covid 19 nel 2020, senza contare le morti che annualmente sono causate da molte altre malattie infettive.

Non c’è dubbio che vi sia una differenza sostanziale tra le conoscenze limitate del passato e i sorprendenti traguardi conseguiti dalla ricerca scientifica del nostro tempo, ma la pandemia ci ha trovato impreparati di fronte a un virus nuovo che il nostro sistema immunitario non aveva mai incontrato e memorizzato.

Le difficoltà iniziali sono state via via superate. Le nuove tecnologie della comunicazione hanno permesso ai ricercatori di tutto il mondo di condividere informazioni e dati in tempo reale, di unire le forze e produrre in tempi brevi vaccini sicuri ed efficaci, l’unica arma disponibile al momento per ridurre gli spazi di circolazione del virus e rallentare la sua corsa (senza dimenticare tutti gli altri comportamenti di prevenzione sanitaria che richiedono alto senso di responsabilità da parte di tutti).

L’ obiettivo di un virus è quello di produrre il maggior numero di copie passando da un ospite all’altro e sfruttando l’apparato metabolico della cellula vivente, l’ambiente in cui è in grado di moltiplicarsi con la minima spesa e il massimo guadagno. Il ritmo vertiginoso della moltiplicazione amplifica nello sciame virale la probabilità di produrre varianti tra le quali saranno avvantaggiate per selezione naturale quelle più veloci e aggressive capaci di indebolire la difesa immunitaria.

Il sequenziamento rapido del genoma virale è una tappa fondamentale per controllare le varianti e i loro spostamenti, in una corsa contro il tempo. La ricerca continua e altre strategie sono allo studio nei laboratori per vincere la sfida contro Sars- Cov-2 e altri virus in agguato.

Così funziona la scienza: tappa dopo tappa utilizza i dati disponibili e provvisori spostando sempre più avanti le frontiere della conoscenza.

Sars-Cov-2 diventerà endemico?

«Il futuro del nostro rapporto con il Covid-19 è ancora del tutto aperto […] Da una parte sappiamo che il virus continuerà a correre dal punto di vista evolutivo producendo nuove mutazioni e varianti, d’altra, per la prima volta nella storia della nostra specie abbiamo a disposizione delle armi e delle misure efficaci per contenerne la diffusione. Meno possibilità di replicarsi avrà il virus e più probabilità avremo di riuscire a superarlo sul lungo periodo».

 

Contributi di: Evandro Agazzi - Marco Annoni - Enrico M. Bucci - Carlo Casonato - Lorenzo d’Avack - Alberto Giubilini - Manuela Monti - Telmo Pievani - Carlo Alberto Redi - Angela Santoni - Marta Tomasi