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da maggio 2025

 


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 Insetti impollinatori  > Un aereo potrebbe essere colpito da un detrito spaziale >  Questa esplosione demografica > Energia eolica > Sicurezza digitale del nostro Paese  > Giornata Mondiale della Fertilità  > motore atomico che supera il limite di Carnot >AI la nuova bomba atomica > L'Africa dice addio al Dollaro  > Evoluzione dell'Homo sapiens > Qolossus 2.0, il primo computer quantistico fotonico italiano

 


 

 

La moda del testosterone come elisir di giovinezza

Maria Valsecchi 15 gennaio 2026

FATTI PER CAPIRE Museo Leonardo da Vinci

  • Il 14 gennaio il Segretario della Salute statunitense Robert Kennedy, intervenendo in un podcast, ha dichiarato che il presidente Trump ha un livello di testosterone mai visto in un uomo di oltre 70 anni, per lodare la sua costituzione robusta e giovanile. Il politico non è nuovo ad affermazioni controverse sull’ormone sessuale maschile. Nel 2024 aveva confidato di assumere testosterone come routine anti-aging.
     
  • Nel corso del CES 2026, il salone dell’elettronica di consumo che si è tenuto come ogni anno a Las Vegas dal 6 al 9 gennaio, è stato presentato un piccolo dispositivo per la misurazione fai-da-te della concentrazione di testosterone nella saliva. Lo slogan che ha accompagnato il lancio del prodotto è “Forza + Energia”. 
     
  • Questi ultimi due episodi sono significativi del ruolo che il testosterone ha assunto di recente nell’immaginario collettivo statunitense: simbolo per eccellenza di prestanza fisica ed energia. Di pari passo si sta diffondendo, non solo negli USA ma anche in Europa, la tendenza ad assumere l’ormone al di fuori delle indicazioni validate dall’evidenza scientifica per trattare disturbi tipici dell’invecchiamento maschile e femminile, come le alterazioni dell’umore, la stanchezza e la nebbia cognitiva.
     
  • Il testosterone, conosciuto come ormone sessuale maschile, è presente in realtà sia nell’organismo dell’uomo che in quello della donna, seppure in concentrazioni diverse, e in entrambi svolge diverse funzioni. Nell’uomo è responsabile dello sviluppo dell’apparato genitale, della comparsa dei caratteri sessuali secondari e del processo di produzione degli spermatozoi, nella donna è un precursore dell’estradiolo, il principale ormone sessuale femminile. In entrambi influisce sulla densità ossea, lo sviluppo della massa muscolare, il tono dell’umore, la libido. Con l’avanzare dell’età la concentrazione del testosterone sia nell’organismo maschile che in quello femminile cala progressivamente.
     
  • Secondo le linee guida della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità e della Società Italiana di Endocrinologia la somministrazione di testosterone all’adulto di sesso maschile è indicata in presenza di sintomi di una sua carenza – disfunzione erettile e diminuzione del desiderio sessuale, perdita di densità ossea e massa muscolare, talvolta alterazioni dell’umore, stanchezza, nebbia cognitiva – confermata dal dosaggio dell’ormone nel sangue.
     
  • Secondo le linee guida della European Society of Endocrinology, la somministrazione alle donne in menopausa è indicata solamente per il trattamento del disturbo del desiderio ipoattivo, un calo persistente della libido. Un documento della International Menopause Society specifica che al momento non ci sono prove a sostegno della sua somministrazione per il trattamento di altri disturbi tipici della menopausa come la stanchezza, le alterazioni dell’umore e la nebbia cognitiva. (continua)

 

 

Groenlandia: il riscaldamento globale l rende più ambita

 

A cura di Elisabetta Intini

13 gennaio 2026

FATTI PER CAPIRE Museo Leonardo da Vinci

  • Il ritiro dei ghiacci della calotta della Groenlandia e la fusione del ghiaccio marino nelle acque che la circondano stanno rendendo potenzialmente più accessibili le risorse del sottosuolo dell’isola, aprendo rotte e modalità di navigazione finora precluse.
     
  • Per una serie di complesse cause e interazioni legate all’effetto serra, la regione artica si sta riscaldando quattro volte più rapidamente rispetto al resto del Pianeta. Si stima che negli ultimi 20 anni la Groenlandia abbia perso in media 270 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno. Dal 1985, 5.000 km quadrati di ghiaccio della sua calotta glaciale, il più grande corpo di ghiaccio dell’emisfero settentrionale, sono finiti disciolti in mare. Se questo destino toccasse all’intera calotta, che si estende per 1,8 milioni di km quadrati, il livello globale dei mari si innalzerebbe di 7,3 metri.
     
  • Nel 2025 si è verificato un evento che sarebbe stato molto raro, senza i cambiamenti climatici indotti dall’uomo: la fusione stagionale dei ghiacci superficiali della calotta groenlandese durante la breve estate sull’isola si è protratta ben oltre la fine di agosto, quando termina di solito, proseguendo anche in settembre, quando avrebbe dovuto ricominciare a nevicare.
     
  • La sensibilità della calotta glaciale groenlandese alle temperature è dimostrata anche in uno studio pubblicato il 5 gennaio su Nature Geoscience. Circa 7.000 anni fa, in un periodo dell’Olocene inferiore

Fatti ideee e punti di vista

Renato Colucci, glaciologo, Istitutp di Scienze polari del CNR, docente di Glaciologia Università di Trieste

 

Dalla fine degli anni ‘80-‘90, le temperature nell’Artico sono aumentate di quasi 4 °C: fa più caldo, la neve fonde prima, i ghiacci marini si ritirano e nella stagione successiva si riformano più tardi. C’è più superficie oceanica esposta, più scura e più capace di assorbire calore, un effetto - detto dell’amplificazione artica - che esaspera e incoraggia quelli già elencati. La perdita di copertura glaciale marina è avvenuta soprattutto alle latitudini più meridionali: nel settore nord-atlantico attorno alle isole Svalbard, più a est, verso la Siberia, e tra Siberia e Alaska. Quello che si registra soprattutto è una riduzione impressionante dello spessore del ghiaccio marino. Se negli anni ‘80 lo spessore del ghiaccio marino mediamente era tra i 3 e i 5 metri, negli ultimi inverni raramente si è andati sopra i 2-3 metri.

Ghiaccio più sottile significa ghiaccio più giovane, che più facilmente scompare e che libera acqua navigabile: il ghiaccio più antico e spesso, più resistente alla fusione, è sempre meno e ormai relegato in una stretta fascia, compresa tra il nord della Groenlandia e le isole dell'Artico canadese che vanno verso l'Alaska. È chiaro che tutto questo libera potenziali rotte commerciali, così come, immagino, la possibilità eventualmente di creare degli hub logistici (porti o approdi) per lo sfruttamento di risorse nelle aree già libere dal ghiaccio, e che la Groenlandia occupa una posizione geografica strategica per il loro controllo. 

Possiamo immaginare che il ruolo della Groenlandia come punto di riferimento nelle rotte marine commerciali sarà sempre più centrale, anche per un altro fenomeno che sta rendendo la regione artica progressivamente più navigabile: il ghiaccio marino è un importante regolatore del clima terrestre, perché riscaldare l'acqua allo stato liquido è 80 volte più semplice che fondere la stessa quantità di ghiaccio. Per fondere, il ghiaccio ha bisogno di energia che “pesca” dall’ambiente circostante. Quindi, quando il ghiaccio fonde, l'ambiente attorno si raffredda. Se in estate c’è tanto ghiaccio da fondere, questa fusione sottrae calore dall'ambiente circostante e mantiene la temperatura dell'Artico bassa. Nel momento in cui non c’è più ghiaccio da fondere, c’è solo acqua da scaldare e la fusione di quel poco ghiaccio che rimane accelera.

