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Fiori dal Sol Levante: la scoperta della flora giapponese 5.

 

 

Fiori dal Sol Levante: la scoperta della flora giapponese

5. Il primo viaggio in Giappone di Philipp Franz von Siebold

 

Tra il viaggio di Carl Peter Thunberg (1775–1776) e l’arrivo di Philipp Franz von Siebold a Dejima, l’11 agosto 1823, passano cinquant’anni in cui, nei Paesi Bassi – e in Europa – è cambiato tutto. La VOC, da tempo in declino, è stata sciolta nel 1799; il monopolio olandese delle spezie è crollato sotto la pressione francese e britannica, fino al colpo finale della fondazione di Singapore (1819). Anche il quadro politico è mutato: la Repubblica delle Province Unite è diventata prima Repubblica Batava, poi Regno d’Olanda napoleonico, infine – dopo il Congresso di Vienna – Regno Unito dei Paesi Bassi, uno stato cuscinetto più esteso ma ormai una potenza minore. I possedimenti d’oltremare sono stati recuperati, ma l’impero commerciale non esiste più e l’amministrazione coloniale va ripensata dalle fondamenta.

Di fronte a questo terremoto occidentale, il Giappone sembra immobile. Come all’epoca di Thunberg, domina ancora il sakoku e Dejima resta l’unico punto d’accesso, riservato agli olandesi. Ma sotto la superficie i cambiamenti non mancano. Il bakufu osserva con attenzione la competizione tra le potenze nel Pacifico e l’ascesa britannica, e prende le sue contromisure: il rangaku, gli “studi olandesi”, diventa uno strumento strategico per assorbire selettivamente conoscenze occidentali – medicina, anatomia, chimica, ingegneria navale, astronomia, cartografia. Anche la scienza naturale evolve: tra fine Settecento e primo Ottocento la botanica giapponese si rinnova, come mostra il Ka-i Hen (1828–1844) di Iwasaki Tsunemasa, che combina tradizione erboristica e un più moderno gusto classificatorio.

In questo doppio scenario – un’Europa trasformata e un Giappone che cambia senza dichiararlo – si colloca anche la distanza tra Thunberg e Siebold. Thunberg è un naturalista illuminista, linneano fino al midollo, sostenuto da collezionisti privati e dalla rete accademica olandese. Siebold, mezzo secolo dopo, non è più un viaggiatore-scienziato: è un ufficiale medico dell’esercito olandese, un funzionario statale incaricato di osservare, negoziare e raccogliere conoscenze per un impero che sta cercando di ricostruirsi.

 

Una scuola di medicina occidentale

 

Una pagina del Ka-i Hen, l’opera botanica illustrata di Iwasaki Tsunemasa  

Come i suoi predecessori a Dejima, Kaempfer e Thunberg, anche Siebold non era olandese e, come loro, era medico. Philipp Franz von Siebold (1796–1866) era nato a Würzburg, in Baviera, in una famiglia di medici. Iscrittosi alla facoltà di medicina dell’Università della città natale, si laureò nel 1820. Tra i suoi docenti, quello che lo influenzò maggiormente fu Ignaz Döllinger (1770–1841), professore di anatomia e fisiologia, tra i primi a trattare e insegnare la medicina come una scienza naturale. Non meno decisiva fu la lettura dei libri di Alexander von Humboldt, che accese in lui il desiderio di viaggiare ed esplorare terre lontane.

Così, nel giugno 1822, si arruolò nell’esercito olandese come ufficiale medico e fu immediatamente inviato a Batavia (l’attuale Giacarta), capitale delle Indie olandesi. Dotato per le lingue, durante il lungo viaggio per mare imparò rapidamente l’olandese e il malese. Arrivato a Batavia il 18 febbraio 1823, fu inizialmente assegnato a un’unità di artiglieria. Per riprendersi da una malattia trascorse però alcune settimane nella residenza del governatore generale, dove la sua erudizione e il suo entusiasmo colpirono profondamente sia il governatore van Capellen sia Caspar Georg Carl Reinwardt, fondatore e primo direttore dell’orto botanico di Buitenzorg.

