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Quotidiani e periodici aprile 2021

Sui quotidiani e periodici 2021 - aprile

 

 

 

giornali e periodici 2020

L'informazione domina il mondo, molti giornali divengono sempre più grandi e zeppi di notizie tanto da rendere impossibile la loro completa lettura. Questa sezione si  propone di fornire un aiuto mirato agli interessati di scienza, divulgazione e formazione che possono ritrovare in questa  pagina  articoli che giudichiamo degni di  essere   letti e meditati e sono sfuggiti alla loro attenzione.

 

 

Sarà inoltre possibile accogliere suggerimenti dei lettori e contribuire a sostenere eventuali discussioni e riflessioni che possono scaturire.

 

 

 

 

 

Buona lettura 

 

 

Adulti per Gretha ^ Cambio di prospettiva per l’industria e più finanza verde ^ Obbligo scolastico a 18 anni ^ L’Europa è pronta a promuovere un Green Deal globale ^ Perché criticare i ciarlatani è così rischioso? ^ Ridiamo ai giovani il futuro ^ LE DONNE E IL LAVORO / 1 ^ DONNE E IL LAVORO /2 ^ La selezione darwiniana? dovrei già essere morto ^ UNA MENSA IN OGNI SCUOLA PRIMARIA ^ Agricoltura verticale sostenibile, accelerano i progetti italiani ^ CieloLA SCIENZA NON SIA UN ALIBI PER LA POLITICA ^ Trombosi, allo studio la risposta immunitaria

 

 


Adulti per Gretha l'Espresso 

Marco Pacini

 

 

C'è chi li chiama i "profeti di sventura". E che risponda al nome di Donald Trump rende più difficile trasformare le lotte e le istanze di milioni di giovani in tutto il mondo in azioni politiche per combattere gli effetti potenzialmente disastrosi del global warming. Betnard Stiegler, uno dei più originali e ascoltati filosofi francesi degli ultimi decenni pensa al contrario che quei ragazzi, quell'intera generazione, che reclama semplicemente un futuro vadano non solo ascoltati, ma supportati in ogni modo. Ed è questa la ragione che lo ha spinto - insieme allo storico e (critico) dell'arte, Hans Ulrich Obrist - a fondare il collettivo Internazionale poi l'Associazione degli amici della Generazione Tunberg mettendo insieme una sessantina di intellettuali di primo piano in tutto il mondo.


  

Cambio di prospettiva per l’industria e più finanza verde

Il Sole 24 Ore 01 APRILE 2021 INCENTIVI AL MIGLIORAMENTO

Leonardo Becchetti


Non esiste soltanto il canale Next Generation EU per dare uno stimolo con risorse pubbliche alla competitività futura del Paese nella transizione ecologica. Con una domanda quasi 10 volte superiore all’offerta si è concluso il collocamento del primo BTP verde che segna l’ingresso del nostro Paese in un mercato di emisioni di scopo sulla sostenibilità ambientale che sta crescendo esponenzialmente in questi anni. La
finanza verde è fondamentale per vincere la sfida del riscaldamento globale nella quale ci troviamo come nella situazione di un anno fa di fronte al Covid.

 


Obbligo scolastico a 18 anni. Ecco perché è il momento di farlo 

Il Sole 24 Ore 01 APRILE 2021 SCELTE STRATEGICHE

Innocenzo Cipolletta


Qual è la politica che più di tutte favorisce i giovani? La risposta non è difficile: l’istruzione. Una buona istruzione è la misura che più aiuta i giovani a trovare un loro posto e un loro ruolo nelle nostre società. Ecco allora che la proposta, recentemente lanciata da Ricardo Franco Levi (sul Corriere del 24 marzo), di portare a 18 anni l’obbligo scolastico è la proposta più sensata per investire veramente sui giovani. C’è stato un tempo, il mio, che a 10 anni si faceva l’esame di Stato per la licenza elementare e poi ci si divideva fra quanti andavano ancora per tre anni alle professionali e quanti invece proseguivano gli studi. L’obbligo scolastico terminava a 14 anni. Poi è stato portato a 16 e lì si è fermato.


