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Il raggio dei miracoli

 

 

Il raggio dei miracoli

Il raggio dei miracoli

 

Luciano Luciani

 

 

Mi sono molto divertito a leggere Il raggio dei miracoli, romanzo dello scrittore pisano Andrea Amadio. Non è mai facile spiegare perché un libro piaccia o meno e, nel caso del Raggio dei miracoli, potrei provare ad argomentare così: direi che mi ha colpito soprattutto l’originalità dello spunto narrativo. Un tema curioso che affonda le sue radici in una “leggenda metropolitana” della prima metà del secolo scorso. Doveva essere assai diffusa, se è vero che i suoi echi sono giunti fino alla mia prima infanzia di figlio del dopoguerra. Il secondo, ovviamente.

Cosa raccontava questa “leggenda”?

Che l’Italia era in possesso di un’arma, formidabile e segreta, che, capace di abbattere gli aerei, l’avrebbe messa in condizione di vincere tutte le guerre. Il senso comune lo chiamava “Il raggio della morte”, una sorta di Excalibur tecnologica, che non solo avrebbe messo l’Italia, e segnatamente l’Italia fascista degli anni Venti e Trenta, al riparo di ogni offesa “demogiudoplutocratica”, ma ne avrebbe potentemente aiutato a difendere, consolidare e ampliare i confini imperiali. Inventore, artefice di questa straordinaria invenzione sarebbe stato nientemeno che Guglielmo Marconi (1874-1937), inventore della telegrafia senza fili, premio Nobel nel 1909 per la fisica, presidente del CNR e della fascistissima Accademia d’Italia. Sede degli esperimenti a base di onde ultracorte in grado di bloccare i motori di minacciosi aerei nemici, scatenare tempeste elettromagnetiche di durata e ampiezza controllata, far impazzire gli strumenti di guida, controllo e governo degli aerei, l’aeroporto di San Giusto di Pisa, Bocca d’Arno, Marina di Pisa, il padule di Coltano: insomma, qui dietro l’angolo

Un anfratto, un interstizio della storia che poteva rischiare di essere gestito dal punto di vista narrativo in maniera storico-documentaria, erudita, oratoria.

Invece, l’Autore evita questi pericoli e realizza un romanzo gradevole, fruibile, ben modulato nella articolazione dei tempi, nella individuazione dei personaggi e nella condivisibile morale di pace che ispira le pagine. Provviste, poi, che non guasta, di una buona dose di ironia. A partire dal titolo, un mix tra il raggio della morte di cui si favoleggiava e la pisana piazza dei Miracoli: Torre, Duomo, sinopie, Camposanto... Sì, Pisa è la vera protagonista del libro. La città e la sua gente, i pisani, di tutti i ceti sociali e di tutte le età. Capaci di sfottò un po’ grevi, ma anche di un coraggio senza enfasi e di una eroica pazienza nel sopportare i guasti di una guerra che sembra non voler finire mai.

La vicenda la racconta Rodolfo Michelini, pisano del popolarissimo quartiere del CEP, 30/40 anni dopo i fatti, al Nelli, avvocato, curioso di racconti dal gusto intricato, e comincia così: “Eravamo nel febbraio del 1974: un amico mi suggerì di andare a trovare Rodolfo Michelini, perché era lui che sapeva tutto di una certa storia avvenuta a Pisa durante la guerra. Mi fissò una specie di appuntamento in un retone lungo il viale D’Annunzio, così, secondo quanto mi disse scherzosamente, se fossi risultato all’altezza delle sue aspettative, Rodolfo mi avrebbe raccontato una parte della storia, se no si sarebbe tenuto il fiasco di vino e la cecina e tanti saluti”.

Il modello di riferimento è quello antico della narrazione “a veglia”. Alle antiche fole di paura, si sostituiscono le fole e le paure del secolo scorso: l’invenzione geniale e il timore della guerra, la disumanità delle persecuzioni e l’umanità della gente umile, segnatamente pisana, negli anni della guerra e dell’occupazione tedesca. Protagonista Giuseppe Levi, ingegnere ebreo italo-americano. È lui il vero inventore del “raggio della morte” che potrebbe rovesciare le sorti della guerra: i tedeschi lo cercano come nel medioevo si cercava il Santo Graal. Lo trovano anche, ma...

Le ultime battute ci portano ai nostri giorni, quando finalmente sapremo che fine ha fatto quell’arma decisiva e terribile.

Una sorta di Codice da Vinci in salsa pisana? No. Un romanzo verosimile, malgrado l’assunto iniziale, raccontato in maniera divertente, ilare, leggera, popolato di personaggi buffi e teneri, scritto secondo un registro quotidiano che mentre diseroicizza e riporta a misura la Storia Grande, rende omaggio ai tanti, uomini e donne piccoli e modesti, che, magari senza accorgersene la storia la fanno sul serio.

  

 

Andrea Amadio, Il raggio dei miracoli, Felici editore, La Fontina Ghezzano di Pisa

 

Pisa San Giuliano Terme (Pi), Euro 12,00