Invece la possibilità che la riduzione della calotta glaciale che ricopre la superficie della Groenlandia renda le risorse presenti nel suo sottosuolo (come le terre rare) più raggiungibili in tempi brevi mi lascia scettico. Credo che in questo momento, l'interesse geopolitico sulla Groenlandia sia probabilmente più legato alle zone del territorio già libere dai ghiacci, perché la calotta non scomparirà in 5 minuti e neanche in 100 anni. È vero che la calotta sta arretrando e si abbassa in alcuni luoghi di alcuni metri all’anno, ma succede nelle sue zone periferiche e soprattutto nel sud dell’isola, più esposto all’effetto dei fiumi atmosferici (corridoi di vapore acqueo concentrato) che portano intense precipitazioni verso l’interno e che stanno aumentando di frequenza. Nella zona centrale della calotta siamo ancora in accumulo, non c'è fusione, e il 70-80% della calotta groenlandese è stabile, non subisce variazioni. Certo, se il riscaldamento globale diventerà incontrollato, allora in quel caso sì, si libererà tanta terraferma. Ma allora avremo altri tipi di problemi. 
 

Interessi dichiarati: nessun conflitto di interessi (continua)


 

 

Verso il via libera alla sperimentazione animale su xenotrapianti

 

Maria Cristina Valsecchi 9 gennaio 2026

Fatti per capire  Museo Leonardo da Vinci Milano

  • In Italia fino a pochi giorni fa era vietata la sperimentazione animale in due settori di ricerca: quello degli xenotrapianti, cioè dei trapianti di cellule, tessuti e organi tra specie diverse, e lo studio degli effetti delle sostanze d’abuso, per esempio dei nuovi stupefacenti che compaiono periodicamente sul mercato clandestino. Ne abbiamo già parlato a maggio del 2025. Il divieto era sospeso in virtù di una moratoria temporanea che è stata rinnovata più volte fino al 2025, consentendo le ricerche, ma in una condizione di precarietà.
     
  • La sperimentazione animale in Europa è consentita e regolamentata dalla Direttiva dell’Unione Europea in materia di protezione degli animali utilizzati per scopi scientifici, la n.63 del 2010. In Italia la norma era stata recepita solo in parte, con il Decreto Legislativo n.26 del 2014 che, al contrario della direttiva, vietava del tutto l’utilizzo degli animali nella ricerca su xenotrapianti e sostanze d’abuso.
     
  • Con il Decreto Legge n.200, approvato il 31 dicembre 2025, il divieto è stato abrogato definitivamente. L’Italia ha così recepito integralmente la normativa europea in questo settore. Il Decreto però dovrà essere convertito in Legge dal Parlamento entro 60 giorni, pena la sua decadenza. 
     
  • La notizia è stata salutata con soddisfazione dalla comunità scientifica, che ribadisce la necessità di fare ricorso ancora oggi a questo tipo di sperimentazione per lo sviluppo di nuove terapie, “nel rispetto delle regole sul benessere animale e del principio che condividiamo di utilizzare animali solo quando non esistono alternative valide”.
  • Fatti ideee e punti di vista (continua)

 


petrolio pesante del Venenzuela  

 Petrolio del Venenzuela: perché quel "pesante fa la differenza

Elisabetta Intini 16 gennaio 2026

Il Venezuela ospita le più vaste riserve di petrolio accertate al mondo, stimate nel 2023 in oltre 303 miliardi di barili, più dei 267 miliardi di barili dell’Arabia Saudita. “Accertate” significa che per la loro posizione ed estensione possono essere economicamente e tecnicamente prodotte con certezza in condizioni attuali attraverso perforazioni. Se poi si considerano, oltre a queste riserve “provate”, anche quelle potenziali (Oil In Place), il numero arriva a circa 1.300 miliardi di barili di petrolio.

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  • La maggior parte di questo petrolio (l’80%) è situata nel sottosuolo della Cintura dell’Orinoco, un’area di 54 mila km quadrati lungo il corso dell’omonimo fiume. Le riserve di questa regione sono le più attraenti perché le rocce serbatoio che le contengono sono le più superficiali. Quello dell’Orinoco è però un petrolio non convenzionale, molto viscoso, con una consistenza simile alla melassa. Viene definito pesante e somiglia più a un catrame semisolido, caratteristica che rende difficile e molto costosa la sua lavorazione e la trasformazione in prodotti come benzina e gasolio.
     
  • Le proprietà chimiche di questo greggio richiederebbero processi di raffinazione complessi all’interno di impianti di raffinazione avanzati, in un Paese che paga però decenni di instabilità politica, crisi economica, mancanza di investimenti e perdita di know-how, e che dispone di infrastrutture arretrate. Il picco della produzione di petrolio in Venezuela si è raggiunto negli anni ‘70 a circa 3,7 milioni di barili al giorno. Oggi il Paese produce meno di un milione di barili al giorno, circa l’1% della produzione globale.
  • Fatti ideee e punti di vista(continua)

Insetti impollinatori 

Non li notiamo sempre, ma il loro lavoro è essenziale: api, farfalle, bombi e molti altri insetti impollinatori sono i veri protagonisti della biodiversità e della nostra alimentazione. Senza di loro, la catena della vita come la conosciamo rischierebbe di vacillare. Ogni fiore visitato, ogni polline trasportato, è un piccolo ma vitale gesto che permette alla natura e alle nostre tavole di prosperare.

Le minacce che affrontano

Nonostante la loro importanza, le popolazioni di impollinatori sono in forte declino. L’uso massiccio di pesticidi, la perdita di habitat naturali, l’inquinamento e i cambiamenti climatici stanno riducendo il numero di api e farfalle in tutto il mondo. Anche le pratiche agricole intensive e i monocultivi impoveriscono il terreno e riducono le risorse di cibo per questi insetti. Il risultato è che molte piante non ricevono più l’impollinazione necessaria, con effetti diretti sulla biodiversità e indiretti sull’economia agricola. Fortunatatmente, anche piccoli gesti quotidiani possono fare una grande differenza. Coltivare piante autoctobe e fioriture stagionali è uno dei modi efficaci per offrire cibo e rifugio agli impollinatori. Un balcone, un giardino o anche un semplice vaso sul davanzale possono diventare oasi di vita, se scelti con attenzione, Fiori ricchi di nettare come lavanda, girasole, echinacea, trifoglio, attraffono api e farfalle, mentre  piante aromatiche come rissmarino. e salvia offrono nutrimento e riparo. Nonostante la loro importanza, le popolazioni di impollinatori sono in forte declino. L’uso massiccio di pesticidi, la perdita di habitat naturali, l’inquinamento e i cambiamenti climatici stanno riducendo il numero di api e farfalle in tutto il mondo. Anche le pratiche agricole intensive e i monocultivi impoveriscono il terreno e riducono le risorse di cibo per questi insetti. Il risultato è che molte piante non ricevono più l’impollinazione necessaria, con effetti diretti sulla biodiversità e indiretti sull’economia agricola. Fortunatamente, anche piccoli gesti quotidiani possono fare una grande differenza. Coltivare piante autoctone e fioriture stagionali è uno dei modi più efficaci per offrire cibo e rifugio agli impollinatori. Un balcone, un giardino o anche un semplice vaso sul davanzale possono diventare oasi di vita, se scelti con attenzione. Fiori ricchi di nettare, come lavanda, girasole, echinacea e trifoglio, attraggono api e farfalle, mentre piante aromatiche come rosmarino e salvia offrono nutrimento e riparo.

