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Bufale d’Autore

Bufale d’Autore

 

di Giambattista Bello

 

 

bufale in rete

La parola bufala non indica solo la femmina del bufalo ma anche, secondo il Vocabolario Treccani, “svista, errore madornale; panzana”; in particolare nel gergo giornalistico: “affermazione falsa, inverosimile”. Il termine bufala nel titolo della rubrica fa riferimento proprio a quest’ultima accezione. Per i più curiosi, aggiungiamo che l’etimologia del significato figurato di bufala è piuttosto incerta. Ci sentiamo, tuttavia, di sposare la tesi avanzata dal Dreikatzen Multisprachiges Etymologish Wörtenbuch che attesta l’uso, un tempo diffuso tra i mandriani nordamericani, di definire buffalo (= bisonte) una persona che ostenta vigoria fisica e coraggio, ma che in realtà ne è del tutto priva; quindi una persona fasulla, al pari del grosso ma innocuo bisonte. La pronuncia italiana del termine ha modificato in a la o finale di buffalo, che, comunque, originariamente ha suono intermedio tra la o e la a.

 

 


 

La bufala di fondo del giornalista ignorante Ξ Totano gigantesco spiaggiato in California


 

 


 

 

Totano gigantesco spiaggiato in California

 

La foto-notizia, apparsa il 14 gennaio di quest’anno in un sito-web statunitense ha fatto il giro del mondo virtuale grazie a internet: “Second Giant Sea Creature Washes Ashore Along Santa Monica Coastline - Alarms Sound Over Radioactive Gigantism”, con l’occhiello a ribadire il concetto del gigantismo causato dalla radioattività, “Giant Squid Discovered On California Coast And Scientists Suspect Radioactive Gigantism” [“Un secondo organismo marino gigantesco si spiaggia lungo la costa di Santa Monica - Segnali d’allarme di gigantismo radioattivo”; “Totano gigante scoperto sulle coste della California e gli scienziati sospettano gigantismo radioattivo”].

La notizia si trova alla pagina www.lightlybraisedturnip.com/giant-squid-in-california, oppure digitando Giant Squid Found in California – Lightly Braised Turnip.

 

 

 

calamato imbufalato
Giant Squid Scoperto Sul Litorale della California e scienziati sospettano gigantismo radioattivo

 

 

La bestia, riconoscibile come cefalopode, è veramente gigantesca: le ventose sono più grandi di palloni da calcio, il diametro dell’occhio supera l’altezza di un bimbo! Non si riesce ad apprezzarne la lunghezza complessiva in quanto i tentacoli sono ripiegati su se stessi, ma l’autore del pezzo parla di 160 piedi, che vuol dire 49 metri, all’incirca il triplo dei massimi totani giganti (meglio conosciuti da noi come “calamari giganti”) sinora conosciuti. C’è da restare veramente impressionati e, ancor più, sgomenti allorquando si pensi che una tale anomalia della natura sarebbe stata causata, a detta degli scienziati, dal disastro dell’impianto nucleare Dai-ichi di Fukushima in Giappone (2011), dall’altro lato dell’Oceano Pacifico. In ultima analisi, ancora una volta, causa di tale mostruosità sarebbe l’Uomo. Come ben sappiamo la radioattività provoca mutazioni genetiche incontrollate che, in questo caso, sarebbero all’origine del “gigantismo radioattivo” di alcuni esseri viventi. Come dice il titolo dell’articolo, infatti, il totano della foto sarebbe già il secondo organismo marino gigante a spiaggiare sulle rive californiane.

 

La notizia ha così colpito gli internetnauti che qualcuno si è pure presa la briga di tradurla in altre lingue, affinché non ne venissero privati coloro che non conoscono l’inglese. Naturalmente, anche in francese, l’idioma in cui m’è recentemente capitato di rileggere la storia, la notizia è accompagnata dalla stupefacente fotografia della bestia circondata da curiosi e piantonata dalle forze dell’ordine (e sì, anche in California la gente è curiosa, tanto curiosa da sfidare il fetore emesso dal corpo del totano, fetore colossale come colossale è l’animale morto). Dicevo fotografia stupefacente, ma non al punto da ottundere del tutto i sensi dell’osservatore esperto di scienze e che, magari, ha anche la fortuna di far parte di una rete scientifica dedicata proprio ai cefalopodi. Già all’indomani della pubblicazione della notizia in questione, infatti, qualcuno la riferì al gruppo suscitando la generale ilarità.

