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2025 festa NAT Museo Scienze Naturali Unipi

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Scienza sui giornali: dalla carta al web a ChatGPT

 

Piero Bianucci, 25 ottobre 2025

 

 

Grazie di essere qui e dell’opportunità che mi avete dato invitandomi. Vi confesso la mia ignoranza. Non conoscevo questa Certosa, non sapevo quale patrimonio culturale ospitasse. Neanche adesso non posso dire di saperlo, ma so che devo tornare per conoscerla davvero un po' meglio.

In questa slide ho messo le mie due testate di riferimento, “La Stampa”, da tantissimi anni, dove nell’edizione online (lastampa.it) compaiono i miei articoli settimanali, e – per chi ama l’astronomia – “Sky and Night”, edizione italiana della rivista inglese della BBC. In Italia è bimestrale e, manco a dirlo, versa in difficoltà economiche, benché noi tutti si lavori gratis pur di tenerla viva in edicola. Però ho la fortuna di avere collaboratori di primissimo livello, docenti di università italiane, del Politecnico di Torino e di alcune università straniere.

Veniamo al tema della scienza sui giornali. La prima cosa che tutti sappiamo ma che è meglio ribadire è che l'uomo e la donna, gli umani, diciamo, così per brevità, gli umani sono animali narrativi. Tutti noi comunichiamo, se ci pensate un attimo, esclusivamente per narrazioni.

Qualche volta sono narrazioni molto sintetiche. Anche la formula e = mc2 è una narrazione, sia pure estremamente essenziale: ma conoscendo i termini dell'equazione possiamo ricavarne una infinità di informazioni e conoscenze. Gli stessi scienziati comunicano tra loro con narrazioni più o meno specialistiche.

Una cosa importante è che la narrazione deve possibilmente passare anche attraverso l'esperienza, le mani, gli occhi, i sensi. Cioè non basta raccontare, ma bisogna visitare un laboratorio, bisogna capire la delicatezza e anche il margine di incertezza di certi esperimenti. L'incertezza è qualcosa di fondamentale nella scienza. Non fidatevi di nessun dato se non dice accanto “più o meno tot”, perché la scienza è misura ed è precisione.

Divulgazione scientifica è una espressione è un po' antica, però serve a capirci. Saltuariamente, ho lavorato per quarant’anni con Piero Angela. Lui preferiva diffusione della scienza. Aveva ragione, ma per capirci divulgazione va ancora bene, e la divulgazione scientifica è soltanto un caso particolare di narrazione, molto particolare però, come vedremo. Vi segnalo questo libro. È bello leggere tanti libri, io ne leggo 3 o 4 per settimana e alcuni li recensisco su lastampa.it. Questo è uno degli ultimi. “Il cervello narrativo” spiega, dal punto di vista delle neuroscienze, perché siamo animali narrativi.

Vorrei anche ricordare che c'è un diritto all'informazione scientifica. È un diritto sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Purtroppo siamo in un periodo in cui l'universalismo viene messo sotto i piedi da molte persone importanti. Voi sapete a chi sto alludendo. Le Nazioni Unite non piacciono, l'OMS, l'Organizzazione Mondiale della Sanità non piace, l'Organizzazione Meteorologica Mondiale non piace. Non piacciono a certi politici, queste istituzioni pubbliche, perché sono istituzioni molto autorevoli che raccolgono intorno a sé enormi consensi di scienziati, e alcuni messaggi che arrivano da queste grandi istituzioni internazionali vanno contro i loro interessi. Stiamo assistendo, per esempio, al ritorno del negazionismo climatico. Trump rilancia il “suo” gas e il suo carbone. Abbiamo saputo dal nostro governo che l'Italia non parteciperà al piano epidemico dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Una strizzata d’occhio ai no-vax.