 


 

Un aereo potrebbe essere colpito da un detrito spaziale 

Elisabetta  Intini  5 dicembre 2025

  • Il 16 ottobre 2025, un Boeing 737 Max della United Airlines in volo da Denver a Los Angeles è stato costretto a un atterraggio di emergenza a Salt Lake City. L’impatto di un oggetto inizialmente non identificato con il parabrezza di pilotaggio aveva rotto parzialmente il vetro e causato il ferimento, con le schegge, del pilota. Inizialmente si era parlato di una collisione con un detrito spaziale, ipotesi che in seguito è stata scartata: a collidere con l’aereo è stato un pezzo di un pallone aerostatico di una società che si occupa della raccolta di dati meteorologici. L’episodio ha però generato un dibattito sulla possibilità che i frammenti di satelliti commerciali non bruciati in atmosfera possano rappresentare un rischio anche per i voli commerciali, in orbite e spazi aerei sempre più affollati.
     
  • Se finora nessuno, su un aereo o a terra, è mai stato ufficialmente ferito o ucciso da un detrito spaziale, gli episodi in cui “ci è mancato poco” iniziano a non essere più così sporadici. Soltanto tra febbraio e marzo 2025, un segmento di 2,5 kg di un satellite Starlink finito per errore su un’orbita troppo bassa è precipitato sopra una fattoria del Saskatchewan, in Canada, mentre un detrito del razzo Falcon 9 usato per lanciare i satelliti Starlink è precipitato nel cortile di una casa della cittadina polacca di Komorniki, a breve distanza da Poznan.
    • Non è possibile stabilire con precisione quale dimensione debba avere un detrito spaziale per sopravvivere al rientro in atmosfera, visto che il materiale dell'oggetto è un elemento determinante per il suo comportamento durante il rientro. In generale, per oggetti (per esempio satelliti) con massa superiore a qualche centinaio di chili, ci si aspetta che almeno qualche componente sopravviva il rientro. Secondo lo Space Environment Report dell’ESA, il numero di "oggetti intatti" in orbita terrestre, cioè di satelliti e lanciatori integri ignorando per un momento i frammenti e altri tipi di detriti, è di circa 18.000 unità. Le loro dimensioni sono diverse: alcuni dei satelliti (come i CubeSat) sono decisamente più piccoli di 100 kg e quindi non ci si aspetta che sopravvivano al rientro.
       
    • Sempre in base al report dell'ESA, nel 2024, ci sono stati “diversi importanti eventi di frammentazione” che hanno provocato un considerevole aumento di detriti spaziali in un solo anno (un’aggiunta di almeno 3.000 oggetti tracciati). Il documento registra però anche una tendenza positiva: per il primo anno, il numero di rientri controllati dei lanciatori è stato superiore a quello di rientri incontrollati. Tuttavia, non aggiungere nuovi detriti non è ormai più sufficiente perché, come spiega l’Agenzia Spaziale Europea, “gli eventi di frammentazione aggiungono nuovi detriti più velocemente di quanto i detriti possano naturalmente rientrare nell'atmosfera, fenomeno noto anche come sindrome di Kessler” (un effetto di collisioni a catena di cui avevamo già scritto qui). (continua)

 


 

 

 

Questa esplosione demografica ha trasformato il panorama economico globale, con implicazioni dirette sui mercati e sulle opportunità di investimento.

 Alcuni paesi asiatici, come Qatar, UAE e Arabia Saudita, hanno registrato una crescita della popolazione che supera il 500% in alcuni casi, guidata da flussi migratori e rapide espansioni economiche.

Dall’altro lato, giganti come India (+62%) e Cina (+24%) continuano a dominare la scena, contribuendo a far salire la quota del PIL globale dell'Asia al 36%, superando il Nord America.

 Tuttavia, non tutti i numeri raccontano una storia di crescita. 

 I mercati asiatici rappresentano ormai una forza trainante per la crescita economica globale, e offrono opportunità uniche in tanti settori diversi. Se vuoi scoprire la nostra analisi su questa situazione per trarre vantaggio allora è il momento giusto per accedere ai nostri Canali privati. 

 

 

 

 

 

 

 

A meta dicembre il prezzo aumenterà, quindi richiedi l'accesso subito da qui.

 

  Energia eolica, la startup che la produce parla di oirca 1507 W di potenza. E’ stata pensata per convertire in    elettricità il vento che soffia sui paalzzi in città.

  Il vento cambia direzione e benton dynamics una turbina da tetto ha una carenatura omnidirezionale un guscio    che le permettere di utilizzare in vento da qualsiasi lato.

 

 

 


  

Sicurezza digitale del nostro Paese


Nino Minardo

Minardo Deputato e Presidente della Commissione Difesa della Camera - XIX Legislatura--Deputato e Presidente della Commissione Difesa della Camera - XIX Legislatura

Ha incontrato il Prefetto Bruno Frattasi, Direttore dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), presso la sede dell’Agenzia. È stata un’occasione preziosa per approfondire il lavoro che l’ACN svolge quotidianamente a tutela della sicurezza dei cittadini.
Durante la visita ha potuto conoscere da vicino le attività del CSIRT Italia (Computer Security Incident Response Team), la struttura che coordina la risposta nazionale agli incidenti informatici e supporta enti pubblici e soggetti strategici nella gestione delle minacce cyber.
La cybersicurezza è oggi una componente essenziale della difesa nazionale. Per questo è fondamentale rafforzare il ruolo e le capacità dell’ACN, che rappresenta un interlocutore indispensabile per il Parlamento, per la Difesa e per tutte le istituzioni impegnate nella protezione del Paese nello spazio digitale.

(primo commentoMa la prego, non riusciamo a frenare da circa vent'anni il fenomeno delle hashtag#truffe e hashtag#frodi hashtag#online...)

 

 


 

 

 Il 2 novembre ricorre la Giornata Mondiale della Fertilità, un’occasione per riflettere sulla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA): uno strumento prezioso al servizio delle coppie con problemi di infertilità, ma anche impegnativo dal punto di vista fisico e psicologico. Guadagnano terreno approcci alternativi percepiti come più rispettosi e meno invasivi, ma occorre valutare l’attendibilità delle loro promesse sulla base dell’evidenza scientifica.

Approfondiamo nella nuova uscita di Fatti per Capire Giornata Mondiale della Fertilità: cosa può fare la medicina?

 

 


 

 

L'AI è la nuova bomba atomica

 

Emanuele Stock Gain <informazioni@stockgain.eu> 21 ott 2025, 20:30 

 
Nel suo ultimo report, JPMorgan ha paragonato l’intelligenza artificiale alla bomba atomica.
Non per il potenziale distruttivo, ma per il potere geopolitico che può generare. 
Secondo la banca, controllare i modelli di AI equivale oggi a possedere un’arma di dominio economico e strategico.
Gli Stati Uniti e la Cina stanno guidando la corsa, mentre il resto del mondo rischia di restare dipendente tecnologicamente.

