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Alla scoperta della flora e della fauna cinese: l’epopea di padre David

 

Davidia involucrata

Alla scoperta della flora e della fauna cinese: l’epopea di padre David

 

Silvia Fogliato 

 

Nel 1954, a Ginevra si tenne la conferenza di pace tra le due Coree; a guidare la delegazione cinese, il premier e ministro degli esteri Zhou Enlai. Ammirato da alcuni alberi dalle bellissime fioriture che aveva visto nei parchi della città, si stupì molto nello scoprire che si trattava di una specie di origine cinese. Qualche anno dopo, all’inizio degli anni ’70, a provare lo stesso stupore furono i diplomatici cinesi in visita a Washington, vedendo quegli alberi in fiore di fronte alla Casa bianca.

Si tratta di Davidia involucrata, detta anche “albero dei fazzoletti” o “dove tree” per le eleganti brattee bianche che proteggono i fiori e sembrano davvero evocare un volo di candide colombe. In Cina cresce solo in alcuni habitat montani particolari lungo il fiume azzurro. Da sempre molto raro, all’epoca dei due episodi da cui sono partita era molto più nota nei parchi e nei giardini europei e americani che nel paese d’origine, dove oggi è considerata un patrimonio nazionale da proteggere con il massimo rigore.

A farla conoscere in Occidente e a prestarle il nome è stato il più noto dei numerosi missionari francesi che tra la seconda metà dell’Ottocento e la Prima guerra mondiale diedero un valido contributo alla conoscenza della natura del Celeste impero. Non fu il suo unico merito; oltre a essere stato il primo occidentale a vedere e descrivere il panda, si deve essenzialmente a lui se Elaphurus davidianus, ovvero il cervo di padre David, è sfuggito di misura all’estinzione. Decine poi furono le piante cinesi che raccolse e contribuì a far conoscere in Occidente.

Armand David (1826-1900) nacque a Espelette, un paesino nei pressi di Bayonne, nei Paesi Baschi francesi, ai piedi dei Pirenei; figlio di un medico, era abituato alle lunghe camminate in montagna e aveva appreso dal padre quelle nozioni di medicina e igiene che in Cina gli saranno utili per salvare la vita propria e altrui. Dopo il liceo e due anni di filosofia all’Università, entrò nel seminario di Bayonne e nel 1848 si trasferì a Parigi per il noviziato presso la Congregazione della missione dei padri lazzaristi; la sua maggiore aspirazione era infatti quella di diventare missionario.

Dovette pazientare a lungo: nel 1850, quando ancora non aveva potuto prendere gli ordini, venne invece assegnato al Collegio lazzarista di Savona come insegnante di scienze naturali. Nella località ligure, dove prese i voti, David trascorse dieci anni, fondamentali per la sua formazione di naturalista completo e del tutto autodidatta. Per i suoi studenti, creò un museo didattico con collezioni naturalistiche, raccolte da lui stesso nel corso di numerose escursioni intraprese insieme ai suoi allievi soprattutto nelle Alpi liguri. Imparò anche le tecniche di conservazione di piante e animali, inclusa la tassidermia. In tal modo formò un'intera generazione di giovani naturalisti, alcuni dei quali divennero celebrità (come il viaggiatore e collezionista Luigi Maria D'Albertis e Giacomo Doria, fondatore del Museo di Storia Naturale di Genova).

Periodicamente David chiedeva di essere inviato in missione; la sua domanda trovò infine risposta nel 1862, quando l'ordine decise di creare un Collegio a Pechino; David fu scelto sia per la sua lunga esperienza didattica, sia per le competenze naturalistiche. Prima della partenza, fu presentato ad alcuni professori che lavoravano per il Museo nazionale di Storia naturale di Parigi, in particolare a Alphonse Milne-Edwards, cui promise invii di piante, animali, minerali.

