| Saccopteryx bilineata |
Lezioni di famiglia
Valentina Vitali
in particolare i genitori adottano nei confronti dei bambini, soprattutto se molto piccoli, sia per trasmettere un senso di protezione e tenerezza che per facilitare la comunicazione, consapevoli
dell’asimmetria nella padronanza linguistica; d’altro canto il bambino trae dei benefici dall’uso di questo linguaggio speciale come l’aumento della comprensione del significato delle parole e lo
sviluppo della capacità di mantenere l’attenzione. Sembra che comunicare con i giovanissimi della propria specie usando una particolare lingua infantile non funzioni bene solo tra umani ma
pure…tra pipistrelli! Una recente ricerca (Pup Directed Vocalizations of Adult Females and Males in a Vocal Learning Bat, 2020) si è concentrata su Saccopteryx bilineata, una specie diffusa in
centro e sud America che usa moltissimo i suoni nelle proprie comunicazioni.
È stato ad esempio osservato che questi chirotteri riescono a comprendere il sesso di un esemplare in avvicinamento dagli ultrasuoni emessi per l’ecolocalizzazione, dal momento che le femmine hanno una frequenza
leggermente più alta e usano segnali brevi (Bat Echolocation Calls Facilitate Social Communication, 1995). In base alle informazioni ottenute ovviamente il comportamento cambia: se
un maschio sente arrivare un altro maschio risponderà con suoni mirati ad allontanare e scoraggiare il potenziale nemico mentre se si tratta di una femmina si esibirà nel suo migliore canto di
corteggiamento. All’interno del ricco repertorio canoro di questi pipistrelli esiste una specifica vocalizzazione che le madri rivolgono esclusivamente al proprio cucciolo.
La ricerca si è concentrata sulle peculiarità di questa comunicazione materna e in aggiunta ha indagato la possibile influenza di alcuni suoni prodotti dai maschi adulti, detti isolation calls, sui piccoli durante la loro
crescita. I ricercatori hanno analizzato queste varie tipologie di suoni dopo aver effettuato delle registrazioni in tre località, dal 2015 al 2017, dal momento delle nascite allo svezzamento, quando i
cuccioli hanno circa 12 settimane. È emerso che lo speciale canto che le mamme rivolgono al proprio cucciolo è nettamente diverso da un punto di vista acustico rispetto alle altre comunicazioni
dedicate agli adulti, risultando non solo con una frequenza di picco inferiore (circa 36 kHz rispetto a 44 kHz) ma proprio con un timbro unico. I risultati sono molto simili a quelli di test eseguiti sulla
specie umana (Mothers consistently alter their unique vocal fingerprints when communicating with infants, 2017). I dati non sono molto numerosi quindi per avere delle certezze sarà necessario
procedere con ulteriori studi che rinforzino i risultati ma sembra concreta l’ipotesi che anche le mamme pipistrello quindi adottino un baby talk, un linguaggio e un timbro specifici usati per
relazionarsi con i propri piccoli. E i maschi? Nel 78% dei casi analizzati, quando un cucciolo con un’età compresa tra i 10 e i 30 giorni emetteva un isolation call a loro volta i maschi adulti
riproducevano lo stesso tipo di richiamo, forse in risposta, senza però interagire fisicamente.
Potrebbe trattarsi di una correlazione non casuale dal momento che si osserva una somiglianza tra gli isolation calls dei piccoli e dei maschi adulti dello stesso gruppo sociale, che potrebbero fungere
da tutor da cui acquisire per imitazione il “dialetto del posto”. Ovviamente questo aspetto merita ulteriori indagini ma intanto offre una novità da esplorare poiché fino ad ora si è pensato che gli
isolation calls fossero soprattutto innati e che contenessero solo una firma di riconoscimento individuale, utile alla madre per discriminare il proprio piccolo, e fossero leggermente influenzati
solo da altri cuccioli dello stesso gruppo (Learned vocal group signatures in the polygynous bat Saccopteryx bilineata, 2012). In effetti i maschi adulti vestono già i panni degli insegnanti in
materia di canti territoriali, che non sono innati ma vengono appresi per imitazione (Complex vocal imitation during ontogeny in a bat, 2009) attraverso un processo in più fasi, simile a quello
osservato negli uccelli canori. Prima gli alunni alati ascoltano, poi iniziano ad esercitarsi a circa due settimane d’età producendo suoni brevi, incerti e a basso volume, una sorta di balbettio (Babbling
behavior in the sac-winged bat (Saccopteryx bilineata), 2006) proprio come fanno le specie ornitiche nella fase del sottocanto (subsong) e i cuccioli della nostra specie durante la lallazione,
momento pre-linguistico tra i 4 e i 7 mesi nel quale vengono riprodotte in serie singole sillabe.
Solo dopo un adeguato allenamento si arriva alle forme di comunicazione più elaborate, ognuno nella propria lingua; nel caso di Saccopteryx bilineata a partire dalle 10 settimane di vita. Ancora c’è
molto da scoprire di questo complesso mondo sonoro, criptico e al momento poco conosciuto forse proprio perché si è sviluppato in frequenze acustiche fuori, nella maggior parte dei casi, dal range
udibile dell’essere umano. Tra mamme che cambiano voce per il proprio piccolo, lezioni di canto e allenamenti vocali emerge però con chiarezza che i punti in comune tra la specie umana e i
misteriosi mammiferi alati sono molti di più di quanto si immagini!