L’AI non è solo innovazione: è sovranità digitale, influenza culturale e controllo dei mercati globali.

 

Abbiamo analizzato alcuni titoli che stanno ottenendo grossi risultati. Se vuoi conoscere i migliori, trovi il tutto qui.

 

 


  

 

Scoperto motore atomico che supera il limite di Carnot

18 Ottobre 2025

Un principio che per due secoli ha rappresentato una delle colonne portanti della fisica potrebbe non essere più valido nel mondo dell’infinitamente piccolo. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Stoccarda ha infatti dimostrato che la celebre legge di Carnot, formulata nel 1824, non vale per i sistemi alla scala quantistica. Il risultato, pubblicato sulla rivista Science Advances, apre la strada a una nuova comprensione della termodinamica e a tecnologie che potrebbero portare alla realizzazione di motori atomici capaci di alimentare i nanorobot del futuro.

 

L’esperimento teorico è stato condotto da Eric Lutz, docente di fisica teorica, e dal ricercatore Milton Aguilar. I due studiosi hanno elaborato un modello che mostra come, nel dominio quantistico, le particelle possano interagire in modo da superare l’efficienza massima stabilita dal principio di Carnot. Questo limite, che da duecento anni regola il funzionamento di tutti i motori termici, si basa sul fatto che nessuna macchina può trasformare tutto il calore in lavoro utile: una parte deve sempre essere dispersa. Ma nel mondo degli atomi e dei quanti, le regole cambiano. Secondo quanto spiegano i ricercatori, il principio di Carnot si applica perfettamente a sistemi macroscopici come le turbine o i motori a vapore, ma non tiene conto di un fenomeno tipico della fisica quantistica: le correlazioni tra particelle.

 


 

 L'Africa dice addio al Dollaro: Cosa cambia?

 

Emanuele Stock Gain <informazioni@stockgain.eu> 

 

Il blocco economico COMESA ha lanciato un sistema digitale di pagamenti che collega 21 paesi africani (tra cui Egitto, Kenya ed Etiopia) senza più passare dal dollaro. Una mossa che cambia le regole del commercio e ridisegna gli equilibri monetari, il continente che un tempo subiva le decisioni delle più grandi potenze del mondo senza batter ciglio, ora sta alzando la testa e sta costruendo il proprio sistema. 

L'Africa non è più un player da sottovalutare nei mercati: ci sono infatti alcune opportunità incredibili in Africa, proprio nei settori che stanno trainando l'economia.  

Se vuoi scoprirli, li trovi tutti qui.

 

 

 

 

Evoluzione dell'Homo sapiens

 

214.730 visualizzazioni 21 giu 2019

 

Con Telmo Pievani, Professore di Filosofia delle Scienze biologiche presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Padova, alla scoperta di come l’evoluzione ha generato, fra i 300.000 e i 60.000 anni fa, la mente umana, ovvero quell’insieme unico di facoltà che comprendono il linguaggio, la capacità astrattiva, l’immaginazione, il senso morale e quello religioso. Facoltà che forse, secondo alcune ricerche recenti, non furono appannaggio esclusivo della nostra specie...


Il chip fotonico del computer quantistico Qolossus 2.0 (fonte: IFN-CNR)

 Presentato Qolossus 2.0, il primo computer quantistico fotonico italiano

Omaggio a Colossus, ha un chip che utilizza le particelle di luce

Ripensare i computer del futuro sfruttando la potenza delle particelle di luce, i fotoni: è questo l'obiettivo di Qolossus 2.0, il primo computer quantistico fotonico italiano presentato oggi all'Università Sapienza di Roma. Il suo nome è un omaggio a Colossus, uno dei primi computer della storia, usato per decifrare le comunicazioni segrete dei nazisti.

A guidare la realizzazione del nuovo compute quantistico è Fabio Sciarrino, a capo del Quantum Lab della Sapienza, nell'ambito dell'iniziativa Pnrr Icsc - Centro Nazionale di Ricerca in High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing.

"Dal 9 dicembre Qolossus 2.0 è pienamente operativo. Adesso il nostro obiettivo è da un lato  utilizzarlo e sviluppare possibili future applicazioni, dall'altro lato potenziarne l'architettura e lavorare per metterlo in connessione con altri chip analoghi o altri computer", ha detto Sciarrino. Il cuore di Qolossus, ha aggiunto, è stato sviluppato in Italia, dall'Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Milano, con il contributo dell'Università di Pavia.

E' una nuova forma di computer quantistico, alternativo ai più noti computer a superconduttori, e grazie al funzionamento basato sui fotoni permette non solo di operare a temperatura ambiente, ma di utilizzare una nuova forma di qubit, la versione quantistica dei tradizionali bit, capace di trasportare un maggiore quantità di informazioni.


 

 

 

Mary E. Brunkow, Fred Ramsdell e Shimon Sakaguchi sono Nobel per la medicina 2025. A loro il merito di aver scoperto la tolleranza immunitaria periferica, meccanismo che impedisce al sistema immunitario di attaccare i nostri tessuti. In particolare i tre ricercatori hanno identificato le cellule T regolatorie (Treg) e chiarito il ruolo del gene FOXP3 nel loro sviluppo, aprendo la strada allo studio e sviluppo di nuove terapie per malattie autoimmuni, tumori e per controllare il rischio di rigetto nei trapianti d'organo.I vincitori del Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia del 2025 sono il giapponese Shimon Sakaguchi e gli statunitensi Mary Brunkow e Fred Ramsdell, autori della scoperta dei linfociti T regolatori, cellule che impediscono alle difese immunitarie di attaccare i tessuti del proprio organismo. L’attività ed eventuali disfunzioni di questi linfociti hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo di alcuni tumori e nell’insorgenza di malattie autoimmuni. La scoperta dei tre premiati ha aperto la strada a nuovi trattamenti che sono attualmente oggetto di studio anche in Italia.
Approfondiamo nella nuova uscita di Fatti per Capire Il Nobel per la Medicina va ai guardiani del sistema immunitario. (CONTINUA)

 

Nobel per la Fisica a Clarke, Devoret e Martinis, pionieri dei computer quantistici 

Devoret e John M. Martinis ha premiato scoperte che, nel giro di 40 anni, hanno avuto un effetto dirompente perché hanno gettato le basi per costruire i computer quantisitici dall'enorme potenza di calcolo. Dal punto di vista teorico, poi, hanno permesso di osservare i comportamenti della materia nel mondo infinitamente piccolo a livello macroscopico e che sono governati dalle leggi della meccanica quantistica, così distanti da quelle del mondo che osserviamo e che risponde alle leggi della fisica classica.