 

L’Europa è pronta a promuovere un Green Deal globale

Il Sole 24 Ore 01 APRILE 2021
LE SFIDE DELLA UE
Ursula von der Leyen e Werner Hoyer


In Europa, abbiamo dato ascolto agli avvertimenti sui cambiamenti climatici. Sappiamo che se i nostri sistemi industriali, energetici, trasportistici e alimentari non cambiano, in questo secolo potremmo affrontare un aumento catastrofico della temperatura di oltre 3°C. Mentre ci avvicinavamo alla fine del 2020 – l’anno più caldo mai registrato in Europa – noi dell’Unione Europea abbiamo preso la decisione comune di ridurre entro il 2030 le nostre emissioni di gas serra (GHG) di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990. La Commissione Europea ora sta portando avanti questo impegno con cambiamenti politici concreti, e la Banca Europea per gli Investimenti sostiene tale sforzo con il suo potere finanziario. L’attuale decennio rappresenta un momento decisivo per il nostro pianeta. Per affrontare le sfide immediate che ci attendono, abbiamo convocato congiuntamente governi, istituzioni internazionali e investitori per uno storico evento: «Investing in Climate Action».


 

Perché criticare i ciarlatani è così rischioso?
di Carlo Rovelli “Corriere della Sera” del 2 aprile 2021


In uno Stato di diritto, le sentenze si rispettano e si applicano. Anche se non ne condividiamo le motivazioni. Ci sono però situazioni in cui i giudici, in buona fede, commettono errori, e questi errori, accumulati, diventano nocivi per la società. In questo caso, penso sia bene parlarne. ono seriamente preoccupato per un trend in questa direzione. Pseudo-scienza, pseudo-medicina, e ciarlatani di vari tipi, si stanno diffondendo in Italia, perfino all’interno delle nostre università, usando una strategia aggressiva: denunciare chiunque li critichi alla magistratura per diffamazione o calunnia.
La strategia è efficace. La paura di restare invischiati in lunghi processi e l’incertezza del giudizio dissuadono persone competenti dal criticare i ciarlatani. Per paura di essere denunciati, i più tacciono. Molti hanno paura perfino di testimoniare in un processo, per timore di essere denunciati a

loro volta. I ciarlatani crescono e si rafforzano.


 

 

Ridiamo ai giovani il futuro
Carlo Verdelli in “Corriere della Sera” del 2 aprile 2021


Le categorie ingannano. Se quelli che erediteranno l’Italia, bambini e adolescenti sotto i 18 anni, diventano una categoria, finiscono tutti in un sacco, dove si mischiano i ribelli senza causa delle risse per strada, i coscienziosi che resistono alle lezioni via computer, gli invisibili che una connessione per seguirle neanche ce l’hanno o è debolissima (4 su 10, stima per difetto), i piccoli che ormai hanno realizzato che non è più un gioco e sbattono come farfalle contro finestre che non si aprono. Le varianti del virus cominciano a colpire pure loro, i minorenni, passati indenni dalla prima ondata, quando la grande guerra è cominciata, e il generale Figliuolo, comandante in capo e in campo contro la pandemia, fa bene a chiamarla così, «guerra», che sarà pure improprio ma rende l’idea di una cosa che ci sta travolgendo con punte di cinquecento morti al giorno, ogni giorno, e guasti non tutti riparabili al nostro tessuto sociale, economico e anche morale. Nell’attesa e con la speranza ardente che l’arma finale dei vaccini riesca a dissolvere il nemico, tra i pezzi di Paese a cui si dovrebbe prestare la massima attenzione c’è proprio la Next Generation, che al di là dei buoni propositi corre il rischio di diventare Lost Generation, i figli perduti, come quelli dell’isola di Peter Pan. Se si abituano a isolarsi, se si deprimono, se si arrendono dentro, chi morderà il mondo al posto loro?

