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Lisa Sergio, la donna che visse tre volte

 

Lisa Sergio

Lisa Sergio, la donna che visse tre volte

 

Luciano Luciani 

        Ogni sistema politico, segnatamente se autoritario, usufruisce sempre di una volenterosa pletora di sostenitori interessati a laute prebende, incarichi ben remunerati, uffici visibili e di qualche prestigio: burocrati vogliosi di accelerare la propria carriera, altrimenti lenta; docenti desiderosi di cattedre importanti; militari alla ricerca della propria occasione; giornalisti ambiziosi… 

Ed è a quest’ultima categoria professionale che appartiene Lisa Sergio (1905-1989) “la donna che visse tre volte”. Fiorentina di nascita, ma figlia di un’americana e un napoletano, rimasta ancora bambina orfana di padre, mantiene con la madre rapporti sempre freddi e contrastati. Dalla sua biografia, ricostruita con un paziente lavoro di scavo da Sandro Gerbi, redattore culturale del “Corriere della sera” e del “Sole – 24 ore” fattosi storico del Novecento politico letterario, apprendiamo che Lisa parla perfettamente il francese e l’inglese e che inizia la carriera giornalistica scrivendo su piccole testate in lingua inglese rivolte alla numerosa comunità di lingua anglosassone presente in Toscana. Fervente fascista, trasferitasi a Roma, grazie all’amicizia di Guglielmo Marconi, lavora come giornalista per l’Ufficio stampa del governo, per il quale cura la traduzione in inglese e in francese dei discorsi di Mussolini trasmessi via radio. È di questo periodo della sua vita, intorno alla metà degli anni Trenta, sia una breve liaison con Galeazzo Ciano, destinato a diventare un astro di prima grandezza nel firmamento del regime, sia un’indiscussa notorietà all’estero al punto da essere conosciuta come “the golden voice of Rome”. Una fama che le attira le attenzioni della polizia politica fascista che guarda con sospetto le sue frequentazioni con gli ambienti giornalistici inglesi e statunitensi soprattutto dopo la guerra d’Etiopia. Ragion per cui nel 1937 Lisa si trasferisce negli Usa, va a lavorare per la rete radiofonica NBC, fa amicizia con Eleanor Roosvelt, moglie del presidente degli Stati Uniti e nel corso del secondo conflitto mondiale collabora con l’emittente WQXR, realizzando commenti e interviste di segno marcatamente antifascista.   È il suo contributo allo sforzo bellico americano, così solerte da meritarle prima la cittadinanza americana, poi, alla fine degli anni Quaranta, addirittura il sospetto di essere una simpatizzante comunista con il conseguente suo isolamento umano e professionale. Insignita nel 1947 della Legion d’onore francese per il suo apporto alla causa del movimento France-Libre di Charles de Gaulle, sceglie di rimanere negli Stati Uniti, prima nel Vermont, poi a Washington dove vive di conferenze e collaborazioni giornalistiche. Esauritasi la stagione della paranoia anticomunista, la Sergio viaggia spesso per conto dello State Department, un dicastero nordamericano simile al nostro Ministero degli Esteri, ed entra nelle grazie della corte di re Hussein di Giordania. Nell’ultima parte della sua esistenza si avvicina alla Chiesa episcopale per la quale cura fino alla scomparsa, avvenuta nel 1989 una serie di trasmissioni settimanali di argomento religioso.

       Figura sfuggente, enigmatica, quella di Lisa Sergio. Ma, ci interroga l’Autore, la sua vita è solo riconducibile alla categoria del puro e semplice opportunismo? Oppure, come sostengono alcuni, la Sergio è una mitomane perennemente impegnata a rivedere, correggere, e quindi confondere, la narrazione della propria vita? O Lisa è una falena attratta dalla luce del potere, sempre però così abile da evitare di bruciarsi del tutto le ali?

       Una biografia emblematica di un tempo intricato e terribile questa di Sandro Gerbi, che allo scrupolo documentario unisce la passione del giornalista di razza per le complicatezze della Storia e la complessità del cuore umano.