A fare da apripista è stato John Clarke, nato nel 1942 in Gran Bretagna, a Cambridge. Presto si è trasferito negli Stati Uniti, all'Università della California e Berkeley, dove con il suo gruppo di ricerca ha cominciato a esplorare fenomeni della fisica quantistica utilizzando i superconduttori e la 'giunzione Josephson', che si determina quando due superconduttori vengono uniti tra loro con una sottile barriera isolante. Era un campo di frontiera, tanto interessante da suscitare l'interesse di giovani ricercatori. Il primo a unirsi al gruppo di Clarke, all'inizio degli anni '80, è stato Michel Devoret. Era nato a Parigi nel 1953 e allora aveva circa 30 anni. C'era anche un giovanissimo dottorando, John M. Martinis, allora poco più che ventenne. Tutti insieme affrontarono la sfida di dimostrare l'effetto tunnel quantistico, ossia il fenomeno per cui una particella riesce a passare attraverso una barriera che, secondo le leggi della fisica classicanon dovrebbe poter superare. Era il 1984 e i tre costruirono un circuito elettrico con due superconduttori, dimostrando di poter controllare e studiare un fenomeno in cui tutte le particelle cariche nel superconduttore si comportano all'unisono e non hanno abbastanza energia per uscire. "Niente di questo sarebbe stato possibile senza loro due", ha detto Clarke riferendosi a Devoret e Martinis. E' stato quest'ultimo a guidare in seguito la realizzazione del primo chip quantistico, vero e proprio mattone per realizzare i computer quantistici. Ricerca che ha poi portato avanti, con Devoret, nel Google Quantum A.I. Lab. In particolare, Martinis è stato a capo del progetto di Google che nel 2019 ha segnato la prima 'supremazia quantistica', ossia la dimostrazione che un computer quantistico può eseguire un'operazione molto più rapidamente di un computer tradizionale.

Entusiasta la reazione dei fisici italiani, primo fra tutti il Nobel Giorgio Parisi, che ha definito "grandi e importanti" a livello teorico e applicativo i risultati delle ricerche premiate. Addirittura commossi i fisici impegnati nella ricerca di frontiera sui computer del futuro: "piangiamo di gioia per la felicità", ha detto Francesco Tafuri, che all'Università Federico II di Napoli ha costruito il primo computer quantistico italiano a superconduttori. Quelle ricerche "hanno portato allo sviluppo della tecnologia dei computer quantistico a superconduttori di oggi", ha detto Fabio Sciarrino, del Quantum Lab dell'Università Sapienza di Roma e che sta lavorando al primo computer fotonico italiano. Sono "ricerche dall'impatto significati" per i ricercatori dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che è impegnato nello sviluppo di qubit superconduttivi. "Confermano il ruolo delle tecnologie quantistiche come motore dell'innovazione e della competitività economica", ha rilevato Fabio Beltram, coordinatore del National Quantum Science and Technology Institute (Nqsti).

Oltre ai computer quantistici, infine, le ricerche da Nobel promettono di avere un impatto anche nella ricerca sulla materia oscura: ci si lavora all'Infn attraverso la realizzazione di speciali dispositivi superconduttivi, tanto potenti da rilevare i deboli segnali di questa 
materia invisibilehttps://www.treccani.it/enciclopedia/effetto-tunnel_(Enciclopedia-della-Scienza-e-della-Tecnica)/

EFFETTO TUNNEL - fisica quantistica - la fisica che ci piace 13' 15"


 

 

 

Euro digitale, al via la fase pilota: tecnologia italiana per l'app e i pagamenti peer-to-peer

Almaviva, Fabrick e Nexi creeranno l'infrastruttura per la moneta digitale della BCE.

 

La Banca Centrale Europea ha compiuto un altro passo verso l'introduzione dell'euro digitale, selezionando i fornitori che collaboreranno alla fase pilota del progetto. Tra questi figurano tre aziende italiane: AlmavivaFabrick e Nexi, che avranno ruoli chiave nello sviluppo dell'infrastruttura tecnologica e dell'interfaccia utente. Il progetto, che non implica ancora l'emissione effettiva della moneta digitale, mira a testare la fattibilità tecnica e operativa di un euro elettronico accessibile ai cittadini dell'Eurozona.

Almaviva e Fabrick sono state incaricate di realizzare l'applicazione mobile che consentirà agli utenti di interagire con l'euro digitale. L'app sarà sviluppata in collaborazione con la Banca d'Italia, che partecipa al progetto come uno dei sei istituti centrali coinvolti. L'obiettivo è garantire un'esperienza d'uso semplice, sicura e compatibile con i dispositivi mobili già in uso. Nexi invece lavorerà al modulo dedicato ai pagamenti peer-to-peer, contribuendo alla definizione delle modalità con cui gli utenti potranno trasferire fondi digitali tra loro.

Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=31394
 
 

 Giornata Mondiale degli animali negli allevamenti

La proposta chiede una profonda revisione dell’attuale sistema di allevamenti intensivi, verso un modello più sostenibile per salute e ambiente.

Alla vigilia della Giornata mondiale degli animali negli allevamenti, le associazioni Terra!, Greenpeace Italia, WWF Italia, Lipu e ISDE – Medici per l’ambiente denunciano l’impatto devastante degli allevamenti intensivi su animali, ambiente, piccole aziende e salute pubblica e invitano la politica ad avviare l’iter legislativo della proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi – Per una transizione agroecologica della zootecnia”, presentata dalle stesse associazioni a Montecitorio nel marzo 2024 oggi ferma in attesa di calendarizzazione in Commissione Agricoltura.

Una proposta di legge che sta facendo sempre più breccia nei comuni italiani. Continuano ad aumentare, infatti, le mozioni approvate a livello locale per riconvertire il sistema degli allevamenti intensivi verso un modello agroecologico. In pochi mesi già nove comuni – Castenedolo (BS), Spoltore (PE), San Vito al Tagliamento (PN), Stanghella (PD), Bastia Umbria (PG), Fabbrico (RE), Rivalta (TO), Empoli (FI), Città di Castello (PG) – hanno scelto, con questi atti formali, di supportare la proposta di legge 1760 promossa dalla coalizione di associazioni, firmata da 23 parlamentari di cinque forze politiche diverse, e sostenuta da decine di associazioni e comitati, e ora anche da Slow Food.

“Non è possibile continuare ad obbligare le comunità locali a sopportare il peso degli allevamenti intensivi. Le mozioni approvate rappresentano un segnale importante, a dimostrazione dell’importanza cruciale dei territori nella battaglia a favore di un sistema di produzione sano, che tuteli la salute collettiva, il benessere animale e i redditi dei piccoli allevatori, schiacciati da allevamenti sempre più grandi e intensivi e filiere inique, che in questi anni hanno devastato territori e economie locali – commenta la coalizione. – Ci auguriamo che il numero delle mozioni approvate continui a crescere e che si sviluppi una nuova sensibilità verso modelli di produzione e consumo in grado di garantire sostenibilità a lungo termine, tutelando l’ambiente, la salute e la vitalità delle nostre aziende agricole”. (CONTINUA)

 

Le bombe d’acqua si distinguono per la loro capacità di agire in modo improvviso e localizzato, spesso interessando aree molto ristrette. Questo crea una situazione unica rispetto a temporali più diffusi e prolungati. La loro intensità può causare danni rilevanti come allagamenti, erosione dei suoli e talvolta conseguenze più gravi per le popolazioni colpite. È importante sottolineare che, grazie ai miglioramenti tecnologici nelle reti di monitoraggio e ai modelli previsionali sempre più dettagliati, la possibilità di fornire allarmi tempestivi è aumentata notevolmente, riducendo i rischi legati a questi eventi estremi.
Il ruolo della meteorologia diventa quindi cruciale per la gestione del territorio e la protezione delle persone, permettendo interventi di emergenza rapidi e mirati.

