
L’ecatombe del Quaternario
Piero Sagnibene
Il Quaternario (Neogene) è il periodo geologico in cui viviamo. Ebbe inizio alla fine del Pliocene (2,588 m.y.a.), Fu l’ultimo periodo di estrema variabilità climatica, contrassegnato da numerose glaciazioni. Seguì il Pleistocene (2,588 m.y.a.- 11.700 anni fa) e poi l’Olocene, l’epoca attuale.
Alla fine dell'ultima era glaciale (tra 15.000 e 10.000 anni fa), la megafauna del Pleistocene, che comprendeva animali di massa corporea dai 45 kg a varie tonnellate fu distrutta da una immane estinzione in massa; l’estinzione interessò quasi esclusivamente mammiferi terrestri di grossa taglia ed, in Australia e Nuova Zelanda, grandi uccelli inetti al volo, ma lasciò pressoché indenne il mondo vegetale.
Darwin, scoprendo e studiando i fossili del Sud America, scrisse che “ ...per distruggere in tal modo animali grandi e piccoli, dovremmo scuotere l’intera ossatura del globo”. Osservò che le specie estinte erano più numerose di quelle viventi e la notevole affinità delle une con le altre dimostrava che l’estinzione era avvenuta da poco. Alla ricerca di una possibile spiegazione del fenomeno, Darwin, nel suo diario di viaggio, scrive: ”Non può essere stato neppure un mutamento di temperatura, né l’ultima avanzata dei ghiacci poiché i fossili erano più recenti dei terreni che racchiudevano tracce glaciali....”. Il Sud America, dove Darwin fece le prime osservazioni su questa estinzione, doveva aver pullulato di enormi animali, come mostravano i fossili, ma si ritrovavano soltanto tapiri, guanachi, armadilli e capibara “dei pigmei a confronto delle stirpi affini precedenti”.
Negli ultimi 150 anni, paleontologi ed archeologi si sono imbattuti in un incredibile bestiario di animali di recente estinzione. La scena di questo dramma ha dimensioni planetarie, nei continenti e sulle isole di recente colonizzazione umana: niente di quanto conosciamo assomiglia alla rapidità con cui avvenne. Tra il Pleistocene e l’Olocene, periodo che corrisponde alla conclusione dell’ultimo ciclo glaciale del pianeta, in pochi secoli si instaurò il clima attuale. Tra i 20 000 ed i 10 000 anni fa si ebbe l’espansione demografica e territoriale della specie umana. I dati, archeologici e paleontologici mostrano la rapidità e l’aggressività dei nuovi sviluppi che, in breve tempo, interessarono la maggior parte delle terre emerse e tutti gli ambienti naturali del nostro pianeta. Va notato che non c’è alcuna decimazione del genere nei due milioni di anni precedenti e che l’espansione umana risulta sincronica all’’estinzione in massa che la seguiva. L’umanità che realizzò questa colonizzazione è quella dell’uomo anatomicamente moderno, Homo sapiens sapiens. Lasciandosi alle spalle migliaia di anni di relativa passività, l’uomo si lanciò alla conquista ecologica del pianeta, ed esiste una indubbia relazione temporale tra l’umanità di tipo attuale e l’estinzione in massa della fine del Pleistocene. Altri tipi di ipotesi sembrano insufficienti e non ragionevoli, anche se la umana vanitas di specie induce molti studiosi a cercare altre cause o concause, la causa principale dello sterminio non furono i cambiamenti climatici (riscaldamento del pianeta, ritiro dei ghiacciai, attività vulcaniche, asteroidi, uno sciame di comete -avvenuto circa 13.000 anni fa o altro). I cacciatori umani sterminarono una ignara e pacifica fauna dell’età glaciale espandendosi in nuovi paesaggi. In ciascuna regione del pianeta furono abbattuti centinaia di migliaia di capi in un brevissimo tempo geologico; una quantità enorme di specie animali di grandi dimensioni fu distrutta tra i 1.5000 ed i 1.0000 anni fa, se non molto meno.
