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Lo sfarfallamento

Lo sfarfallamento

Passato ancora un breve periodo di tempo, avviene forse il fenomeno più bello che un naturalista possa osser­vare: la fuoriuscita della farfalla dal suo involucro ninfale.

Lo sfarfallamento più o meno precoce dipende, oltre che dall'individuo, anche da un gran numero di fattori esterni, i più importanti dei quali sono senz'altro la temperatura e la luce. Infatti ogni specie ha un periodo ben preciso in cui av­viene la schiusa, non solo stagionale, ma anche legato a determinate ore della gior­nata. È un caso assai raro che una farfalla ad abitudini diurne non schiuda durante le ore del mattino, men­tre quelle ad abitudini notturne sfarfal­lano per lo più durante il pomeriggio o nelle ore della sera.

La farfalla, costretta nell'astuccio ninfale, rompe il tegumento della crisalide e spunta all'esterno con la testa. Per favorire questa azione alcuni lepidotteri portano sul capo delle formazioni appuntite e robuste che fessurano la cuticola nel punto voluto agendo come un punteruolo.

L'operazione di sfarfallamento non è delle più semplici, tenuto conto che certe specie presentano crisalide endogea (che sta nel terreno) o endofita (che sta all’interno di una parte della pianta) e che moltissime usano rivestirla con un bozzolo sericeo più o meno spesso.

Le crisalidi endogee, che sono generalmente libere o incomplete e quindi con appendici sufficientemente mobili, approssimandosi la schiusa, scavano esse stesse una galleria nel terreno per portarsi verso la superficie. L'adulto quindi, rotta la cuticola ninfale, si troverà così già all'aria aperta senza compiere alcuno sforzo. Anche le crisalidi endofite spuntano generalmente all'esterno e comunque, nel caso delle specie minatrici, la parete vegetale da perforare non è certo delle più spesse e resistenti.

Più favorite risultano le specie che, pur avendo crisalide quasi immobile, non sono contenute entro bozzoli o involucri protettivi, ma sono del tipo nudo. Infatti l'unico sforzo, che del resto è notevole, è quello di fessurare la cuticola della crisalide.

Nelle specie dotate di bozzolo, una volta rotto l'involucro ninfale, i fili di seta possono essere rotti dalla pressione del capo o tagliati da strutture adatte o ancora sciolti in parte da un liquido secreto da ghiandole interne al corpo dell'animale e emesso attraverso la bocca. In quest'ultimo caso la trama dei fili di seta si fa assai meno compatta e l'adulto può uscire attraverso di essi dopo averli allargati.

Anche le modalità di fessurazione della crisalide variano moltissimo nei differenti gruppi sistematici. In generale la cuticola della crisalide obtecta resta, salvo la linea di rottura, perfettamente integra, mentre quella delle ninfe incomplete deve sbriciolarsi in numerosi frammenti per favorire la fuoriuscita dell'adulto. Una volta liberata la parte cefalica dall'involucro, la farfalla adulta aspira, tramite la bocca, una grande quantità di aria. In seguito, aiutandosi con le zampe e con i contorcimenti del resto del corpo, riesce a portare a termine l'operazione in un tempo relativamente breve. La farfalla, affaticata e intorpidita, rimane saldamente attaccata al substrato, sopra o vicinissima alla spoglia ninfale. A poco a poco però le ali incominciano ad asciugarsi e a distendersi, favorite dall'aria e dai liquidi interni che la farfalla spinge a pressione entro le nervature alari. Anche la cuticola che riveste le ali si irrigidisce e si tende al contatto con l'aria; in capo ad un periodo di tempo che va da qualche minuto a qualche ora la farfalla raggiunge la sua condizione definitiva.

Mentre attende di poter spiccare il volo, si libera dei prodotti di rifiuto accumulati durante il periodo ninfale all'interno del suo corpo. Infatti nella crisalide l'orifizio anale è chiuso e, poiché in generale i prodotti dell'escrezione negli insetti vengono riversati nell'ultima parte dell'apparato digerente, a questo livello si ha un grande ammasso di sostanze che possono venir eliminate soltanto quando l'apertura anale diventa funzionante. Il prodotto eliminato prende il nome di meconio e contiene anche una grande quantità di acqua. Talvolta presenta una vistosa colorazione rossa e la sua deposizione quasi simultanea da parte di un gran numero di individui neosfarfallati ha dato luogo alla leggenda fantastica delle piogge di sangue.

Soltanto dopo aver espulso il meconio e dopo aver atteso un tempo più o meno lungo perché le ali si siano abbastanza irrobustite, la farfalla spicca il volo. Osservando l'adulto si possono allora notare le grandissime trasformazioni che sono avvenute nel passaggio dalla forma larvale, attraverso la crisalide, all'adulto. In nulla quest'ultima assomiglia al bruco: l'apparato boccale, salvo rari casi, si è trasformato da masticatore in succhiatore; sono comparse due paia di ali e tutta la struttura è cambiata. Questi fenomeni sono tipici degli insetti olometaboli, cioè presentanti metamorfosi completa, in contrapposizione a quelli eterometaboli, nei quali la metamorfosi non è completa. In questi ultimi la forma larvale assomiglia all'adulto e comunque la trasformazione da larva ad adulto avviene per gradi e mai bruscamente.

 

(da La vita segreta degli insetti, De Agostini)