Un elemento altrettanto fondamentale nella formazione delle bombe d’acqua è l’orografia del territorio. Le montagne possono amplificare la formazione di precipitazioni intense, poiché l’aria umida che si sposta dal mare si alza forzatamente lungo i pendii, raffreddandosi e condensandosi più rapidamente. Così, alcune aree montane o collinari possono diventare epicentri di vere e proprie bombe d’acqua, con effetti poi avvertiti anche nelle zone sottostanti. Questa peculiarità rende l’analisi locale della morfologia essenziale per prevedere con maggior precisione e prevenire eventuali danni. (CONTINUA)

 

 


 

 

L’uso del taser continua a dividere l’opinione pubblica e la politica italiana. Alla domanda “L’uso del taser va proibito alle forze dell’ordine?”, la risposta dei lettori di Money.it è stata netta: l’82% si è schierato per il “No”, contro un 18% favorevole al divieto. Un verdetto che mostra come, nonostante i casi di cronaca e le preoccupazioni espresse da medici e associazioni, la maggioranza ritenga il taser uno strumento utile e da mantenere in dotazione. Il tema non potrebbe essere più attuale. Negli ultimi giorni, due decessi a Olbia e Genova hanno riacceso le polemiche. Le scariche elettriche, seppur classificate come “non letali”, possono avere conseguenze gravissime soprattutto su soggetti vulnerabili. Non a caso, l’Onu considera il taser uno strumento di tortura. Sul fronte istituzionale, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito la sua posizione: il taser serve a evitare l’uso delle armi da fuoco ed è vincolato a rigide regole di ingaggio. Una linea difensiva che contrasta con le richieste di sospensione avanzate da esponenti dell’opposizione, come Riccardo Magi di Più Europa, che chiede un’indagine e l’abolizione dell’arma dopo i recenti decessi. 

Dal punto di vista sanitario, i dubbi restano forti: interferenze con pacemaker, rischio di aritmie e persino arresti cardiaci sono segnalati da diversi studi, tra cui un’inchiesta Reuters che negli Stati Uniti ha collegato l’uso del taser a oltre mille morti in meno di vent’anni.

Eppure, il sondaggio racconta un altro lato della storia. La percezione di sicurezza, spesso prioritaria nell’opinione pubblica, sembra prevalere sulle preoccupazioni mediche e sui richiami delle organizzazioni internazionali. La diffusione capillare del taser in Italia – oggi in dotazione a Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e a molte Polizie Locali – ha probabilmente contribuito a rafforzare questa convinzione.

 

 

 


 

 

Un piatto di pasta migliorerebbe la socialità

 

La convivialità passa anche dalla tavola, e secondo uno studio italiano, condotto dall’Università IULM di Milano, basterebbe un piatto di pasta per realizzare relazioni autentiche tra le persone. Scopriamo, dunque, insieme cosa è emerso da questa interessante ricerca. 

Condividere un piatto di pasta genera emozioni positive

Che la pasta fosse un alimento capace di unire le persone non è certo una novità per la cultura italiana, ma tale convinzione, da oggi, ha una vera e propria base scientifica.

Uno studio condotto dal Behavior & Brain Lab dell’Università IULM di Milano, avviato su incarico dei pastai dell’Unione Italiana Food, ha dimostrato – infatti – che mangiare pasta in compagnia stimola la socialità e genera una risposta emotiva più intensa rispetto ad altre attività conviviali. 

La ricerca, che fa leva su metodologie di neuromarketing e brain tracking, ha coinvolto quaranta persone – uomini e donne tra i 25 e i 55 anni – monitorate durante esperienze di condivisione legate alla pasta, ai film e ai giochi.

L’analisi delle reazioni neurologiche, delle variazioni del battito cardiaco e della microsudorazione ha mostrato, nei fatti, come la pasta, più di altri stimoli sociali, favorisca la creazione di un clima emotivamente positivo, rendendo, dunque, più facile l’interazione tra i partecipanti.

Secondo i ricercatori, esiste un meccanismo fisiologico e psicologico che si attiva nel momento in cui la pasta è condivisa a tavola, che funge da elemento in grado di creare connessioni. 

 

 


 

 

Perdita continua di foresta matura nel Brasile

La Foresta Atlantica del Brasile è ancora in grave pericolo, nonostante le leggi federali che dovrebbero proteggerla. Tra il 2010 e il 2020, questa area ha perso ogni anno una superficie equivalente a quella di Washington D.C. di foresta matura, principalmente a causa di deforestazione illegale per scopi agricoli e un’agricoltura altamente intensiva. È cruciale riconoscere che questa foresta non è solo un incredibile hotspot di biodiversità, ma supporta anche il 70% del PIL brasiliano e ospita quasi tre quarti della popolazione nazionale.

 

Deforestazione e agricoltura: la crisi della Foresta Atlantica

Le grandi aziende agricole come COFCO, Bunge e Cargill sono state accusate di contribuire alla deforestazione attraverso le loro filiere di approvvigionamento di soia, dove l’agricoltura e l’allevamento rappresentano le principali cause di perdita di foresta. Un recente studio pubblicato su Nature Sustainability ha evidenziato oltre 10.000 eventi di deforestazione, dimostrando che la perdita continua al ritmo di 18.629 ettari all’anno. Questo è particolarmente allarmante considerando che il 73% di questa deforestazione avviene su terreni privati, lasciando le aree protette e le terre indigene relativamente intatte.


La Foresta Atlantica, conosciuta in portoghese come Mata Atlântica, un tempo copriva vaste aree della costa brasiliana, estendendosi fino in Paraguay e Argentina. Ad oggi, solo il 24% della sua copertura forestale originale è rimasta. La situazione è ulteriormente complicata dalla mancanza di enforcement delle leggi esistenti, come la Legge della Foresta Atlantica del 2006, che stabilisce regole per la conservazione e permetterebbe la deforestazione solo in circostanze eccezionali.

 

 

  

La crisi degli elefanti in Sri Lanka: un allarme crescente

Dal gennaio alla fine di luglio 2023, Sri Lanka ha registrato 238 morti di elefanti, tra cui diversi esemplari iconici. Queste uccisioni hanno sollevato preoccupazioni crescenti riguardo a una possibile rete di crimine organizzato dietro le morti degli elefanti. Il ministro dell’Ambiente del paese ha presentato una denuncia presso il Dipartimento delle Indagini Criminali (CID) e si prevede l’impiego della Forza di Difesa Civile per contrastare il crimine contro la fauna selvatica e supportare il Dipartimento per la Conservazione della Fauna Selvatica (DWC), che è attualmente in grave carenza di personale e deve affrontare il conflitto tra uomini ed elefanti.

Nel frattempo, il piano del governo di distribuire più armi tra la comunità agricola ha indignato gli ambientalisti, che avvertono che questa azione potrebbe incrementare il numero di morti di elefanti. Nonostante varie teorie riguardo all’aumento recente delle morti degli elefanti, tra cui il bracconaggio per l’avorio e le uccisioni deliberate, un’analisi dei dati da parte di Mongabay suggerisce che l’aumento sia frutto di un’iperfocalizzazione mediatica piuttosto che di un reale incremento delle morti.