A me queste sembrano cose molto gravi. L'autorità dell’ONU purtroppo si è indebolita perché i veti che possono mettere solo alcuni Paesi l’hanno bloccata, così come l'Europa, che è un'istituzione in cui io ho moltissimo creduto e credo ancora, è paralizzata dall’assurdo vincolo della unanimità, un modo sicuro per dare spazio a vecchi nazionalismi superati dalla Storia. Bisognerebbe arrivare, invece, a rendere questi organismi vitali proprio con il criterio democratico. Perché, notate, l'unanimità non è democratica. È una illusione di democrazia. La democrazia passa attraverso le maggioranze più o meno qualificate a seconda dei temi. Se il tema è molto delicato, sarà una maggioranza qualificata. Se no, può essere anche una maggioranza semplice. Ma solo così le istituzioni internazionali e nazionali possono funzionare. E se noi vogliamo che funzionino, dobbiamo fare questo tipo di riforme. Se, invece, siamo tra quelle persone, quei politici che vogliono che non funzionino, allora il discorso è diverso.

 

Ora vorrei segnalarvi questo sito:

Worldometer - real time world statistics

 

Se avete un cellulare, visitatelo subito. Vi fa vedere, in tempo reale, quante persone stanno nascendo, quante stanno morendo, quanti computer vengono costruiti, quante automobili, quanta energia si sta consumando, e quale. Riporta un centinaio di parametri che cambiano in tempo reale. Se volete immergervi nel nostro tempo, non potete non conoscere questo sito. Un insegnante che presenta questo sito in classe, fa una cosa meritoria. So che il ministro Valditara è contrario alla presenza dei cellulari in aula, e non mi stupisce. È un giurista, un leguleio. Probabilmente non sa che il cellulare è un immenso, magnifico laboratorio scientifico. Ho fatto un viaggio in treno mettendo in azione il sismometro. Questa app misura le vibrazioni, la loro frequenza e intensità. È una app che potete scaricare gratuitamente. Scoprirete che anche sulla Freccia Rossa, un treno molto stabile perché viaggia a 250 km all'ora, siete immersi in un terremoto del quarto/quinto grado della Scala Richter. Ma voi potete misurare un'infinità di altre cose, ci sono centinaia di app scientifiche che stanno lì dentro. Allora perché proibire il cellulare invece di farne un prezioso strumento didattico?

Questo planisfero terrestre è disegnato nella proiezione di Peters. Secondo quello che ci racconta Peters, che non era un geografo ma uno storico, dovrebbe rappresentare in modo corretto le superfici di tutti i Paesi e rispettare anche gli angoli, come la proiezione di Mercatore. Non è esattamente così, è solo una approssimazione, ma lo scopo è nobile: questo vuole essere un planisfero democratico. Come inevitabilmente è democratico il mappamondo.

Quest’altra mappa è appesa nella mia abitazione: è capovolta perché il Nord e il Sud sono delle pure convenzioni così come l'Est e l'Ovest (forse questa convenzione può essere giustificata dal senso di rotazione della Terra, e tuttavia rimane ingannevole perché noi pensiamo che la Terra ruoti da Est a Ovest mentre è esattamente il contrario). Pochi si rendono conto di queste cose che sembrano banali, ma che tutti dovremmo conoscere bene, e la scuola non sempre insegna.

A casa ho esposto il planisfero disegnato da un ragazzo australiano che in una esercitazione scolastica disegnò l'Australia in alto e l'Europa in basso. Tutte le scritte sono stampate nel modo giusto per un planisfero capovolto. Se in ogni classe, oltre a usare il cellulare come laboratorio, si appendesse accanto alla carta geografica della tradizione anche la carta capovolta, faremmo una operazione geopolitica di straordinaria potenza educativa.

Piccola digressione: vi racconto di una iniziativa che ha bisogno anche di un appoggio popolare. Ho proposto a Tommaso Ghidini, responsabile dell'esplorazione spaziale presso l'Agenzia Spaziale Europea, di collocare una webcam vicino all'equatore lunare per inquadrare costantemente la Terra. È una cosa che costerebbe pochissimo perché non è il caso di mandarla apposta. Il primo carico che c'è... voi sapete che le webcam possono pesare pochi grammi, quindi non è un problema lanciarla. Si può sviluppare, a costi quasi zero, una app che permetta di vedere la Terra dalla Luna su ogni cellulare. Pensate alla forza di questa immagine!

