
La legge dei parassitismo e l'inganno della cimice
Valentina Vitali
Fatta la legge, trovato l’inganno. Questa frase sembra perfetta per descrivere la raffinata strategia messa in atto da una specie di cimice asiatica, Megymenum gracilicorne, recentemente scoperta dopo decenni di ricerche. L’obiettivo dell’indagine condotta dal biologo evoluzionista Takema Fukatsu, da poco pubblicata su Science (Defensive fungal symbiosis on insect hindlegs, 2025), era comprendere la funzione di un organo timpanico presente sulle zampe posteriori di questi eterotteri, per confermare l’ipotesi più accreditata che si trattasse di elementi uditivi utili nella comunicazione tra partner. In effetti organi timpali, utilizzati per percepire i canti di corteggiamento o l’avvicinamento di un predatore, sono localizzati sulle zampe, nello specifico sulle tibie degli arti anteriori, anche negli Ensiferi (grilli e organismi simili) mentre le falene li hanno sul torace e i Celiferi (cavallette e locuste) e le cicale sull’addome.
Non erano mai state eseguite ricerche specifiche però per i Dinidoridae, famiglia a cui M. gracilicorne appartiene, ed è stato sorprendentemente osservato che i maschi della specie di cimice asiatica in esame non presentavano tali strutture, mentre in genere gli organi sensoriali caratterizzano entrambi i sessi. Un’ulteriore stranezza era emersa dai dati raccolti da un entomologo ormai in pensione (Shuji Tachikawa) tempo prima: su campo era stato osservato che le femmine presentavano sulle zampe una sostanza biancastra che poteva essere rinvenuta pure sulle uova. Analizzando le strutture ci si è accorti che presentavano delle anomalie rispetto agli organi timpanici di altri insetti perché non erano membranose ma formate da una cuticola rigida e porosa che, nelle femmine sessualmente mature, era ricoperta da un materiale lanuginoso poi riconosciuto come ife fungine cresciute nei pori.
Sono quindi state eseguite delle osservazioni di esemplari durante la deposizione: le femmine posizionavano le uova in fila e poi curiosamente sfregavano gli artigli tarsiali della zampa posteriore opposta contro l’organo indagato ricco di ife per poi passarli sulle uova, spalmandovi sopra come, fosse una crema, il fungo. In pochi giorni le ife hanno ricoperto tutta l’ovatura e poi si sono attaccate alle ninfe appena nate per venire successivamente perse con la prima muta.
Analizzando la coltura fungina ottenuta da campioni raccolti da vari individui si è compreso che la maggior parte dei funghi apparteneva alla classe Sordariomycetes (Ascomycota) ma che le specie coinvolte erano varie; una stessa femmina poteva ospitare più specie e tra individui la composizione della popolazione fungina era molto varia. Inoltre non c’è una trasmissione verticale madre-figlia dal momento che le ninfe attraverso le mute perdono i funghi che dovranno cercare nuovamente da adulte; si tratta di un’ulteriore stranezza di questa relazione simbiotica.
Un altro aspetto interessante è che all’interno del gruppo di funghi scelti dalla cimice molti sono entomopatogeni ma le femmine prendono dall’ambiente solo quelli non pericolosi come Simplicillium spp. o Lecanicillium spp., selezionando quindi quelli più adatti per il proprio scopo.
La ricerca non si è limitata solamente a capire la peculiare funzione di questo organo ma ha cercato anche di comprendere perché le cimici attuano questo strano comportamento. Poteva essere una protezione contro microbi e altri agenti patogeni, come avviene per le formiche tagliafoglia e alcuni coleotteri che godono dello scudo chimico fornito loro da funghi simbionti, ma con vari test di laboratorio si è dimostrato che le specie fungine selezionate non portavano benefici contro i microbi. È invece emersa un’altra importantissima funzione difensiva contro le vespe parassitoidi come Trissolcus brevinotaulus, un problema significativo per le cimici in natura.
Dai test è stato osservato che nelle uova senza funghi le vespe si avvicinano e subito dopo aver sondato le uova con le antenne depongono mentre alle uova ricoperte di funghi le vespe non si avvicinano; nelle ovature dove sono stati parzialmente rimossi i funghi le vespe si avvicinano, spostano attivamente le ife rimaste con le antenne per poi deporre. Dai dati quindi emerge che la funzione principale di questa simbiosi tra le cimici e i funghi è combattere il parassitismo delle vespe per le quali le ife rappresentano un ostacolo innanzitutto fisico alla deposizione ma forse anche chimico (aspetto ancora da verificare sperimentalmente). In cambio i funghi ricevono nutrimento dalle secrezioni ghiandolari delle cellule specializzate della struttura presente sulle zampe, un vero e proprio micangio esterno fino ad ora sconosciuto. Per la dura legge del parassitismo, che causa un’alta mortalità delle uova o degli stadi giovanili in molti insetti, Megymenum gracilicorne ha quindi trovato un astuto inganno contro il quale ancora le vespe non hanno ideato alcun rimedio!