 Aula didattica bosco biosostenibile a Montopoli in Val d'Arno

  

Il progetto Bosco di Montopoli si concentra sulla trasformazione di un’area degradata, precedentemente utilizzata per l’allevamento intensivo di suini, in un bosco naturale e rigoglioso. Attraverso la riforestazione, questa iniziativa mira a ridurre le emissioni di CO2 e a fornire numerosi benefici ambientali, dal ripristino della biodiversità al filtraggio degli inquinanti presenti nell’aria. Conservando gli alberi esistenti e dedicando il terreno rimanente alla riforestazione attiva con alberi di medie dimensioni, alberelli e talee legnose a crescita rapida, il progetto mira a rivitalizzare il paesaggio e a sottolineare il ruolo essenziale delle piante nel nostro ecosistema. Questa trasformazione serve come esempio vivente per ispirare le generazioni presenti e future a riconoscere l’importanza degli spazi verdi per l’energia, l’ecologia, la società e l’economia.

 

Ulteriori informazioni: https://www.toscana-notizie.it/-/aula-didattica-bosco-biosostenibile-di-montopoli-giani-immagine-della-toscana-che-vogliamo-


 

 

Bosco di Montopoli: Natura e Architettura - PNAT

 

Piantati i primi alberi del bosco di Montopoli in Val d'Arno

 

https://youtu.be/EoLr5Eqk-Sk?t=8

  

Bosco di Montopoli: al via le visite per le scuole toscane Scoperto in Finlandia il Jyvaskylavirus

  

 Chachapoya sotto la giungla amazzonica con oltre 100 strutture archeologiche

Sono state scoperte oltre 100 strutture archeologiche finora sconosciute nel sito di Gran Pajatén, legato alla civiltà Chachapoya

 

Rebecca Manzi 29 Maggio 2025

 

Da <https://www.greenme.it/scienza-e-tecnologia/archeologia/peru-riaffiora-civilta-chachapoya/>

Nel cuore della foresta amazzonica peruviana, un nuovo capitolo della storia preispanica si è appena aperto: oltre 100 strutture archeologiche finora sconosciute sono state identificate nel sito di Gran Pajatén, uno dei complessi più affascinanti legati alla misteriosa civiltà Chachapoya. Questo ritrovamento, annunciato dal World Monuments Fund (WMF), rappresenta un salto significativo nelle ricerche condotte nella regione di San Martín, dove fino a oggi si conoscevano solo 26 edifici nel sito.

I Chachapoya, noti anche come il “popolo della foresta nebulosa”, vissero tra il VII e il XVI secolo sugli altopiani andini del nord-est peruviano, a quote che sfiorano i 3000 metri. La loro eredità è visibile in centri urbani elaboratistrutture funerarie inaccessibili incastonate nei dirupi e edifici cerimoniali decorati con mosaici in pietra e frisi geometrici. (continua)


  

La rinascita dei coralli passa dalla stampa 3D: così stanno ricostruendo i fondali marini danneggiati delle Maldive

Coralli stampati in 3D: il progetto della Reef Design Labs per ricostruire i fondali marini danneggiati delle Maldive

 

 


 

 

Sotto la calotta artica svelata una base nucleare USA rimasta nascosta per decenni

La NASA scopre una base nucleare Usa sepolta nei ghiacci della Groenlandia: riemerge il mistero di Camp Century, era parte del progetto segreto “Iceworm”

 

 

Scoperto in Finlandia il Jyvaskylavirus, primo virus gigante isolato nel Paese

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Si chiama Jyvaskylavirus, il virus gigante isolato in Finlandia: una scoperta molto importante che non ha precedenti nel Paese.

 
 

Un team di ricercatori dell’Università di Jyväskylä ha identificato un nuovo virus gigante, denominato Jyvaskylavirus: una scoperta senza precedenti in Finlandia, che, in tal modo, amplia, in maniera importante, gli studi sulle forme di vita virali più complesse.

 

La prima volta in Finlandia, è stato isolato un virus gigante, denominato Jyvaskylavirus, in onore della città universitaria dove è stato identificato.

La scoperta – nello specifico – è stata effettuata da un gruppo di scienziati del dipartimento di biotecnologia e scienze ambientali dell’Università di Jyväskylä. Il virus appartiene alla famiglia dei Mimiviridae ed è caratterizzato da grosse dimensioni, nonché da un complesso genoma. Per tali ragioni, si colloca a cavallo tra i virus tradizionali e le forme di vita cellulari.

Il Jyvaskylavirus è stato isolato da campioni prelevati in ambienti naturali d’acqua dolce, dove vive all’interno di amebe unicellulari. Come altri virus giganti, possiede un capside di dimensioni superiori a 200 nanometri e contiene un patrimonio genetico di diverse centinaia di migliaia di coppie di basi, molto più grande rispetto ai virus comuni.

Si ampliano le prospettive di ricerca dopo questa scoperta

Il Jyvaskylavirus accende, dunque, un nuovo dibattito scientifico sulla possibile origine cellulare dei virus giganti, sviluppando, nei fatti, l’ipotesi secondo la quale tali agenti patogeni deriverebbero da antichi organismi dotati di complessi meccanismi biologici, poi semplificatisi nel corso dell’evoluzione.

 

 


 

Lo spaventoso collasso di un ghiacciaio in Svizzera che travolge un intero villaggio (che era già stato evacuato)

 

Un’enorme massa di roccia e di ghiaccio proveniente da un ghiacciaio collassato da una montagna svizzera, inviando pennacchi di polvere verso il cielo e ricoprendo di fango quasi tutto un villaggio alpino che le autorità avevano evacuato per precauzione

 

 Cronache della ricerca #388

Un maggio decisamente caldo sul fronte universitario e dei centri di ricerca in Italia. Da un lato la cancellazione dell’abilitazione nazionale e la disputa su incarichi, assegni e contratti di ricerca; dall’altro il limbo in cui viene tenuto il Consiglio nazionale delle ricerche, senza vertici, in ritardo sulle nuove nomine.
Difficile dire se è persecuzione, insipienza, o tira e molla sulle poltrone del più importante ente di ricerca italiano. Sta di fatto che le discussioni di queste settimane hanno messo in luce due cose difficilmente contestabili: i tagli a università e ricerca, che diventeranno baratri una volta finita la provvidenza del Piano di ripresa e resilienza, e l’iceberg dei precari che sono ormai il 35% del personale delle università.
Scienza in rete ha dato voce alle diverse posizioni nella speranza di fare chiarezza. Ci siamo riusciti? Fino a un certo punto. Vale la pena non mollare la presa e andare avanti a informare in modo critico sul calvario della ricerca italiana.

 


 

 

Tutela Disabili 

Normativa Nazionale

 

Il primo riconoscimento dei diritti delle persone disabili in Italia risale alla entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana (1948).

L’articolo 3, ricalcando le disposizioni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, sancisce che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale  e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” e che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Non c’è nessun espresso riferimento alla disabilità, anche se è possibile ricondurla alle ultime due parole “condizioni personali e sociali”, nonostante quanto emerso durante la discussione all’Assemblea Costituente, dove in riferimento alle condizioni personali e sociali veniva presa in considerazione solo la situazione dei ciechi. Il primo riconoscimento dei diritti delle persone disabili in Italia risale alla entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana (1948).Ma è con la legge 13/1989 che si attua la “rivoluzione copernicana”, così come definita dalla Corte Costituzionale: non sono le persone ad essere portatrici di handicap, ma sono le modalità di costruzione degli edifici che creano difficoltà o impossibilità di utilizzo ad alcune persone, per cui compito principale del legislatore ed amministratore è vigilare sulla progettazione e sulla realizzazione dei nuovi edifici, affinché vengano eliminate le barriere architettoniche che costituiscono un handicap per i disabili. Prima di tale legge i criteri costruttivi degli immobili abitativi erano tesi a soddisfare l’utente medio, mentre dopo il 1989, i criteri costruttivi di legge di tutte le abitazioni di nuova costruzione o ristrutturate devono tendere a soddisfare l’utente minimo.