Siamo qui a parlare di comunicazione... Bene, la webcam sulla Luna sarebbe uno strumento di comunicazione scientifica e geopolitica straordinario. Tra l'altro porterebbe a una visione realistica del pianeta e della sua fragilità ecologica. Perché, come ci hanno detto tutti gli astronauti, dall'orbita, anche solo l’orbita bassa, siamo a 400 km dal suolo, i confini non si vedono, i confini non ci sono. I confini si vedono solo sulle carte politiche.

E la scienza ci ha anche detto un'altra cosa che non è ancora passata a sufficienza nell’opinione pubblica. Se confrontiamo il nostro genoma con quello di un'altra persona scelta a caso, di solito troviamo una differenza del due per mille, che è uguale per tutti, bianchi, europei e italiani, australiani, cinesi, neri africani. La differenza magari c'è nella carnagione, c'è in fattori estremamente secondari dal punto di vista genetico, controllati da pochi geni, ma la differenza alla fine è sempre quella. Due per mille. Insignificante. E quindi non esistono le razze umane, esiste solo la specie umana. E questa è un'altra scoperta relativamente recente. Per curiosità mi sono fatto leggere il genoma. Ho una componente neandertaliana che è superiore del 2,8% alla media europea. Porto un pezzo di Neanderthal dentro di me. E poi la cosa interessante è che questa lettura del genoma mi ha detto da dove viene il mio padre ancestrale. Viveva in Ghana, risalendo a 200 mila anni fa, l’antenato di mio padre. E la mia mamma ancestrale era in Kenya. Di solito si pensa che tutti si venga Kenya, ma c'era già stata una migrazione nel Ghana.

 

Sarebbe una formidabile innovazione didattica, secondo me, se in tutte le scuole, una classe, almeno una volta in un ciclo scolastico, facesse determinare il genoma di uno studente e di un insegnante e raccontasse queste cose sperimentalmente. Ecco un modo originale, nuovo, moderno, di fare divulgazione scientifica.

 

Qualcuno prima ha accennato benevolmente al Laboratorio della Curiosità che ho realizzato a Torino per studenti tra i 5 e i 12-13 anni. Il laboratorio, nel suo primo settore, è dedicato alla educazione sensoriale. L'ho progettato capovolgendo il punto di vista. Quindi si scopre l'udito entrando in una camera anecoica e ascoltando finalmente il silenzio, a cui ormai siamo disabituati. Dopo qualche minuto passato nella camera anecoica, gli studenti incominciano a sentire i propri rumori interni, il passaggio dell'aria nei bronchi, che è come una tempesta nel silenzio della camera anecoica. Percepiscono il pulsare della carotide, il battito del cuore. Scoprono la fisiologia, si accorgono di essere vivi. Quando escono dalla camera anecoica, camminano su un prato finto: ogni mattonella verde, purtroppo di plastica, emette una nota diversa. Qui si divertono a suonare saltellando. Ma il suono non lo scopri se non hai nozione del silenzio. La musica è una successione di vibrazioni intervallate da silenzi.

Poi i ragazzi scoprono il senso della vista, ma dove lo scoprono? In un labirinto buio, a 5 lux, perché la legge non consente una luminosità inferiore. Comunque se uno proviene da una stanza illuminata come questa e entra a 5 lux, si sente al buio. Perché la nostra retina, la membrana sensibile che abbiamo negli occhi, deve liberare delle opsine che siano più sensibili di quelle che abbiamo in questo ambiente luminoso. Le opsine, soprattutto quelle che ci danno i colori, quelle rosse, verdi e blu, escono lentamente. Chi è astrofilo queste cose le sa a memoria. Quindi ci vuole un certo tempo di adattamento. Gli studenti devono uscire dal labirinto usando non la vista, ma il tatto. Scoprono come si può vicariare la vista con il tatto in un labirinto buio. Ma gli studenti ancora fuori non entrano spaventati nel labirinto perché vedono quelli che sono dentro attraverso delle telecamere infrarosse. Cioè vedono perfettamente i compagni che gattonano a tentoni nel labirinto. E scoprono che la luce visibile è una finestrina stretta nelle onde elettromagnetiche. E che nell'infrarosso noi siamo luminosi. Se entrasse qui dentro un crotalo, ci vedrebbe brillare di luce propria. Ognuno di noi brilla di luce propria nell'infrarosso. Una fotocamera infrarossa è uno straordinario strumento di divulgazione.