 

 

Philipp Franz von Siebold in un ritratto del pittore giapponese Toyosuke  

Su iniziativa di van Capellen, Siebold fu riassegnato a Dejima – che ora dipendeva non più dalla defunta VOC, ma dallo Stato olandese – come medico e scienziato residente, con compiti a metà tra il ricercatore e l’agente diplomatico. Dopo un avventuroso viaggio, durante il quale rischiò la vita in un tifone, sbarcò in Giappone l’11 agosto 1823; il suo primo soggiorno si sarebbe protratto per sei anni e mezzo, fino al 2 gennaio 1830.

Gli interpreti notarono subito che non aveva una perfetta conoscenza dell’olandese e aveva un accento particolare; a salvare la situazione fu il capo della missione che spiegò che parlava uno strano dialetto perché era “un olandese di montagna”. Così, superato quello scoglio, Siebold presto si fece un’ottima reputazione come internista, chirurgo, oculista e ginecologo.

Inizialmente ebbe il permesso di tenere lezioni e conferenze a Dejima, che – come Kaempfer e Thunberg – non poteva lasciare. Poi il governatore di Nagasaki gli concesse prima di visitare pazienti giapponesi in città, quindi, nel 1824, di aprire una propria scuola nel sobborgo di Narutaki. L’edificio, una vecchia villa in legno su due piani, comprendeva una biblioteca, un piccolo museo di curiosità e un giardino in cui coltivava le piante che gli arrivavano da ogni parte del paese. Siebold continuava a vivere a Dejima, ma uno o due volte la settimana si spostava a Narutaki per insegnare sia la medicina occidentale sia le scienze naturali. Attirò subito numerosi allievi, almeno una cinquantina, soprattutto medici ma anche studiosi di rangaku. Tra i più noti Choei Takano (1804–1850), Keisaku Nomiya (1804–1862), Seikai Totsuka (1799–1876) e Genboku Ito (1801–1871).

Gli allievi venivano da ogni parte del paese e, grazie a loro e ai loro contatti, Siebold riceveva esemplari di piante e animali, creando una vera e propria rete di raccoglitori. Inoltre, poiché non accettava denaro da pazienti e studenti, seppe inserirsi abilmente nella tradizionale cultura giapponese dello scambio, basata sulla riconoscenza e sui doni reciproci. Così otteneva oggetti per le sue collezioni etnografiche e naturalistiche, mentre gli allievi redigevano per lui in olandese relazioni sui più diversi aspetti della vita giapponese. Inoltre, fece ritrarre da artisti locali piante, animali e paesaggi.

Durante il soggiorno a Dejima, Siebold fece almeno tre invii di esemplari di piante e animali che, attraverso Batavia, raggiunsero i musei europei. Dal 1825 poté contare sull’aiuto di un assistente, il farmacista e naturalista tedesco Heinrich Bürger (1806–1858), e del pittore Carl Hubert de Villeneuve (1800–1875).

 

Il viaggio a Edo

   

La scuola di Siebold a Narutaki  

Nel 1826 Siebold partecipò al consueto viaggio-omaggio dei dirigenti di Dejima a Edo. Era un’occasione unica per conoscere l’interno del paese e stringere utili relazioni con l’ambiente di corte ed egli la preparò con cura, scrivendo ai suoi numerosi amici e corrispondenti. Raccomandò come interprete Keisaku Nomiya e volle con sé, oltre a Bürger, il pittore Toyosuke (o Kawahara Keiga, 1786–1860?), che era stato istruito da Villeneuve nelle tecniche occidentali, e il suo allievo Ryosai Ko (1799-1846); inoltre chiese ad un gruppo di allievi di recarsi segretamente a Edo, raccogliendo per lui piante, animali, mappe e documenti da inviare direttamente a Nagasaki.

Durante il viaggio tenne un diario, raccolse esemplari, misurò coordinate geografiche, disegnò località – incluse quelle strategiche o militarmente sensibili. A ogni tappa lo raggiungevano gli allievi di Narutaki, che gli consegnavano relazioni, piante, animali e oggetti per la sua collezione. Tra gli incontri più significativi vi fu quello con “il rinomato botanico giapponese Mizutani Sukeroku” (in realtà Toyobumi Mizutani, 1779–1833), che lo stupì con un catalogo di piante accuratamente classificate sulla base di un’edizione olandese dell’opera di Linneo, molte delle quali ignote a Kaempfer e Thunberg. Fu lo stesso Mizutani a presentargli Keisuke Ito (1801–1901), destinato a diventare il suo principale informatore sulla flora giapponese.