Sulla base di una straordinaria raccolta di dati, Paul Schultz Martin (1928–2010) comprese che l'improvvisa scomparsa di grandi popolazioni di mammiferi coincideva con l'arrivo degli esseri umani; chiamò “overkill” l'estinzione causata dalla caccia sempre più efficace, massiva ed accanita praticata dai primi uomini.
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I fossili ci dànno elenchi sterminati di vittime per numero e per specie, continente per continente, regione per regione.
Per dare un esempio, nell’America del Nord furono annientati e scomparvero bradipi grandi quanto un bue (Megalonyx), il più piccolo bradipo di Shasta, il mammut lanuto (Mammuthus primigenius), un mastodonte simile (Mammut), un genere di cammello (Camelops), il bisonte dalle grandi corna (Bison bison antiquus), un tipo di cavallo arcaico (Hippitiquus, Equus complicatus) un lama dalle zampe lunghe (Hemiauchenia), svariate antilopi dalle corna a rebbi (Stokoceros, Capromeryx, ecc.), il pecari musolungo e quello testapiatta (Mylohyus e Platygonus), il grande cervo (Navahoceros), un castoro di un metro e mezzo di lunghezza (Castoroides) , tre specie di tigri dai denti a sciabola ( Homotherium, Smilodon, ecc.), il leone gigante (Panthera leo atrox), il leone di montagna (Felix concolor), un grande lupo (Canis dirus), quattro specie di orso fra cui l’Artodus simus, grande una volta e mezzo un grizzly, un grande giaguaro (Panthera onca
augusta), ecc. Intorno agli 8500 anni fa la maggior parte di questi mammiferi era completamente estinta, ma già alla fine dell’era glaciale, duemila anni prima, erano stati annientati 34 generi di grandi mammiferi, cioè i 2/3 della fauna mammologica del Nord America.
L’altipiano del Messico, un vero e proprio spartiacque biogeografico, fu una barriera filtrante tra i due continenti del Nord e Sud America, diversi per storia geologica e popolamento animale: solo alcune specie e l’uomo sono passati attraverso questa filter barrier. Decine di specie di grandi mammiferi sono state descritte nel Pleistocene terminale del Sud America; alcune sono simili a quelle contemporanee del Nord America, come il bradipo terricolo Megaterium di sei metri, bradipi Megalonyx, tigre dai denti a sciabola (Smilodon), equidi ecc. e le specie endemiche (bradipi, armadilli,formichieri, ungulati,ecc.) come Glyptodon, un enorme armadillo dal corpo incassato in una corazza a scaglie, Mylodon, un altro armadillo gigante, Cuvieronius, un proboscidato arcaico, Toxodon, un notoungulato lungo circa tre metri, il formichiere Schelidotherium, Machrauchenia un camelide simile ad un lama, Neocherus, un grosso capibara, ecc.. Verso 11 000 – 10 000 anni fa il continente Sud Americano aveva già perduto 46 generi di grandi mammiferi, cioè l’80% della sua megafauna pleistocenica.
Macrauchenia patachonica Owen 1838
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Macrauchenia (auchenia=collo lungo, dal greco), lunga circa 3 metri e del peso di oltre una tonnellata. Somigliava vagamente ad un cammello senza gobbe. Zampe robuste, lunghe e slanciate, dotata di tre dita.
Fu scoperta da Darwin durante il suo viaggio con la Beagle. Visse dal Miocene e scomparve nel Pleistocene superiore.
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I Glyptodonti - mammiferi erbivori muniti di una corazza toracica di placche dermiche tra loro saldate, di uno scudo cefalico e di una serie di anelli ossei alla radice della coda e di un tubo osseo caudale. Vertebre caudali saldate alla corazza mediante ipofisi dorsali e ventrali. Di corporatura pesante e massiccia spesso raggiungevano dimensioni gigantesche. Gli arti anteriori molto più corti dei posteriori, ulna dotata di una lunga protuberanza (olecrano), tipica degli animali dagli arti potenti, dita che terminavano in piccoli zoccoli. Pianure del Sud America, tra la fine del Terziario e la fine del Pleistocene.