Ho avuto la fortuna di vivere ottant’anni scientificamente meravigliosi. Nel 1953, per esempio, si scopri la doppia elica. Un evento epocale. Come lo sbarco sulla Luna o il modello delle particelle elementari. Ma se andate più a fondo per generalizzare, guardare le cose dall'alto, da lontano, tutto quello che è intorno a noi e che è successo in questi ottant’anni si può riassumere in un grande cambiamento: il passaggio dall'analogico al digitale. In questa transizione si nascondono tutte le cose che abbiamo intorno a noi. Computer, cellulari, tv, musica, immagini, testi…

Ritornando al Laboratorio della Curiosità, noi siamo abituati alla gravità. La gravità è quella forza che ci tiene inclinati sul pianeta Terra. Se immaginate tanti esseri umani sul pianeta, quelli che stanno in Australia, li “vediamo” con i piedi all'insù. Bene. Al Laboratorio della Curiosità c’è una stanza inclinata di 10-12 gradi. In questa stanza inclinata gli studenti entrano, stanno lì un po' di tempo, e si abituano all’inclinazione perché il sistema labirintico delle nostre orecchie si adatta all’ambiente. Quando sono abituati, lì c'è un lavandino, (9:09) aprono un rubinetto e vedono che dal rubinetto l'acqua scende per storto… L'acqua segue la gravità e quindi va verso il centro di Terra. Loro sono inclinati, ma non lo sentono. In una bacinella, le barchette vanno in salita… Questo spiazzamento della percezione è fondamentale, secondo me, se vogliamo fare dell'educazione scientifica.

Piero Angela diceva che divulgare è tradurre dall’italiano all’italiano. Ma questo non è tradurre. È inventare delle situazioni in cui il messaggio passa. Non è semplificare. Qui mi ha insegnato moltissimo un pedagogista che è mancato all'età di 105 anni, 5 mesi e 10 giorni, Francesco De Bartolomeis. Era uno psico-pedagogista e mia moglie si era laureata con lui. De Bartolomeis mi ha insegnato questo, tra tante altre cose: che la complessità non va nascosta. Va fatta percepire. Se poi non si capisce, non importa. La complessità rimane lì e lavora. Lavora nel tempo. Io so che c'è quella cosa che non avevo capito e poco per volta, magari non a 5 anni, non a 12, non a 18, magari a 40, quella complessità si dipana. La nebbia si dirada e capisco quella storia, quel fenomeno complesso che non avevo capito. Pensate cos'è rileggere da adulti “Se questo è un uomo” o “Il sistema periodico” di Primo Levi, rispetto alla prima volta. O “I Promessi Sposi”, che hanno cercato di farci detestare, ma che sono un grandissimo libro, se lo portate fuori dalle aule. Quindi mai nascondere la complessità, se no si diventa dei paternalisti.

L'ecosistema informativo lo vedete qui: un touch screen, i giornali, una regia televisiva. Sono nato nel 1944, ero bambino nel ‘53. Sono nato in un ecosistema in cui il telegiornale non c'era ancora, il primo telegiornale è incominciato verso il 54. C'era Riccardo Paladini che leggeva il telegiornale, non c'erano i giornalisti in televisione. C'era l’ANSA che vedete qui nella sede centrale di Roma. I giornali li vendevano per le strade gli strilloni, che spesso erano bambini, era lavoro minorile. Questa era un'Italia ancora ignorante, maschilista, un'Italia povera che usciva dalla guerra, ma piena di spinte verso il futuro, spinte che hanno generato il cosiddetto miracolo economico degli Anni 60, i più belli della mia vita. Quando ho avuto il primo posto di lavoro, quando ho messo da parte i primi risparmi, ho comprato una 500. Oggi magari… dico sì, ho inquinato, però sono salito su quella 500 a Torino, da solo, sono andato fino a Roma sull'autostrada del Sole nel 1964, sono tornato a Torino e la sensazione di libertà che ho provato in quel viaggio era ubriacante, non dico inebriante perché sarebbe una parola troppo colta. (13:27).