A visitarlo erano anche autorità locali, notabili, mercanti facoltosi e non di rado persone che preferivano mantenere l’incognito. Da ciascuno riceveva oggetti, esemplari o altri doni, che ricambiava con i presenti che aveva portato con sé, mostrando le proprie collezioni e i propri strumenti e spiegandone il funzionamento.

Arrivato a Edo il 10 aprile, vi rimase fino al 18 maggio, ricevendo numerosissime visite ufficiali e ufficiose di medici, studiosi e personalità della corte. Visitò pazienti, fece dimostrazioni mediche e, alla presenza dei medici imperiali – tra cui Hoken Katsuragawa – operò di cataratta. Donò a Katsuragawa la ricetta per preparare la belladonna per dilatare le pupille e l’oculista imperiale, in cambio, gli offrì un kimono cerimoniale con il sigillo dello shogun: un dono proibito sia da fare a uno straniero sia da accettare. Ancora più proibito fu il dono dell’astronomo di corte Kageyasu Takahashi: mappe di Edo e di altre regioni del Giappone.

Con questi contatti, lo scambio di doni e le dimostrazioni – condotte con un certo gusto teatrale – Siebold sperava di prolungare il soggiorno a Edo, magari di ottenere il permesso di visitare la regione o persino il Giappone settentrionale. La petizione in tal senso presentata dai medici imperiali fu però respinta dal governo. A Siebold non restò che rientrare a Dejima con la delegazione olandese. Anche se avrebbe voluto di più, i risultati – casse e casse colme di mappe, oggetti, piante, documenti – erano straordinari. Si sentiva davvero un nuovo Humboldt, anche se l’ostacolo che aveva dovuto superare non era l’ascesa al Chimborazo, ma il sospettoso bakufu.

 

L’Affare Siebold

 

Siebold ritratto da Joseph Schmeller dopo il ritorno dal Giappone  

 Il destino, però, gli avrebbe dimostrato che aveva osato troppo. E presto gli avrebbe presentato il conto. Nell’autunno del 1828 il suo mandato ufficiale giungeva al termine. Larga parte delle sue collezioni era stata caricata sul mercantile olandese Cornelius Houtman, che, in attesa della partenza prevista per il 20 settembre, era ancorato nella baia di Nagasaki. La sera del 17 settembre, dopo una giornata soleggiata, una lieve pioggia cominciò a cadere su Nagasaki e sull’isola di Dejima. Il vento si rafforzò e verso mezzanotte si era trasformato in un tifone.

Siebold, da bravo scienziato, era fuori a misurare pressione atmosferica, temperatura e umidità, quando una raffica di vento mandò in frantumi le finestre e la casa cominciò a tremare. Si precipitò dentro per mettere in salvo la sua compagna Otaksa e la figlioletta neonata; la famigliola trascorse una notte d’angoscia rifugiata tra le casse ammucchiate nel portico, in attesa dell’imbarco. All’alba scoprirono che la loro casa era scoperchiata, il giardino distrutto, e le altre abitazioni dell’isola non se la passavano meglio.

Ma il peggio doveva ancora arrivare. Il tifone aveva disancorato la Cornelius Houtman, che, spinta dal vento, era andata ad arenarsi dall’altra parte della baia. Il governatore ordinò di indagare e, contro ogni consuetudine, considerò la nave olandese in partenza come se fosse in arrivo, e ne ordinò l’ispezione. Si aprirono le casse di Siebold, scoprendo, senza ombra di dubbio, che pullulavano di materiali proibiti.

Messaggi urgenti partirono per Edo e fu avviata un’indagine ufficiale che coinvolse decine di persone. Takahashi arrestato e confessò ogni cosa. Siebold fu condotto nell’ufficio del governatore e interrogato a lungo. Era sicuro della propria innocenza: dal suo punto di vista, si trattava di curiosità accademiche, il cui studio avrebbe giovato tanto alla scienza quanto allo stesso Giappone. A parte Takahashi, che era già noto avendo confessato, non fece mai il nome di nessuno dei suoi “complici”.

