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Oswald

 

Tirannosauro rex

Oswald

 

Michele Charlie Barbieri (*)

 

Tempo fa hanno trasmesso Jurassic Park in TV. Io Jurassic Park l’ho visto in classe al liceo; ce lo fece vedere la prof di biologia e discutemmo in classe tutti gli aspetti biotecnologici tirati in ballo nel film. Erano gli anni della pecora Dolly e si discuteva molto di certe tematiche, forse più di oggi.

Sono passati più di vent'anni e i dinosauri ancora non corrono nei parchi, eppure io ancora spero che un giorno potrò avere il mio tirannosauro, Oswald. Mi immagino di portarlo a passeggiare sulla spiaggia -per i rettili il sole è importante per sintetizzare la vitamina D3 per assimilare il calcio. Mi vedo scalzo, la faccia al vento, il guinzaglio che penzola mollemente da una tasca, e Oswald che corre scoordinato, ancora un po’ cucciolo, alzando la sabbia e cercando l’equilibrio sulle robuste zampe posteriori mentre starnazza le braccine. Me lo immagino mentre si tuffa a rincorrere un bastone che gli lancio in acqua, levando schizzi mentre agita la coda possente. Sbuffa dalle narici dilatate, spalanca gli occhi nella ricerca ancorché abbagliato, mentre la terza palpebra guizza per difendere le sclere dal sale. Stride e poi soffia roco, la bocca semiaperta, mentre la lingua sventola un po’ fuori annusando l’aria, l’acqua ormai al collo. Che spettacolo!

Poi qualcosa lo distrae, inverte la rotta. Frenetico, col capo leggermente di sbieco punta dritto un signore un po’ preoccupato che passeggia sul bagnasciuga. “Tranquillo” gli grido “vuole giocare, è un cucciolo!”

Oswald procede deciso, la testa bassa, gli occhi roteano. Ormai ha l’acqua alle ginocchia e procede sempre più spedito. Un fremito lo scuote dal collo alla punta della coda. Scrolla la testa librando in aria densi fili di bava.

Tutto succede in un attimo.

“Cattivo Oswald: non si fa così! No così!”

“Così no!” ribadisco, mentre con aria severa gli tolgo dalle zanne puntute la cintola di quel tizio “Che poi ti fai male...” mi guarda mogio, ventre a terra “...ai dentini”.

“Ma come si fa a brontolarti!?” Gli strofino la pancia “Bello!! Bello-bello-bello-bello!”

Mi guarda, accenna una smorfia. Sorrido.

Oswald scatta in piedi e corre impetuoso balzando a destra e a sinistra.

Mi strofino le mani sporche di sangue alle braghe e scorgo una signora poco più indietro che mi guarda, terrea, con occhi sbigottiti:

“Quanto è bello, il mio Oswald!”

 

(*) Michele Charlie Barbieri, dottore di ricerca in biologia evoluzionistica, nasce quarant’anni fa a Livorno e vive a Pisa. Precario della ricerca, della scuola e della vita in genere, scrive -per fortuna poco- di viventi e di sciocchezze.