 

Poiché, ne sono convinto, queste mie parole potranno risultare poco persuasive per i creduloni scettici (credenti alle notizie catastrofiche ma scettici riguardo alla mia smentita), rimando gli stessi a una pagina di YouTube, nella quale potranno osservare la foto originale del totano, realmente spiaggiato sulle coste cantabriche (Spagna atlantica). La pagina, intitolata “Giant Squid on Spanish Beach - YouTube”, fu pubblicata l’8 ottobre 2013 (quindi, tre mesi prima della notizia relativa al presunto spiaggiamento californiano) e si trova al seguente indirizzo: www.youtube.com/watch?v=hZ-G4PC_Trs. Proprio il primo dei fotogrammi messi in sequenza nella pagina web raffigura lo stesso animale morto che sarebbe spiaggiato in California. La presenza di alcune persone vicine a esso, però, rende giustizia delle reali dimensioni del cefalopode, che pur essendo lungo 9 metri, rientra nella norma della sua specie, Architeuthis dux.

 

 

 

lo stesso da un'altra angolatura ... era anche in Sagna

 

 

Ma, mi domando, c’era bisogno di una smentita, per così dire, ufficiale? Se i lettori della notizia originariamente apparsa in internet avessero posto un pizzichino di attenzione nel leggere l’intera pagina, sarebbero stati messi in guardia dal nome stesso del giornale, in bel carattere gotico, “The Lightly Braised Turnip”, che volto in italiano più o meno significa “La rapa poco stufata”. Tra le altre notizie del giorno, la maggior parte delle quali di interesse statunitense, ce n’era un’altra notevole per noi italiani (data la vicinanza con lo Stato della Chiesa): “Il Papa in pensione imbarazza il Vaticano per la frequentazione di club gay”. Ovviamente, anche questo comunicato, accompagnato da tanto di foto, è fasullo. I buontemponi redattori del giornale sono veri artisti della bufala e, in quanto tali, meritano tutto il nostro apprezzamento divertito per i loro simpatici scherzi giornalistici.

 

 

Giambattista Bello

 



 

 

La bufala di fondo del giornalista ignorante

 

Giambattista Bello

 

Dopo una bufala-scherzo e una bufala-frode, eccovi una bufala figlia dell’ignoranza.

Non sono in grado di stabilire con precisione la data di nascita di questa bufala né, parimenti, la sua paternità. Sono abbastanza sicuro che essa spuntò in ambito televisivo e nello stesso ambito fu ripresa e ribadita fino a divenire patrimonio comune di gran parte dei giornalisti, anche di quelli della carta stampata, nonché della gente comune e, ahimè, anche di molti addetti ai lavori, tra cui alcuni biologi marini, soprattutto giovani. Insomma, nel 2005 la bufala era già ben consolidata. In quell’anno, infatti, indignato per la faccenduola, provai a coinvolgere la Società Italiana di Biologia Marina (S.I.B.M.) scrivendo per il Notiziario della società l’articoletto Abbiamo toccato il fondale. Nel pezzo, che qui riproduciamo, evidenziavo con qualche pennellata d’ironia l’erroneo utilizzo del termine fondale al posto di fondo.

 

fondo-fondale

Abbiamo toccato il ... fondale?

 
È andato sempre più affermandosi, negli ultimi anni, un uso improprio della parola “fondale”, a significare “fondo del mare”. Nei dizionari, vecchi e nuovi, della nostra lingua possiamo leggere le definizioni di “fondale”, come termine marinaresco:

• Palazzi - Novissimo Dizionario della lingua italiana; 2a  ed., 1939: "la misura della massima profondità dell'acqua del mare, di un fiume e simili"·

• Il Grande Dizionario Garzanti della lingua italiana; ed. 1993: "profondità delle acque del mare, di un fiume, di un lago in un dato punto: basso, alto fondale".

Riporto, per un raffronto, anche le definizioni di “fondo” fornite dagli stessi dizionari:

• Palazzi: "la superficie solida, di terra, che sta sotto la massa liquida:fondo di sabbia, di rocce";

• Garzanti: "la superficie solida su cui posa la massa liquida: fondo sabbioso, roccioso".

Come si vede, i due termini in questione, il cui significato è rimasto invariato nei decenni, indicano concetti del tutto diversi e, pertanto, non sono intercambiabili. Al solito, l'avvio all'uso distorto del vocabolo “fondale” è stato dato dalla televisione o, meglio, da qualche giornalista che ha preso ad occuparsi di cose marine senza la dotazione del relativo bagaglio culturale. Mi pare di immaginare il ragionamento di qualcuno di questi signori: «Marinai, pescatori e gente del volgo dicono "fondo fangoso"? E noi giornalisti dimostriamo la nostra superiorità linguistica dicendo invece "fondale fangoso", che è tanto più chic!»Evidentemente, le espressioni errate "fondale fangoso", "il relitto è adagiato sul fondale", ecc. saranno parse più eleganti delle corrispondenti espressioni corrette "fondo fangoso", "il relitto è adagiato sul fondo", ecc., tanto da prendere sempre più piede ed essere persino adottate da specialisti del mare, incluso, ahimè, qualche raro biologo marino.È pur vero che le lingue vive, proprio in quanto tali, si evolvono. Di certo, però, non è desiderabile che l'evoluzione avvenga per impoverimento, semplificazione o, come nel nostro caso, distorsione del significato dei vocaboli. È auspicabile che tutti gli italiani di cultura media ed alta, specialmente coloro che col mare hanno a che fare per ragioni professionali usino correttamente le parole “fondo” e “fondale”. Ritengo, in particolare, che i consoci della SIBM possano e debbano svolgere un ruolo di guida,nei confronti della società "laica", all'utilizzo  corretto dell'italiano specialmente nel nostro settore.
In alternativa, se il  ripristino dell'uso corretto di  tali  vocaboli non è possibile, propongo di  estendere con coraggio ed all'insegna della assoluta coerenza, l’uso di “fondale” come  nei  seguenti  esempi:

