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Anche se noi ci crediamo assolti

 

Anche se noi ci crediamo assolti

Cronache della ricerca #429

 
 

 

Eva Benelli

 

La guerra fa male alla salute: delle persone, delle popolazioni, dei sistemi sanitari, dei diritti umani. Scienza in rete lo dice da sempre. Ed è difficile in questi giorni di stragi quotidiane commentare un evento senza che rischi di invecchiare nel giro di poche ore. Tuttavia la decisione della Knesset, il parlamento israeliano, che il 30 marzo ha approvato la proposta di legge sulla pena di morte per i palestinesi condannati per terrorismo è qualcosa che segna irreparabilmente i rapporti tra uno Stato democratico, come ci piace pensare che sia il nostro, e uno Stato che ha varcato ogni confine verso l’arbitrio e l’ingiustizia. O così dovrebbe essere.
Ecco la nuova legge: per erogare la condanna a morte basta la maggioranza semplice dei giudici, non serve nemmeno la richiesta da parte dell’accusa, la commutazione in un’altra pena è impossibile, l’esecuzione deve avvenire entro novanta giorni, tramite impiccagione. Lo stesso metodo dell’Iran. L’ergastolo rimane teoricamente possibile, ma solo in circostanze eccezionali, vaghe quanto arbitrarie. Soprattutto la legge riguarda solo i palestinesi.
Pensiamo, allora, ai palestinesi che vivono nella Cisgiordania occupata, esposti a una infinità di soprusi e aggressioni (documentati) da parte di coloni che non dovrebbero essere lì. Se, in risposta a un attacco, dovessero causare la morte di un colono, anzi, anche solo se dovessero venire accusati di averne causato la morte, sarebbero automaticamente condannati alla pena capitale. Un colono, al contrario, se mai dovesse essere messo in stato d’accusa, seguirebbe un percorso penale diverso, con altre regole e altre garanzie. Dove l’abbiamo già vista questa palese, estrema, discriminazione se non in un regime di apartheid?
Non scrivo questo per richiamare a una giusta indignazione, commenti autorevoli e appassionati li abbiamo letti e ascoltati (un po’ in fretta perché altre indignazioni, legittime, incalzano).
Scrivo perché qualche cosa, da cittadina di un Paese che si definisce democratico, la posso fare. L’Unione Europea mantiene tutt’ora un accordo di associazione con Israele. Un accordo che però all’articolo due prevede come principio essenziale che le relazioni si basino sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici. Già dallo scorso anno la Commissione europea ha riconosciuto che Israele ha violato i presupposti di questo accordo, ma niente ne è seguito. C’è uno strumento di partecipazione che ci riguarda tutti: firmare l’iniziativa dei cittadini europei che chiede la sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele.
È facile da fare, questo è il link: https://eci.ec.europa.eu/055/public/#/screen/home