Questa è una Linotype, la macchina che si usava per comporre il testo dei giornali. Sono vissuto per 15 anni in mezzo a 50 Linotype alla “Gazzetta del Popolo”. La prima Linotype è del 1881. Quando sono passato a “La Stampa”, nel 1981, non c'erano più. In ognuna di queste macchine c'era un pozzetto di piombo fuso, ne ho respirato i vapori per 15 anni, i tipografi dovevano bere del latte per disintossicarsi, rischiavano il saturnismo, la malattia da piombo.

Qui vedete le vendite dei giornali. Quando ho cominciato a lavorare erano 6 milioni di copie al giorno e si diceva già che i giornali erano in crisi. Nel 2014 le copie al giorno erano poco più di 2 milioni. Oggi, lo vediamo qui, nel 2025, siamo scesi a 849 mila copie al giorno. Si legge online sul computer, sul cellulare. O non si legge… I giovani ignorano i giornali. Le edicole stanno sparendo.

Dunque la transizione all’online è in corso e dobbiamo governarla, vale anche per la narrazione della scienza. Noi siamo qui, siamo in mezzo a questa galassia di social e c'è la rete del web. Possiamo considerare il giornale come una stella: dal singolo giornale si irradiano i raggi che raggiungono i singoli lettori. Ma adesso ci troviamo dentro una rete di ipertesti che dobbiamo al famoso WWW che il CERN ci ha regalato. Oggi siamo tutti un po' bruchi e un po' grilli. Siamo bruchi come lettori sequenziali di un libro, di un articolo, il bruco mangia un pezzo per volta la foglia. Ma siamo dei grilli che saltano da una foglia all’altra quando negli ipertesti di internet passiamo da un link all'altro.

Non è una perdita, è una grande conquista. Noi divulgatori dobbiamo approfittarne. Questa è la rete di fibre ottiche che collega il mondo, un'altra mappa “geopolitica” che, capovolta o non capovolta, metterei in tutte le scuole.

Questa è la redazione de “La Stampa” e questa è la stampa online: qui trovate una miniera di articoli accumulati negli anni. Ciò una volta non era possibile, il giornale dopo 24 ore serviva a incartare la verdura al mercato. La carta muore subito, il digitale resta. Teniamolo presente, perché abbiamo un enorme deposito di conoscenze che adesso è alla portata di tutti in ogni momento. In un cellulare abbiamo la Biblioteca del Congresso americano, la biblioteca di Parigi, le biblioteche italiane, possiamo accedere a ogni museo. Queste sono tutte cose di cui dobbiamo tenere conto noi divulgatori, e sono meravigliose. Danno, a noi che facciamo narrazioni scientifiche, strumenti che fino a pochi anni fa non esistevano.

Purtroppo c'è anche l'ultimo punto: la manipolazione dei social, con la polarizzazione delle opinioni e la destabilizzazione della comunicazione. E le fake news. L'intelligenza artificiale può produrre i video di Trump…

Dunque dalle reti a stella dei giornali siamo passati alla società interconnessa. Queste cose se volete potete leggerle nei lavori del sociologo Stanley Milgram, il teorico dei “piccoli mondi”, che sono stati poi matematizzati da Paul Erdos, un grande matematico che è sempre vissuto soltanto con quella giacca lì e quella camicia e una valigia. Nella valigia aveva forse, me lo auguro, un ricambio di biancheria intima, si presentava alla porta di altri grandi matematici con la sua valigia, diceva “la mia mente è aperta” e veniva ospitato per 15 giorni, un mese, due mesi, tre mesi dall'altro matematico, lavoravano insieme perché due menti insieme interagiscono tra di loro e una stimola l'altra, risolvevano un problema matematico e poi Erdos ripartiva con la sua valigia, andava a bussare a un'altra porta, Ho potuto scrivere quello che noi giornalisti chiamiamo il coccodrillo, cioè il pezzo in morte di Erdos perché Piergiorgio Odifreddi mi telefonò e mi disse “guarda che è morto Erdos”, e io gli risposi “E chi è?”, perché noi giornalisti non sappiamo cose importanti, però possiamo impararle se ci mettiamo un po' di buona volontà. L'Ansa non aveva dato la notizia di Erdos, non l'aveva data la Social Press, non l'aveva data la Reuters, dove probabilmente non c'erano giornalisti che lo conoscessero. Da Erdos deriva la teoria dei “piccoli mondi” di Milgram, quella che produce l'effetto virale dei social che vedete qui rappresentato. Basta che uno nel web dica una cosa e succede quello che vedete dopo. Purtroppo la scienza sui giornali va quando fa notizia, ma fa notizia dal punto di vista del redattore capo e del direttore che di scienza non sanno niente. Il satellite di Saturno Enceladus è andato in prima pagina con questo vistosissimo titolo, ma non era una notizia scientificamente importante. Quasi ogni giorno ci sono notizie scientifiche più importanti di questa ma non finiscono sui giornali.