 

Armand David in abiti cinesi

David giunse a Pechino nel 1862. Anche se il tempo lasciato libero dal lavoro al Collegio era scarso (i padri erano pochi e sulle loro spalle ricadeva tanto l'insegnamento quanto l'attività missionaria), come aveva fatto a Savona, anche a Pechino volle creare un museo naturalistico ad uso didattico; a questo scopo, oltre a brevi escursioni nei dintorni della capitale, già quell’anno e quello successivo fece anche due viaggi più lunghi, rispettivamente a Kalgan, a nord ovest di Pechino, ai piedi della Grande muraglia, e a Jehol, a nord est. Anche se lo scopo principale era apprendere meglio la lingua, gli permisero anche di incrementare le sue collezioni e di inviare a Parigi alcune casse di semi e esemplari di animali e piante; la loro quantità e qualità, ma soprattutto l’eccezionale valore delle note di David, lasciarono stupefatti i professori parigini.

Era un’occasione irripetibile. Attraverso la mediazione del Ministro della pubblica istruzione, essi iniziarono a fare pressione sul superiore generale della Congregazione, affinché padre David fosse liberato dal lavoro didattico e missionario e si trasformasse in un esploratore naturalista a tempo pieno. Il superiore accettò; nella Francia del Secondo Impero iniziò così una fruttuosa collaborazione tra istituzioni statali e religiose: le spese delle spedizioni dal quel momento sarebbero state a carico del Ministero della pubblica istruzione e del Museo di Scienze Naturali di Parigi, che avrebbe ricevuto gli esemplari raccolti; la rete missionaria avrebbe invece dato l'appoggio logistico, sia fornendo servitori e aiutanti, sia soprattutto mettendo a disposizione di David i locali delle missioni distaccate come luoghi di sosta e basi operative.

Su queste basi, David poté essere il protagonista di una delle più straordinarie epopee della ricerca naturalistica, destinata a gettare le basi della conoscenza scientifica del territorio cinese, e - per quanto ci riguarda - ad arricchire i nostri giardini di decine e decine di nuove piante. Il primo eccezionale risultato venne raggiunto mentre ancora il sacerdote si preparava alla prima spedizione. Arrampicandosi sul muro che circondava il vietatissimo parco imperiale di Nanhaizi, a una lega a sud di Pechino, egli scorse in lontananza un branco di cervi di curiosissimo aspetto. Grazie alla corruzione, riuscì a procurarsi dapprima alcune pelli, poi le ossia di quella che risultò una specie del tutto sconosciuta (è appunto Elaphurus davidianus, come lo chiamo Milne-Edwards in suo onore, ovvero il cervo di padre David). Nell’arco di pochi anni quei rarissimi animali perirono in seguito a una disastrosa alluvione, alla carestia e alla rivolta dei Boxers; la specie si sarebbe del tutto estinta se, proprio grazie alla fama ottenuta in seguito alla scoperta di padre David, nel frattempo alcuni esemplari non fossero stati inviati in Europa.

 

Tre itinerari di viaggio  

Tra il 1866 e il 1874, padre David fu impegnato in tre spedizioni. La prima durò sette mesi e mezzo (marzo-ottobre 1866) ed ebbe per meta la Mongolia meridionale (regione dell'Urato); il sacerdote viaggiò insieme a un cinese convertito, Ouang Thomas, e, nella fase centrale dell'esplorazione, della famosa guida di origine mongola Samdadchiemba e del confratello laico Chevrier. Il gruppo dovette affrontare strade spesso impercorribili, il clima rigido, la scarsità d'acqua e di cibo, i pericoli dei lupi (che li costringeva a dormire nelle tende insieme ai loro muli), dei banditi e dei drappelli di soldati tatari. Nonostante si trattasse di una regione aspra e semidesertica, dove la penetrazione cinese stava distruggendo quanto rimaneva sia della cultura mongola sia del fragile manto forestale, alla fine il risultato non fu disprezzabile: 176 uccelli, 59 mammiferi, 150 piante e 680 insetti. Ma David ne fu molto deluso, come scrisse ai corrispondenti parigini: "Forse sapete che l'anno scorso ho passato otto mesi nell'Urato. Vi ho speso molto denaro, perso il mio tempo e le mie fatiche, perché è un paese poverissimo, anche se a Pechino mi avevano fatto credere il contrario".