 


 

LE DONNE E IL LAVORO / 1

Il Sole 24 Ore 03 APRILE 2021
La leadership femminile passa dalla emancipazione economica
Carmen Chierchia


I dati impietosi resi noti dall’Istat a inizio anno hanno contribuito a rendere concreta una situazione di per sé prevedibile: nell’ultimo anno in Italia hanno perso il lavoro 444mila persone, di cui 312mila sono donne, quasi i tre quarti del totale. Nel solo mese di dicembre 2020, sono rimasti disoccupati 101mila lavoratori, il 98% sono donne (99mila). In tempi di crisi è ancora la donna a pagare il prezzo più alto, ma ciò deriva dalla non risoluzione di problemi che stanno a monte: contratti di lavoro meno tutelati e difficoltà maggiore nell’avere un lavoro stabile, posizioni in ruoli “più bassi” rispetto a quelli maschili, peso della famiglia ancora gravante sul ruolo femminile (che un anno di didattica a distanza ha sicuramente aggravato). Anche prima che si realizzassero appieno gli impatti sociali ed economici della pandemia, il rapporto 2020 sul divario di genere del World economic forum (Wef) aveva mostrato quanto lavoro ci fosse ancora da fare. Il rapporto suggeriva che ci sarebbero voluti altri 99,5 anni per raggiungere la parità di genere, e da allora la ricerca ha dimostrato che le ricadute della pandemia hanno colpito ancora di più le donne, esacerbando le disuguaglianze in tutto il mondo, sia economiche sia di genere.



LE DONNE E IL LAVORO / 2

Sole 24 Ore 03 APRILE 2021


Speranze frustrate che stanno frenando una transizione necessaria
Cristina Sivieri Tagliabue


Un passo avanti e uno indietro. Il discorso dell’8 marzo ha mostrato quanto il presidente del Consiglio consideri prioritaria la questione di genere e che il suo governo, nel quadro di Next Generation Eu, valuti «infrastrutture sociali e occupazione femminile» come un tema centrale. La speranza suscitata per le prospettive future è stata però frustrata dall’hic et nunc: quasi niente nei successivi decreti e interventi è stato deciso per sostenere, nell’immediato, le donne. Le madri lavoratrici, dipendenti o professioniste che siano, sono state lasciate indietro. Nel decreto “sostegni” lo smart working è stato interpretato come strumento di conciliazione. L’intervento che offre 250 euro – a luglio – a favore delle famiglie con figli non spetta a tutti. Le scuole aprono in mezzo a strumentali polemiche, e non agli adolescenti. I passi avanti e indietro, insomma, sono in realtà solo dei passettini. Tuttavia l’occasione è troppo importante per non usarla allo scopo di avviare una profonda ridefinizione strategica della questione di genere. Non ci possono essere una transizione digitale e tantomeno una ecologica che perseguano il bene comune e favoriscano l’innovazione necessaria al pianeta senza una transizione sociale. E questa non sarà possibile senza proteggere e sviluppare il lavoro di chi ha figli e in particolare delle donne. Sia in vista del Recovery Plan, sia negli interventi del governo per fronteggiare la crisi.


 

La selezione darwiniana? dovrei già essere morto

 “Il sole 24 Ore” del 4 aprile 2021
Lucio Luzzatto

Pandemia. È commovente che una parte del mondo si sia mobilitata nell’intento di salvare i più vecchi (come chi scrive quest’articolo). Ciò accade perché l’evoluzione culturale è andata ben al di là di quella biologica In qualunque popolazione di organismi viventi la selezione darwiniana fa aumentare la frequenza di geni che sono favorevoli a quegli organismi in un certo ambiente. Da un punto di vista umano, dobbiamo ammettere che è un meccanismo spietato: sotto la pressione di un fattore ambientale aumenta la proporzione delle persone che hanno un certo gene, perché muoiono quelle che non
hanno quel gene. Per di più, l'arricchimento nella popolazione dei soggetti con il gene favorevole ha luogo solo se la morte degli altri avviene quando sono bambini, prima che possano procreare. Non è un caso che nella specie umana l’evidenza più conclamata per la selezione darwiniana riguarda geni che conferiscono resistenza alla malaria, malattia ancor oggi endemica in metà del mondo: la maggior parte di quelli che muoiono di malaria sono bambini.


