Zinco tossico nei mari
Piero Sagnibene
Alla devastazione dei mari, dovuta all’inquinamento delle microplastiche e dei metalli pesanti (Mercurio, Cadmio, Cromo,Piombo, Arsenico, Nichel,Rame ed altri), che intossicano le acque, gli ambienti e gli organismi marini, e che si accumulano nella catena alimentare per biomagnificazione, aumentando progressivamente la loro concentrazione nei tessuti viventi via via che si sale nella catena alimentare, si aggiunge anche lo Zinco. Un nuovo studio rivela che lo zinco, che viene rilasciato dalla combustione dei fossili, dalla fusione dei metalli e da emissioni industriali, ha raggiunto gli angoli più remoti degli oceani. Tal Ben Altabet, Professore di Geochimica all’Università di Zurigo e principale autore di questo studio, sottolinea che oramai una natura incontaminata non esiste neppure nelle più lontane ed isolate enclavi del Pacifico meridionale. Finora l’Oceano Pacifico meridionale era considerato incontaminato. Il meccanismo della loro
diffusione è planetario; i metalli, immessi nell’atmosfera dalle attività umane, infatti, si legano a minuscoli aerosol presenti nell’aria e questi possono percorrere migliaia di kilometri prima di depositarsi sulle acque superficiali degli oceani. In questo modo gli inquinanti giungono fino ai mari più remoti. I rifiuti delle plastiche, in forma di microparticelle capaci di penetrare i viventi, inoltre contengono ed assorbono i metalli pesanti e e di rilasciarli poi negli ambienti marini. Nelle plastiche i metalli pesanti raggiungono un’alta concentrazione. Il PVC, ad esempio, la più comune tipologia di plastica, presenta elevati livelli di piombo e rame, ma anche nuove varietà di plastiche contengono componenti chimiche che rilasciano nell’ambiente, in particolare zinco e cadmio.
Nell’ultimo decennio la geochimica marina ha rilevato una insolita impronta isotopica dello zinco negli strati superficiali degli oceani. Questa anomalia non è dovuta a processi naturali oceanici, poiché le tracce dello zinco provenienti da queste sono pressoché impercettibili, ma denuncia la sua origine da fonti antropiche, cioè dallo zinco trasportato dagli aerosol atmosferici. Tal Ben Altabet ha guidato un gruppo di ricercatori dell’ETH (Università di Zurigo) per studiare una delle regioni marine più remote, il Pacifico meridionale, adottando un approccio innovativo; invece di analizzare soltanto lo zinco disciolto nelle acque di marine, è stata studiata anche e proprio la composizione isotopica delle particelle presenti nelle acque. Non abbiamo ancora uno studio esaustivo dell’impatto patologico che l’eccesso di zinco sta provocando negli ecosistemi marini, soprattutto al plancton ed agli altri organismi, ma sappiamo però che esso può agire in sinergia con gli altri inquinanti disciolti nei mari, ed è indubbio che esso costituisce un fattore aggressivo per la vita marina. Non abbiamo ancora uno studio esaustivo dell’impatto patologico che l’eccesso di zinco sta provocando negli ecosistemi marini, soprattutto al plancton ed agli altri organismi, ma sappiamo però che esso può agire in sinergia con gli altri inquinanti disciolti nei mari, ed è indubbio che costituisce un fattore aggressivo per la vita marina. Il fatto che esso venga ritrovato anche nelle località oceaniche più remote ci dà uno spettro abbastanza inquietante della diffusione degli inquinamenti e, se teniamo conto degli effetti che l’ingestione di zinco elementare provoca nell’uomo ((tra i 100 ed i 150 mg/giorno) sappiamo che esso interferisce con il metabolismo del rame, causa ipocupremia (bassi livelli di rame nel sangue), microcitemia, neutropenia e deficit immunitario, possiamo farci un’idea di quali effetti devastanti esso può provocare nel plancton e nella vita marina.
Lo Zinco, ed altri oligoelementi, come ferro e rame, sono essenziali per la vita marina ed in particolare per il fitoplancton, che necessita dello zinco per la fotosintesi, mediante la quale assorbe anidride carbonica e produce materia organica e più del 50% dell’ossigeno che respiriamo. Queste microscopiche alghe verdi svolgono un ruolo del tutto centrale nella regolazione del clima terrestre e nel determinate le possibilità della vita nel mare e sulla terraferma ma un eccesso di zinco nelle acque superficiali oceaniche non può che avere un effetto devastante e letale.
Lo zinco è stato studiato in relazione alla biologia umana; costituisce lo 0,002657 del peso corporeo medio (mediamente circa 70 Kg, cioè 2 grammi); cionondimeno ha un ruolo
assolutamente importante. E’ un oligoelemento indispensabile e che richiede un'assunzione quotidiana tramite alimenti (ostriche, carne, semi) o integratori; non è accumulabile nell’organismo, E’ essenziale per la salute umana per il suo ruolo in oltre 300 enzimi (tra i quali molte nicotinamide adenin dinucleotide (NADH) deidrogenasi, le RNA e DNA polimerasi e i fattori della trascrizione del DNA così come la fosfatasi alcalina, la superossido dismutasi e l'anidrasi carbonica) che regolano il metabolismo, il sistema immunitario, la sintesi del DNA e nell’espressione dei geni, nella risposta immunitaria, nella guarigione delle ferite e nella riparazione dei tessuti. Infine è coinvolto nella percezione del gusto e dell’olfatto, è fondamentale per la pelle e il cervello. Per gli esseri umani, la fauna e la flora è indispensabile;
infatti ogni organismo vivente ne ammette un intervallo di concentrazioni ottimali ed in questo intervallo che gli organismi viventi possono regolare la propria concentrazione interna, per rispondere alle esigenze del proprio metabolismo.
Ma, come insegnava la medicina antica, Sola dose facit venenum” (è la dose che fa il veleno), tant’è che anche l’acqua, bevuta nella quantità superiore ad un litro nello spazio di un’ora, ha effetti tossici.
Oltre la soglia dei 40 mg , per periodi prolungati, diviene un tossico; nell’uomo, dosi elevate prolungate di Zinco causano carenza di rame, anemia, nausea, vomito, diarrea, crampi addominali, mal di testa e talvolta sapore metallico, problemi gastrointestinali, indebolimento del sistema immunitario e riducono il colesterolo HDL. All’opposto l’eccesso cronico inibisce l'assorbimento del rame, portando a neuropatie (danni ai nervi), anemia e neutropenia (bassi globuli bianchi).
Lo zinco stimola l'ormone della crescita IGF1 e il testosterone, ma, ad alte dosi, blocca il ruolo protettivo del selenio contro il cancro alla prostata; è un potente stimolante per la risposta immunitaria, ma in larghe dosi lo indebolisce. Una carenza di zinco condiziona pesantemente la crescita corporea e l'aumento di peso, poiché costituisce parti di proteine con dita di zinco e di enzimi ad azione antiossidante. come la superossido-dismutasi. oppure con funzioni catalitiche come la carbonico-anidrasi, la alcool deidrogenasi, e la lattico deidrogenasi.
Se teniamo conto che la vita marina fornisce una quota rilevantissima della alimentazione umana, possiamo allora immaginare la ricaduta che l’intossicazione da zinco del placton e degli animali marini sulla salute delle popolazioni umane.