Posto agli arresti domiciliari nella casa di Dejima, fu accusato di alto tradimento e di spionaggio al soldo della Russia, accuse che gli facevano rischiare la pena di morte.

In realtà, come straniero, se la cavò a buon prezzo. Nell’autunno del 1829 fu bandito per sempre dal Giappone, ma poté conservare i materiali non proibiti – casse e casse di esemplari zoologici e botanici e numerose piante vive – e portarli con sé a Batavia quando, il 2 gennaio 1830, diede l’addio definitivo al Giappone.

Il prezzo più salato lo pagarono gli amici giapponesi. Takahashi morì in carcere nel marzo 1829, in seguito alle torture; nonostante ciò, fu condannato a morte e il suo corpo venne esumato e decapitato. Quattro interpreti furono condannati all’ergastolo, l’oftalmologo imperiale fu relegato in un’isola minuscola e diversi altri subirono l’esilio.

Siebold, oltre a portare con sé una collezione ineguagliabile, aveva la certezza che la sua opera non sarebbe stata interrotta: a continuare il lavoro rimanevano Bürger, che gli succedette come medico di Dejima, e i suoi allievi giapponesi. Ma in Giappone, oltre a tanti amici, lasciava anche la sua piccola famiglia. Poiché a Dejima era vietato lo sbarco di donne europee, diversi residenti olandesi avevano preso l’abitudine di stringere relazioni temporanee con ragazze giapponesi, procurate dalle case di piacere del quartiere di Maruyama. Forse già intorno al 1823, Siebold si legò a Otaki Kusumoto (nota anche come Sonogi, 1807–1869) e la portò a vivere con sé a Dejima. Dato che i matrimoni con i “cani stranieri” erano vietati, il loro era un matrimonio di fatto. Siebold la chiamava Otaksa e diede il suo nome a una delle ortensie più belle.

Hydrangea macrophylla ‘Otaksa’, l’ortensia che porta il nome della compagna giapponese di Siebold  

Nel maggio 1827 nacque la loro figlia, Ine Kusumoto (1827–1903). Quando Siebold lasciò il Giappone, fu vietato a moglie e figlia di accompagnarlo; egli però, oltre a provvedere materialmente al loro sostentamento, le affidò ai suoi allievi e amici. Rimase in contatto con la figlia, le inviò libri olandesi e la incoraggiò a studiare la medicina occidentale. Così Ine, sotto la guida di alcuni allievi di suo padre, divenne la prima donna medico del Giappone e medico personale dell’imperatrice.

Quando Philipp Franz von Siebold, dopo un passaggio a Batavia, sbarcò in Europa con le sue casse e le sue piante, capitò nel momento meno opportuno: nell’agosto del 1830, proprio mentre a Bruxelles scoppiavano i tumulti che avrebbero staccato il Belgio dal Regno d’Olanda. Ma i suoi libri, le sue piante giapponesi, il suo contributo alla conoscenza del Giappone in Europa — dove sarebbe tornato molti anni dopo, ritrovando anche la figlia — meritano un altro articolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Bibliografia

 

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Nagasawa, T. (2017), Siebold: A German Naturalist in Nineteenth-Century Nagasaki, https://www.nippon.com/en/views/b06901/

National Diet Library (2026), Autograph Manuscripts and Original Artwork of Well-Known People.

Part 1, Chapter 3: “Eyes of Science – People around Siebold”. Digital exhibition, https://www.ndl.go.jp/en/jikihitsu/part1/s3_3

Takenoshita, S. et al. (1997), Discovered Documents of Von Siebold, Part I: A Summary of the Exchange between Japan and the Netherlands in the Time of Edo, and a Letter from Von Siebold to the Lt. Governor of the Dutch Indies in Batavia (15 February 1829), “The Kitakanto Medical Journal”, 47(6), pp. 453–460.

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Takenoshita, S. et al. (1998b), Discovered Documents of Von Siebold, Part III: P. F. von Siebold — His Study on Japan, Friendship with Japanese People, and the Discovered Letter to Mamiya Rinzo, “The Kitakanto Medical Journal”, 48(4), pp. 315–326.

Zijl, A. van der (2025), De zwevende wereld. De verbonden levens van Franz von Siebold en Kusumoto Oine, Amsterdam, Hollands Diep.