Per il secondo viaggio (che durò circa due anni, maggio 1868-giugno 1870), David scelse dunque la Cina sudoccidentale e il Tibet orientale, alla ricerca delle foreste primitive segnalate da altri missionari. E questa volta fece centro: la regione di Ya'an (nell'attuale Sichuan) è ancora oggi una delle più ricche di biodiversità del pianeta. Raggiunta Shangai, la piccola spedizione (David aveva sempre con sé Ouang Thomas, altri compagni di viaggio si aggiunsero nei diversi tratti) dapprima risalì il Fiume Azzurro in nave, rimanendo ferma per quattro mesi a Jiujiang a causa delle piene: una zona modesta agli occhi di padre David, che tuttavia gli fruttò la scoperta di una nuova specie di rana, Rana latrans.

 

 

Poterono ripartire solo a ottobre, ma il viaggio fu reso difficile dalle rapide e dall'ostilità della popolazione; inoltre padre David si ammalò gravemente, forse vittima di un avvelenamento, metodo consueto in Cina per liberarsi dei "cani stranieri". Ultima tappa del viaggio in nave fu Chongquing, nella provincia di Sichuan; da qui, continuò il viaggio in portantina; gli era stato infatti raccomandato di mostrarsi il meno possibile, perché, in una Cina frustrata dagli accordi diseguali imposti dalle potenze occidentali, l’ostilità contro gli stranieri era generale. Raggiunse infine il principato semi indipendente di Muping (oggi Baoxing), dove i lazzaristi avevano fondato un collegio; è una regione di etnia tibeto-birmana (Mantze), di religione buddista, situata a più di 2000 m di altitudine.

 

Il panda Panda minore  

Al centro di un'area ricchissima di biodiversità, nel Tibet orientale, questa sarà la base di padre David per i successivi nove mesi. Nelle casse che da Muping il sacerdote spedisce a Parigi (nonostante le enormi difficoltà, in mancanza di tutto, per conservare e imballare il materiale) prenderanno posto 676 piante, 441 uccelli, 145 mammiferi; tra questi ultimi, le acquisizioni più note, il rinopiteco dorato ma soprattutto il panda (che sarà identificato e descritto scientificamente nel 1870 da Milne-Edwards). Le acquisizioni botaniche non sono meno significative: moltissime delle piante che associamo a padre David grazie agli specifici davidii, davidianus, armandii vengono da qui, come pure Davidia involucrata; altre ricordano la loro provenienza con lo specifico moupinensis.

A Muping padre David soffrì ogni tipo di privazioni e varie gravissime malattie; benché debilitato, prima di rientrare non poté rinunciare a una lunga deviazione sull'altopiano del Quingai (dicembre 1869-marzo 1870) dove scoprì molte nuove specie di uccelli e la salamandra cinese, la più grande del mondo (Andrias davidianus). Da qui raggiunse Chengdu, dove si imbarcò nuovamente sul Fiume azzurro alla volta di Shangai. Lungo la strada aveva progettato di fermarsi alla missione francese di Tientsin; ma al suo arrivo scoprì che appena una settimana prima l'intera missione era stata massacrata in una rivolta.

Giunto a Shangai, senza neppure rientrare a Pechino, la salute compromessa la costrinse a rientrare direttamente in Francia. Il momento non era dei più propizi. Infatti quando giunse a Marsiglia non poté neppure sbarcare: dopo la disastrosa sconfitta di Sedan e il crollo del Secondo Impero, infatti, il paese era stato invaso dalle truppe prussiane. David riparò quindi a Savona, dove ebbe il piacere di scoprire che il suo museo esisteva ancora. Solo nel 1871, dopo la caduta della Comune, David poté rientrare a Parigi, dove la comunità scientifica volle rendergli omaggio con un'esposizione dedicata ai suoi preziosi reperti, molto seguita nonostante la città fosse appena uscita da una guerra, un'insurrezione e una feroce repressione.