 

UNA MENSA IN OGNI SCUOLA PRIMARIA
Corriere della Sera · 9 apr 2021 · 26 ·

Daniela Fatarella* e Maurizio Martina**


Caro direttore, pochi giorni fa un articolo di Go??redo Buccini su queste colonne ha avuto il grande merito di rappresentare con forza il grave problema vissuto quotidianamente da migliaia di ragazzi e di famiglie a rischio alimentare ogni giorno, anche a causa della chiusura delle mense scolastiche. Quasi un miliardo e mezzo di bambini — più della metà della popolazione studentesca mondiale — viene tenuta lontana dalla scuola dall’inizio della pandemia. Secondo i dati Onu, con la chiusura delle attività formative sono venuti a mancare oltre 39 miliardi di pasti scolastici. Per molti bambini nei contesti più vulnerabili, questi rappresentavano la principale fonte nutritiva quotidiana, e per alcuni l’unico pasto della giornata. In Italia Save the Children ha stimato in 160 mila gli alunni che rischiano di rimanere senza neanche un pasto proteico al giorno in assenza della rete di servizi garantiti coi pasti a scuola. Un dramma nel dramma. E non può essere sottaciuto l’enorme divario esistente anche prima della pandemia fra i territori proprio nella capacità di offrire questi servizi prioritari ai ragazzi.


 

 

Agricoltura verticale sostenibile, accelerano i progetti italiani

Il Sole 24 Ore 10 APRILE 2021

Maria Teresa Manuelli

Serre idroponiche. Dall’insalata di Cavenago ai pomodori di Monopoli iniziano a decollare imprese che con questa tecnica riducono i consumi di suolo, acqua e pesticidi, aumentando la produzione. 
L’agricoltura verticale sta entrando a far parte delle pratiche di agricoltura abituali, anche in Italia. Coltivando su più livelli, il vertical farming permette di ridurre il suolo utilizzato e di evitare l'impoverimento del terreno e la perdita di minerali. Oltre a indubbi benefici che vanno da un maggiore controllo delle colture alla riduzione di acqua, manodopera e sostanze chimiche. Ecco perché le coltivazioni fuori suolo si
stanno sempre più sviluppando. Recenti ricerche a livello internazionale hanno evidenziato come il settore presenti tassi di crescita superiori al 20% medio annuo fino al 2026. Secondo le stime, inoltre, il mercato agricolo verticale mondiale raggiungerà i 9,9 miliardi di dollari entro il 2025 (nel 2015 era pari a 1,2 miliardi di dollari). Il vertical farming adotta un tipo di coltura detta idroponica, dove le piante vengono coltivate in una soluzione di acqua e minerali diminuendo fino al 90% i consumi idrici rispetto all’agricoltura tradizionale e aumentando la produttività fino al 20 per cento.
Inoltre, consente di coltivare durante tutto l’anno, senza pesticidi e fertilizzanti. A Cavenago, alle porte di Milano, è in fase di ultimazione la vertical farm più grande d’Europa, Planet Farms, startup innovativa fondata da Luca Travaglini e Daniele Pomodori in idroponica. L’impianto dei fratelli Lapietra a Monopoli (Bari) coltiva pomodori a residuo zero e nichel-free nelle proprie serre fuori terra.


Cielo

Corriere della Sera · 11 apr 2021 · 3 · Da Assergi (L’Aquila)

PAOLO GIORDANO

 

