raccolte cd
timberland euro, timberland uomo 6 inch stivali, timberland uomo barca stivali, timberland uomo earthkeepers, timberland uomo euro hiker stivali, timberland uomo nellie chukka, timberland uomo rotolo top stivali, timberland uomo scarpe da spiaggia, timberland donna 6 inch stivali
Il cappello di Davino

 

mummia di S. Davino

Il cappello di Davino

 

Il santo pellegrino venuto da oriente

 

Luciano Luciani

 

 

Procedendo sempre verso oriente, in bilico tra l’Europa e l’Asia, trovi l’Armenia. Terra ambita da Roma fin dai tempi di Marco Antonio e Cleopatra, fu tra le prime a farsi cristiana (301) e la sua Chiesa vanta tradizioni antichissime che risalgono al III secolo. Convinzioni religiose radicate e robuste quelle del suo popolo che agirono da forte elemento identitario: nel corso dei secoli non furono pochi gli armeni che si fecero battezzatori, evangelizzatori, predicatori della fede in Cristo, pellegrini in movimento da l’uno all’altro dei punti cardinali. Ricordiamone alcuni tra i più noti: san Gregorio, detto l’Illuminatore (257ca - 332 ca), vescovo, santo e fondatore della Chiesa apostolica armena; san Miniato, re armeno e nel 250 protomartire della città di Firenze; san Biagio, vescovo di Sabaste all’inizio del IV secolo che guariva dalle malattie uomini e animali con una semplice benedizione e, non ultimo, il “lucchese” san Davino. Questo, all’incirca mille anni or sono, dopo aver ceduto tutte le sue ricchezze ai poveri, si impegnò in una vita di preghiera, santità e instancabili pellegrinaggi ai luoghi santi. Raggiunse dapprima il sepolcro di Gerusalemme e si soffermò in meditazione e preghiera là dove furono deposte le spoglie mortali di Gesù Cristo dopo la crocefissione. Probabilmente la presenza di Davino a Gerusalemme coincise con i lavori di ricostruzione della basilica: la madre, cristiana, dal califfo /Imam fatimide al-Hakim bi-Amr Allah fa riedificare la basilica dopo la distruzione operata dal figlio nel 1009. Da Gerusalemme Davino mosse allora i suoi passi verso la turbolenta Roma dell’XI secolo per onorare Pietro, l’apostolo più citato nei Vangeli e riverire la Veronica, la “vera icona”: un telo con cui una pia donna, durante il percorso della via crucis, deterse dal sangue e dal sudore il volto di Gesù e che miracolosamente ne riproduce le fattezze. Instancabile, il viandante armeno diresse allora i suoi passi verso San Giacomo di Compostella, considerato il terzo luogo per importanza dei pellegrinaggi medievali. Non vi giunse mai, Davino, perchè si fermò a Lucca: malato fu ricoverato prima in un piccolo ospedale che sorgeva nei pressi di San Michele in Foro, poi nella casa di una ricca vedova, Atha, dove nel giro di poche settimane, mancò. Breve, quindi, la permanenza a Lucca di questo sant’uomo venuto dall’oriente, sufficiente, però, a mostrarne le virtù proprie di una condizione di santità: una fede genuina e intensa; la perseveranza nella ricerca di Dio e nella speranza del Vangelo; la gioia paziente con cui visse malattia e sofferenze. Davino morì il 3 giugno 1050 e fu sepolto nei pressi di San Michele, un luogo che negli anni immediatamente successivi era destinato a diventare sede di non pochi segni miracolosi, Intanto sembrò che la santa morte di Davino favorisse la piena conversione della sua ultima ospite, Atha; poi che il pio pellegrino avesse messo in fuga il demonio dal corpo di una donna, restituita la vista a un cieco e l’udito e la parola a un sordo-muto, senza dimenticare la guarigione di un giovinetto ritenuto insanabile dai medici. Sarà Anselmo da Baggio, vescovo di Lucca dal 1058 e poco più tardi papa col nome di Alessandro II (1063-1071) a cogliere tutta la ricchezza di grazie che la vita e l’esperienza di Davino potevano offrire alla Chiesa di Roma duramente impegnata in quel periodo nella lotta per la riforma, contro la simonia e il nicolaismo e mentre già cominciava a profilarsi il duro scontro che opporrà nei secoli successivi la Chiesa all’Impero. Per volontà di questo pontefice il corpo di Davino fu riportato in San Michele per una più degna sepoltura. Proclamato santo probabilmente nel 1159 durante il pontificato di Alessandro III (1159-1181), il grande avversario di Federico Barbarossa, le spoglie di san Davino furono via via meglio sistemate durante il XVI secolo ed esposte alla venerazione dei fedeli a partire dal 1647 agendo da elemento di richiamo anche per le numerose piccole comunità armene presenti in Italia a partire da quella più cospicua di Livorno. Diffusi in tutta l’area provinciale, il nome proprio Davino e il cognome Davini testimoniano di come Lucca non abbia dimenticato questo suo santo figlio acquisito, dedicando a lui, alla sua storia, ai segni della sua santità, al culto che lo riguarda iniziative religiose, culturali, artistiche e anche scientifiche. Nel dicembre del 2018, infatti, la prestigiosa rivista inglese di ambito medico “The Lancet” ha dato conto di una ricerca, promossa dalla Curia arcivecovile lucchese e realizzata alcuni mesi prima dalla Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa sotto la supervisione del prof. Gino Fornaciari sul corpo mummificato di San Davino conservato sotto l’altare di San Michele in Foro nella città delle Mura. L’équipe di paleopatologi ha riscontrato sul cranio del santo due lesioni traumatiche, la più grave delle quali cicatrizzatasi dopo un intervento col cauterio - uno strumento chirurgico reso incandescente - usato per arrestare una presumibile emorragia. Ora se si tiene presente che nella tradizione popolare il santo armeno era invocato per contrastare l’emicrania e che, sino al secolo scorso, ai devoti visitatori sofferenti per questo male veniva fatto indossare il cappello di san Davino, non possiamo che sottolineare la fitta trama di rapporti esistenti tra questa recente scoperta, le vicende della vita attribuite al pellegrino armeno e le percezione che di esse si ebbe per secoli nella tradizione folclorica.