Ma già nel gennaio 1872 il nostro indomabile naturalista-missionario rientrò in Cina, per affrontare il terzo e ultimo viaggio (ottobre 1872-marzo 1874) che ebbe per terreno la Cina centrale, dai monti Quinling allo Jiangxi.  Poiché il suo fisico era ormai provato dalle tante malattie, accompagnato da due servitori cristiani ora il sacerdote si muoveva in carretta; ricadute e episodi di prostrazione fisica lo costrinsero più volte a soste prolungate. Dopo aver rinunciato alla meta che si era proposto, il Gansu (inaccessibile per una rivolta musulmana), decise di esplorare i monti Qinling, una barriera montana che fa da spartiacque tra i bacini del Fiume giallo e del Fiume azzurro e segna il confine tra il clima temperato del nord e quello subtropicale del sud: si tratta dunque di un'altra area particolarmente ricca di animali e piante.

Quando raggiunse la valle dello Han, un affluente del Fiume azzurro, decise di ridiscenderlo in barca fino alla confluenza a Hankou. Fu una decisione catastrofica: durante l'attraversamento di una rapida, l'imbarcazione naufragò e almeno metà delle preziose casse con le collezioni andò perduta. Raggiunta fortunosamente Hankou, si riposò presso la missione italiana. Nel marzo 1873, ripartì verso sud (questa volta in portantina), fino a raggiungere Fuzhou nello Jiagxi, fissando la sua nuova base nel collegio Tsitou, a sud-est della città. Era un'area particolarmente insalubre; alla lunga lista di malattie già sperimentate, si aggiunse la malaria che colpì tanto padre David quanto i suoi portatori. A settembre, appena si fu ripreso, si trasferì sulle montagne del Fujian, in cerca di un clima più gradevole e di alcune rare scimmie; le sue condizioni di salute precipitarono, tanto che ricevette l'estrema unzione. La sua forte fibra lo salvò ancora una volta; ma ormai era ora di mettere fine alle esplorazioni, e di rientrare in Francia, come gli ingiunse a malincuore il suo stesso superiore.

 

In patria abito talare  

Dopo il tempo dei viaggi e delle esplorazioni, giungeva quello del riordino e della pubblicazione delle collezioni. Stabilitosi nella casa madre di rue de Sèvres a Parigi, David dedicò gli anni della maturità e della vecchiaia a mettere in ordine le note di viaggio e a organizzare una terza collezione scientifica (dopo quelle di Savona e di Pechino). Già tra il 1868 e il 1874 era uscito uno studio sui mammiferi, scritto a quattro mani con A. Milne-Edwards, futuro direttore del Museo nazionale. Con la collaborazione di Adrien Franchet, uno dei botanici del Museo Nazionale che proprio grazie all'impulso delle collezioni di padre David diventerà uno dei massimi esperti di flora cinese, tra il 1884 e il 1888 uscirono i due volumi di Plantae Davidianae ex Sinarum imperio, dedicato in particolare alla regione del Tibet orientale. Nel 1875 uscì, ancora in due grandi volumi, il diario del terzo viaggio in Cina; due anni più tardi, seguì un importantissimo lavoro sull'avifauna cinese, Les Oiseuax de Chine. Naturalista completo, per vocazione David si sentiva più uno zoologo che un botanico, e gli uccelli erano gli animali più cari al suo cuore.

Intanto continuava l'attività di insegnamento (ora era istruttore dei missionari), riceveva chi voleva visitare le sue collezioni, era prodigo di consigli per gli esploratori che dopo di lui furono in Cina. Nel 1881, ad esempio, incontrò padre Jean-Marie Delavay, che negli anni precedenti aveva esplorato la zona di Canton e aveva inviato i materiali raccolti in Inghilterra, convincendolo a collaborare con il Museo nazionale, facendo capo a Franchet.

