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Formiche e rompicapo
Valentina Vitali
Si possono dimostrare scientificamente i proverbi? Per quanto nella maggior parte dei casi sapienza popolare e verità razionali non concordino o addirittura siano in contrasto, un recente esperimento sembra aver dato prova che davvero “chi fa per sé fa per tre” ma non per tutte le specie animali.
L’obiettivo degli sperimentatori, che hanno poi descritto i risultati in un articolo pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Comparing cooperative geometric puzzle solving in ants versus humans), era comparare l’abilità nel risolvere un puzzle geometrico messa in campo da persone e formiche della specie Paratrechina longicornis. Particolarmente adatto per questo test di confronto, poichè richiede di sfruttare la comune abilità di spostare dei carichi nello spazio e che è adatto ad essere modulato su diverse scale dimensionali, si è rivelato il “rompicapo dei traslocatori di pianoforte”, che consiste nel trasportare un oggetto irregolare, a forma di T, all’interno di un’area divisa in tre camere collegate da strette fessure. Le formiche sono state stimolate a partecipare dal fatto che l’oggetto assomigliava al cibo e l’ultima camera era aperta sul
formicaio quindi l’obiettivo era trasportare una risorsa alimentare al nido. Gli insetti hanno dovuto affrontare due modelli, uno piccolo adatto ad un singolo individuo o ad un gruppo di circa 7 esemplari e una versione più grande proposta a gruppi in media di 80 formiche; per gli umani sono invece state pensate tre scale dimensionali, per una sola persona, per 6-9 persone e per un raggruppamento di 16-26 individui. Il test era ovviamente volto anche a confrontare le strategie di problem solving e di comunicazione messe in atto e per evitare bias di base era necessario che le condizioni sperimentali fossero il più possibile simili. Le formiche comunicano principalmente attraverso l’utilizzo dei feromoni che però in questo caso risultano inefficaci perché non in grado di
scambiare informazioni sulla dimensione del carico, su quella della fessura oppure sulle possibili rotazioni quindi gli insetti erano costretti ad affidarsi esclusivamente al tatto. Per questo ai partecipanti umani è stato chiesto di risolvere il problema in due diverse condizioni: con la possibilità di comunicare in modo illimitato oppure con l’obbligo di indossare maschere e occhiali da sole e con il divieto di parlare e fare gesti, così da doversi affidare alle sole forze trasmesse attraverso il carico proprio come le formiche. Dai dati è emerso che per gli insetti più era numeroso il gruppo più la prestazione era migliore mentre per le persone valeva l’opposto, l’aumento di collaboratori nella risoluzione, soprattutto se limitati nella comunicazione, portava ad un peggioramento. Nel caso delle formiche, un esemplare che agiva da solo era portato a staccarsi spesso dal carico e a cambiare posizione e questo portava a perdere la direzione generale su cui spostare l’oggetto; quando il compito veniva invece richiesto a gruppi numerosi di esemplari emergeva una strategia simile alla “regola della mano destra”, un algoritmo secondo il quale se si entra in un labirinto bisogna appoggiare la mano destra alla parete destra e seguire l’unico percorso che permette di non staccare mai la mano e così si giungerà al punto di partenza o ad altre uscite.
Infatti il gruppo tende a mantenere la direzione e a scansionare il muro fino a quando non viene trovata un’apertura attraverso cui portare il carico. La coordinazione del movimento si ottiene perché appena una formica si attacca all’oggetto tende a spostarlo nella direzione del nido ma poco dopo cambia le proprie intenzioni e inizia ad allinearsi con la direzioni in cui il carico si sta muovendo, alleandosi con le compagne. Nel caso delle persone si è al contrario osservato che all’aumentare del numero di partecipanti e delle restrizioni nella comunicazione venivano preferite azioni che sembravano portare nell’immediato ad un vantaggio ma che a lungo termine risultavano meno ottimali, causando perdite di tempo e la necessità di riposizionarsi. Tale fenomeno potrebbe essere correlato al fatto che se non si può avere una visione ampia a causa delle grandi dimensioni e si è obbligati a non comunicare si tende a esercitare una forza direzionata verso l’apertura più vicina, senza ragionare in modo più ampio; un’altra ipotesi è che l’impossibilità di accordarsi verbalmente spinge ad abbandonare le proprie personali idee per seguire quelle che la maggioranza sembra preferire cioè le più immediate almeno all’apparenza. Confrontando i dati emerge che l’essere umano non trae vantaggio dalla cooperazione o addirittura ne è svantaggiato e peggiora le
proprie prestazioni, probabilmente a causa della logica individualistica che si è evoluta come tratto distintivo della nostra specie. Le formiche al contrario hanno avuto un percorso evolutivo che ha messo in risalto il valore del gruppo, tanto che una popolazione composta da migliaia di esemplari può essere considerata un super-organismo, dove ognuno non agisce per sé ma per il gruppo.
Nell’esperimento appare evidente che il gruppo è caratterizzato da una capacità di problem solving migliore rispetto al singolo perché dotato di una memoria collettiva a lungo termine della direzione del movimento che viene costantemente perseguita, qualità che una formica da sola non possiede. In
altre parole un gruppo di formiche potrebbe essere assimilato al concetto fisico di sistema complesso, nel quale l’interazione tra i componenti fa emergere un comportamento o una proprietà non presente nelle singole parti. Questo esperimento ha dimostrato che le formiche sono riuscite a battere gli esseri umani nella risoluzione di un problema geometrico, evidenziando che ogni specie si è evoluta per mostrare capacità ottimali nell’utilizzo delle proprie strategie e che quindi non si può giudicare il grado di intelligenza di una specie riferendosi alle prerogative umane. È poi curioso constatare che l’essere umano risulta cognitivamente efficiente solo in un contesto individualistico, nonostante sia convinto di essere l’animale sociale per eccellenza.