Una volta io ho trattato questa notizia curiosa. Pare che le lacrime del maschio di fronte alla femmina - uso i termini scientifici, sessuali, apposta, anche se non mi piacciono, a me piacciono uomo e donna – dicevo, se una femmina piange davanti a un maschio per commuoverlo magari perché hanno litigato, abbassa il suo livello di testosterone, cioè sta facendo un'operazione contro sé stessa. Questo si è scoperto con una ricerca nella quale un campione di donne ha pianto per motivi sentimentali vedendo una telenovela e alte hanno pianto per aver sbucciato delle cipolle. Solo quelle che piangevano per motivo romantico hanno abbassato il livello di testosterone di un campione di maschi.

È una ricerca stravagante, secondo me non poi così importante. Ma a occupato un'intera pagina, e io naturalmente ho dovuto scriverla. Però mi è servita a raccontare il metodo scientifico, un esperimento in doppio cieco. Quanti dei lettori sanno cos'è un esperimento in doppio cieco? Eppure tutta la farmaceutica, gran parte della medicina, tutta la scienza dovrebbero vivere gli esperimenti in doppio cieco.

Dovremmo poi anche sapere che certi esperimenti ormai non si potranno mai più fare in doppio cieco, perché non sono ripetibili con il metodo scientifico galileiano. Possiamo osservare il bosone di Higgs solo al Cern di Ginevra; per fortuna c'erano due esperimenti indipendenti lungo il tunnel del Cern e hanno visto le stesse cose, ma non possiamo farlo in Italia e in altri posti del mondo. È ancora una scienza ripetibile, ma meno ripetibile della scienza a cui noi siamo stati educati. Forse questa consapevolezza di un metodo scientifico che incomincia a manifestare delle inclinature è meglio averla. Io sono molto favorevole al rasoio di Occam: le soluzioni semplici sono meglio di quelle complicate. Diffido delle soluzioni ad hoc. L'energia oscura, la materia oscura… la materia oscura un po' meno. Mi trovo di fronte ad un'accelerazione dell'universo e suppongo che ci sia una componente che lo accelera e la chiamo energia oscura. Ma nessuno l'ha mai osservata. Nessuno ha mai osservato nemmeno le particelle di energia oscura.

Vi domando, è scienza nel senso galileiano? No, è una convenzione tra scienziati che da certe formule deducono che ci deve essere qualche cosa. Ma chi mi ha dimostrato in modo definitivo che la matematica deve per forza essere realizzata nella fisica? Finora noi riconoscevamo nella fisica la matematica oppure ci costruivamo la matematica per interpretare la fisica. Non facevamo il contrario partendo dalla matematica per dedurre la fisica. Questo è un cambiamento che probabilmente è lecito e anche produttivo ma di cui pochi sono consapevoli e di cui noi divulgatori dovremmo essere consapevoli.