La vita di insegnante e di studioso fu solo brevemente interrotta da due brevi viaggi naturalistici (nel 1881 in Tunisia e nel 1883 a Costantinopoli). Nel 1888 partecipò al Congresso scientifico cattolico, dove si fece sonoramente fischiare per aver difeso l'evoluzionismo darwiniano. Dopo aver rifiutato due volte il riconoscimento (secondo le indicazioni della Santa sede, i preti non avrebbero dovuto accettare onorificenze nazionali), nel 1896 fu insignito della Legion d'onore. Morì a Parigi nel 1900, all'età di 74 anni.

I viaggi di padre David (si calcola che abbia percorso non meno di 7000 miglia, ovvero più di 1100 km, per lo più a piedi) segnarono una tappa fondamentale per la conoscenza scientifica della natura cinese. Al di là delle celeberrime "scoperte" del cervo e del panda, per rimanere alla botanica, raccolse non meno di 1500 piante, con 250 nuove specie e 11 generi. Tra di essi troviamo 12 specie di rododendri, nuove specie di aceri, gigli, primule, genziane, Astilbe chinensis, Buddleja davidii. Si calcola che siano circa 75 le specie che lo ricordano nel nome specifico (davidii, davidianus, armandii), tanto che a Espelette, il suo paese natale, è stato creato un intero arboretum in cui tutte le specie portano uno di questi specifici.

Tra le tante piante scoperte a Muping, c'era anche un albero molto raro, di cui padre David vide un solo esemplare. Sulla base dei materiali spediti a Parigi, nel 1870 Henri Baillon stabilì che si trattava di un genere e di una specie nuovi e lo battezzò Davidia involucrata. Come oggi sappiamo, è l'unica specie di questo genere (appartenente alla famiglia Cornaceae, un tempo Nyssaceae). È un albero molto raro, e la storia della sua introduzione in Europa è sorprendente. Dopo la segnalazione di padre David, nel 1888 di nuovo un singolo albero fu visto nelle gole del fiume Azzurro nell'Hubei da Augustine Henry, che ne inviò fiori e frutti a Kew, suscitando l'interesse del celebre vivaista Veitch. Quest'ultimo nel 1899 finanziò una spedizione apposita per ritrovare la preziosissima pianta, affidandola a Ernest Wilson, allora un giovane di 22 anni (era destinato a diventare a sua volta un leggendario cacciatore di piante, noto come "Chinese Wilson", Wilson il cinese); questi, giunto sul luogo segnalato da Henry dopo infinite peripezie aiutandosi con una carta disegnata a mano, scoprì che l'albero era stato abbattuto per costruire una casa; per fortuna, più tardi ne trovò un boschetto e raccolse moltissimi semi. Durante il viaggio di ritorno, anche la sua imbarcazione fece naufragio, ma Wilson riuscì a salvare il prezioso raccolto.

Indipendentemente, un altro botanico missionario che esplorò la Cina, padre Paul Guillaume Farges, nel 1897 ne inviò 37 semi all'arboretum di Vilmorin, il più agguerrito concorrente francese di Veitch. Solo uno riuscì a germinare e giunse a fioritura nel 1906. Per doppia ironia nella sorte, in tal modo non solo Farges strappò il primato a Wilson, ma i discendenti dell'unica pianta ottenuta da Vilmorin si rivelarono molto più adatti al clima europeo dei molti discendenti nati nei vivai Veitch.

 

 

Bibliografia

C. Basset, In the Footsteps of the Father David, http://arnoldia.arboretum.harvard.edu/pdf/articles/2009-67-2-in-the-footsteps-of-father-david.pdf

G. Bishop, Travels in Imperial China. The Intrepid explorations and Discoveries of Père Armand David, Cassell, 1990

D. Hong, S. Blackmore, The Plants of China, Cambridge University Press 2015

Le pere David, http://www.rhododendron.fr/articles/article19d.pdf; http://www.rhododendron.fr/articles/article20c.pdf; http://www.rhododendron.fr/articles/article21a.pdf