“Il comportamento  di  Giangirolamo è diventato  inqualificabile: ha proprio toccato il fondale
“Per completare la  nostra  ricerca  ci  occorrono altri fondali  economici” 

“Giovannino  è  un  gran  sporcaccione; tocca  sempre  il  fondale schiena alle ragazze''.

 

Giambattista Bello

 

Può essere istruttivo aggiungere, a corollario di quell’articolo, alcune reazioni allo stesso. Un giovane collega della S.I.B.M., da me interrogato per il suo uso improprio di fondale, si giustificò: “Mah, dicono tutti così, anche in televisione.” (Ahi, televisione cattiva maestra!)

Un altro giovane collega rincarò “Fondale è più elegante di fondo” e io, di rimando, “Avete mai letto il Nouveau manuel de bionomie benthique di Pérès e Picard*? Lì parlano esplicitamente di fondi, sabbiosi, fangosi, misti ecc.”

Primo giovane collega “???”

Secondo giovane collega, dotato di una maggiore preparazione (o arroganza?), “Quello è scritto in francese; fond può tradursi a piacimento fondo o fondale”. D’accordo, vuol dire che riscriveremo tutti i dizionari francese-italiano. E, intanto mi chiedo, che fine fanno i numerosi articoli scientifici scritti dai biologi marini italiani negli anni ’60 e ’70 che usavano fondo anziché fondale? Possiamo dismetterli tutti  con l’accusa, ovviamente fasulla, di essere scritti in modo poco elegante?

Un paio di anni fa, fui intervistato telefonicamente da un giornalista del più importante quotidiano pugliese in merito allo spiaggiamento di uno squalo elefante sulla costa di Mola di Bari. Il giorno appresso, mentre leggevo l’articolo, scoprii la citazione a me attribuita “… una rete da posta sistemata dai pescatori sul fondale”. Mi caddero le braccia. Lo giuro: nell’intervista telefonica, gli avevo detto fondo!!! Secondo voi, può trattarsi di una vendetta dei giornalisti riuniti o, piuttosto, della realizzazione della legge del contrappasso?

 

Appendice

 

Ecco qualche altra amenità frutto dell’ignoranza marina di giornalisti televisivi.

            Il grande pesce pelagico oggi comunemente chiamato manta aveva un nome ufficiale italiano: diavolo di mare; mentre manta è in realtà il suo nome ispano-americano, dal significato di coperta, mantello. Dalle mie parti, Bari e dintorni, questo splendido pesce rispondeva al nome di badessa a due teste (italianizzato per voi). Pur costretto a saltare dall’inferno al convento, vale a dire dal diavolo alla badessa, preferisco di gran lunga i nomi nostrani piuttosto che quello spagnolo. Chi dobbiamo ringraziare per questo cambio a perdere? Alcuni documentaristi dei primordi della televisione – non c’era ancora quella a colori – di cui purtroppo non ricordo il nome. Ricordo bene, però, che filmarono la “mirabile impresa” di infilzare coi loro fucili subacquei un enorme ma innocuo esemplare, che definirono manta perché probabilmente ignoravano il suo nome italiano. A conti fatti, non solo uccisori per diletto di una povera bestia indifesa, ma anche assassini per ignoranza della propria lingua.

E le spiagge che degradano, dolcemente o repentinamente secondo i casi, dove le mettiamo? Digradano, si dice digradano con la i! Così si degrada solo la lingua italiana…

Non va nemmeno sottovalutato il lavoro dei traduttori dei tanti documentari naturalistici, perlopiù originariamente in inglese, trasmessi dalle televisioni italiane (RAI compresa) in programmi dalla pretesa di scientificità, pretesa rafforzata dalla presenza nei titoli di coda di validi consulenti scientifici. Vi riporto due soli esempi. Primo, la verdesca o squalo verdesca viene spesso e volentieri chiamato squalo blu, ovvia e maldestra traduzione della denominazione inglese blue shark. Secondo, udito pochi giorni fa, il 17 gennaio scorso per l’esattezza, lo squalo volpe è diventato squalo trebbiatore, anche in questo caso pedissequa traduzione dall’inglese thresher shark. Per favore, qualcuno può informarmi su come funziona la consulenza scientifica per le diverse reti televisive, RAI compresa?

 

*Fondamentale testo di ecologia marina del 1964; ora è scaricabile gratuitamente da internet.