Allo stesso modo, la Corte Costituzionale, evidenzia l’anacronismo e l’illegittimità costituzionale delle norme preesistenti alla legge 13/89, allorquando non tengano conto di tale nuova prospettiva. Ma non basta. La Corte Costituzionale va ancora oltre, quando enumera i principi costituzionali sui quali si basa la decisione. L’accessibilità all’immobile abitativo per il disabile realizza il “diritto del portatore di handicap ad una normale vita di relazioni, che trova espressamente tutela in una molteplicità di precetti costituzionali…art. 3 e 2 Cost….. ledendo in generale il principio personalista che ispira la Carta costituzionale e che pone fine ultimo dell’organizzazione sociale lo sviluppo di ogni singola persona umana” 
 (continua)

 

 

 


 

 

 

 

Il triatleta Fabio Guiotto

Un triathlon dalle Marche al Veneto per la lotta alla fibrosi cistica

 

Oltre 450 chilometri a nuoto, in bicicletta e di corsa. L'impresa sportiva e solidale del vicentino Fabio Guiotto, da anni residente ad Ancona, per far conoscere questa malattia genetica ancora senza cura.

 

La partenza alle 5 del mattino dalla spiaggia del Passetto di Ancona per i primi 16 chilometri a nuoto fino al porto di Numana, poi in sella, destinazione Veneto. L'ultimo tratto sarà di corsa in salita fino ai 700 metri di quota di Cerealto, sulle colline vicentine. Oltre 468 chilometri in due giorni. Protagonista di questa impresa sportiva, il veneto Fabio Guiotto, da anni residente nelle Marche. Il suo triathlon da record è un messaggio di speranza e di lotta contro la fibrosi cistica, malattia genetica per la quale non esiste ancora una cura.

 

2025-06-20  

 Non è la prima volta che Guiotto si spinge oltre i propri limiti per sensibilizzare su questo tema. Nel 2024 ha percorso 400 km in due giorni, da Valdagno (VI) fino a Numana, tra corsa, bici e nuoto. Un’avventura che ha lasciato il segno, non solo per la sfida fisica, ma per l’energia positiva che ha coinvolto due regioni.

Il progetto ha mobilitato aziende, associazioni e tanti cittadini tra Veneto e Marche, portando alla raccolta di quasi 15.000 euro. Fondi fondamentali per realizzare una palestra all’interno del Centro Fibrosi Cistica delle Marche, dove i pazienti potranno continuare ad allenarsi anche durante i ricoveri ospedalieri.

 

Le dichiarazioni

Raffaella Piazzini, vicepresidente LIFC Marche, ha annunciato l’inizio ufficiale dell’evento: «L’evento comincerà nel pomeriggio di oggi a Numana, con una serata di musica, informazione e solidarietà, dove parleremo di sport e della possibilità di vivere una vita il più possibile sana, anche per chi nasce con patologie che purtroppo ancora oggi non si possono eliminare. Sarà anche una chiacchierata con altri pazienti, aperta a tutti, per riflettere insieme su come vivere al meglio, fare rete e costruire un futuro con il sorriso e in collaborazione».

Manuela Caucci, Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Ancona, ha portato il saluto dell’Amministrazione: «L’incontro con Fabio Guiotto e Raffaella Piazzini è stato per me molto toccante, e rivelatore di un’esperienza e di un impegno che ammiro moltissimo. E’ necessario tenere sempre alta l’attenzione su queste realtà, perché chi le vive sa quanto sia importante garantire non solo cure, ma anche una vita il più normale possibile, fatta di condivisione e inclusione. Lo sport, in questo senso, riesce davvero a fare cose meravigliose».

Gabriele Calducci, referente locale per l’organizzazione, ha sottolineato il valore umano dell’iniziativa: «È stato un piacere aver conosciuto questi ragazzi lo scorso anno e ancora di più condividere oggi l’iniziativa con Ancona. Le attività come questa uniscono sport, turismo e solidarietà, ma soprattutto creano legami e relazioni che rendono questi eventi sempre più significativi».

Benedetta Fabrizzi, responsabile del Centro Regionale Fibrosi Cistica delle Marche, ha illustrato il valore terapeutico dello sport: «Di solito si fa fatica a immaginare un malato che fa sport, ma per chi nasce con una malattia genetica come la fibrosi cistica, costruire una vita sana è l’obiettivo. Sport, alimentazione e movimento sono fondamentali per il benessere. Per questo vogliamo realizzare una palestra interna al centro, con attrezzature adatte all’uso ospedaliero, per aiutare i pazienti a mantenersi allenati anche durante i ricoveri. Il nostro sogno? Far diventare “vecchi” i bambini del centro. Nella nostra realtà, diventare anziani è il vero successo della cura».

La conferenza si è chiusa con un messaggio condiviso: unire sport, solidarietà e informazione è un modo concreto per costruire salute e speranza.

 

Per ulteriori informazioni: LIFC Marche – www.fibrosicisticamarche.it


 

Zanella a Lollobrigida: "Ddl caccia scritto coi cacciatori"


Il Fatto Quotidiano
https://www.ilfattoquotidiano.it › Politica
 
11 giu 2025 — Zanella (Avs) a Lollobrigida: “Ha scritto la riforma della caccia insieme ai cacciatori”. Il ministro: “Notizie false” · Scopri video correlati.

Il dibattito sul disegno di legge sulla tutela della fauna selvatica e sul prelievo venatorio è arrivato in Parlamento. Dopo la pubblicazione, in esclusiva, da parte de ilFattoQuotidiano.itdella bozza di riforma, che ha sollevato numerose critiche nei confronti del ministero dell’Agricoltura, il ministro Francesco Lollobrigida è stato chiamato a rispondere, alla Camera, in merito proprio al disegno di legge. La capogruppo di Avs, Luana Zanella, lo ha interrogato nel corso del Question Time, accusandolo di aver “scritto la riforma della caccia insieme ai cacciatori. È un’attività che viene concessa, non è un diritto. Lei vuole distruggere la 157/92, compromettendo le nostre normative e scontrandosi con Costituzione e con le direttive europee”.

Lollobrigida ha risposto, in sostanza, che le bozze circolate sono fake news: “Le indiscrezioni circolate su alcune testate giornalistiche non trovano riscontro nel testo finale della proposta legislativa. Ciò lascia presumere che l’obiettivo fosse solo quello di alimentare la polemica politica, basandosi su informazioni non verificate, e di offrire una visione pregiudiziale dell’azione del governo”. Il ministro ha voluto specificare che “non è vero che si ammette l’esercizio della caccia nelle aree demaniali marittime, tanto meno in quelle frequentate per finalità ricreative ed escursionistiche. Non è vero che si modificano gli orari in cui è possibile svolgere l’attività venatoria, verranno previsti al contrario interventi che anche a fronte di cambiamenti climatici rendono più elastiche la possibilità di redigere calendari venatori basati su elementi scientifici aggiornati e coerenti che siano rispettosi della gestione del patrimonio faunistico”. E ancora: “Non è vero che sia.... (Continua)