La più antica data accreditata per la colonizzazione delle Americhe, a sud della tundra canadese, è di11.000 ani fa. Allora si propagarono negli attuali Stati Uniti gruppi dinamici dediti alla caccia grossa, società paleoindiane dette Clovis, che cacciavano soprattutto mammut. Si sono scoperti numerosi siti, di circa 10.000 anni fa, dove avvenivano le uccisioni (kill sites); con i mammut risultavano uccisi anche cammelli, cavalli, grandi bisonti,ecc.
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Bisonte della steppa (Bison priscus, BOJANUS 1827), vissuto circa 600.000 - 7.500 anni fa nel Pleistocene medio/superiore e nella prima parte dell'Olocene, , in quelle che erano state le styppe dei mammut. Alto al garrese fino a 2 metri, aveva corna lunghe mezzo metro ciascuna e la La larghezza del cranio era di oltre un metro e venti. L'intero animale era lungo circa 2,7 metri e pesare sui 900 Kg.
Ai Clovis seguirono i gruppi Folsom (circa 9.500-9000 a.C.) che si specializzarono nella caccia al bisonte ed a ciò che restava dell’antica megafauna. Avviarono la pratica della uccisione in massa, con tecniche di incalzamento (terrorizzando gli animali col fuoco), convogliamento, agguato, e tecniche di sfracellamento di intere mandrie da dirupi. Mandrie di centinaia di capi furono massacrate e macellate, come testimoniano in dettaglio diversi siti studiati, una pratica che non era affatto sconosciuta ai precedenti Clovis. Alcuni kill sites, dove si ritrova un numero impressionante di carcasse di mammut, mastodonti, glypodonti, bisonti, camelidi, ecc. pongono una drammatica domanda sulla ragione di queste uccisioni, che avvennero similmente in ogni regione del pianeta..
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Un mammut pesava mediamente dalle 6 alle 8 tonnellate, ma i grandi maschi potrebbero aver superato le 12 tonnellate (la specie più grande conosciuta, il Mammuthus del fiume Songua viveva tra la Cina e la Mongolia e raggiungeva l'altezza di 5 metri al garrese).
Gran parte delle carni dei mammut sacrificati divenivano inutilizzabili a causa della putrefazione che seguiva qualche giorno dopo la morte e non sono stati ritrovati reperti o elementi che attestino la capacità di quei cacciatori di conservare le carni. E’ difficile ipotizzare che queste ecatombi avvenivano per reperire soltanto pelle ed ossa degli animali, dato che sarebbe stato molto meno faticoso utilizzare materiali vegetali disponibili. Quale era allora la ragione di tale spropositato eccidio in massa? Non si trattava affatto di una esigenza alimentare.
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NOTA DELL’AUTORE.
Vorrei porre la domanda di cui sopra ai tanti filosofi, sociologi, psichiatri, psicologi, ecc. che trattano della natura umana senza mai fare i conti con la storia naturale dell’uomo, senza mai spiegare come e perché un pacifico primate vegetariano della foresta pluviale si sia trasformato nel più feroce ed accanito distruttore delle altre specie, capace di progettare ed eseguire i massacri di una intera mandria di grandi bufali o di un gruppo di una trentina di mammut ed, anche, di tutta la presenza animale di un territorio. Stranamente ritroviamo nella storia umana, sistematicamente, i comportamenti dei Clovis e dei Folsom, nei confronti dei pacifici mammut, applicati ai loro stessi simili. Sembra che i comportamenti umani non sono granché cambiati da allora, come abbiamo visto nei campi di sterminio nazisti e recentemente a Gaza.







