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Botanici del Rinascimento tra Italia e Germania

 

L'arte italiana nei giardini del Rinascimento

Botanici del Rinascimento tra Italia e Germania

 

Silvia Fogliato

  

La botanica moderna (ma ci vorrà ancora più di un secolo perché si incominci a chiamarla così) muove i primi passi nell’ultimo scorcio del Quattrocento e nella prima metà del Cinquecento, prima nell’alveo della filologia umanistica come riscoperta dei testi antichi, poi nelle facoltà di medicina dove vengono istituiti i primi corsi sulle piante officinali. Grazie a un grande didatta come Luca Ghini si dà i due strumenti fondamentali che usa ancora oggi: l’erbario e l’orto botanico; intanto al di là delle Alpi, in Germania, impara come sfruttare le risorse dell’arte della stampa per produrre i primi libri illustrati con immagi realistiche. Nel nostro percorso conosceremo meglio alcuni protagonisti di questa “botanica in culla”, molti dei quali sono ingiustamente dimenticati.


Ulisse Aldrovandi e il primo museo di scienze naturali ][ Luca Ghini: un giardino per l’estate, un erbario per l’inverno ][ Botanici del Rinascimento: Niccolò Leoniceno ][ Antonio Musa Brasavola, medico sperimentatore



 

Niccolò Leoniceno

Botanici del Rinascimento: Niccolò Leoniceno

 

La botanica (che all’epoca nessuno si sognava di chiamare così) ri-nasce nel Rinascimento, nelle vesti ancillari di medicina farmaceutica, ovvero come studio delle piante da cui si ricavavano medicamenti. E, se non suo padre, almeno suo nonno può essere considerato il medico veneto Niccolò da Lonigo, meglio noto con il nome umanistico Niccolò Leoniceno (1428-1524): nonno per la sua veneranda età (morì ultranovantenne dopo aver insegnato per oltre sessant’anni all’università di Ferrara) e per essere stato il maestro di almeno due dei “padri della botanica”: sicuramente il tedesco Euricius Cordus e probabilmente l’italiano Luca Ghini.

 

 


 

Antonio Musa Brasavola

Antonio Musa Brasavola, medico sperimentatore

 

Niccolò Leoniceno ebbe vita lunghissima (si spense novantaseienne e fu attivo fino a tardissima età) e poté educare al suo metodo innovativo diverse generazioni di studiosi, creando una vera e propria scuola di medici-filologi presso lo Studio ferrarese. Tra tutti il personaggio più celebre è senza dubbio Antonio Musa Brasavola (1500-1555). Di famiglia nobile e di genio precoce, a soli diciannove anni si laureò in filosofia e medicina.

Entrato al servizio dei duchi Alfonso I e Ercole II, accompagnò quest’ultimo in Francia dove ebbe modo di dimostrare le sue conoscenze enciclopediche e la sua abilità dialettica in tre giorni di discussione de quodlibet scibile (ovvero su qualsiasi argomento, a scelta del pubblico) di fronte ai dottori della Sorbona; ammirato, il re Francesco I gli conferì la croce di San Michele e lo ribattezzò Antonio Musa, vedendo in lui la reincarnazione del sapiente medico dell'imperatore Augusto.

 

 

 

 

 

 


 

 

 

Luca Ghini 

Luca Ghini: un giardino per l’estate, un erbario per l’inverno

 

Rifondata da medici-filologi come Niccolò Leoniceno, la botanica nasce come ancella della medicina. A legarla a questo ruolo è la riscoperta e la valorizzazione di Dioscoride; tuttavia, l’introduzione dell’insegnamento di Materia medica nel curriculum dei futuri medici le fa anche compiere il primo passo verso l’emancipazione, con l’istituzione presso diverse università prima di corsi, poi di cattedre di botanica farmaceutica.

 

 

 


 

 

Ulisse Aldobrandi

Botanici del Rinascimento: Ulisse Aldrovandi e il primo museo di scienze naturali

 

Silvia Fogliato

 

Tra i tanti meriti di Luca Ghini, uomo generoso e grande didatta, c’è anche aver saputo trasmettere i suoi metodi a un folto gruppo di allievi, molti dei quali ebbero un ruolo importante nella ri-nascita degli studi naturalistici del secondo Cinquecento. Tra quelli italiani i più celebri furono Andrea Cesalpino, Ulisse Aldrovandi e Bartolomeo Maranta, che erano anche quelli più vicini e più affezionati al maestro.

Abbiamo già incontrato Andrea Cesalpino nella serie dedicata alla classificazione delle piante; in attesa di conoscere meglio anche il napoletano Maranta, ora tocca al più estroso del trio, quello che oltre ad essere uno scienziato di spessore era anche indubbiamente un “personaggio”: il bolognese Ulisse Aldrovandi (1522-1605). Quando decise di diventare naturalista, aveva alle spalle un’adolescenza e una giovinezza inquiete. E allo studio della natura si convertì non sulla strada di Damasco, ma tra le bancarelle del mercato del pesce di Roma.