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In prigione in prigione

In prigione, in prigione!

Eva Benelli Cronache della ricerca #423

Mar 6

 

 

L’Italia non è solo il paese dove fioriscono i limoni, è anche il paese che mette in carcere con entusiasmo le persone giovani. Lo fa, a dispetto del fatto che il numero dei reati commessi sia in costante discesa dal 1995 e che nel complesso il tasso di denunce a carico di minorenni corrisponda a poco più di 363 ogni centomila abitanti, mentre la media europea è praticamente il doppio: 648. Insomma, siamo tra i paesi in cui la gioventù meno si dedica al crimine e ciò nonostante dal 2022 a oggi i minorenni rinchiusi sono aumentati del 35%.

Non ci basta che il lavoro giovanile sia spesso scarso e precario, non siamo soddisfatti che non possano contare su politiche che considerano le loro esigenze: casa, servizi per le coppie e le famiglie, prospettive di crescita per il futuro. Non ci turba l’esodo di 130.000 cervelli (che vuol dire anche corpi, persone) l’anno.

No, ci sembra giusto che quei pochi che ci restano corrano il rischio di imbattersi nei rigori della legge, in virtù di un’insensata moltiplicazione dei reati, che, preso il via con l’ormai antico decreto anti-rave, è diventata una valanga con il decreto Caivano, di cui si sono appena celebrati i tre anni di esistenza. Risultato? Ormai anche i luoghi di detenzione per le persone minorenni sono affollati come mai in passato. Ce lo ha raccontato Antigone il 25 febbraio scorso, presentando l’ottavo Rapporto sulla giustizia minorile il cui titolo dice tutto: Io non ti credo più. Non si fidano del mondo adulto i ragazzi e le ragazze e hanno perso ogni speranza nella giustizia minorile.

E come potrebbe essere diversamente se l’80% di coloro che si trovano rinchiusi sono in custodia cautelare, sono cioè presunti innocenti, che solo in situazioni estreme dovrebbero “stare in galera”?

Questa spinta solo apparentemente sicuritaria, perché prescinde dai comportamenti e dai numeri veri dei reati, si applica peraltro anche verso le persone adulte. Lo scorso mercoledì è uscito il Rapporto del Garante nazionale delle persone private della libertà, dedicato alle morti in carcere, che finalmente introduce il denominatore: «La presenza media di persone detenute è passata da 53.758 unità nel 2021 a 62.841 nel 2025, registrando un incremento del 16,9%», si legge. Come abbiamo visto, più o meno nello stesso periodo, il numero delle persone giovani ristrette è aumentato del 35%: il doppio.

Che cosa stiamo facendo ai nostri figli e figlie?