Nel mio caso è stato un film. Un corto, per l’esattezza. L’aula video delle elementari veniva chiamata così un po’ pomposamente, in realtà era una stanza identica alle altre, solo che le veneziane erano sempre abbassate e c’era un piccolo televisore a tubo catodico collegato a un videoregistratore. Che il filmato fosse del 1977, quindi già datato allora, e che fosse un’idea dei coniugi Eames, i designer, quelli della sedia a dondolo in plastica, del corvo e dell’attaccapanni con le palline colorate, l’avrei scoperto molto più tardi. Quel giorno memorizzai solo il titolo, Powers of ten, «potenze di dieci», e la promessa della prima schermata: «Un film che tratta la dimensione relativa delle cose nell’universo. E l’effetto di aggiungere uno zero». È il primo ottobre e una coppia sta facendo un picnic in riva al lago, a Chicago. Il disegno a righe del plaid viene inquadrato dall’alto. L’uomo, appesantito dal pranzo, si corica e si addormenta, mentre la macchina da presa si allontana da lui. Ogni dieci secondi, spiega la voce fuori campo, verrà aggiunto uno zero alla scala di grandezza che stiamo osservando. Se la prima inquadratura mostrava un’area di un metro per un metro, la seconda sarà di dieci metri per dieci, la terza di cento per cento, e così via.

 


 

LA SCIENZA NON SIA UN ALIBI PER LA POLITICA
Corriere della Sera · 12 apr 2021 · 22 · 

Massimiano Bucchi

 

«Follow the science», seguire la scienza, è il mantra che ha accompagnato spesso il discorso politico nel corso della pandemia. Lo si diceva all’inizio dell’emergenza per rassicurare la popolazione e sminuire la portata del rischio (si ricordi quando numerosi autorevoli esperti o vertici di istituzioni sanitarie sconsigliavano l’uso di mascherine); si continua a dirlo oggi per giusti??care misure e restrizioni. Di per sé, è non considerarla una posizione ragionevole: ascoltare gli esperti, prendere decisioni sulla base dei dati disponibili, è sicuramente necessario. Purtroppo però, lo slogan «follow the science» è divenuto sempre più simile a una scappatoia per i decisori politici, un modo per assolversi dalle proprie responsabilità. Così, virologi ed epidemiologi sono balzati in primo piano nei talk show come se a loro spettassero le scelte politiche, in una polifonia di voci che non sempre ha alimentato chiarezza informativa e fiducia nei cittadini. Ma decidere di tenere aperte o meno le scuole, ad esempio, non può che essere una decisione politica. Fondata sui dati epidemiologici e su ciò che la scienza può dirci sulla trasmissione del virus, certo, ma che deve tenere conto del più ampio rapporto tra rischi e bene??ci, costi sanitari, economici, sociali e psicologici. Così come non si può pretendere che sia l’Ema a pianificare la campagna vaccinale.


 

Trombosi, allo studio la risposta immunitaria

Il Sole 24 Ore 13 APRILE 2021
Vaccini. La microbiologa Medaglini: «Potrebbe trattarsi di un meccanismo auto immune innescato in persone predisposte, lo suggeriscono anche due studi pubblicati sul New England Journal of Medicine»
Agnese Codignola


Il primo paziente di cui è venuta a conoscenza l’opinione pubblica mondiale è stato Gregory Michael, un ginecologo americano di 56 anni deceduto a causa di una trombocitopenia dopo essere stato vaccinato con un vaccino Pfizer/BionTech, a Rna. Negli stessi Stati Uniti, da quel momento, si sono verificati una quarantina di casi, con un’incidenza di circa un caso su un milione. A pochi giorni dalla sua introduzione in Europa, anche il vaccino di Johnson & Johnson/Janssen, a vettore virale, è stato sotto indagine, da parte dell’Ema, per 4 casi di trombocitopenia, uno dei quali mortale, ma è stato poi scagionato. Quanto al vaccino AstraZeneca, anch’esso a vettore virale, i casi sono quasi una novantina, su oltre 25 milioni di dosi somministrate. Nelle ultime settimane, la sindrome che prevede al tempo stesso un crollo del numero di piastrine (da cui ci si aspetterebbero emorragie) e la formazione di trombi, e che per questo è un rompicapo medico, è stata ribattezzata Vitip, da vaccine-induced immune thrombotic thrombocytopenia, e si è iniziato a cercare di vederci più chiaro, anche se la sua incidenza è così bassa che è difficile dire se esista una relazione. Per ora è stato stabilito che esiste una relazione, ma non è dimostrato che sia di causa-effetto.