Un cenno all'evoluzione dei nuovi divulgatori. Qui vedete Barbascura X, qui Adrian Fartade, qui Rollini, quello del divano a rotelle, e qui ne vedete altri due che fanno i TED. C'è anche il TED Prize. I TED non mi convincono. Spiegare una cosa intelligente una volta o due o tre, va bene; se diventa un affare, un business miliardario, non va bene. Nella migliore delle ipotesi, chi è bravo nel TED? Il primo TED Prize l'ha vinto Bono, per esempio, ha fatto un bellissimo TED sulla povertà nel mondo, quindi sulla ripartizione della ricchezza, ma se noi entriamo in questo meccanismo (28:02) facciamo un gioco pericoloso. Questo è Rollini con il suo divano a rotelle, mi ci sono seduto a Padova su questo divano, mi ha fatto un'intervista, abbiamo chiacchierato amabilmente, questa è una bella trovata, dà l'idea di come si può essere creativi nella divulgazione scientifica. Però attenzione, la divulgazione scientifica è qualcosa di più complesso, è anche quella riflessione sui metodi della scienza, sull'evoluzione del metodo scientifico che facevo prima.

E qui arriviamo alla conclusione. Barbascura X è laureato in chimica, ha 47 anni, è il divulgatore che ha sdoganato il turpiloquio. Mi sono informato se potevo mettere queste parolacce, non le dirò, non le ripeterò, ma voi potete leggerle, tra voi e voi. Barbascura X ha scritto da questi libri, questi sono i titoli, se volete ordinarli su internet potete farlo, non è cattiva divulgazione, ma è un cattivo modo di presentarla, un modo volgare, e quelli della mia età, abituati all'incrocio delle ginocchia di Piero Angela, grandissimo signore, difficilmente compreranno un libro con un titolo così.

Vedete, il bello della divulgazione scientifica è che è molto sexy, affascinante come la signora che vedete qui accanto; ed è duratura, come la signora anziana. Se voi scrivete una cosa scientifica, sicuramente è affascinante, purché la sappiate se trattare. E sicuramente è duratura, nel senso che non è la partita di calcio che la settimana dopo è dimenticata. Se avete spiegato le particelle di W e Z scoperte da Carlo Rubbia, cinquant’anni dopo o 100 anni dopo sono ancora vere le cose che avete scritto, mentre la partita non se la ricorda più nessuno.

Il giornalismo scientifico è un caso straordinario di giornalismo che dura nel tempo e che è sexy, cioè affascinante. Che sia duraturo ve lo potrei raccontare ma lo sapete. Vediamo se è sexy. Piegando un foglietto di carta – 0,1 mm di spessore – per 64 volte, quanto diventa spesso? Questo è il metodo che ha usato Piero Angela per spiegare una crescita esponenziale. Io ho fatto fare il calcolo a Chat GPT, diventa spesso 1844 miliardi di km, 2 elevato alla 64 ed equivale a 5 milioni di volte la distanza Terra-Luna.

Dovremmo ancora fare un lungo discorso su che cosa è comprensibile, sulla frequenza delle parole, sull’indice di leggibilità. Oggi abbiamo algoritmi per valutare la leggibilità e la capacità di comunicazione di uno scritto, quanto è scorrevole, quanto è comprensibile. Tullio De Mauro ha fatto un dizionario di base con le 1900 parole che permettono di spiegare qualunque cosa. Potete fare un test all’indirizzo www.corrige.it, però bisogna calibrarlo sul destinatario: se chi legge è laureato, l’indice ha un certo valore, se ha fatto solo le scuole primarie ne ha un altro. Se voi avete una banca che si chiama come la mia vi parlerà così “nel comparto obbligazionario è stata mantenuta nel complesso una duration sottopesata rispetto al benchmark specie sui mercati americani e giapponesi…”. Sottoposto all’indice Gulp Easy, questo testo non lo inghiottite, gli è rimasto nel gozzo: indice di leggibilità 45, troppo poco. Primo Levi aveva 60!

Molti articoli ormai sono scritti dall’intelligenza artificiale. Giorgio Parisi ha dimostrato che con l’intelligenza artificiale basta insistere e impara un errore. Bisogna sapere come funziona l’intelligenza artificiale, come funziona una rete neurale e come mai oltre 1,4 Tera (un Tera è mille miliardi) di informazioni elementari emerge quella che a noi sembra intelligenza e che lo è in certa misura perché ci permette di fare delle cose che il nostro cervello non riesce a fare. Qui mi basta dare un’idea della complessità che ci aspetta nel futuro. Attenzione ai fake intelligenti.

 

 

 

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